FreQuency festival 2009 – terzo giorno
Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Vaz / St. Poelten / Austria
Data del concerto: 22.08.2009
Numero di spettatori: 70
In sette anni, in sette edizioni del FreQuency festival, non c’è mai stato un momento senza pioggia. Anche per la settima volta di fila al FreQuency ha “lavato”. Ha lavato di brutto. Non il primo giorno, non il secondo, ma il terzo. Ti svegli al mattino indeciso, esattamente come il tempo. Cerchi di darti una scossa con una colazione a prezzi stracciati nel “bowling” club lì vicino, ti dai alle croccanti kaiser, poi fai un salto al Media Markt a prendere dei CD a prezzi abbordabili che gli scaffali dei negozi sloveni non vedranno mai, e quindi? Fuori continua a venire giù acqua e la sensazione di disagio totale non ne vuole sapere di sparire. Che ne sarà della macchina fotografica sotto un nubifragio così? Quanto resteranno asciutte le mie “All-Star”? 5, forse 10 minuti? E il fango, fango, fango… Maledetto fango dappertutto. Sarò di nuovo sporco da capo a piedi! In campeggio, al festival! St. Pölten a metà giornata, entro le 14.00, si era trasformata in una terra di fango, panorami paludosi e grigiore sconfinato, fin dove arriva la messa a fuoco dell’occhio umano! Credimi, non c’è piaga peggiore della pioggia ai festival. E la maledetta pioggia, di regola, ai festival c’è sempre.
RACE STAGE:
| PORT O’BRIEN: 15.25-15.55 |
Quartetto californiano che propone un’interessante storia indie rock, unendo elementi rock e folk americano (country), costruita su fondamenta pulite, organiche, dal suono naturale, acustiche, generate soprattutto dai suoni di chitarre, banjo (hop’la konop’la!!!) e dalla voce calda, nasale e un po’ da sudista sfottente di Van Pierszalowski, che in un linguaggio musicale così non è solo caldamente consigliata, ma richiesta. Ovviamente senza la sfrontatezza dei diavoletti Heyseed Dixie, con molta più calma urbana e controllo generale sia nella performance vocale che in quella strumentale. La band ha suonato sotto un diluvio totale, e sotto il palco si erano radunate quasi 1000 persone, che la curiosità, nonostante il tempo disperato, non lasciava in pace. E sono stati ottimamente ripagati. I Port O’Brien sono una formazione che merita ogni attenzione. Sono dei tipi particolari a livello espressivo, con cui è difficile tracciare parallelismi con band affini. Per giunta sono anche degli intrattenitori frizzanti, con un grande senso dell’umorismo e un approccio di puro ottimismo.
THE SOUNDS: 16.20 – 16.50
Dopo i Port O`Brien il palco è passato alla formazione new wave svedese The Sounds, dove, oltre alla musica, a far salire la temperatura ci pensa la bollente Maja Ivarsson. Dal 1999, in formazione immutata, la ragazza è circondata da un quartetto di bei giovanotti: il chitarrista e uno dei principali autori dei testi Felix Rodriguez, il bassista Johan Bengtsson, il chitarrista, tastierista e altro autore dei testi Jesper Anderberg e il batterista Fredrik Nilsson. Finora la band ha pubblicato tre album in studio. L’ultimo disco “Crossing the Rubicon” è uscito all’inizio di quest’estate e, anche se sa ancora fortemente di nuovo, il pubblico i pezzi li conosce già bene. Da sottolineare soprattutto il singolo di punta “No One Sleeps When I`m Awake” e poi “4 Songs & A Fight” e “Dorchester Hotel”, brani che al Frequency festival hanno mandato il pubblico fuori di testa. Ovviamente la band non ha dimenticato l’album d’esordio “Living in America”, toccato con la canzone “Hope You`re Happy Now”. Gran parte della scaletta è stata occupata dal secondo album “Dying to Say This to You” con “Tony The Beat”, “Painted By Numbers” e “Ego”, che ha portato alla band una fama più ampia. Soprattutto grazie a “Running Out Of Turbo”, usata sia nella serie CSI: Miami sia nella serie MTV The Hills. Anche se pioveva senza pietà, al pubblico surriscaldato non fregava niente. Con o senza k-way, il ballo cresceva a ogni pezzo suonato.
THE SUBWAYS: 17.20 – 18.10
Il trio britannico The Subways è sicuramente una delle band migliori nate negli ultimi anni. Non solo perché tutti e tre i membri, il cantante e chitarrista Billy Lunn, la bassista Charlotte Cooper e il batterista Josh Morgan, hanno un carisma e un’energia incredibili, ma anche per le loro canzoni, che invitano proprio a cantare. La dozzina di brani suonati sta nei loro due album in studio, l’esordio „Young For Eternity” e il secondo „All Or Nothing”. Anche se dall’ultimo album è passato più di un anno, il trio sta già abbozzando nuovi pezzi e, se si può credere alle parole di Lunn, il terzo full-length dovrebbe vedere la luce nella prima metà del prossimo anno. Il pubblico, scaldato dai The Sounds, è stato riportato in estasi dagli hit dei The Subways come “Young For Eternity”, “Shake! Shake!”, “I Won`t Let You Down”, “I Wan`t To Hear What You Have Got To Say”, “Girls And Boys”. La dozzina è stata chiusa dall’unica e inimitabile “Rock`n`Roll Queen”, che il britannico Guy Ritchie ha usato nel suo film “Rocknrolla”. Nonostante qualche pezzo purtroppo saltato (“This Is The Club For People Who Hate People”, “Strawberry Blonde”), la ragazza e i due ragazzi hanno messo su una genuina, fangosa festa rock, paragonabile a quella del primo aprile a Graz. Solo che da allora il loro successo è cresciuto ancora un po’, visto che poco tempo fa a Londra hanno aperto per i leggendari vecchietti AC/DC.
EDITORS: 18.40 – 19.30
Il 2002 ha fatto piombare sulla scena musicale la band britannica Editors, i cui membri sono il cantante, chitarrista ritmico e tastierista Tom Smith, Chris Urbanowicz, che oltre alla chitarra solista doma anche il sintetizzatore, il bassista Russell Leetch e il batterista e percussionista Ed Lay. La loro discografia comprende due album in studio di platino, l’esordio “The Back Room” del 2005 e il successore “An End Has A Start” del 2007. L’uscita del terzo album “In This Light And On This Evening” è annunciata per metà ottobre, e alla radio si può già ascoltare il loro nuovo singolo, il primo estratto dall’album, “Papillon”, che sottovoce già annuncia che sarà un altro album di successo degli Editors. A confermarlo ci sono anche “Bricks And Mortar”, “Eat Raw Meat = Blood Drool” e “The Big Exit”, che il pubblico del Frequency ha accolto a braccia aperte. Ovviamente non si può ignorare il fatto che gli applausi più fragorosi se li prendono i vecchi hit “Munich” e “Bones” dall’esordio, che nel 2006 ha portato alla band la prima nomination di rilievo ai premi Mercury, e “The Racing Rats”, “An End Has A Start” e “Smokers Outside The Hospital Door ” dal secondo full-length. Anche se il quartetto, nonostante i pezzi vivaci, sembra piuttosto statico, la maggior parte dell’attenzione se la prende Smith, che saltando e contorcendosi occupa gran parte del palco, e nemmeno le tastiere sfuggono ai suoi piedi, che alla fine dell’esibizione sono sorprendentemente ancora tutte intere.
| MIA.: 20.00-21.00 |
Cosa farebbero mai Nova Rock o FreQuency senza i Mia.? Probabilmente non esisterebbero nemmeno. Vale lo stesso se richiamiamo alla memoria i “medici punk rock tedeschi” Die Ärtzte e il loro derivato Farin Urlaub Racing Team. I Mia. semplicemente devono suonare. Quest’anno non c’erano al Nova Rock, c’erano l’anno scorso. Ma fa niente! Adesso sono al FreQuency! Prima di tutto, chiariamo che non si tratta dei punk rocker da garage M.I.A. degli USA, ma del superaffermato gruppo tedesco di Berlino, guidato dalla cantante e “micetta” Mieze Katz. L’esibizione di questa band è stata l’unico momento sul Race Stage in cui l’odore alternative rock ha virato verso le canzonette pop rock. I Mia. “sparano” sì un pop rock di chitarre spinte in avanti, dominato dalla voce della cantante Mieze. Ma uno libero dalle catene di qualsiasi tedescheria non si lascia smuovere minimamente. I Mia. sono campioni in Germania e Austria. Questo e niente più resteranno per tutta la loro carriera musicale. I testi, logicamente, per lo più in tedesco. Alla band commercialmente va benissimo, quindi ha pensato bene di allestire il palco con una speciale proiezione cinematografica, che girava durante lo spettacolo. I Mia. hanno sfornato gran parte dei loro più grandi successi e aggiunto al repertorio qualche novità dall’attuale album in studio “Wilkommen im Club” (2008). Nemmeno la coniglietta Mieze, scarsamente vestita, che si cambiava tra un pezzo e l’altro, è riuscita a risvegliare la consapevolezza ormai morta che i Mia. sono un gruppo con ben poco spirito unico e carisma proprio. Quando in tedesco pigolano i topolini grigi. A miglia di distanza dal carisma dell’ex super band tedesca degli anni ottanta Nena.
| MANDO DIAO: 21.30-22.30 |
Mando Diao! Una nuova varietà di frutta esotica del Madagascar? No, no! Solo gli idoli svedesi della nuova ondata MTV, una copia un po’ più nitrente dei The Beatles, annaffiata di rievocazioni punk del garage rock, per non parlare delle pettinature, hanno preso posizione sul palco quando questo era ormai saturo di una fitta nebbia, attraverso la quale si vedevano a malapena i contorni dello sfondo, coperto da un enorme telo con il motivo dell’attuale album in studio della band, “Give Me Fire”. È interessante che la band abbia iniziato a scatenarsi sul palco con il brano Sheepdog dall’esordio in studio “Bring ‘Em In” (2002). Il quintetto era di buon umore, per le chiacchiere stavolta non c’era molto tempo e la band ha srotolato un pezzo dopo l’altro. Al pubblico non importava nemmeno chi, cosa, dove, perché… Affamato, assorbiva l’energia dei suoi eroi sul palco. Non serve nemmeno dire con quanto fanatismo la folla partecipasse, soprattutto cantando i ritornelli insieme alla band. Gli occhi erano puntati solo sui movimenti dei bellimbusti sul palco. Durante il concerto dei Mando Diao il pubblico ha sopportato molto bene il freddo che, dalle pelli inzuppate da un’intera giornata di pioggia, si era piantato bene nelle ossa, mentre io mi sono trasferito nell’area VIP e ho preferito seguire il resto del concerto da lontano.
Suono ed esecuzione erano di alto livello e la band, con qualche hit come Good Morning, Herr Horst, TV & Me, Ochrasy, If I Don’t Leave Today, I Might Me Here Tomorrow, ha tenuto il pubblico ben stretto a sé. Soprattutto nel finale, quando dopo l’hit Gloria e soprattutto God Knows ha aperto il bis con il corteggiamento MTV più attuale, Dance With Somebody, dove i partecipanti del festival agitavano la testa sul terreno anche in punti a diverse centinaia di metri dal palco, a dimostrazione che l’energia della festa in concerto con i Mando Diao era genuina. Per finire la band ha tirato fuori dalla manica un altro asso, l’hit Long Before Rock’N’ Roll, ha sgomberato in fretta il palco e si è persa nella notte. La gioventù austriaca in estasi si è calmata a fatica davanti al fatto che i Mando Diao non sarebbero più saliti sul palco. Oh, se solo sapesse tutto quello che c’è già stato in questo mondo prima dei Mando Diao. Ma ok. Sono giovani e belli, più belli dei The Beatles di 45 anni fa. E girano su MTV. Super concertino, ma con l’impressione di essere dettato più dal puro obbligo contrattuale che da altro.
