Oggi, 28.03.2020, ricorrono esattamente 40 anni dall’uscita di «Duke» dei Genesis. Un album che ha annunciato a chiare lettere che anche i Genesis erano entrati negli anni Ottanta attraverso una graduale tempesta di cambiamenti stilistici, come tanti loro coetanei del progressive rock. Cominciarono a puntare su svolte musicali radicali, che a poco a poco li trasformarono in una band art pop rock iconica e di enorme successo commerciale negli anni Ottanta. A molti colleghi che, come i Genesis, avevano attraversato i Settanta da formazioni progressive rock, questa transizione non riuscì granché bene, mentre i Genesis negli Ottanta diventarono una delle band di maggior successo commerciale del pianeta. Ma piano piano. Prima c’era l’album «Duke», uscito, come detto, il 28.03.1980 per la Charisma Records!

La recensione di “Duke” firmata da Peter Podbrežnik la trovi su RockLine QUI!
Nel 1978 i Genesis passarono al formato trio, sopravvivendo all’addio di due musicisti difficilissimi da rimpiazzare. Prima Peter Gabriel, poi Steve Hackett. Con «…And Then There Were Three…» era già evidente per molti versi che i Genesis fossero sulla soglia di cambiamenti di stile e di suono, anche se lo si considera ancora l’album che chiude più o meno l’era classica dei Genesis come band progressive rock (purosangue). Per «Duke» il gruppo si prese una pausa un po’ più lunga prima di mettersi a creare nuovo materiale. Per «Duke» Rutherford, Collins e Banks non avevano nemmeno molte idee o abbozzi già pronti, ma, a differenza del disco precedente, lo scrissero in gran parte insieme. Tutti e tre.
In quel periodo Collins fu messo alle strette dalla moglie Andrea, che gli disse più o meno che se aveva intenzione di continuare a girare il mondo con quei ritmi in tour, al ritorno in Inghilterra non l’avrebbe più trovata a casa. Collins, che a differenza di Ozzy evidentemente aveva già sentito parlare di responsabilità genitoriali, convocò d’urgenza una riunione: insieme a lui si misero attorno al tavolo Rutherford, Banks e il manager della band Tony Smith, e ottenne due mesi di stop a tutte le attività legate ai Genesis. Era successo dopo la fine del tour di «….And Then There Were Three…». In realtà Collins, che allora sentiva che i Genesis erano a un punto di svolta, sulla soglia di un grande successo commerciale, dovette correre dietro ad Andrea e ai due figli, non in Inghilterra ma addirittura a Vancouver, in Canada, ma purtroppo tutti i suoi sforzi per tenere insieme la famiglia non andarono a buon fine. La pausa fu un filo più lunga e, mentre Banks e Rutherford speravano che Collins riuscisse a salvare la sua famiglia, i due registrarono ciascuno il proprio esordio solista nello studio Polaris di Stoccolma, in Svezia. Rutherford «Smallcreep’s Day», Banks «A Curious Feeling». Nell’aprile 1979 Collins tornò in Inghilterra e cominciò a suonare nei club locali con la formazione jazz rock fusion Brand X, e intanto nella sua casa di Shalford (Surrey) nacquero i primi demo del suo esordio solista «Face Value». In quel periodo Collins si entusiasmava non solo per il piano e i sintetizzatori ,ma lo stimolavano soprattutto le prime drum machine, in particolare quelle della Roland, e cominciò a pensare a come integrare tutte queste nuove tendenze sonore nella sua musica.
In autunno dello stesso anno Banks e Rutherford andarono a casa di Collins e la band, come all’epoca della registrazione di «…And there Were Three…», iniziò a provare a suonare il nuovo materiale. Collins aveva già scritto un bel po’ di pezzi nuovi, ma pensava che non fossero adatti allo stile dei Genesis, mentre Rutherford e Banks arrivarono a Shalford con pochissime idee fresche, perché prima avevano speso tutto per i loro esordi solisti. I ragazzi si misero d’accordo: ognuno avrebbe portato due brani d’autore per il nuovo album dei Genesis. Banks contribuì così con Heathaze e Cul-de-Sac, Rutherford con Man of Our Times e Alone Tonight. Collins aveva in tasca Misunderstanding (che poi sarebbe diventata un hit) e Please Don’t Ask. Il resto dei pezzi che troviamo su «Duke» la band lo creò insieme, suonando nello studio di Collins. Capitò che Banks in seguito si pentisse di aver rifiutato di includere In The Air Tonight, che era di Collins e che lui poi pubblicò nel suo esordio solista (diventando un suo grande hit), mentre Cul-de-Sac (pezzo di Banks) per Collins era un problema, perché quel modo di comporre, anche sul piano dei testi, non lo interessava più, e così Banks capì che sarebbe stato meglio pubblicarlo sul suo esordio solista.
Il processo di scrittura e composizione fu molto più rilassato e la band si divertì decisamente di più rispetto alla fase di scrittura del materiale per l’album precedente, in cui i contributi d’autore erano rigorosamente individuali. Rutherford ricorda che durante la lavorazione di «Duke» il gruppo ritrovò quella formula di un tempo, quando scriveva il materiale insieme, mentre Banks commentò la freschezza ritrovata dicendo che i Genesis avevano fatto una pausa più lunga e che in quel periodo erano nate alcune idee davvero buone. Collins era entusiasta che rispetto all’album precedente la band si fosse unita non solo nella composizione, ma soprattutto nell’esecuzione. A differenza del materiale dei precedenti album dei Genesis, «Duke» conteneva più brani brevi, con l’eccezione della conclusiva suite di dieci minuti Duke’s Travels / Duke’s End.
Il primo a ricevere l’arrangiamento definitivo per l’album «Duke» fu Behind the Lines, seguito da Duchess, che si basa su un ritmo di Collins suonato con una batteria elettronica. I brani Behind the Lines, Duchess, Guide Vocal, Turn It On Again, Duke’s Travels e Duke’s End erano inizialmente uniti in una composizione di trenta minuti, perché li lega un concept, ovvero la storia di un personaggio di fantasia di nome Albert. Il titolo di lavorazione di Behind the Lines era Duke. La band scelse questo nome per via del suono delle fanfare presenti in Behind the Lines e in Duke’s End, che rimanda al simbolo della «regalità». In seguito il gruppo decise di spezzare la composizione in più brani brevi, in parte anche per non ricordare il classico di «Foxtrot» Supper’s Ready, che supera i 23 minuti. Una scelta utile anche perché così era più facile scegliere e pubblicare i singoli, come per esempio “Duchess” e “Turn It On Again” sull’album. I sei brani legati a questo concept la band li eseguiva anche dal vivo sul palco, e Collins li presentava al pubblico come «la storia di Albert». Turn It On Again era in origine breve, piazzata a metà di questo medley, ma alla band piaceva talmente tanto suonarla che decise di raddoppiarne la durata e metterla ancora più in evidenza. Turn it On Again nasce da due idee musicali incompiute che Banks e Rutherford non avevano inserito nei rispettivi esordi solisti, e che poi misero insieme in un unico pezzo. I Genesis decisero di mettere sul lato A tutti i brani scritti insieme per «Duke», e sul lato B gli altri, di scrittura individuale.

La band partì per la Svezia, dove a Stoccolma (studio Polar) il 12.11.1979 iniziò a registrare il nuovo album, un lavoro che andò avanti fino alla fine dell’anno. Come sui dischi precedenti, per la produzione i Genesis collaborarono con il co-produttore David Hentschel. «Duke» fu l’ultimo album dei Genesis su cui lavorarono con Hentschel. Fu anche la prima volta che i Genesis usarono una drum machine in uno dei loro brani. Una Roland CR-78. Per il brano Duchess (il cui titolo di lavorazione era “drum machine”).
La copertina dell’album è opera dell’artista francese Lionel Koechlin ed è tratta dal libro «L’Alphabet d’Albert», uscito nel 1979. Collins però insistette che il personaggio scelto per la copertina non fosse il protagonista dell’album né fosse legato a nessuno dei brani, anche se, seguendo la storia di Albert su questo disco, le associazioni sensate col motivo scelto per la copertina piovono letteralmente dal cielo.
«Duke» uscì negli USA il 24.03.1980, in Europa e nel Regno Unito il 28.03.1980. Fu per la band il più grande successo commerciale fino a quel giorno: all’uscita rimase per due settimane al primo posto della classifica degli album più venduti nel Regno Unito, mentre negli USA balzò all’11° posto della classifica Billboard 200. Dall’album «Duke» la band estrasse tre singoli, e cioè: Turn it on Again, che nella classifica britannica arrivò all’8° posto e in quella americana al 58°, poi Duchess, che raggiunse il 46° posto in classifica britannica (negli USA non entrò in classifica) e Misunderstanding, che in classifica britannica arrivò al 42° posto e in quella americana al 14°. «Duke» ottenne il disco di platino nel Regno Unito il 03.07.1980, e negli USA l’11.03.1988.
A sostegno dell’album la band partì per un tour di 103 date in vari locali e sale, che si estese dall’Europa al Nord America, iniziando nella località britannica di Paignton il 17.03.1980, con l’ultimo concerto suonato il 30.06.1980 a Saratoga (USA). La registrazione del concerto di Londra uscì in seguito, per il trentennale dell’album, con il titolo “Genesis – Live in London: The Lyceum Tapes”.
autore: Aleš Podbrežnik
