Fool’s Mate
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Hammill, Peter
Etichetta: EMI Records
Uscita: 1971
Durata: 44:52
Voto: 3.5/5
Peter Hammill, cantante e compositore leggendario, ogni tanto anche chitarrista, pianista, poeta, scrittore e soprattutto filosofo, che si è guadagnato fama mondiale come anima dei giganti del progressive rock Van Der Graaf Generator, non ha bisogno di presentazioni particolari. Chiunque almeno una volta nella vita si sia ritrovato nel meraviglioso mondo del progressive rock e della musica sperimentale in generale sa che parliamo di uno degli artisti più unici e prolifici della scena rock, che nella sua carriera fino a quel momento aveva già registrato più di venticinque album in studio, per lo più stilisticamente tutti diversi l’uno dall’altro.
Anche se è un artista a tutto tondo, Hammill si è guadagnato il massimo rispetto degli amanti della musica sperimentale come cantante fantastico, dotato di una voce assolutamente unica da cui irradia di continuo un carisma tutto suo. Il suo modo di cantare è caratterizzato da passaggi drammatici e spesso rapidissimi tra registri alti e bassi, ogni tanto conditi con una buona dose di teatralità. La sua più grande ricchezza, però, sta nell’espressione variopinta di emozioni diversissime, vissute fino all’estremo. Può per esempio scuotere l’ascoltatore per bene con urla brutali ma attentamente controllate, e un attimo dopo commuoverlo fino alle lacrime con un falsetto delicato, quasi angelico. Proprio per queste qualità da quattro decenni è tra i cantanti più apprezzati del progressive rock.
“Fool’s Mate” è stato l’esordio della sua carriera solista, uscito poco prima del capolavoro dei Van Der Graaf Generator “Pawn Hearts” (1971). L’album ha un’evoluzione lunga e interessante, che risale fino agli inizi della sua carriera musicale professionale e per molti versi si intreccia con le attività della sua band madre. In realtà il percorso solista di Peter sarebbe dovuto iniziare già nel 1969. Il motivo? Nel 1968 era stato l’unico membro dei VDGG a firmare un contratto con la Mercury Records. Quando nel 1969 la band si sciolse per la prima volta, lui aveva già cominciato a registrare il suo esordio solista e aveva persino messo insieme qualche concerto al Lyceum di Londra. Dopo l’inattesa rinascita dei VDGG, il materiale pensato per il suo debutto solista uscì come primo album dei VDGG, “The Aerosol Grey Machine” (1969). La maggior parte del materiale scritto in quei primi giorni del suo cammino musicale (dal 1967 al 1968) è finita su “Fool’s Mate”, con arrangiamenti un po’ rifiniti.
Di conseguenza, rispetto ai suoi lavori solisti successivi, molto più complessi e ambiziosi, l’album è una raccolta di pezzi più brevi, decisamente più semplice e compatta. Ancora meno il suo contenuto musicale regge il confronto con gli album dei VDGG, che stanno al vertice del progressive rock più complesso. In un paragone del genere si potrebbe parlare perfino di un disco pop rock. Hammill ne era ben consapevole. Per questo, all’uscita dell’album, disse che “Fool’s Mate” non rispecchia il suo stato artistico del momento, ma d’altra parte cattura le sue radici musicali e riflette una bella fetta della sua personalità.
Il titolo è un gioco di parole che tira in ballo i tarocchi (il matto è una delle carte) e gli scacchi (il “mate” è il matto, la mossa che chiude la partita). L’album vanta un’ottima copertina di Paul Whitehead (noto anche per le copertine di VDGG e Genesis), che nel disco compare pure come batterista aggiuntivo. Nonostante la sua leggerezza (rispetto ai lavori solisti successivi di Peter siamo quasi a una naïveté bonaria), “Fool’s Mate” è un esordio solido, con una serie di brani interessanti e piacevoli.
Oltre a Hammill ha partecipato una bella combriccola di musicisti di primo piano. In prima fila i suoi compagni di merende dei VDGG, cioè il tastierista Hugh Banton, il batterista Guy Evans, il sassofonista e flautista David Jackson e il bassista Nic Potter, che all’epoca era già ex membro della band. Non manca nemmeno Robert Fripp, il capo dei titani del prog rock King Crimson, con la sua chitarra elettrica. Con lui Hammill ha collaborato anche in due album dei VDGG. Ci sono poi Rod Clements e Ray Jackson dei Lindisfarne, band folk rock che all’epoca erano compagni di etichetta dei VDGG alla Charisma.
La parte del leone la fanno brani costruiti su arrangiamenti semplici, per lo più pastorali, con in primo piano la chitarra acustica di Peter, il piano e, naturalmente, il canto. Contrariamente alle abitudini di Hammill, nei testi prevalgono messaggi insolitamente positivi e anche amorosi, che riflettono il suo stato emotivo della fine degli anni ’60, cioè della sua giovinezza. Il contorno occasionale di arrangiamenti barocchi di tastiere e archi regala ai pezzi anche qualche elemento folk rock. Vale soprattutto per le ballate delicate, dalle tinte acustiche, come “Happy”, “Child”, “Viking” e “The Birds”.
Tra le cose un po’ più sperimentali ci sono l’iniziale “Imperial Zeppelin”, con l’accompagnamento di campanacci e ritmi danzanti, una specie di incrocio tra rock’n’roll e rock sinfonico, poi “Re-Awakening”, costruita su arrangiamenti jazz-sinfonici e, stilisticamente, il brano più vicino ai VDGG di tutto l’album, quindi “Summer Song (In The Autumn)” e la conclusiva “I Once Wrote Some Poems”, che alla fine ha un effetto di “sirena” ululante parecchio fastidioso (presente anche in apertura dell’album).
Escluso “Vision”, una delle sue ballate d’amore più belle (ci suona anche Fripp) e che ancora oggi esegue volentieri dal vivo, nessun brano dell’album rappresenta una tappa fondamentale della sua carriera. Però sono tutti, come minimo, pezzi solidi che con le loro melodie delicate e pastorali ti si infilano sotto pelle in un attimo.
“Fool’s Mate” è un esordio solido, che riesce a mettere in scena le radici musicali di Hammill. Con la sua santa semplicità e la sua simpatica cordialità pastorale è ovviamente a anni luce dai suoi capolavori successivi, sia solisti che con i VDGG. Anche rispetto a “The Aerosol Grey Machine” è praticamente un disco folk/pop rock. Per questo agli amanti del progressive rock non sembrerà mai chissà quanto interessante, se non dal punto di vista dell’esplorazione delle radici musicali di uno dei musicisti più importanti del genere. Un peccato, a suo modo, perché è una raccolta di brani di qualità dalle tinte acustiche, che mostrano Peter anche in una luce un po’ più alla mano, quella dell’autore di pezzi semplici e brevi, per lo più d’amore. Con i VDGG si era già più che affermato come fantastico autore di composizioni avanzate, complesse e ambiziose. Con “Fool’s Mate”, invece, ha dimostrato per la prima volta con più chiarezza di essere anche un ottimo autore di brani brevi, interessanti anche per un pubblico meno esigente.
Formazione
Peter Hammill – voce, chitarra acustica, chitarra, piano, tastiere
Hugh Banton (VDGG) – organo, piano, tastiere, cori
David Jackson (VDGG) – sassofono
Guy Evans (VDGG) – batteria, percussioni, cori
Nic Potter (ex-VDGG) – basso
Robert Fripp (King Crimson) – chitarra elettrica
Rod Clements (Lindisfarne) – basso, violino
Ray Jackson (Lindisfarne) – armonica, mandolino, arpa, cori
Martin Pottinger – batteria
Paul Whitehead – batteria, copertina
John Anthony – cori, produzione
Produzione
John Anthony
Tracklist
1. Imperial Zeppelin
2. Candle
3. Happy
4. Solitude
5. Vision
6. Re-Awakening
7. Sunshine
8. Child
9. Summer Song (In The Autumn)
10. The Birds
11. I Once Wrote Some Poems
Bonus track della ristampa (2005):
13. Re-Awakening (4:33)
14. Summer Song in the Autumn (2:46)
15. The Birds (3:18)
16. Sunshine (3:50)
17. Happy (2:46)
(tutte le bonus track sono demo dei VdGG)