| THE PRODIGY: 23.00-00.30 |
Il famigerato trio electro-punk The Prodigy era il nome più grande del festival, a cui è toccato l’onore di chiuderlo. Io mi dedicavo all’esibizione degli SKA-P, quindi il concerto dei The Prodigy non sono riuscito a beccarlo. I testimoni oculari mi hanno detto che si aspettavano di più e che la band è venuta a mostrare in primo luogo solo una buona dose di routine, scarso coinvolgimento e la sensazione di non vedere l’ora di sparire dietro le quinte. Il concerto, condito da un’ottima illuminazione di scena e da effetti di luce, a prima vista sembrava entusiasmante, ma i The Prodigy in qualche modo non sono riusciti, o non hanno voluto, tirare fuori il loro massimo da palco. Un rapporto piuttosto sbiadito col pubblico e un’esibizione con una piena dose di freddezza. La gente si aspettava di più e, dopo aver aspettato tutto il giorno con un tempo orribile, con la pioggia che durante i The Prodigy si è ulteriormente intensificata, si meritava decisamente più del puro robotismo della band.
GREEN STAGE
Il terzo giorno il Green Stage è stato occupato per lo più da band di lingua tedesca, con l’eccezione dell’headliner Ska-P. Tristezza. Evidentemente anche l’organizzatore è costretto a risparmiare qualche euro. Rispetto al line-up del Race Stage, che vantava nomi molto più altisonanti, sotto il Green Stage, fino all’esibizione degli Ska-P, in pratica non avevi niente da fare, a meno che non ti mancasse l’atmosfera del festival sloveno Rock Otočec e volessi farti un bel bagno nel fango e nella puzza fumante.
| MANDY TANKYS: 14.05-14.45 |
Niente da dire! Bisognava darsi una mossa, raccogliersi, mettersi in moto. Già. Già. Sotto il palco verde era quasi vuoto. Persino nessun fotografo era così pazzo da stare sotto un diluvio totale e dedicarsi a un gruppo (solo) di importanza locale come i Mandy Tankys. I punk rocker austriaci, allegramente spensierati, da cui trasudano motivi in maggiore, sono saliti sul palco con lo sguardo su un vero paese devastato. Sul prato si muovevano singoli “sperduti”, attrezzati contro la pioggia nei modi più incredibili, tanto che non sapevi se dedicarti allo show dei Teletubbies o all’esibizione dei Mandy Tankys. La band ha dato il suo meglio in queste condizioni. I ragazzi suonano bene. Nella loro predica, scritta sulle basi del punk rock, inseriscono una bella dose di melodia, del tutto compatibile con la base di riff. Un pezzo come In League With The Devil, che abbiamo sentito tra gli altri, dimostra che i Mandy Tankys hanno del potenziale. La domanda è se riusciranno mai a superare (solo) la loro importanza locale.
| AULETTA: 15.00-15.40 |
I tedeschi di Mainz, ovviamente, se ne fregano dei testi in inglese. Logico, altrimenti sarebbero ancora più simili al mare di gruppi di questo tipo, che si attengono al suono organico di un mix di pop rock, punk e lievi elementi ska. La band possiede un dolcificante che si sente nel senso di compattezza melodica e in una splendida voce da ragazzo, che canta con voce pulita, senza spezzare le corde vocali in urla. I ragazzi sanno suonare. Non vale solo per l’affiatamento della sezione ritmica, ma lo dimostrano anche le due chitarre, che in molti punti sanno girare una “curva” di passaggio compatibile (anche se minimalista) che rafforza la vivacità della compattezza altrimenti prevedibile dei pezzi. Gli Auletta sono giovani rocker molto docili che con i pezzi Pöbelei & Poesie, Ein Engel kein König, Mein Stadt, Herz von Herz, hanno convinto che all’orizzonte c’è una band che con grande probabilità lascerà in futuro nel mainstream di Germania e Austria un segno impossibile da ignorare. La band ha superato i predecessori Mandy Tankys anche perché, con un gioco di scena attivo (movimento), ha sprigionato nell’aria un bel sacco in più di segni di vita.
