Four

0 4

Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Coney Hatch
Etichetta: Frontiers Records
Uscita: 2013
Durata: 48:06
Voto: 4/5

I veterani canadesi dell’hard rock Coney Hatch, che un tempo erano considerati la rock band più rumorosa della Toronto anni Ottanta, sono di nuovo in attività dal 2010 e lo sono nella formazione originale: Andy Curran (basso, seconda voce), Carl Dixon (voce, chitarra), Dave Ketchum (batteria) e Steve Shelski (chitarra). Cosa li rende così speciali? Fino a oggi i Coney Hatch hanno pubblicato in carriera tre album in studio per l’etichetta canadese Anthem Records. Erano i lontani anni Ottanta. Ai tempi dell’ascesa aprivano i concerti di gente come Judas Priest, Iron Maiden, Cheap Trick, Accept, Ted Nugent. Tra il 1985 e il 1986 dietro al microfono dei Coney Hatch c’era un giovane e talentuoso canadese di 22 anni di nome James LaBrie. Un nome che ti dice qualcosa? Cinque anni dopo avrebbe ricevuto la chiamata di John Petrucci e cantato sul celebre album dei Dream Theater »Images And Words« (1992), entrando per sempre nella storia del metal progressivo. I Coney Hatch si sciolsero nel 1986. Niente di strano, si direbbe. Non sono né i primi né gli ultimi. Eppure….

Di recente la ruota del destino ha riunito la band in una situazione davvero particolare. Nel 2008, mentre tornava da una session di registrazione in Australia, Carl Dixon ha avuto un frontale quasi fatale con la sua auto. Mentre il poveretto era ancora in coma profondo e la sua vita restava appesa a un filo da un bel pezzo, sua moglie ha chiamato i vecchi compagni dei Coney Hatch perché gli telefonassero con parole di incoraggiamento. Ogni volta che qualcuno di loro chiamava Carl, la moglie appoggiava la cornetta all’orecchio dello sfortunato. Un messaggio particolarmente curioso gliel’ha lasciato  Andy Curran, che gli ha detto di rimettersi in fretta, perché lui e i Coney Hatch avevano ancora qualche affare in sospeso. Andy ha raccontato poi che, quando l’aveva detto, non pensava sul serio a una reunion della band e ai concerti. Carl alla fine è stato rattoppato per bene, rinforzato con barrette di titanio, con tutti i bulloni avvitati ben stretti, e i Coney Hatch si sono davvero rimessi insieme. Carl ha suonato per la prima volta sul palco con i vecchi compagni nell’agosto del 2010, quando i Coney Hatch si sono esibiti davanti a 7.500 persone in Ontario. La notizia ha fatto in fretta il giro del mondo e un anno dopo, nell’ottobre del 2011, i Coney Hatch hanno suonato per la prima volta in assoluto nella loro carriera nel Regno Unito. All’interno del Firefest di Nottingham. Il tutto non è passato inosservato alla Frontiers Records, che ha iniziato a corteggiare i Coney Hatch con le sue offerte.

Dopo 27 anni è tornato al mondo il nuovo album in studio della band. Si chiama semplicemente »Four«. Come se il tempo si fosse fermato. Lo metti su e ti ritrovi di colpo in pieno anni Ottanta. Rock ‘n’ roll a base di adrenalina, che morde e colpisce al primo colpo. Immagina degli AC/DC un po’ più sofisticati, capaci di costruire perfino qualche armonia vocale ogni tanto, in un formato contagioso di motivi portanti cantabili dentro i brani. Vicini ci sono ovviamente i Rose Tattoo, e poi i Rhino Buckett. I Coney Hatch però, tra quelli citati, sono un filo più raffinati. Ciononostante, in »Four« non andare a cercare chissà quale filosofia profonda. Un riff di chitarra dal carattere forte, attorno al quale si costruisce il pezzo. Questa è la formula di base. Accompagnata da una linea di basso profondamente detonante, sferragliante e voluminosa, da colpi di batteria granitici come cannonate e da un dettato ritmico semplice, la missione dei Coney Hatch funziona anche nel nuovo millennio con un’arroganza indistruttibile! Si può dire che in certi punti siano appesantiti da più melodia contagiosa (Holding On, Boys Club), che dà loro quel pizzico di riconoscibilità che serve. Allo stesso tempo, in ogni singolo secondo di questo album resta chiaro che i Coney Hartch restano ostinatamente agganciati agli ingranaggi di un rock ‘n’ roll rabbioso, che in questa corsa carica di adrenalina non molla un centimetro. Che piacere ascoltare dei tipi nel pieno della maturità creativa che, con la loro missione rock ‘n’ roll, mettono in tasca in un attimo, con una routine così morbida e abile, i famigerati »pivellini« moderni alla Airbourne.

Vuoi la verità sul rock ‘n’ roll? Dai un morso ai Coney Hatch. »Four« è un disco rock ‘n’ roll fantastico che, con brani come Blown Away, Do It Again, Down & Drty, Keep Driving, The Devil You, ti fa saltare fuori dalla pelle in un istante e senza ritorno, ti manda in tilt gli ormoni, ti tira fuori una vera teppa punk e ti chiama a una dissolutezza senza confini. Più a fondo nel cuore della missione rock ‘n’ roll non si può andare. Alcol, bambole sexy in pelle aderente, odore di olio motore bruciato e di gomme d’auto fritte… Che la corsa abbia inizio! Se per i Coney Hatch non ci sono ostacoli, per te ce ne sono ancora meno. Bentornati a casa, ragazzi, e per favore segnatevi al più presto un tour europeo prima che sia la fine del mondo!

Formazione

Carl Dixon – voce, chitarra
Andy Curran – voce, seconda voce
Steve Shelski – chitarra
Dave Ketchum  – batteria

Produzione

Coney Hatch

Tracklist

 01. Blown Away
02. Boys Club
03. Down & Dirty
04. Do It Again
05. Connected
06. Revive
07. We Want More
08. Devil U Know
09. Marseille
10. Keep Drivin’
11. Holdin’ On

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie