On A Storyteller’s Night

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Magnum
Etichetta: Sanctuary Records
Uscita: year
Voto: 5/5

“On A Storyteller’s Night” è uno di quegli album magici che, anche dopo una marea di anni, brillano in tutta la loro magnificenza con una forza intatta e continuano a ispirare un sacco di ascoltatori e di band in giro per il mondo. Ai campioni del rock melodico Magnum non ha portato solo il meritato salto di qualità tra le formazioni più apprezzate dell’epoca, ma ha anche fissato lo standard su come si crea un capolavoro AOR capace di suonare mistico e maestoso e, allo stesso tempo, intimo e dichiaratamente romantico. Il momento del loro più grande trionfo, i Magnum lo preparavano con cura praticamente dall’inizio della carriera. Per anni hanno affinato con raffinatezza la loro versione unica di art rock melodico e in quel periodo hanno sfornato quattro album molto buoni, ma a ognuno mancava il classico puntino sulla i, quell’ingrediente magico che gli avrebbe regalato lo status di capolavoro e li avrebbe consacrati per sempre come una delle migliori band di rock melodico di tutti i tempi.

Con l’irripetibile “On A Storyteller’s Night” sono finalmente riusciti a creare il loro primo capolavoro (e, insieme a “Vigilante” (1986) e “Wings Of Heaven” (1987), l’unico loro album che si merita a pieno titolo questa etichetta), dove tutti i loro elementi musicali tradizionali e le tante idee sono andati a incastrarsi in quell’armonia perfetta che garantisce l’immortalità a un’opera. Oltre al “principe degli elfi”, il fenomenale cantante Bob Catley, che per tutto il disco strabilia con una prestazione vocale eccezionale (in nessun altro album ha messo così tanto cuore e anima nel suo canto), anche gli altri musicisti mostrano un’intesa pazzesca, dove non c’è spazio per il protagonismo, per dirla papale papale per le mega-seghe soliste, ma le qualità di ogni strumentista brillano alla pari.

Tony Clarkin, chitarrista, autore della gran parte della musica e dei testi dei Magnum e, accanto a Catley, motore centrale della band, non vive solo il suo apice creativo come compositore: il suo modo di suonare acquista nuove dimensioni grazie a una valanga di riff originali, raffinati ghirigori solisti e tante parti altamente melodiche. A dargli una grossa mano nel costruire il suono incredibilmente ricco e pieno di questo disco ci sono anche le splendide trame sinfoniche del tastierista Mark Stanway, che con i suoi synth dimostra bene perché l’AOR sia nato dal rock progressivo. La sezione ritmica è sempre molto solida e varia, e va sottolineato in particolare il batterista Jim Simpson, che ha sostituito il batterista originale Kex Gorin e per il quale questo è stato il primo e unico album con la band. Il suo stile massiccio, con un uso abbondante dei piatti, contribuisce in modo decisivo al suono possente dei singoli brani.

Ma la cosa che rende questo album così straordinario non sono solo le capacità tecniche dei membri della band, bensì soprattutto l’incredibile energia e la mistica che avvolgono praticamente ogni pezzo del disco. Qui non c’è nemmeno una canzone debole; sia le power ballad sia i maestosi inni epici suonano grandiosi e per niente sdolcinati. Anche i testi sono tra i migliori della loro storia e, pure stavolta, sotto il finto mantello di una tematica fantasy contengono per lo più una forte critica a ogni tipo di guerra e di sfruttamento sociale. Il vertice lirico dell’album è senza dubbio “Les Morts Dansant”, che racconta gli ultimi istanti di un uomo accusato ingiustamente, che si ritrova davanti al plotone d’esecuzione di un regime dittatoriale. In alcuni testi ci sono anche allusioni ai lati luminosi di certe qualità inglesi, a ulteriore conferma che i Magnum sono sempre stati dei veri patrioti inglesi.

