Ghost Reveries

0 8

Artista: Opeth
Etichetta: Roadrunner Records
Uscita: 2005

Gli Opeth sono una band svedese di progressive melodic death metal in giro dai primi anni Novanta, ma una definizione così racchiude solo una parte di quello che gli Opeth offrono: i ragazzi mescolano al metal anche jazz, blues e un sacco di prog rock, che ricorda le band prog rock degli anni 70, e secondo me qui il paragone con i Pink Floyd ci sta tutto. Alla fine vorrei citare ancora un elemento degli Opeth che molti non notano nemmeno e che raramente sta in primo piano, quello che io chiamerei “latino groove”, merito del bassista Mendez e soprattutto dell’ormai ex batterista Lopez, che vengono dal Sud America.

Anche con questo album gli Opeth restano ben saldi al loro concept di creazione musicale. I pezzi vanno da poco meno di quattro minuti a ben dieci, e come sempre con gli Opeth si trovano brani più dolci e, ovviamente, altri più duri e veloci.

L’opener Ghost of Perdition riassume bene tutto l’album: nei suoi dieci minuti e rotti si mescolano un suono di chitarra pesante e la doppia cassa alla batteria con l’ottimo growl profondo e aggressivo di Akerfeldt, che poi passa a delicate voci pulite, a cui si uniscono anche le chitarre acustiche, melodie tranquille alle tastiere e il tempo si calma. Dei due pezzi successivi si può dire che seguano un concept simile, che però cambia completamente con il quarto brano, Atonement. L’intera canzone ha un’atmosfera pacata e sognante, che le voci pulite di Akerfeldt, già citate, completano alla grande; con Atonement si potrebbero tracciare dei paralleli con Hours of Wealth e Isolation Years, il pezzo che Akerfeldt ha scritto per ultimo e che si stacca dagli altri, perché l’album era nato come concept album, ma Akerfeldt ha deciso di aggiungere anche questo brano, che non c’entra con gli altri e sta in piedi da solo; in pratica si potrebbe dire che Isolation Years “rovina” l’immagine concettuale che l’album aveva in origine.. Poi arrivano il quinto brano Reverie / Harlequin Forest e The Grand Conjuration, di cui hanno girato anche un videoclip e che per me è il pezzo più “death metal” di tutto l’album.

I testi si discostano un po’ da quello che gli Opeth facevano nei dischi precedenti, visto che parlano di Satana, demoni e così via, il che è un cambio rispetto ai temi di natura ed emozioni che prima erano più presenti negli Opeth. Però restano testi ottimi, che in fondo parlano di tutto tranne che di demoni, quando te ne butti giù qualcuno di troppo.

Per quanto riguarda l’album dal punto di vista puramente tecnico, secondo me un elogio speciale se lo meritano Martin Mendez, il cui basso in questo disco emerge decisamente più che mai, e il nuovo membro della band Per Wiberg, verso cui all’inizio ero scettico, ma dopo qualche ascolto dell’album penso che abbia fatto un lavoro eccellente. Gli altri membri mantengono la loro solita qualità anche qui e un applauso lo darei anche a loro. Anche la produzione dell’album, che inizialmente volevano registrare negli USA, in Texas, e poi invece è stato registrato in Svezia, è come sempre con gli Opeth su livelli altissimi.

Oltre alla prima edizione dell’album, gli Opeth hanno offerto ai fan anche un’edizione bonus, con un nono brano, una cover dei Deep Purple, Soldier of Fortune, che secondo me è persino meglio dell’originale, eheh. Hanno aggiunto anche un DVD su come sono andate le registrazioni dell’album, con interviste ai membri della band, e un altro video, parlo del videoclip di The Grand Conjuration. L’edizione bonus la consiglierei solo ai fan più sfegatati del gruppo, a quelli a cui interessa davvero il dietro le quinte delle registrazioni, che vogliono saperne di più sui membri della band e sul loro modo di vedere la musica che fanno, sul futuro del gruppo e via dicendo, perché per il prezzo che ha secondo me non vale quello che offre.

Tirando le somme, con questo album gli Opeth hanno (di nuovo) dimostrato che oggi nel metal in pochi riescono a stargli dietro e che mantengono la loro qualità anche dopo più di 15 anni di attività e otto album. Consiglierei questo disco anche a chi gli Opeth (ancora) non li conosce, perché racchiude bene tutto ciò che in questi anni gli ha fatto costruire il loro nome, visto che il gruppo ha conquistato ascoltatori poco alla volta e non ha mai avuto un exploit da un giorno all’altro come certe band. Con questo accenno anche a una leggera ripetitività della band, perché non ci ha preparato qualcosa di davvero nuovo di zecca e in parte si tratta di rielaborazioni di pezzi più vecchi, per cui questo album non è proprio senza difetti e non gli darei il voto più alto in assoluto, ma questa è solo una mia nota personale. Secondo me con questo album gli Opeth faranno breccia in chi ancora non li conosce e allo stesso tempo non lasceranno freddi i vecchi fan.

Formazione

Mikael Åkerfeldt – voce, chitarra
Per Wiberg – tastiere, cori
Peter Lindgren – chitarra
Martin Mendez – basso
Martin Lopez – batteria, percussioni

Produzione

Opeth & Jens Bogren

Tracklist

1. Ghost of Perdition (10:29)
2. The Baying of the Hounds (10:41)
3. Beneath the Mire (7:57)
4. Atonement (6:28)
5. Reverie / Harlequin Forest (11:39)
6. Hours of Wealth (5:20)
7. The Grand Conjuration (10:21)
8. Isolation Years (3:51)
9. Soldier Of Fortune*

Durata dell’album: 66:46

*…. bonus track (edizione limitata 2006)

BONUS DVD (edizione limitata 2006):
1. Beyond Ghost Reveries
2. Ghost Reveries
3. Grand Conjuration

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie