GHB (Grega Habič Band): Vrane

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Etichetta: Nostromo Records
Data di uscita: 1° luglio 2020
Produzione: Grega Habič
Durata dell’album: 37.48 min
Genere: Art Rock
Voto: 9.5/10


Grega Habič non ha bisogno di presentazioni. Parliamo di uno dei chitarristi più sfaccettati e musicalmente completi di tutta la Slovenia, uno che con le sue doti può sfidare senza troppi problemi anche le più grandi icone della sacra bibbia a sei corde. Da Paul Gilbert a Steve Vai e tutto quello che c’è nel mezzo. Basta così. Soprattutto se pensi che Grega viene da Jesenice e non da Los Angeles. Assi del genere, in Slovenia, non se ne fanno (più), oppure hanno già da un pezzo gettato la spugna e se ne sono andati in «bancarotta». Ma Grega non molla. Continua a creare e a registrare. Registra da solo. In modo indipendente e totalmente libero.

Negli ultimi anni Grega Habič punta sempre di più a catturare in studio anche la magia del palco. Questo vuol dire che i suoi album, storicamente firmati da una regia «one man», flirtano in modo sempre più sfacciato con elementi di lavoro collettivo. «Vrane» si spinge in questa direzione più decisamente di qualsiasi altro disco della sua carriera, ma Grega non lo fa mai in modo radicale: l’album conserva una bella sacca di acrobazie strumentali riconoscibili, quelle che hanno già segnato le sue imprese in studio del passato.

Con «Vrane» Grega ha spalancato un bel po’ di porte verso spunti evolutivi di vario genere, e anche a cavallo tra i generi. Nelle composizioni entrano infatti sfide artistiche che ammiccano in modo cristallino a pop, R & B, soul, funk, blues e perfino allo chanson da cabaret. Che Grega si stesse muovendo verso nuovi territori artistici lo lasciava intuire già il singolo in serbo-croato uscito l’anno scorso, «Ljubav nije stih», con Blažka Udir alla voce, che aveva già collaborato con Grega all’album «Songs Of Breathing Freely» (brano «Breathing Freely») del 2018. Per il pezzo la band ha girato anche un videoclip davvero spassoso.

Nel periodo prima di registrare «Vrane», Grega è riuscito a coinvolgere l’ottima cantante Nina Bauman, che non per caso fa da prima voce nella che è probabilmente la miglior formazione art pop rock di tutta la Slovenia, i Panda, dove entrano solo i migliori. Stavolta Grega ha lasciato il basso interamente a Klemen Gasar. Gasar è uno di quei «cavalieri biblici del rock ‘n’ roll» che hanno visto e sopravvissuto a tutte le ere del rock e del metal sloveni. Come membro dei Game Over ha contribuito anche a uno dei primi dischi thrash metal della Slovenia («Tilt», 1990). Stavolta Gasar è onnipresente nell’album, ha carta bianca e quindi si scatena di brutto, il che dà ai pezzi un tocco speciale. Perché Gasar è un bassista a modo suo. Con qualche ospite, nomi noti di vecchie collaborazioni con Grega Habič, abbiamo dunque sistemato la parte organica dell’album. Quella programmata tocca invece alle batterie, ancora una volta cliccate col mouse (Grega di solito usava QBase). Purtroppo dietro al tipo non c’è un’etichetta come la Nika, per dire, che sta dietro ai Siddharta, quindi il nostro genio di Jesenice è condannato a un approccio D.I.Y. a basso budget.

Grega ha bilanciato «Vrane» con grande abilità. Lo apre e lo chiude in strumentale, mentre la parte centrale è carica di brani cantati, «spaccati» a metà dallo strumentale Krivine. Nina è una cantante dai talenti insospettabili e dal mordente fuori dal comune, con una sensualità soul e R & B fenomenale e interiorizzata, capace di essere violentemente passionale ma anche raffinata e dolce. La sua voce si è dunque ritrovata in un ambiente musicale che flirta volentieri e spesso con un raccolto più abbondante di decibel di natura distorta. Questo non riduce affatto la portata espressiva della voce, anzi la intensifica, il che significa che la cantante si è fusa alla grande con il carisma degli arrangiamenti e delle composizioni di Habič, che mantengono sempre almeno un pizzico di oscurità. 

«Nad nama» sembra fatta dalla band con un «gatto pesante» (leggi: i postumi) dopo una settimana di bevute a un matrimonio nel mezzo della Serbia meridionale. È pervasa da un arrangiamento leggero e da una malinconia che si taglia col coltello.  Eppure questo ammiccamento alla melodia «meridionale», sotto la regia di Grega e con l’approccio vocale di Nina, acquista una specificità artistica spiccata che, nella sintesi di tutti gli ingredienti, raggiunge una misura di eclettismo notevole. Dopo il catalizzatore strumentale iniziale Trnje, irto e sorretto dal rimbombo spaventoso del doppio pedale, arriva un passaggio introduttivo raffinato, decorato da passeggiate tra gli armonici, che sfocia nella «canzonetta» hard rock/heavy metal appuntita «Roke, duša in srce», la quale porta subito l’ascoltatore al punto: una combinazione incendiaria e teatrale di «bella e bestia». Un pezzo d’impatto e musicalmente vorace, gonfiato in modo bombastico anche dagli elementi sinfonici che rafforzano lo sviluppo da dramma teatrale.

