Wheels Of Fire

0 7

Artista: Cream
Etichetta: Polydor Records
Uscita: 1968

Wheels Of Fire è il terzo album dei Cream, e per molti versi anche l’ultimo. Diviso in due parti, la prima in studio e la seconda registrata dal vivo a San Francisco, presenta la band con un volto diverso da quello a cui eravamo abituati finora. Alla produzione c’è di nuovo Felix Pappalardi, ma stavolta a farla da padrone è soprattutto il contributo, il più consistente fin qui, del duo Jack Bruce – Pete Brown, con quest’ultimo responsabile soprattutto di testi spesso “scemi”, ma comunque divertenti. Nelle vesti di autore (forse anche un po’ troppe volte) si fa avanti Ginger Baker con le sue creazioni altrettanto buffe, mentre l’influenza di Clapton, almeno nella prima parte del disco, è palesemente troppo poca. Il tutto è probabilmente il frutto delle prime tensioni che all’epoca iniziavano piano piano a incrinare i Cream.

Wheels Of Fire è in sostanza una tavolozza interessante di stili musicali, spesso mescolati con jazz e pop progressivo anni ’60, e non mancano nemmeno pezzi “sconclusionati” il cui vero senso una persona normale fatica a capire. Di psichedelia, a parte l’iniziale White Room, quasi non c’è traccia. Proprio questo brano, la cui strofa ricorda parecchio Tales Of Brave Ulysses, è considerato uno dei traguardi più grandi del trio. Pappalardi, che oltre ai suoi soliti compiti accompagna l’intro con la viola, insieme al tipico assolo wah di Clapton qui tira fuori un’altra creazione fenomenale. In totale contrasto con questo classico eterno dei Cream c’è la prima delle “perle” di Baker, Passing The Time, roba davvero strana, con Ginger nei panni del cantante (!), dove i salti da un’atmosfera trasognata a un ballo completamente sfrenato di basso e batteria creano un quadro di caos totale. Accanto a questa possiamo piazzare senza troppi problemi Pressed Rat And Warthog, un altro miracolo di Baker, il cui “testo”, di cui non si vergognerebbe nemmeno uno sketch dei Monty Python, Baker recita per intero. Una burla, no? Eppure il pezzo suona davvero malato. Cosa che non vale per la splendida Those Were The Days, ancora una volta uscita dalla cucina di Baker, che risveglia sentimenti nostalgici. Il pezzo è semplicemente ottimo, e il merito va ai fenomenali Bruce e Clapton. Il loro momento solista, che in pratica è una specie di jam, va citato come uno dei momenti migliori degli album dei Cream in assoluto. Pazzesco!! È difficile credere che sia la stessa persona a firmare tutti e tre i brani citati. Sulla stessa lunghezza d’onda naviga anche Deserted Cities Of The Heart, brano dinamico, anch’esso uscito dalla penna del duo già tanto nominato Bruce – Brown. Con questi due pezzi, che testimoniano bene la loro versatilità, i Cream qui sono decisamente all’apice delle loro forze creative. Nella categoria dei “meno digeribili” rientra As You Said. Si tratta di un pezzo acustico, dove il fedele compagno Ginger Baker ci annoia un po’ con l’high hat. Anche Bruce, con la sua voce inconfondibile che ha segnato così tanto la maggior parte dei brani dei Cream, qui sembra spaesato.

È ora di tornare piano piano al blues, dove l’ascoltatore non può proprio ignorare due cover fantastiche. Sitting On Top Of The World è un vecchio classico blues di Chester Burnett, rifinito alla perfezione con il basso ruvido di Jack, sopra al quale passeggia continuamente la chitarra “piagnucolosa” tipica di Clapton. E se già un’interpretazione così di leggendari pezzi blues mozza il fiato, cosa si può dire della Born Under A Bad Sign di King, che esplode di energia. In entrambi i casi il merito va soprattutto a Jack Bruce, la cui voce è davvero insuperabile. Come in Politician, un blues movimentato con il testo divertente e malizioso di Brown, dove Bruce regna di nuovo sovrano.

La seconda metà di Wheels Of Fire ci presenta quattro registrazioni dal vivo, che ancora oggi restano un bel documento della potenza che il trio sprigionava così alla perfezione sul palco. Lunghe improvvisazioni, dinamica incredibile e virtuosismo di un terzetto che all’epoca non aveva rivali sono ben catturati in questo poker di blues rock. Semplice e brillante, come Crossroads di Robert Johnson, sicuramente la miglior versione che il mondo della musica abbia mai sentito. Clapton stavolta si scatena del tutto, e i suoi assoli creano un vortice di follia in cui Jack e Ginger vengono risucchiati senza alcuna resistenza. ANORMALE!! Un altro dei vertici è Spoonful, nella versione più grezza che ti capiterà mai di sentire. Un’epica cavalcata di quasi diciassette minuti, dove ciascuno dei tre naviga nel proprio mondo improvvisato a modo suo. Come è normale nelle band dove ognuno dei membri è a modo suo la “faccia” principale, anche i Cream ci offrono pezzi “spotlight”, stavolta per Jack Bruce e Ginger Baker. Nel primo caso Bruce ci diverte con un lungo assolo di armonica a bocca che alla fine confluisce nella Toad di Ginger, in cui quest’ultimo, come se gareggiasse con gli altri due, ci regala un lungo assolo di batteria. Un finale ottimo per questo album stilisticamente vario, che ci ha accompagnato così bene in questo folle mondo cremoso.

Formazione

Eric Clapton: chitarra/voce
Jack Bruce: basso/voce
Ginger Baker: batteria/voce

Produzione

Felix Pappalardi

Tracklist

Disco 1.

1.White Room
2.Sitting On Top Of The World
3.Passing Time
4.As You Said
5.Pressed Rat And Warthog
6.Politician
7.Those Were The Days
8.Born Under A Bad Sign
9.Deserted Cities Of The Heart

Disco 2.

1.Crossroads
2.Spoonful
3.Traintime
4.Toad

Durata dell’album: 80.50

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