Genesis, 50 anni di “Trespass”

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«Con “Trespass”, il loro primo disco progressive, la band ha fatto un balzo in avanti pazzesco rispetto al lavoro precedente e ha dimostrato che, nonostante la giovane età dei membri, si trattava di uno dei gruppi più maturi dell’epoca. O meglio: la musica che hanno iniziato a creare da questo disco in poi, fino a metà anni Settanta, ha segnato il loro periodo “d’oro”, quando erano praticamente inarrestabili e c’erano pochissimi gruppi in grado di competere con la cura, la complessità e l’intelligenza delle loro composizioni. Insomma, una band che già così presto, e nonostante la giovane età dei suoi membri, era anni luce avanti rispetto al proprio tempo e che ancora oggi fa discutere. Pur essendo così giovani, la loro musica suonava come se arrivasse da una leggendaria era dimenticata, antidiluviana, fatta di miti e leggende celtiche. Ed è proprio “Trespass” il primo gradino del loro cammino verso lo status di leggende della musica.

Il geniale cantante, ancora oggi incompreso dai più, e occasionale flautista Peter Gabriel su “Trespass” è diventato la figura centrale della formazione. Con le sue interpretazioni marcate dei testi e le sue esibizioni sul palco indimenticabili e originali, che comprendevano tutta una serie di costumi, è diventato l’anima del gruppo, una specie di Lennon dei Genesis, insomma, una personalità “più grande della vita”.»

La recensione completa dell’album «Trespass», scritta per RockLine nel 2006 da Peter «Dr. ProgRock», la puoi leggere QUI.

Nell’agosto del 1969 i Genesis decisero di lanciarsi nella carriera musicale professionale. I fondatori del gruppo Peter Gabriel, Tony Banks, Anthony Phillips e Mike Rutherford, insieme all’allora batterista John Silver, si separarono dal produttore Jonathan King e iniziarono a comporre brani più complessi. Questo li allontanò parecchio da quanto avevano fatto sull’album d’esordio pop «From Genesis to Revelation», uscito nel marzo di quell’anno. Il gruppo aveva messo da parte abbastanza soldi per comprare nuova attrezzatura, tra cui un nuovo basso e un organo Hammond, e si diresse allo studio Regent, dove incise alcuni demo. Tra questi anche due pezzi nuovi: “White Mountain” e “Dusk” (“Dusk” nella versione originale si chiamava «Family»). John Silver, che con la band aveva registrato quasi tutto l’album d’esordio, decise poco dopo di partire per gli Stati Uniti a studiare.

Beh, la band non è rimasta con le mani in mano e già a settembre si è unito a loro il nuovo batterista John Mayhew, con cui ha suonato i primi concerti nei club locali. Con il proprietario del jazz club Ronnie Scott’s i Genesis riuscirono a chiudere un accordo per suonare nel locale un weekend a settimana, per sei weekend di fila. A uno di quei concerti li notò anche il produttore interno della Charisma Records, John Anthony. Fu lui a convincere il capo dell’etichetta, nonché allora manager dei Van Der Graaf Generator, Tony Stratton-Smith, a metterli sotto contratto. Il gruppo voleva ampliare e scuotere il proprio stile, allontanarsi dai brani di impronta pop che avevano caratterizzato l’esordio e creare una musica che il mondo fino ad allora non conosceva. Mike Rutherford ricorda: «I nostri concerti erano piuttosto impegnativi, anche faticosi, ma erano un modo eccellente per forgiare la nostra nuova identità musicale.» Nel febbraio del 1970 il gruppo registrò per la trasmissione BBC Sessions due brani completamente nuovi, «Looking For Someone» e «Stagnation».

Dopo qualche mese di concerti, i Genesis avevano abbastanza materiale per un nuovo album. A giugno di quell’anno si sono diretti ai Trident Studios di Londra per incidere il disco. Come produttore scelsero John Anthony. I brani furono registrati con un registratore analogico a sedici piste. Anthony Phillips racconta che le registrazioni, rispetto all’esordio, erano molto più sofisticate e che John Anthony iniziava a borbottare quando qualcuno del gruppo doveva intervenire a parte e registrare le sue parti singolarmente. John Anthony ricorda: «Capitò che Mike Rutherford dovesse ascoltare un certo pezzo per diversi minuti perché non sapeva che assolo di chitarra metterci. Questo lo mandò talmente fuori giri che dopo, quando si mise al lavoro tutto nervoso, fece un sacco di errori.»

