Genesis
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Genesis
Etichetta: Virgin Records
Uscita: 1983
Voto: 3/5
Con l’album omonimo i Genesis hanno fatto una bella sorpresa. Se “Abacab” (1981), tra incoerenza musicale e qualche pezzo sotto la media, aveva deluso la maggior parte degli amanti dei Genesis progressive, “Genesis” (chiamato anche “Shapes” per via della copertina) è uno dei rari dischi del periodo “pop” della band in cui sono riusciti a sfornare un album new wave/pop rock davvero ottimo e creativo, tipicamente anni ’80, con tanto di qualche elemento di rock progressivo. Si intitola “Genesis” perché è il frutto di un lavoro collettivo: tutti i pezzi nascono dalla collaborazione tra i tre membri del gruppo. Con questo disco si sono in parte fatti perdonare dai vecchi fan, che avevano cominciato a perdere a ritmo vertiginoso da quando i loro brani avevano iniziato a girare a tappeto su tutte le radio commerciali. Anche “Genesis”, con gli hit “Mama”, “That’s All”, “Home By The Sea”, “Second Home By The Sea” e “Illegal Alien”, non ha fatto eccezione, ed è uno dei loro dischi di maggior successo. Ma con una differenza importante rispetto ad “Abacab”: suono e produzione di “Genesis” sono molto più “croccanti” e “levigati”, costruiti su arrangiamenti perlopiù a tempo medio, perfetti per le radio pop degli anni ’80. Le tastiere di Banks sono tornate un po’ più in primo piano rispetto alla batteria campionata di Collins, ed è anche per questo che il suono del disco ha più profondità. Tutto questo ha ridato all’album un tocco prog un po’ più genuino, e infatti una ventata di anni ’70 si sente soprattutto nella prima metà. E la cosa più importante: il disco è molto più coerente come insieme del suo predecessore.
L’apripista “Mama” è uno dei pezzi migliori che la band abbia fatto negli anni ’80. Pur avendo una struttura tutt’altro che commerciale, è stata il più grande hit del gruppo nel Regno Unito. Il clima è pieno di mistero e di cupezza, e perfino la voce di Collins, di solito così cordiale, a tratti suona davvero inquietante, soprattutto nel passaggio in cui la sua risata maniacale rimbomba attraverso l’effetto. Il testo parla di una prostituta e di suo figlio, l’esatto opposto delle dichiarazioni d’amore di Collins che in quel periodo stavano iniziando a cambiare il volto musicale della band, per non parlare dei testi intellettuali del loro passato. Il pezzo ha tutte le caratteristiche di un brano (neo) prog, anche se il ritmo poggia sulla drum machine di Collins. “That’s All” è uno dei migliori pezzi pop della band, con Collins che brilla vocalmente in piena luce e Rutherford che nel finale si concede pure un breve assolino. Il vertice per tutti i fan dei Genesis classici sono senza dubbio l’epica “Home By The Sea” e il suo seguito “Second Home By The Sea”, dove Tony Banks ai synth mostra perché sia sempre stato uno dei migliori tastieristi prog/pop rock. Entrambe le composizioni sono costruite su scale pentatoniche (cinque note per ottava), come buona parte della musica orientale, quindi non stupisce che l’esoterica e romantica “Home By The Sea” sia stata un grande hit in Asia al momento dell’uscita. Con questi due ottimi poemi prog-pop la band ha dimostrato di non aver mai rinnegato del tutto il proprio passato progressivo: si era solo adattata ai tempi nuovi, alla nuova tecnologia musicale e a un suono nuovo. La seconda metà del disco è un po’ più debole, ma comunque non c’è nemmeno un brutto pezzo. Con un altro hit pop, “Illegal Alien”, satira sociale sulle spalle degli immigrati messicani, dopo tanto tempo la band ha mostrato anche il suo senso dell’umorismo nero. Il pezzo è un esperimento interessante per il gruppo anche perché a un certo punto la band suona reggae e Collins canta come un cantante reggae, cioè come un “brotha”. Ascoltandolo non è difficile immaginarsi dei clandestini dell’America centrale che cantano davanti a una bottiglia di tequila. Un pezzo senza dubbio molto atipico per i Genesis, che non piacerà a chi non capisce l’umorismo inglese. “Taking It All Too Hard” è la tipica ballad leggera di Collins, con arrangiamenti di tastiera interessanti. “Just A Job To Do” è un ottimo pezzo pop con una linea ritmica splendida, un riff interessante e un’ottima voce di Collins, soprattutto nel ritornello. “Silver Rainbow” è un brano epico più breve e molto bello che, curiosamente, ricorda addirittura qualche lavoro solista di Peter Gabriel, con un ritornello epico, ottimi cori e synth. Senza dubbio uno di quei rari pezzi meno noti della band che meriterebbe più attenzione. “It’s Gonna Get Better” è una power ballad di Collins molto solida, con ottimi campioni di batteria e tastiere. Anche se ricorda parecchio le sue cose sosoliste, è un gran pezzo. Incredibile, ma il disco non ha un solo pezzo brutto.
“Genesis”, pur lontanissimo dall’essere un capolavoro, è una piacevole sorpresa per tutti gli estimatori della band che l’avevano data per spacciata dopo “Abacab”, e la prova che il gruppo era capace di fare un grande album pop rock con tanti bei pezzi, conservando al tempo stesso la propria espressione creativa e la propria anima. Tutti i fan degli album solisti di Collins, e anche chi è tormentato dalla nostalgia degli anni ’80, ne resterà di sicuro entusiasta. Chi ascoltando il disco non si farà troppi problemi con il loro passato progressivo saprà godersi il loro miglior disco pop rock.
Formazione
Phil Collins – voce, batteria, percussioni
Mike Rutherford – chitarra, basso, cori
Tony Banks – tastiere, cori
Produzione
Genesis, Hugh Padgham
Tracklist
1. Mama (7:25)
2. That’s All (4:23)
3. Home By The Sea (4:52)
4. Second Home By The Sea (6:20)
5. Illegal Alien (5:13)
6. Taking It All Too Hard (3:55)
7. Just A Job To Do (4:45)
8. Silver Raimbow (4:28)
9. It’s Gonna Get Better (6:25)
Durata dell’album: 47:46