From Genesis to Revelation

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Genesis
Etichetta: Edsel Records
Uscita: 1969
Voto: 3/5

Il primo disco dei Genesis non aveva molto a che fare con il rock progressivo che sarebbe poi diventato il marchio di fabbrica del gruppo: la band ci suonava pezzi pop sotto l’influenza dei Bee Gees, allora “caldissimi”, ma anche rock psichedelico-sinfonico sulla scia dei primi The Moody Blues. Alla fine è proprio l’influenza di questi ultimi a prevalere e il gruppo cambia poi completamente stile. Eppure, ancora oggi molti fan dei Genesis non riescono a farsene una ragione: uno dei gruppi prog più innovativi degli anni ’70 è partito come una band pop sinfonico-psichedelica piuttosto semplice, ma solida.

Il gruppo, soprattutto dietro le insistenze dell’allora produttore Jonathan King, che all’epoca aveva senza dubbio un peso enorme sulle sorti della giovane band, si impegnò a registrare il suo primo successo radiofonico. Proprio per questo bisogna tenere a mente anche altri fattori che hanno influenzato lo sviluppo della loro musica nella fase iniziale (1967-1969) e capire perché già allora il loro primo disco passò relativamente inosservato. I ragazzi erano compagni di scuola alle superiori e la band nacque dalla fusione di due gruppi del liceo: The Garden Wall (Gabriel, Banks) e Anon (Rutherford, Phillips). Il fatto che i membri avessero allora tra i 17 e i 19 anni, e che quindi questo disco, sia dal punto di vista tecnico che artistico, sia lontanissimo dalle opere venute dopo, è tutt’altro che trascurabile. Il disco vendette allora la miseria di 600 copie in tutto e il gruppo fallì del tutto l’obiettivo di farsi conoscere.

Questo non toglie che già in questa fase si notino parecchi elementi di qualità, che in seguito hanno contribuito alla trasformazione in uno dei giganti del rock progressivo. Curioso anche che “From Genesis to Revelation” sia in sostanza un concept album, cosa che oggi è uno degli elementi più comuni e tipici dei dischi delle band prog. “From Genesis to Revelation” racconta, attraverso testi e titoli dei brani, la storia della nascita del mondo, cioè la genesi biblica, da cui il nome stesso del gruppo.

Nonostante la semplicità dei pezzi, già allora i ragazzi mostrarono il loro valore con qualche “perla” come “Fireside Song”, “In the Beginning”, “In the Wilderness” e  ”The Conqueror”.
Peter Gabriel già allora cantava benissimo e aveva un timbro riconoscibile, era l’autore di tutti i testi e se la cavava alla grande anche con il flauto. Il tastierista di formazione classica Tony Banks, con i suoi splendidi inserti orchestrali, era il secondo fattore più importante della giovane band. I suoi arrangiamenti orchestrali sono di buon gusto e si adattano bene alla semplicità generale della maggior parte dei brani (soprattutto il suo uso del Mellotron, che era l’ultimissima novità tra gli strumenti musicali dell’epoca). Anche Mike Rutherford ha mostrato, per quei tempi, un modo di suonare il basso intelligente e melodico. L’altro membro importante di allora, il chitarrista Anthony Phillips, con il suo stile chitarristico classicheggiante ha aggiunto una bella dose di romanticismo e pastorale, due cose che sarebbero rimaste un marchio di fabbrica del gruppo anche in seguito. Quanto al batterista John Silver (che prima dell’uscita del disco aveva sostituito il batterista originale Chris Stewart), non era certo al livello dei suoi “compagni d’armi”, ma ha comunque messo giù una linea ritmica solida.