I Genesis avevano materiale per ben due album, ma erano anche consapevoli che alcune idee non erano abbastanza buone per finirci dentro. Hanno scelto il meglio. Le registrazioni sono durate un bel mese, che per quei tempi era tanto. La band ha provato un sacco di idee, le ha riarrangiate più volte e i pezzi grossi della Charisma Records pensavano che non sarebbe più uscita dallo studio e che ci si fosse proprio trasferita. Il gruppo lavorava in stretta sintonia con John Anthony ed era molto soddisfatto del risultato. Anthony, infatti, con le sue idee, la sua esperienza e un senso di raffinata attenzione, ha dato un contributo importante alla definizione degli arrangiamenti finali.

Peter Gabriel ricorda più tardi: «Cercavamo di unire musica acustica ed elettrica all’interno della stessa composizione. In quegli anni lo facevano anche altri gruppi. In questo modo volevamo ottenere atmosfere diverse dentro un brano. Quando oggi riascolto questo album mi vengono i brividi, perché so che alcune cose le avremmo potute suonare già allora a un livello molto più alto. Però già allora capivo che alcune delle cose che facevamo andavano nella direzione giusta. Ma all’epoca stavamo ancora imparando tutti.»

I brani finiti sull’album erano stati composti, in origine, ciascuno da due membri del gruppo insieme. Cioè i motivi principali e l’ossatura di base del pezzo. Di solito lavoravano in coppie separate, Gabriel – Banks e Phillips – Rutherford. Poi presentavano la composizione a tutta la band, che la sviluppava fino in fondo. Tony Banks dice: «In quel periodo facevamo parecchi concerti e potevamo verificare benissimo sul palco come funzionavano tutti i nuovi pezzi. Avevamo scritto almeno il doppio dei brani rispetto a quelli che sono finiti sull’album, e le singole versioni dei pezzi cambiavano a una velocità incredibile.»   

Mike Rutherford dice: «I brani erano già composti e arrangiati in anticipo, quindi c’erano pochissime occasioni per cambiare qualcosa mentre registravamo. Sia a livello di suono che di arrangiamenti.» La band di solito partiva dalle melodie vocali di Gabriel e aggiungeva elementi di musica classica, pop e folk, inserendo dappertutto anche motivi suonati con le chitarre acustiche a dodici corde di Rutherford e Phillips. Gli arrangiamenti con le dodici corde piacevano soprattutto a Gabriel, convinto che questo elemento desse al gruppo un suono innovativo e unico.

Il brano “Looking For Someone” lo hanno scritto insieme Gabriel e Banks. Nasce da una melodia vocale soul di Peter Gabriel, a cui il gruppo ha aggiunto elementi folk e, ovviamente, una dose di artisticità assolutamente personale, che come genere stava appena iniziando ad affermarsi e che nelle composizioni dettava lo sviluppo progressivo di strutture movimentate. La forma finale del pezzo è stata un lavoro di tutta la band. Gabriel ha poi raccontato che “Looking For Someone” è già di base abbastanza «idiosincratica (che spicca da sola, singolare) da catturare l’attenzione del pubblico nel giro di pochi secondi».