| SEBASTIAN STURM: 16.05-16.45 |
L’artista tedesco ha servito, unico tra tutti i partecipanti nei tre giorni di festival, reggae purosangue. Il ragazzo di radici indonesiane, con un gigantesco “cespuglio di dreadlock” in testa, che l’anno scorso ha pubblicato il suo secondo lavoro solista in studio “One Moment In Peace”, prima dell’esibizione ha avuto qualche problema audio, quindi abbiamo dovuto pazientare qualche minuto in più prima che Sebastian, con la sua band Jin Jin, attaccasse il concerto. Cosa conta? Il “parlare” giamaicano nel dire i versi. 100% riuscito. Nel grigiore del lavaggio dal cielo, sul palco è spuntato il sole, che traboccava di vibrazioni positive di ottimismo, fede nella pace, nell’amore e nel lasciarsi andare a celebrare la gioia di vivere. Una band che funziona alla perfezione, con la figura carismatica di Sebastian, ha creato uno show reggae davvero di prima classe, dalla chimica di palco sensuale, portando al festival una bella variazione. Purtroppo il tempo ha ucciso alcuni effetti che in queste condizioni non potevano venire fuori come avrebbero potuto sotto i caldi raggi del sole. Mancava semplicemente il pubblico.
| POLARKREIS 18: 17.10-17.50 |
Un’altra marmaglia di ragazzini di enorme successo commerciale, di Dresda, nella parte sassone della Germania, il sestetto Polarkreis 18, ha reso felice sul palco verde il pubblico intriso di pioggia presentando il suo secondo album in studio “The Colour Of Snow” (2009). Perché gli amanti del ghiaccio e della neve non li scambiassero per caso con gli Snow Patrol, i Polarkreis 18 si sono travestiti da tute bianche alla “Star Treck”. Ovviamente musicalmente sono tutta un’altra pasta. Questi ragazzini aggiungono ai suoni di base parecchio synth, elettronica, quindi suonano in qualche modo “indipendenti” ed elettronici. Ma ovviamente le melodie seducenti e facili da conquistare, il taglio ballabile, le rime semplicissime e la voce neotenica del cantante principale, che di nuovo immancabilmente snocciola versi tedeschi, sono qualcosa che nemmeno in sogno può essere “indipendente”. Hanno fatto saltare i ragazzini presenti soprattutto quando hanno attaccato l’hit Allein Allein. Si tratta di una band un po’ diversa, che fino a un certo punto era persino interessante. Ma d’altra parte non era difficile sentire che è fatta di zucchero che si scioglie in fretta, e soprattutto la voce “femminile” dei ragazzi, come l’aspetto femminile e le movenze androgine da sonnambuli, è un fattore repellente!
| MONO & NIKITAMAN: 18.35-19.10 |
Lo shock di un non tedesco come me non è calato davanti al palco verde. Dopo le larve neoteniche da Marte Polarkreis 18, che probabilmente stanno ancora perdendo i denti da latte, conoscono i primi peli pubici, non vogliono assolutamente mutare e sotto il cui palco fumava tutto per la pazzia, diciamo piuttosto che il fango schizzava fino al cielo, il pubblico non si è affatto calmato nemmeno dopo che sul palco è salito il duetto uomo-donna dal nome estremamente scemo Mono&Nikitaman. I protagonisti principali del duo sono Monika Jaksch e Nick Tilstra. Evidentemente il mainstream tedesco è abbastanza forte da potersi chiudere ermeticamente su se stesso, autogenerarsi e farci vivere ricchi tutta una gamma di artisti tra cui si può annoverare anche questo duo. Sottofondi ritmici campionati, uniti alla batteria di base, suoni contorti dei sintetizzatori e combinazione dello scandire rap rumoroso di Tilstra, a cui nei ritornelli si alterna la vocina “più delicata” di Monika, sono evidentemente la moda numero uno anche tra gli austriaci stupidamente smarriti e coperti di peluria. Ritmi dance, esibizione con parecchia ginnastica e pochissima melodia e organicità sono bastati per l’ondata generale di entusiasmo dei successivi 40 minuti. Mamma mia, che altro seguirà?
