Frecce dal cuore spezzato alla mascherata dello Scratch bar (2011)
Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Lubiana / Scratch bar / Slovenia
Data del concerto: 05.03.2011
Numero di spettatori: 80
Prezzo del biglietto: 0,00€ (ingresso gratuito!)
Una nuova era. L’era della dissolutezza. Il sabato di Carnevale. Un’altra scusa per tuffarsi nel pentolone eterno dell’edonismo! Stavolta tra riti e superstizioni dedicati all’adorazione di Carnevale e delle frittelle. La scena del crimine? Chi mi conosce indovina al volo, d’istinto e senza pensarci. Lo Scratch bar sul Trnovski nasip a Lubiana. Io stesso ormai faccio probabilmente parte dell’arredamento obbligatorio di questo simpatico rock bar, che dal settembre 2010 abbellisce e adorna la capitale slovena come una specie di rifugio per tutte le anime rock più devote, che con lui hanno finalmente trovato la loro terra promessa dove ritrovarsi!
Organizzare una serata di sballo per il sabato di Carnevale richiede i suoni rock giusti, se parliamo di un tempio del rock come lo Scratch bar. Invitare i sempre allegri ragazzi di Brežice, dallo spirito frizzante e un po’ matto, che rispondono al nome di Broken Arrow, in un caso così è quasi un obbligo.
I ragazzi sono considerati una delle migliori band della giovane ondata del “revival” dell’hard rock melodico in Slovenia, sempre che di “revival” si possa davvero parlare (il “revival” del rock melodico oggi è di moda nei paesi scandinavi). E questo nonostante la totale mancanza di attualità di questa musica oggi in Slovenia e l’ignoranza assoluta da parte di chi dovrebbe occuparsi di preservarne l’eredità! Dal Ministero della Cultura alla maggior parte dei gestori dei locali e dei responsabili delle loro programmazioni live, convinti che basti far suonare le band in cambio di una bottiglia di birra. E infine il popolo che non legge, che in tutto questo non ha nemmeno molte colpe, visto che l’informazione giusta non gli arriva al momento giusto. I Broken Arrow insistono testardi e resistono. Del resto, non gli resta altro.
I Broken Arrow sono cavalieri coraggiosi e senza paura, cresciuti sulle ali della tradizione delle band di hard rock melodico come The Scorpions, Whitesnake, Alice Cooper, Bon Jovi, Kiss e via dicendo… e al tempo stesso sono il naturale proseguimento della tradizione delle band slovene che hanno fatto parecchio rumore quando sono comparse sulla scena negli anni Ottanta, dai Pop Design agli Šank Rock e ai Chateau.
Lo Scratch, come previsto, ha fatto il pienone. Il locale ribolliva di buonumore ed energia positiva, ovunque arrivassero occhi e orecchie. Ogni sorta di maschera decorava il clima febbrile della notte del sabato, mentre per le teste giravano a bizzeffe stupidaggini di ogni tipo, e intanto i Broken Arrow avevano già arato il terreno a fondo col loro repertorio live.
Il quintetto travestito da predicatori cattolici ha diviso la sua esibizione in due parti, con una lunga pausa nel mezzo. Nella prima hanno presentato i loro pezzi: We Ride dlo storico demo “Hit The Streets” del 2005, la nuovissima Cryin’ In The Shadows e Zdaj, ko si sama, brano con uno dei riff d’autore più riconoscibili, dal secondo demo “Polet” (2007). Nella seconda metà sono andati avanti con Sanjam jo dal terzo demo “Broken Arrow” (2009), poi Polet v nebo (“Polet”, 2007). Non è mancata nemmeno la più recente To Her, insieme alle sempre travolgenti e infiammabili Glam Till The End e Hit The Streets. Il proprietario del locale, noto buongustaio musicale e mago della chitarra Jure Jurca (ex-Chaosstar), ha aiutato la band a ottenere un suono eccellente nel locale, grazie alla grande esperienza maturata lungo il suo percorso musicale e, ovviamente, alla conoscenza di casa sua, dove ha tenuto testa con sicurezza a tutte le trappole acustiche del bar.
I ragazzi della formazione si sono sciolti in fretta, andando d’accordo alla grande nonostante il palco minuscolo, con pochi metri quadrati a disposizione, e anche il pubblico, soprattutto nella seconda parte del concerto, ha mollato i freni, così qualche “pollastrella” ha cominciato a dimenarsi liberamente a ridosso del palco, in un bar strapieno. Il sabato di Carnevale permette tutto. Sopporta tutto, pretende tutto. A molti tremavano parecchio le ginocchia sotto il peso dei derivati dell’alcol, mentre alla band, che fino alla fine del concerto, da professionista, è rimasta completamente astemia, possiamo tranquillamente chiudere un occhio per qualche nota sbagliata che ogni tanto e senza volere si è infilata nel mucchio. Insomma, la notte sembrava non finire mai!
foto: Aleš Podbrežnik
Galleria fotografica













