Future Awaits
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: RC2
Etichetta: Progrock Records
Uscita: 2008
Voto: 3.5/5
Gli RC2 sono una formazione di rock progressivo relativamente giovane, che arriva dal Venezuela, un paese che nel mondo è di solito più noto per le splendide spiagge tropicali, la flora e la fauna rigogliose e le belle ragazze che per i risultati musicali, e ultimamente anche per le pittoresche “doti” oratorie del suo carismatico capo di stato. Di certo non stiamo parlando di una mecca del rock progressivo. La loro antenata, i già da tempo defunti Estructura, risale alla fine degli anni Settanta, quando, nel periodo del declino commerciale del progressive, sparì dalla scena dopo due album oscuri ma più che dignitosi. Il tempo passa e gli RC2 fanno parte dell’ondata di band prog venezuelane più recenti, che hanno deciso di far entrare il proprio paese come attore di peso anche sulla mappa internazionale del prog rock.
Dal nome, che in informatica indica un algoritmo di cifratura con chiave a lunghezza variabile, uno si aspetterebbe una forma di rock progressivo razionalissima e matematicamente disciplinata, con testi noiosi sulle ultime conquiste dell’elettrotecnica. Per fortuna non è così, perché la loro musica è tutto fuorché fredda e razionale. A questo contribuiscono di sicuro, e non poco, gli elementi latini tradizionali, che danno alle loro composizioni un marchio di originalità e le distinguono subito dai gruppi di genere affine.
Gli RC2 spesso non si tirano indietro nemmeno davanti a riff un po’ più duri, il che non è proprio una ragione per infilarli nel prog metal, dove invece, per motivi tutt’altro che chiari, li piazzano certi critici e ascoltatori. Per l’uso massiccio di tappeti sinfonico-ambientali di ogni tipo sulle tastiere, il loro linguaggio musicale è vicinissimo al prog rock sinfonico e all’eredità delle leggendarie band prog britanniche come Genesis, Camel e Yes, mentre per quel calore latino così caratteristico richiama un po’ anche i portabandiera italiani, PFM, Banco Del Mutuo Soccorso e Le Orme in testa. Con le linee di chitarra un po’ più dure, a volte si avvicinano anche a certe formazioni neo prog come Arena ed Enchant, che nel loro modo di suonare non disdegnano elementi di hard rock (e talvolta di metal). Per fortuna, di queste influenze prendono solo il meglio e al tempo stesso non cadono nei soliti cliché del neo prog. La melodia ispanica, soprattutto nelle sezioni più lente, porta in alcuni brani una dose di calore quasi affettuoso, in netto contrasto con quell’istantaneità quasi fredda tipica di certe band prog scandinave contemporanee.
Il cantante Felix Duque può vantare una resa sorprendentemente buona in inglese, dove si sente sì un leggero accento latino, ma niente che dia fastidio. Il che è ancora più sorprendente se pensi che “RC2” (2003), il loro precedente album di debutto, era interamente cantato in spagnolo, e di solito questi passaggi di lingua improvvisi (soprattutto nel mondo latino) non vanno granché bene. Le tastiere sono sempre di altissimo livello e passano di continuo dai suoni più moderni dei sintetizzatori analogici agli strati più tradizionali di pianoforte, mellotron e moog. Va detto a loro merito che nessuno degli strumentisti prende il sopravvento nemmeno per un attimo né si lascia andare a esibizioni soliste troppo ostentate delle proprie abilità tecniche, cosa che nelle band prog di oggi può risultare anche repulsiva. Molto importante è anche il fatto che la batteria non suona mai generica, anzi si fa notare per una combinatoria ritmica davvero ottima. La melodia latina si sente forte anche nei passaggi di chitarra pieni di sensibilità, soprattutto in brani come “El Diablo Suelto” e “Voice Of The Storm – Part 1”. Nel disco non c’è un pezzo debole. Per qualità sono tutti molto allineati, ma ovviamente, per la varietà delle sezioni, sono abbastanza diversi l’uno dall’altro, nella loro natura sinfonica, sperimentale e avventurosa, e al tempo stesso meditativa e ambientale, tanto che non ha senso indicare dei favoriti.
Con “Future Awaits” gli RC2 (per ora) non hanno creato un capolavoro, ma hanno messo in piedi un prodotto molto valido, che evita con eleganza di seguire ciecamente i soliti cliché del neo prog e allo stesso tempo splende di tutta la sua unicità e il suo temperamento latino. Le loro abilità compositive e tecniche sono senza dubbio migliorate in modo evidente rispetto al debutto e di sicuro continueranno a crescere. Con questo album gli RC2 hanno dimostrato chiaramente di meritarsi l’attenzione del pubblico che ama il prog rock contemporaneo: sono la band giusta per chi è stufo dei vari cliché neo prog retrò e vuole provare qualcosa di nuovo con una punta di esotismo tropicale. Insomma, un gruppo interessante, di cui nei prossimi anni varrà la pena seguire da vicino i progressi. È bello sapere che anche il Venezuela, dove negli ultimi anni, oltre agli RC2, è spuntata qualche altra giovane band prog di belle speranze, è entrato nell’elenco dei paesi che salvano l’onore del rock progressivo nel nuovo millennio.
Formazione
Felix Duque – voce
Mauricio Barroeta – chitarra
Pedro Misle – basso
Rafael Paz – tastiere
Eduardo Benatar – batteria
Tracklist
1. Time Pieces (10:58)
2. Future Awaits (7:07)
3. 11 (7:29)
4. Autumn (8:02)
5. El Diablo Suelto (4:02)
6. Coming Down Again (6:12)
7. Voice of the Storm – Part 1 (6:06)
8. Voice of the Storm – Part 2 (9:49)
Durata dell’album: 59:41