| THOMAS D: 19.55-20.35 |
Gran parte del paragrafo precedente lo conferma anche l’artista successivo. Con la differenza che il rapper tedesco Thomas D, noto per il suo passato negli hip-hopper Fantastisches Vier, ha riportato sul palco un po’ più di concretezza con la sua squadra di accompagnamento, che aveva fiati e cori femminili. Ritmi dance, ma tutto sul palco funziona in modo coordinato, impegnato, con un fuoco solido. Tutto ruota attorno a Thomas, che è il primo generatore di festa, e il pubblico gli mangia in mano. Testi assolutamente tedeschi. A tutti quelli che si erano accesi il primo giorno con Peter Fox, durante questa esibizione è capitato di ritrovare un pizzico di vibrazioni energetiche simili, anche se con molto, molto meno sfarzo da palco.
| CULCHA CANDELA: 21.25-22.25 |
L’esibizione del gruppo con ben sei voci soliste e un DJ che gira le manopole nelle retrovie è stata la ciliegina sulla torta della passerella del mainstream tedesco sul palco verde del FreQuency di quest’anno, che ha effettivamente potuto lasciare gravi infiammazioni agli organi recettori uditivi, per non dire addirittura un’infiammazione della corteccia associativa del cervello. In quel momento la maggior parte del FreQuency seguiva l’esibizione dei bellimbusti svedesi nu-“beatle” rock Mando Diao sul Race Stage, ma ciò non ha indebolito l’esibizione dei Culcha Candela, perché si sono portati dietro una vera paccottiglia da palco con un grande monitor, che caricaturizzava il singolo punto dei pezzi suonati, con in testa Schöne neue Welt. Ballo, ballo, ballo. Festa, divertimento. Testi trilingue in tedesco, spagnolo e inglese. Un mix di hip-hop e ritmi latini. L’elaborato gioco di scena di sei voci ha definitivamente castrato il palco verde e gli ha tolto ogni battito rock.
| SKA-P: 23.00-00.20 |
I popolarissimi punker SKA rock spagnoli SKA-P, di Madrid, hanno finalmente scaldato il palco verde che grondava inzuppato. Gli SKA-P, comandati sul palco dall’indistruttibile fondatore, chitarrista e cantante PulPul, si sono sparsi sul palco dal momento in cui lo hanno conquistato, e senza freni. Finalmente una band con più anni di carriera e un carisma estremamente penetrante. Non solo. Si sentiva che i membri sul palco erano “totalmente dentro” e che non c’era fattore al mondo capace di convincerli a qualcosa che distogliesse la loro profonda fede nella musica SKA-P. L’esibizione dinamica ed energica degli SKA-P è stata attizzata soprattutto dal divertente Pipi, che ancora “adorna” la riconoscibile cresta in testa. Pipi lo avevamo già visto al FreQuency festival nel 2007, quando suonava con la sua band madre The Locos – che era anch’essa una delle sorprese più piacevoli del festival di allora. La prima birichinata il tipo l’ha combinata già al terzo pezzo, Romero El Madero, quando si è travestito da agente delle forze speciali, con elmo e scudo di plexiglas, e con un manganello ha terrorizzato una delle comparse della band sul palco. L’anno scorso la band ha pubblicato l’ultimo album in studio “Lágrimas y Gozos” (2008) e con il brano d’apertura dell’esibizione, Ni Fu Ni Fa, lo ha anche confermato. Gli SKA-P non sono solo provocatori che puntano il dito contro tutti quelli che hanno fatto torto al piccolo uomo, ma possiedono un’enorme dose di senso dell’umorismo genuino e frizzante e li circonda sempre il tipico tocco di follia ed edonismo. E in questi momenti in cui sparano le più grandi burle sul palco del tipico teatro-spasso SKA-P, puoi avvertire che dietro si nascondono anche una profonda tristezza e una gran nostalgia.