 ”Silent Sun”, per dire, è il classico pezzo folk pop “upbeat”, tutto in stile Bee Gees. In generale, nella maggior parte dei brani la band dà ben poco la sensazione che già l’anno dopo avrebbe fatto un salto avanti di anni luce. La leggermente psichedelica “In the Beginning” è uno dei pochi pezzi che lascia almeno un po’ intuire che per i Genesis si preparavano cose molto più grosse. Soprattutto “Fireside Song” è sicuramente uno dei momenti migliori del disco. “Am I very wrong?” ricorda in modo abbastanza evidente i Beatles psichedelici del periodo tardo (come la maggior parte dei brani “bonus”, nati tra il 1967 e il 1968).
Del resto, i ragazzi si distinguevano già allora per il rifiuto delle cover (né qui né nei dischi successivi ne troverete). Dice molto sulla filosofia di questo gruppo, la cui mente creativa era in realtà fin dall’inizio il carismatico Peter Gabriel con il suo timbro inconfondibile.

Proprio lui e Tony Banks furono senza dubbio i due pilastri dell’intero progetto, una grande idea che negli anni non ha fatto che crescere. Uno dei brani che spiccano è anche “The Conqueror”, in cui trova più spazio la chitarra di Anthony Phillips (un bell’assolo alla fine del pezzo) e in generale una prova splendida di tutta la band. In linea di massima, nella maggior parte dei brani si sentono parecchi elementi psichedelici, anche se quasi tutti sono costruiti su semplici strutture pop. I fiati su “One Day” oggi sembrano un’aggiunta impensabile nella musica dei Genesis, ma allora la band stava ancora cercando il suo vero orientamento. Esiste perfino una “leggenda” secondo cui Gabriel e Banks sarebbero stati costretti dal management a togliere le composizioni maestose, che poi sono comparse solo nel loro secondo e terzo disco! In generale, e questo è rimasto molto presente anche nella loro musica successiva, c’è tanta nostalgia e malinconia. Inoltre l’intero disco è in realtà molto ascoltabile, anche se non contiene né chissà quale trascendenza né profondità intellettuale (di cui i dischi successivi erano pieni zeppi) e si sente che è un prodotto del suo tempo. Se non altro può essere una piacevole colonna sonora per la lettura serale. 

L’ultimo remaster, uscito in doppio CD per Edsel (il disco originale più i brani bonus, alcuni con versioni finora inedite), merita l’attenzione di tutti i fan del gruppo. Va segnato in positivo soprattutto il fatto che ha (per la prima volta in assoluto) la copertina originale del vinile e la scaletta corretta di tutti i 13 brani originali. Insomma, riesce ad avvicinarsi il più possibile all’aspetto originale sotto ogni punto di vista. I brani bonus sono ben 13 e si trovano sul secondo CD. Le edizioni di questo disco hanno sempre dato problemi in passato, perché veniva pubblicato senza l’approvazione della band da un sacco di etichette “pirata” di vario genere. Proprio per questo direi che, per ora, questa è l’edizione definitiva del disco su questo supporto, e la consiglio a tutti i fan del gruppo.

Dopo che i ragazzi si sono liberati del produttore ambizioso e manipolatore, è arrivato anche un cambio di stile importante (praticamente di 180 gradi) e la fase d’oro dei Genesis ha potuto cominciare.

Formazione

Peter Gabriel – voce, flauto
Anthony Phillips – chitarra, cori
Mike Rutherford – basso, cori
Tony Banks – tastiere, cori
Jonathan Silver – batteria

Produzione

Jonathan King

Tracklist

CD1:

1. Where The Sour Turns To Sweet
2. In The Beginning
3. Fireside Song
4. Serpent
5. Am I Very Wrong?
6. In The Wilderness
7. Conqueror
8. In Hiding
9. One Day
10. Window
11. In Limbo
12. Silent Sun
13. A Place To Call My Own

CD2:

1. Patricia
2. Try A Little Sadness
3. She Is Beautiful
4. Image Blown Out
5. Silent Sun
6. That’s Me
7. A Winter’s Tale
8. One-Eyed Hound
9. Where The Sour Turns To Sweet * Demo
10. In The Beggining * Demo
11. In The Wilderness * Rough Mix
12. One Day * Rough Mix
13. Image Blown Out

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