Invisible Touch

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Genesis
Etichetta: Virgin Records
Uscita: 1986
Voto: 2.5/5

È successo proprio quello che i vecchi fan della band temevano di più. Con “Invisible Touch” i Genesis hanno ceduto definitivamente alla carriera solista di Collins, diventando il suo gruppo pop di accompagnamento. La trasformazione da una delle band più grandi e creative del progressive rock anni ’70 a superstar del pop rock anni ’80 si è compiuta del tutto con “Invisible Touch”. I vecchi fan, che fino a questo disco erano riusciti più o meno a restare fedeli al gruppo, nonostante tutte le sue scivolate commerciali, all’uscita di questo disco hanno alzato bandiera bianca una volta per tutte. “Invisible Touch” è il disco di maggior successo commerciale dei Genesis, pieno di hit, un po’ per merito della carriera solista di Collins, che proprio allora era al suo apice, un po’ per la promozione martellante sulle radio e nei programmi musicali come il neonato MTV di allora. Anche se hanno provato a far contenti sia i nuovi fan (pop) sia i vecchi fan (prog), ci sono riusciti solo con i primi. Era più che evidente, infatti, che a livello di creatività musicale la band fosse ormai solo una pallida ombra di se stessa e che con certi pezzi si stesse letteralmente rendendo ridicola. Ascoltando l’album bisogna quindi mettere da parte tutto quello che questa band aveva creato o rappresentato prima e prenderlo per quello che è: un prodotto del suo tempo o, se questo non aiuta, un album solista di Collins.

Nel disco prevalgono così soprattutto brani basati su un ritmo semplice, spesso programmato, di batteria e su sintetizzatori new wave, che per struttura sono più che evidentemente pensati per essere trasmessi dalle radio commerciali. La title track d’apertura, all’uscita, fu un hit pazzesco. Per carità, è un buon pezzo pop rock, ma il fan medio della band se ne stufa già dopo tre ascolti. Soprattutto ti si pianta in testa un ritmo da ballo fin troppo evidente. ”Tonight, Tonight, Tonight” è una creatura molto migliore e più lunga, con sinth programmati e alcune parti in cui provano a essere progressive, ma suona comunque come un tentativo non troppo riuscito di mescolare pop e progressive rock. L’unico pezzo pop, ovvero hit, del disco di cui la band possa andare fiera è “Land Of Confusion”, che ha una nota provocatoria ed è allo stesso tempo un’ottima satira delle tensioni sociali dell’epoca della guerra fredda. Qui si sentono tutti e tre i musicisti perfettamente affiatati, nonostante la struttura semplice del brano. Più della struttura, però, piace il testo, una parodia straordinaria della guerra fredda e il manifesto contro la guerra della band. In molti, ascoltandola, si ricorderanno di quel video indimenticabile con i pupazzi grotteschi e Ronald Reagan nel ruolo del protagonista, che alla fine preme il pulsante rosso e manda tutto a rotoli. Uno dei pochi lampi del disco con cui sono riusciti a dimostrare che tutta l’intelligenza non è finita per forza nel brodo sentimentale di Collins. Ma subito ci riportano con i piedi per terra con “In To Deep”, la tipica ballatona zuccherosa di Collins, a cui al microfono potrebbe unirsi anche Mariah Carey o qualche altra diva di plastica da MTV, e che trabocca di glucosio. “Anything She Does” non è molto meglio, anche se ha un ritmo di batteria interessante . Ma si tratta pur sempre di un altro “confettino” pop di Collins su cui si potrebbe ballare. Dov’è finita, in tutto questo, l’intelligenza della band? La situazione migliora all’improvviso con l’epopea prog-pop da guerra fredda di oltre 10 minuti “Domino Pt. 1 – In The Glow Of The Night/Pt. 2 – The Last Domino”, che è sì un tentativo più che evidente di accontentare i vecchi fan del gruppo, ma gli è comunque riuscito di creare una composizione di gusto, che è di gran lunga il miglior brano dell’album. Soprattutto grazie ai sinth esoterici di Banks, alla buona linea ritmica e a una parte centrale drammatica, in cui riaffiora un po’ di quella magia del passato che nel disco si sente tanto la mancanza. La qualità dell’album ricala con un’altra ballata di Collins, “Throwing It All Away”, che almeno è più o meno sopportabile e ha dei buoni cori. Poi arriva la chiusura strumentale, molto solida, “The Brazilian”, costruita su sinth programmati e ritmi campionati, che creano perfino una lieve sfumatura etno. Proprio alla fine del brano si sente persino un timido assolo di Rutherford. Lontano anni luce da un capolavoro prog, ma comunque una chiusura almeno dignitosa per l’album. Eppure, dopo l’ascolto resta comunque un groppo zuccheroso, perché l’influenza solista di Collins è semplicemente troppo forte.

“Invisible Touch” è un perfetto album pop rock con i due già citati lampi prog, e un ottimo album pop degli anni ’80, ma niente di più. D’altra parte è triste vedere come la band leggendaria, in questo disco, abbia venduto quasi del tutto la propria espressione creativa al successo commerciale, mettendosi al servizio della carriera solista di Collins. Se nei precedenti album degli anni ’80 gli si era in parte perdonata la commercializzazione del sound, perché in qualche modo erano comunque riusciti a conservare la propria anima e a unire con successo i loro elementi riconoscibili alle nuove sfide musicali di quel periodo, “Invisible Touch” lascia la sgradevole sensazione che la band abbia ceduto definitivamente alle pressioni della popolarità del cantante/batterista. Se fosse un album solista di Collins, sarebbe di sicuro uno dei suoi migliori. Per i Genesis, invece, nonostante sia il più venduto, dal punto di vista creativo e artistico è uno dei più poveri. “Invisible Touch” è quindi interessante solo per i fan della carriera solista di Collins, per gli amanti del pop rock anni ’80 e per tutti quei fan della band che devono per forza completare la collezione con tutti i loro album e che dopo tanti anni sono pronti a perdonargli parecchio.

Formazione

Phil Collins – voce, batteria, percussioni, cori
Mike Rutherford – chitarra, basso, cori
Tony Banks – tastiere, sinth bass, cori

Produzione

Genesis, Hugh Padgham

Tracklist

1. Invisible Touch (3:27)
2. Tonight, Tonight, Tonight (8:50)
3. Land Of Confusion (4:44)
4. In Too Deep (4:57)
5. Anything She Does (4:06)
6. Domino (10:41)
parte 1 – In The Glow Of The Night
parte 2 – The Last Domino
7. Throwing It All Away (3:48)
8. The Brazilian (5:04)

Durata dell’album: 45:37

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