Jubileum Quartet: A Uiš?

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Etichetta: Not Two Records
Data di uscita: 15. 5. 2020
Registrazione: Borut Čelik
Mix e mastering: Iztok Zupan
Durata dell’album: 45.02 min
Genere: Freejazz / Avantgarde
Voto: 9.5/10
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Quest’anno è uscito un bellissimo documento live, nato per ricordare un concerto della 23ª edizione del Cerkno Jazz festival. Il 18 maggio 2018, infatti, nel programma della seconda giornata di questo celebre «rifugio» di tutti i veri buongustai della musica sono finiti anche loro: Jubileum Quartet. Come suggerisce il nome, si tratta di quattro musicisti. Riuniti per un giubileo. E non per uno qualunque. Quattro entità che, in lunghe carriere dedicate alla musica, hanno lasciato un segno indelebile nella retorica avanguardistica del free jazz.

Stiamo parlando della contrabbassista Joëlle Léandre, del sassofonista tenore Evan Parker, del pianista Agustí Fernández e del batterista e percussionista Zlatko Kaučič. Con l’esibizione a Cerkno il quartetto ha colto una rara occasione per far combaciare le agende, di solito piene zeppe, che scandiscono la quotidianità creativa dei membri di questa squadra spettacolare, e allo stesso tempo ha dedicato il concerto a Zlatko Kaučič, per celebrare i primi 40 anni della sua attività e del suo percorso musicale.  

All’inizio il quartetto doveva salire sul palco nel programma della seconda giornata del festival, come secondo in scaletta, ma è successo che i giapponesi Kaze sono arrivati sul posto con un bel po’ di ritardo. Così l’organizzatore del festival, che in quel momento era già quasi con un piede all’aeroporto di Vienna, dove doveva correre a tutta velocità per recuperare la formazione giapponese, ha mandato ad aprire la serata di concerti della seconda giornata proprio i Jubileum Quartet, per tenere occupato, con una robusta razione di 45 minuti di pittoresche avventure freejazz, il pubblico sempre composto e attento che al Cerkno Jazz festival non manca mai.

Un solo brano, pieno di grinta ma sempre stuzzicante nella sua indole esplorativa, che ha spinto il quartetto lungo un manifesto di tre quarti d’ora di performance live unica. Come ci si aspettava. Visto l’approccio dei quattro musicisti in questi incontri occasionali, in fondo del tutto logico. All’epoca, quando il quartetto è salito sul palco, non aveva nemmeno un nome, perciò si è esibito sotto una denominazione composta dai cognomi di tutti e quattro, cosa che nel freejazz non è affatto rara. Il brano «A uiš?» è un’idea azzeccatissima già nel titolo. Un terrestre anglofono se lo «adotta» subito, e nel dialetto di Cerkno ancora di più, il che conferma la dimensione internazionale del quartetto.

Il quartetto è salito sul palco con un piano esecutivo elementarissimo, chiaro nelle fondamenta a tutti e quattro i musicisti, forti di un’esperienza straordinariamente ricca. È una bussola d’orientamento leggera, fatta di percezione momentanea e contemplativa da parte di tutti e quattro i creatori di questo album, in modo che l’uno apra all’altro la strada libera e libertaria verso le coordinate delle distese sfrenate della cinetica freejazz, il che garantiva una manifestazione brillante dei talenti e dei geni della quaterna. Senza ostacoli che soffochino le virtù espressive dei singoli jazzisti. La logica della leggerezza esecutiva, con manovre birichine nei territori dell’avanguardia, lascia a bocca aperta. Léandre include in abbondanza anche il lavoro d’arco, Zlatko ha pensato a integrare un mucchio di oggetti di scena, che rendono lo sfondo sonoro ancora più pieno e variegato, e (come da tradizione) sfrutta di nuovo tutto il corpo dei tamburi, ampliando la portata delle follie percussive con una sfacciataggine piena di maestria. Gli interventi di Fernández a tratti mostrano il background classico del musicista e, in fondo, il suo nucleo costante: la fusione di elementi di musica classica con l’avventurismo freejazz. In questo frizzante puzzle dinamico di sodalizio freejazz, il leggendario Evan Parker, che all’epoca del concerto aveva 74 anni, mette il suo sax tenore, un vero e proprio prolungamento «sonoro e mitologico» del carattere espressivo della quaterna. Il quartetto ha potuto «lanciarsi» a tratti nell’azione con tutta la sua forza, e lascia di stucco quanto spazio sonoro e ritmico copra Zlatko Kaučič con le sue doti di batterista, tanto che sembra avere otto tentacoli invece di un semplice paio di braccia. In questi momenti di fitto intreccio sonoro, che nella leggerezza delle strutture freejazz è proprio Zlatko a tenere insieme, questo pittoresco «serpente» freejazz sviluppa un cumulo atmosferico dopo l’altro, fino al crescendo finale in chiusura di concerto, che si conclude con un colpo violento di Kaučič sul suo set di batteria.

L’atonalità e l’opposizione diametrale degli intrecci percettivi, con quel navigare libertario di figure improvvisate tra i quattro, raggiungono una «mantra» tutta loro, che ti porta in uno stato mentale speciale, oltre la realtà. In un pittoresco mondo parallelo che, con le sue insolite prese di audacia avanguardistica, entusiasma mentre il disco gira e a metà maggio 2018 ha entusiasmato i presenti al festival, che hanno sommerso l’esibizione del gruppo di salve di ovazioni senza fine. Però non è tutto negli esplosioni. Nel brano ci sono parecchi momenti del tutto pacati, suonati in modo da spegnersi di giro in giro, fino al punto in cui sfiorano quasi il silenzio. Questo bellissimo silenzio non lo rompe nemmeno il pubblico, che anche in momenti così resta cautamente attento.

Come dicevamo. Un altro splendido documento nella serie infinita di imprese jazz di Zlatko Kaučič. Stavolta circondato dalla grandezza raffinata di tre musicisti leggendari, e non c’è nemmeno bisogno di controllare. Ti basta leggere la compagnia di nomi sulla copertina dell’album. Il resto lo fa la magia di questo meraviglioso manifesto freejazz, che, vista la situazione mondiale attuale, funziona ancora più nostalgico e grazie al quale documenti live di questo tipo acquistano un valore artistico inestimabile e incommensurabile.

Autore: Aleš Podbrežnik

Tracklist:
1. A Uiš?

Formazione:
Joëlle Léandre – contrabbasso
Evan Parker – sax tenore
Agustí Fernández – pianoforte
Zlatko Kaučič – batteria, oggetti


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