La band non si è davvero fermata e con un approccio così ha spazzato via tutta la concorrenza del palco verde nell’ultimo giorno del festival. Il gioco è fanatico, ottimamente rodato e funziona con grande intesa reciproca. Per non parlare del pubblico folle, che perdeva un capo d’abbigliamento dopo l’altro, dopo che l’energia degli SKA-P gli aveva tolto in buona parte la lucidità. Un’ora e 20 minuti è decisamente troppo poco, ed è quanto avevamo a disposizione per stare con quei diavoli di spagnoli. Davvero, il caldo temperamento, nel ruolo di principale portatore sul palco verde, ha mandato un raggio abbagliante sulla scena e sul pubblico, tra cui molti per cui gli SKA-P erano l’attrazione principale del festival, che in questo modo ha ricevuto anche la maggior energia genuina che un artista ti può offrire sul palco e per la quale in fondo vai a ogni concerto. Gli SKA-P sono stati il culmine del terzo giorno del festival, a prescindere dal nome più grande, The Prodigy!
| testo: Lea Lesar (The Sounds, The Subways, Editors) |
| testo: Aleš Podbrežnik (Port O’Brien, Mia., Mando Diao, The Prodigy, Mandy Tankys, Auletta, Sebastian Sturm, Polarkreis 18, Mono&Nikitaman, Thomas D, Culcha Candela, SKA-P) |
| foto: Aleš Podbrežnik |
Setlist
RACE STAGE: Port O’Brien The Sounds The Subways Editors Mia. Mando Diao The Prodigy GREEN STAGE: Mandy Tankys Auletta Sebastian Sturm Polarkreis 18 Mono & Nikitaman Thomas D Culcha Candela Ska-P THE SOUNDS setlist: 1. Tony the Beat 2. 4 Songs & A Fight 3. Painted by Numbers 4. Ego 5. Dorchester Hotel 6. No One Sleeps When I’m Awake 7. Hope You’re Happy Now THE SUBWAYS setlist: 1. Kalifornia 2. Young for eternity 3. Obsession 4. Oh yeah 5. Alright 6. Shake! Shake! 7. I won’t let you down 8. I want to hear what you have got to say 9. Turn around 10. With you 11. Girls and boys 12. Rock’n’Roll queen EDITORS setlist: 1. Bricks And Mortar 2. The Racing Rats 3. An End Has A Start 4. Eat Raw Meat = Blood Drool 5. Munich 6. Bones 7. The Big Exit 8. Smokers Outside The Hospital Door 9. Papillon MIA. setlist: 1. Hungriges Herz 2. Sonne 3. Zirkus 4. Kill for you 5. Verrückt 6. Mein Freund 7. Kapitän 8. Mausen 9. Tanz der Moleküle 10. Du MANDO DIAO setlist: 1. Sheepdog 2. You Got Nothing On Me 3. Mean Street 4. Good Morning, Herr Horst 5. Give Me Fire 6. Ochrasy 7. If I Don’t Live Today, Then I Might Be Here Tomorrow 8. Down In The Past 9. TV And Me 10. Gloria 11. God Knows —bis— 12. Dance with Somebody 13. Long Before Rock’N’Roll SKA-P setlist: 1. Ni Fu Ni Fa 2. Niño Soldado 3. Romero El Madero 4. Mestizaje 5. TÃo Sam 6. Welcome To Hell 7. El Gato López 8. Crimen Sollicitationis 9. Cannabis 10. El Libertador 11. Kasposos 12. Intifada 13. A la Mierda —bis— 14. Mis Colegas 15. El Vals del Obrero THE PRODIGY setlist: 1. World’s on Fire 2. Breathe 3. Omen 5. Their Law 6. Poison 7. Warrior’s Dance 8. Firestarter 9. Run With The Wolves 10. Voodoo People 11. Invaders Must Die 12. Smack My Bitch Up 13. Take Me To The Hospital 14. Out Of Space 15. Stand Up
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