Cosa rende il modo di suonare di Grega così speciale? Spesso le successioni tonali poggiano su accordi jazz, che siamo abituati a sentire affilati in chiave metal in fase di produzione. Questa posa art dialoga in modo incredibilmente pacifico con le incursioni in una dose generosa di musicalità tematica, oppure, dall’altra parte, assorbe con efficacia la sfida di cimentarsi in altri territori di genere. In Habič tutto questo scorre semplicemente da solo, ed è la garanzia dell’eclettismo artistico autoctono che la sua musica si porta addosso.

In effetti Grega con questo album ha sorpreso parecchio, perché ha sfoderato una sacca eccezionale di soluzioni chitarristiche sofisticate che nei lavori in studio precedenti si potevano intravedere, ma solo a pizzichi. Ora questa portata l’ha allargata a livello stilistico. Dopo aver già «sviscerato» sopra il brano «Nad nama», nella seconda metà dell’album ci imbattiamo in una sequenza di tre pezzi dai colori più morbidi, che richiedono finezza e dolcezza. In parole povere mettono il «feeling» davanti alle «seghe mentali», che per Grega era la sfida artistica di base all’avvio della lavorazione di questo disco. Nella splendida «Cinična» l’assolo interiorizza perfino un po’ della sensibilità filigranata di Lukather nel piegare e distribuire le note (passaggio mid-eight). Segue la mistica «Plima», che sembra un «demo scritto a metà» di Matej Brodar. Nella strofa la chitarra colora il pezzo in modo più timido, mentre il peso portante ricade sul funk fortemente cinetico del basso di Gasar e sul contrasto della delicatezza di Nina; poi, dopo il ritornello, nel brano si insinua un ponte di passaggio fenomenale, suonato alla chitarra acustica in un bagliore di neoclassicismo, che dona al pezzo un carattere artistico tutto suo. Vista la fusione sofisticata degli elementi della composizione, questo brano dolce e struggente è uno dei più piacevoli dell’album. La maggiore dose di prevedibilità la porta il motivo del ritornello di «Upam da veš», che sulla mappa storica della canzonetta slovena era già stato usato. Ovviamente in un altro contesto. In un’altra storia, questo pezzo avrebbero potuto usarlo nei propri arrangiamenti anche i Panda.

Grega non sarebbe Grega se per il finale non si fosse tenuto da parte due burrascosi pezzi strumentali progressive metal, o meglio ancora art jazz metal. Entrambi cupi. Soprattutto Pussy, dove Grega mostra il suo lato da monello, alle prese con una serie di enigmi irrisolvibili legati a quel miracolo chiamato donna (seguite i sospiri d’estasi campionati), e il brano strumentale è suonato in un alone di sperimentazione che, a tratti, richiama vagamente i trucchetti di Steve Vai nella fase dell’album «Sex & Religion». Ad Infinitum è l’audace assalto strumentale prog metal che chiude il disco, e Grega, in una rassegna di vertiginosa giostra di «perversioni chitarristiche», per salutarci si fa ancora una volta esplodere in fattori primi. Nello stile dei più grandi assi mondiali dello «shred» chitarristico. Quello che più affascina in tutto questo è la sottile linea invisibile e sfumata che Grega salta con tanta brillantezza tra motivi dalle figure jazz e un risultato musicale incredibile. 

Stavolta però i brani vocali hanno almeno la stessa forza espressiva e la stessa portata di quelli strumentali. Anzi di più. All’ascolto sono addirittura più interessanti, perché sono dettagliati con più audacia. Quando ascolti Grega Habič, in questi brani, dove ha dovuto impegnarsi in modo particolare in un adattamento sofisticato, trovi un mucchio di ornamenti chitarristici «morbidi» che in passato di solito non usava. Ed è proprio questo a rendere ancora più attraente un prodotto che, per il resto, è audace in tutto e ottimo.

Insomma. «Vrane» lascia intuire una potenziale, graduale transizione stilistica di Grega Habič. Oppure no. In ogni caso apre una nuova sfera di possibili spunti per le direzioni future della sua maturazione artistica. Sarà interessante vedere quali sceglierà e dove lo porteranno. Perché l’obiettivo principale di «Vrane» è centrato. Grega non ha sacrificato nemmeno un briciolo della sua inconfondibile identità artistica. Ha semmai ampliato la tavolozza del suo genio chitarristico con nuove pennellate e idee, riuscendo a integrare con successo nel proprio stile un ammiccamento alla nomenclatura dei generi che finora aveva sempre evitato. La fusione è riuscita e il «paziente» ha mantenuto tutta la natura eclettica dell’unica retorica musicale che solo la mente creativa di Habič sa portare. Evidentemente «Vrane» è, per i Grega Habič Band, l’inizio di una nuova strada artistica. E i primi passi misurati su questa strada sono più che entusiasmanti.

Autore: Aleš Podbrežnik

Tracklist:
1. Trnje
2. Roke, duša in srce
3. Nad nama
4. Vrane
5. Krivine
6. Cinična
7. Plima
8. Upam, da veš
9. Pussy
10. Ad Infinitum

Formazione:
Grega Habič – chitarra, tastiere, batteria
Klemen Gasar – basso
Nina Bauman – voce

Musicisti ospiti:
Jovan Jovanović – basso nel brano n. 7
Robert Humar – tastiere nel brano n. 6
Mitja Svetina – chitarra nel brano n. 3
Blaž Soklič – batteria nel brano n. 9


Grega Habič Band – Nad nama (audio ufficiale)
Grega Habič Band – Trnje (strumentale, audio ufficiale)
Grega Habič – Vrane (audio ufficiale)
Grega Habič Band – “Vrane” (copertina)
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