Florian
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Orme, Le
Etichetta: Philips Records
Uscita: 1979
Durata: 31:35
Voto: 4/5
I prog rocker sinfonici italiani Le Orme (letteralmente «le impronte»), uno dei pochi gruppi prog di casa nostra capaci di farsi strada oltre i confini nazionali e su entrambe le sponde dell’Atlantico, alla fine degli anni Settanta, cioè nel periodo in cui l’interesse per quel genere stava crollando, hanno cambiato parecchio pelle. Tutto è cominciato con l’album »Florian«, che prende il nome dal celebre caffè di piazza San Marco a Venezia. Qui si sono buttati su sonorità completamente acustiche e hanno sostituito il loro tradizionale approccio sinfonico, con un’influenza ben percepibile degli Emerson, Lake & Palmer, con elementi di musica da camera e di folk, cambiando gli strumenti elettrici con quelli classici e acustici.
Aldo Tagliapietra ha mollato il basso per la chitarra acustica e il violoncello, Germano Serafin ha lasciato la chitarra elettrica per il violino, il bouzouki, la chitarra acustica e il mandolino, mentre Giussepe ‘Michi’ Dei Rossi evidentemente era convinto che glockenspiel, vibrafono e marimba fossero la cosa migliore capitata al mondo delle percussioni. Di colpo gli arrangiamenti d’archi sono diventati quasi più numerosi dei ricami di tastiera che di solito associavi a questa band. A dettare la nuova direzione è stato il mago delle tastiere Antonio Pagliuca, che voleva comprensibilmente provare qualcosa di nuovo per tenere Le Orme a galla, anche con i gusti musicali che stavano cambiando, mentre lui stavolta si è concentrato soprattutto su pianoforte e harmonium.
Su »Florian« ci siamo ritrovati davanti dei Le Orme nettamente diversi, un filo più sentimentali del solito, e non tutti i cambiamenti sono stati accolti a braccia aperte, ma d’altra parte si è trattato di un esperimento stilistico breve e interessante, di quelli che, in senso positivo, a fine anni Settanta non se ne vedevano poi molti. La maggior parte dei pezzi è segnata da una natura strumentale e da un’atmosfera spiccatamente pastorale, con quel tipico respiro mediterraneo e quel calore ambient che da sempre accompagnano buona parte dei gruppi prog italiani.
La musica di »Florian« col rock non ha praticamente nulla a che fare, perché qui ha preso il sopravvento il vecchio amore dei membri della band per la musica classica. Già nella title track strumentale d’apertura, uno dei rari momenti un po’ più vivaci del disco, si sente come gli elementi da camera siano diventati di colpo dominanti: a farla da padroni sono i suoni di archi barocchi e di percussioni sottili, con cui costruiscono un’atmosfera romantica e quasi medievale.
»Jaffa« è un requiem malinconico in cui Le Orme, con un testo di critica sociale pieno di metafore pittoresche, se la prendono con la commercializzazione, con la distribuzione sempre più scadente e con la qualità degli agrumi. Dal punto di vista strumentale non succede granché: violino e pianoforte si tengono per tutto il tempo su una melodia monotona. Taglipaietra col suo soprano nostalgico alza la temperatura romantica, mentre sullo sfondo lo accompagnano arrangiamenti d’archi barocchi. Un brano decisamente più dinamico sul piano ritmico è »Il Magio«, dove Le Orme giocano con percussioni dal suono a tratti minimalista, mentre più avanti il patronato strumentale passa di nuovo a una vivace sezione d’archi.
»Pietro el pescatore« è una ballata pastorale relativamente semplice ma toccante, con un canto delicato accompagnato da un tappeto d’archi barocchi, mentre il testo contiene un riferimento a San Pietro. »Calipso«, che suona come un’ode all’omonima ninfa dell’Odissea, è un altro pezzo nostalgico dagli arrangiamenti delicati, in cui la melodia centrale è costruita su accordi sognanti di chitarra acustica e sull’approccio vocale idealista di Tagliapietra. »Fine di un viaggio« si apre con un’introduzione eterea e rustici ornamenti d’archi, a cui segue un ritornello allegrotto che già lascia intuire la svolta sempre più commerciale dei successivi anni. »El Gran Senser« è un finale eccellente, praticamente ideale. Gli arrangiamenti infuocati della «piccola orchestra» preparano il terreno in modo estremamente sottile per il finale in grande stile, e nel mezzo si concedono perfino qualche improvvisazione sparsa, in netto contrasto con la natura marcatamente melodica del resto dell’album.
»Florian« è stata un’impresa stilistica piuttosto divertente e unica nel suo genere, con qualche risultato davvero interessante, anche se in certi punti Le Orme si riconoscono a stento, visto che questo lavoro di taglio cameristico col rock non c’entra proprio nulla. In generale »Florian« resta un album interessantissimo, a cui non si può rimproverare né l’esecuzione di altissimo livello né la ricchezza di colori negli arrangiamenti, e in più ha portato una ventata di freschezza sonora. Però, tra la bellezza esagerata, quasi «sdolcinata», e la natura un po’ monotona di certi arrangiamenti, a tratti si sente la mancanza di quello slancio epico che aveva fatto delle Orme una delle migliori band prog italiane degli anni Settanta. Su questa strada cameristica non sono rimasti a lungo: dopo il successivo album di taglio simile, »Piccola rapsodia dell’ape« (1980), è arrivata la svolta pop, quasi fatale e non proprio ben ponderata, da cui ci sono voluti parecchi anni per riprendersi e tornare ai vecchi standard di scrittura e arrangiamento.
Formazione
Aldo Tagliapietra – violoncello, chitarra classica, voce
Antonio Pagliuca – pianoforte, harmonium
Giuseppe (Michi) Dei Rossi – vibrafono, marimba, glockenspiel, percussioni
Germano Serafin – violino, chitarra acustica, bouzouki, mandolino
Produzione
Gian Piero Reverberi e Le Orme
Tracklist
1. Florian (6:40)
2. Jaffa (3:05)
3. Il mago (3:00)
4. Pietro il pescatore (3:20)
5. Calipso (3:40)
6. Fine di un viaggio (4:40)
7. El gran senser (7:10)