I brani “White Mountain” e “Dusk” sono nati dalla collaborazione tra Banks e Rutherford e, quando i due si sono trovati d’accordo che entrambi fossero abbastanza buoni da meritarsi un posto sull’album, li hanno presentati al gruppo. «Stagnation», che nella versione iniziale si chiamava «Movement», l’ha scritta tutto il quintetto insieme, mentre Gabriel ne ha scritto il testo solo alla fine. «Visions of Angels» era stata scritta in origine all’epoca del materiale per l’esordio «From Genesis to Revelation», ma il gruppo non l’aveva usata. I Genesis ritenevano infatti che nessuna delle versioni registrate fosse abbastanza buona, così decisero di cambiarne gli arrangiamenti e di registrarla per «Trespass» in una versione completamente nuova. L’originale di «Stagnation» si definisce attorno a un passaggio di pianoforte del 1968, scritto da Anthony Phillips. Il modo di suonare il piano di Phillips era allora ancora tecnicamente molto limitato. In combinazione con un ritornello molto diretto, il gruppo temeva che il pezzo ricordasse troppo gli approcci dei Beatles o dei Beach Boys. «Stagnation» e «Dusk» mostrano la combinazione delle chitarre a dodici corde di Phillips e Rutherford, con il supporto di Banks, che aggiungeva i motivi principali al pianoforte e in più suonava anche mellotron e organo. Di fatto, questo approccio è diventato il marchio di fabbrica degli arrangiamenti dei primi Genesis. Rutherford ha spiegato più tardi che per certe parti di «Stagnation» il gruppo aveva registrato all’inizio almeno dieci linee di chitarre acustiche, ma nel mix finale furono ridotte. Gabriel ha descritto il brano come una canzone d’avventura, senza la tipica forma “strofa/ritornello”, ma con cambi d’atmosfera di ogni genere. A un certo punto della sua evoluzione il pezzo arrivava a durare ben 13 minuti, ma in seguito alcune sezioni sono state eliminate o modificate. La parte introduttiva, invece, è rimasta com’era.

Il brano di chiusura dell’album, «The Knife», è stato scritto da Banks e Gabriel. All’inizio si chiamava «The Nice». Il nome veniva da una dedica al gruppo «The Nice», perché il modo di suonare l’organo Hammond ricordava lo stile dell’allora tastierista dei The Nice, Keith Emerson (che proprio in quello stesso anno, il 1970, aveva già co-fondato gli ELP). I Genesis erano grandi fan del suono più pesante sviluppato dai The Nice e così si sono avvicinati anche a «The Knife». Peter Gabriel ha detto che volevano creare «qualcosa di più pericoloso», che si staccasse dai loro momenti di delicatezza acustica. Gabriel aggiunge: «È stato il nostro primo picco di vibrazioni cupe, che allora stavamo scoprendo. Il pezzo, che sull’album dura solo otto minuti, dal vivo veniva eseguito in una versione molto più lunga, arrivando a poco meno di 20 minuti.»

Anthony Phillips ha detto che brani come «Everywhere is Here», «Grandma», «Little Leaf», «Going out to Get You», «Shepherd», «Moss», «Let Us Now Make Love» e «Pacidy» in studio non sono stati sviluppati ulteriormente. Anche Banks ha confermato che «Going out to Get You» era semplicemente troppo lunga per finire sull’album, e che hanno dovuto tagliare anche parti consistenti di «The Knife», che ha trovato posto sul disco in una versione finale molto accorciata. Tony Banks aggiunge anche che «Let Us Now Make Love» di Phillips i Genesis non l’hanno mai registrata in studio, perché temevano, o ritenevano, che potesse diventare un singolo di successo. Il pezzo è incluso, in versione live suonata nel febbraio del 1970, nella raccolta d’archivio «Genesis Archive 1967-1975».

Anche se le registrazioni si sono svolte in un clima rilassato, Phillips era sempre più insoddisfatto della sua posizione e del suo ruolo nel gruppo. Si allontanava sempre di più sia dalla direzione musicale in sé sia dal fatto che la band facesse tantissimi concerti, per cui ne risentiva il suo lavoro di composizione su «Stagnation». Con i Genesis non trovava più veri punti di contatto. Phillips era anche dell’opinione che troppi membri contribuissero con idee alle composizioni e che quindi fosse difficile arrivare a una decisione netta su quale idea la band dovesse sviluppare ulteriormente in un dato pezzo. Anche Mike Rutherford si era accorto del crescente disagio di Phillips già durante le registrazioni dell’album. Per questo iniziò a preoccuparsi che il gruppo si sciogliesse, se Phillips se ne fosse andato. Phillips ha dichiarato che anche esibirsi sul palco, sotto gli occhi del pubblico, gli causava ulteriore stress; secondo alcuni resoconti avrebbe deciso di lasciare per via della salute fragile, ma pare che non fosse vero. Phillips resistette ancora fino al concerto del gruppo a Hayward’s Heath, e la band, dopo una riunione a casa di Gabriel a Cobham, decise di andare avanti con la carriera.

Mentre il gruppo si separava da Phillips, ha cominciato a pensare anche a cambiare batterista. Mayhew, più esperto di anzianità, più grande d’età e dal quale ci si aspettava che, proprio grazie a più chilometri sulle spalle, fosse all’altezza del compito, non era un granché come apporto di idee nella fase di composizione. Inoltre non riusciva proprio a rilassarsi e a respirare più liberamente durante i concerti. E non riusciva a sviluppare la sicurezza richiesta. Il gruppo aveva iniziato la promozione dell’album «Trespass» già in agosto. Perciò ha organizzato in fretta delle audizioni. Si presentò Phil Collins, che fu preso come nuovo batterista. In quel periodo i Genesis cercavano anche un nuovo chitarrista e si esibivano temporaneamente solo come quartetto. A fine autunno il gruppo è apparso nel programma televisivo «Disco 2», dove ha presentato l’album «Trespass». Alla chitarra suonava allora con il gruppo Mick Barnard, che rimase con la band solo per poche settimane. Peter Gabriel ha poi detto che quell’esibizione fu un disastro totale. Tutti tranne Gabriel, infatti, suonavano in «play-back». A dicembre 1970 i Genesis fecero l’audizione a Steve Hackett, che all’inizio di gennaio 1971 venne preso come chitarrista stabile.

La copertina dell’album “Trespass” è opera di Paul Whitehead, pittore di casa della Charisma Records, che ha disegnato anche le copertine dei due album successivi dei Genesis, «Nursery Crime» e «Foxtrot». Whitehead ha creato la copertina ispirandosi alle sfumature pastorali e antiche folk-celtiche che permeano il disco. Ma ci lavorò sulla base di una tracklist che non comprendeva “The Knife”. I Genesis l’hanno aggiunta proprio in coda all’album, poco prima dell’uscita. Dato che questo brano si discostava parecchio da quanto Whitehead aveva dipinto nel quadro originale, non sorprende che si sia mostrato parecchio irritato quando i membri del gruppo si sono presentati da lui per convincerlo che serviva una modifica. Visto che non mollavano, ha preso in mano un coltello e ha tracciato con esso un taglio obliquo attraverso la tela. Il coltello è rimasto conficcato nella tela (sul retro della copertina).

L’album «Trespass» è uscito il 23. 10. 1970 per la Charisma Records. Negli Stati Uniti è uscito per l’etichetta jazz Impulse! Anche se le fonti non sono concordi, la più affidabile indica come data di uscita del singolo “The Knife” il 4. 6. 1971. Il singolo in vinile da sette pollici di “The Knife” conteneva il brano in due parti. La prima sul lato A, la seconda sul lato B. Ma con quello non sono riusciti a entrare in classifica. L’album ha venduto 6.000 copie, abbastanza per attivare una nuova fetta di pubblico musicale, che presto ha cominciato a presentarsi fedelmente ai concerti del gruppo. Anche se «Trespass» non è entrato in classifica negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, in Belgio ha raggiunto il primo posto nella classifica dei dischi più venduti, il che ha aperto al gruppo le porte dei primi concerti nel vecchio continente. Nel 1980 l’album è stato ristampato. In quell’occasione, in Gran Bretagna ha occupato per un breve periodo il 98° posto tra i dischi più venduti. Ormai la popolarità del gruppo era cresciuta concretamente.

Copertina del singolo “The Knife” con la nuova formazione del gruppo, in cui ci sono già Steve Hackett e Phil Collins, anche se non hanno suonato sull’album “Trespass”

«Trespass» è un disco eccellente, un vero classico, che segna l’inizio dei Genesis classici e progressive, e proprio perché è stato seguito da dischi di cui per molto tempo è stato tipico che ognuno fosse meglio del precedente, oggi è rimasto ingiustamente un po’ trascurato dai fan. Con questo album i Genesis hanno gettato le fondamenta della direzione musicale a cui sono rimasti fedeli e che hanno portato avanti per tutti gli anni Settanta, quando hanno registrato e pubblicato i classici immortali del progressive rock.  

Autore: Aleš Podbrežnik


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