Con la sua atmosfera, “On A Storyteller’s Night” non ti fa comparire davanti agli occhi soltanto immagini di mondi fantasy di ogni tipo e di una capanna in mezzo al bosco, dove in una notte di pioggia, accanto a un camino scoppiettante, folletti ed elfi ascoltano col fiato sospeso le storie del narratore (un’immagine incarnata dalla title track e immortalata dall’ottima copertina di Rodney Matthews), ma anche tante altre storie di amore e tragedia dal mondo reale. Una montagna di ritornelli epici ultra melodici ti resta nelle orecchie a lungo e praticamente ti costringe a ricantarteli in testa ancora e ancora, molto dopo la fine dell’ascolto. Non si può ignorare nemmeno l’eccezionale qualità della produzione, in anticipo sui tempi, di cui si deve ringraziare Kit Woolen, che si era già messo in luce con le sue collaborazioni con Thin Lizzy, Phil Lynott e David Gilmour.

Sarebbe impossibile isolare i singoli pezzi, visto che sono tutti ottimi a modo loro, quindi la cosa migliore è passarli in rassegna uno per uno. L’epica “How Far Jerusalem”, che ti fa venire la pelle d’oca con la sua combinazione di mistica pazzesca e potenza heavy rock, è l’apertura praticamente perfetta per il disco. Dopo un’introduzione drammatica, con onde di synth, entra un riff di chitarra possente che prepara il terreno per un ritornello maestoso. Le trame dei sintetizzatori sullo sfondo scorrono in modo splendido per tutto il tempo e fanno da schermo eccezionale al canto epico, alle combinazioni ritmiche e alle parti di chitarra taglienti. Intanto la voce di Catley racconta la storia mistica dei crociati che si radunano a Londra per partire per la loro campagna verso la “terra santa”.

Segue il fenomenale “Just Like An Arrow”, il più grande successo nella storia della band. Si potrebbe descriverlo con una parola sola – pura fiaba AOR che ti fa venire voglia di correre per il mondo e toccare le stelle! Se è mai stato creato un hit AOR perfetto, o almeno un suo parente stretto, con un ritornello che non vuole saperne di uscirti dalle orecchie e ti spinge a spiccare il volo sulle ali di una libertà senza peso, è proprio questo fenomenale pop rocker, di sicuro uno dei tre risultati più grandiosi della storia della band. È incredibile con che sorprendente maestria i Magnum riescano a creare un’atmosfera iperintensa, partendo da una melodia centrale ultra contagiosa costruita su stacchi di batteria eccezionali, un intreccio armonico di synth e chitarra e un ritornello orgasmico, dove la voce di Catley consegna un messaggio lirico indimenticabile. L’unico “difetto” è che passa tutto troppo in fretta e ti lascia con la voglia di gustartelo ancora. Per questo sul lettore c’è un tasto graditissimo che ti permette di riascoltare questo hit immortale quante volte vuoi.

La serie di brani eccezionali prosegue con la fiaba epica che dà il titolo al disco, “On A Storyteller’s Night”, dove accanto al camino scoppiettante rivivono di nuovo favole e leggende, e i Magnum sfoderano un altro classico AOR indimenticabile. Come tutti i grandi epici del rock, anche questo ha una breve introduzione drammatica al pianoforte e con onde di synth, il cui andamento è dettato da una voce malinconica. Tutto questo si riversa all’improvviso in un ritornello orgasmico con la frase-inno “keep your night light burning”, poggiata su un gustoso tappeto di sintetizzatori e su un riff di chitarra potente. Clarkin si prende il suo tempo anche per un assolo heavy rock di gran gusto, che porta al passaggio successivo verso il ritornello magico, capace di farti innamorare con la sua melodia ben oltre la fine di questa splendida composizione.

“Before First Light” è un rocker melodico classico un po’ più coi piedi per terra, con un riff di chitarra in evidenza, arpeggi brillanti, stacchi ritmici possenti e l’immancabile ritornello da inno, dove Catley mette ancora una volta tutta l’anima nel canto. Un classico, come quasi tutti i pezzi di questo album. La sfilza di perle continua con il già citato epos drammatico “Les Morts Dansant, che racconta la storia tragica di un prigioniero politico davanti al plotone d’esecuzione e dei suoi ultimi pensieri. La band comincia a costruire piano piano la drammaticità con un crescendo malinconico di tastiere e un canto incredibilmente sentito, che porta a un ritornello da inno che evoca insieme nostalgia e compassione per tutte le vittime dei regimi oppressivi. L’interazione tra le trame possenti delle tastiere, i riff di chitarra taglienti, gli stacchi di batteria e la voce potente è di nuovo da leccarsi i baffi, e i Magnum si confermano maestri della drammaticità epica. Sono le metafore liriche finali a fare davvero la differenza e a far sprofondare questo pezzo così a fondo nel cuore.

L’energico e romantico “Endless Love” vanta un possente riff heavy rock, unito a un’ottima prova vocale e a passaggi drammatici di synth. Colpisce soprattutto l’uscita verso la sezione drammatica, dove dominano ricche parti strumentali e un ritornello monumentale. Il pop rocker che ti si incolla alle orecchie, “Two Hearts”, è un altro pezzo eccezionale e pieno di pregi, che si apre con un riff ingegnosissimo e brillanti effetti di synth e poi, attraverso succose parti strumentali, prosegue in un ritornello da inno, tremendamente cantabile. Si potrebbe dire che sia un parente un po’ meno intenso e drammatico di “Just Like An Arrow”, e non sorprende che i due si siano fatti compagnia come unici singoli dell’album.

Anche “Steal Your Heart” è un inno AOR di prima categoria, dove conquista la melodia semplice ma contagiosissima e il ritornello centrale, catturato alla perfezione soprattutto nell’intreccio tra riff incisivo e voce da spezzare il cuore, che meriterebbe un posto nello stereo di ogni autoradio che si rispetti. I Magnum mostrano di nuovo un lato un po’ più duro nell’ottimo inno patriottico “All England’s Eyes”. Questo non punta tanto su un ritornello contagioso quanto su ottimi intermezzi strumentali e su un’atmosfera misteriosa e mistica. Sia Clarkin sia Stanway sfoderano assoli superlativi ai rispettivi strumenti. Per il gran finale c’è poi la romantica e nostalgica “The Last Dance”, una chiusura quasi da sogno, che senza esagerare si può definire la più bella power ballad della storia della band. Questa splendida ballata, accompagnata dal pianoforte, mette in risalto fino in fondo il canto dal cuore di Catley e chiude in modo ideale la “notte del narratore”, mentre i guerrieri vanno a godersi un meritato riposo.

“On A Storyteller’s Night” è l’incarnazione del meglio dell’espressione musicale di questa splendida band e del rock melodico in generale. È un album che semplicemente non si riesce a incensare abbastanza, quindi ogni recensione critica finisce per fargli un torto. Con questo disco i Magnum si sono guadagnati il loro posto tra le band rock inglesi più immortali e apprezzate e hanno costruito uno splendido ponte di rock melodico tra fantasia e realtà. Allo stesso tempo, però, è diventato un po’ ingiustamente il metro di paragone con cui da allora sono stati misurati tutti i loro album successivi. Anche se è seguita una serie di ottimi lavori dei Magnum con una marea di standard AOR indimenticabili, tra cui spicca in particolare “Wings Of Heaven”, che per alcuni fan della band vale quasi quanto “Storyteller”, nessuno di loro ha ripetuto la sua magia intensa e la sua perfezione che dura dall’inizio alla fine del disco. “On A Storyteller’s Night” non è quindi solo uno dei migliori album di rock melodico, ma sta a pieno diritto tra i più grandi traguardi della storia del rock e, come tale, dovrebbe stare in ogni casa. “Keep your night light burning”.

Formazione

Bob Catley – voce
Tony Clarkin – chitarra
Wally Lowe – basso
Mark Stanway – tastiere
Jim Simpson – batteria

Produzione

Kit Woolen

Tracklist

1. How Far Jerusalem (6:26)
2. Just Like An Arrow (3:22)
3. On A Storyteller’s Night (4:59)
4. Before First Light (3:52)
5. Les Morts Dansant (5:47)
6. Endless Love (4:30)
7. Two Hearts (4:24)
8. Steal Your Heart (3:59)
9. All England’s Eyes (4:47)
10. The Last Dance (3:43)

Durata dell’album: 45:49

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