Gish
Autore: Sandi Sadar Šoba
Artista: Smashing Pumpkins, The
Etichetta: Caroline Records
Uscita: 1991
Si potrebbe dire che qualunque cosa tocchino gli Smashing Pumpkins si trasformi in oro, o almeno prenda qualche sfumatura di platino. Vale anche per Gish, che appena uscito è arrivato al 195° posto della classifica americana, e a maggio 2005 il contatore delle vendite di questo esordio si è fermato a 1,1 milioni di copie vendute.
Un paio di mesi prima dell’esordio di un’altra band che ha segnato i Novanta, il Bleach dei Nirvana, usciva anche il debutto della formazione di Chicago, gli Smashing Pumpkins: Gish. Il disco prende il nome da una star del cinema muto, Lillian Gish. Le registrazioni sono iniziate a dicembre 1990 e, agli Smart Studios nel Wisconsin, si sono trascinate fino a marzo 1991. Della produzione si è occupato in gran parte Butch Vig, produttore e batterista dei Garbage. Già durante le registrazioni era chiaro che non c’era da aspettarsi un’imitazione degli approcci punk che avevano plasmato e scolpito il suono dei grungers di Seattle, perché Billy sognava lo sfarzo e il kitsch dell’arena rock, dentro cui si potessero intessere le incisioni dei riff metal e l’epicità dell’art rock, aggiunte a livello strutturale per rafforzare le note confessionali delle sue dichiarazioni. Anche se, a rigirarsi i testi tra le mani, la magia si dissolve facilmente, lo stile di scrittura di Corgan poggiava sul misticismo, su motivi quasi eterei e su un forte senso di malinconia. Gli impulsi sono così particolari da trascendere l’angustia delle pure confessioni personali in un modo che sfiora l’incomprensibilità, mentre il senso delle immagini si coglie d’intuito. Quasi come seguire i fili tematici dei Led Zeppelin, una delle fonti d’ispirazione principali per il giovane Billy. Le chitarre sono sbavate alla Pixies, ma hanno più impatto dei principali alfieri del suono anni Novanta, Nirvana e Pearl Jam. La musica riesce a respirare in modo meno invadente, ma comunque con un imperativo impossibile da ignorare. Gli arrangiamenti sono sempre stati il suo punto forte, e lo si capisce già al primo ascolto del disco. Si sente la pienezza di tutto: dalle chitarre pesanti al ritmo delicato, fino alla psichedelia e a una leggerezza fluida, che si uniscono in un insieme organico di minimalismo e ostentazione da pop-art reinterpretata.
L’album si apre con ‘I Am One’. Il senso del ritmo di Chamberlain e le chitarre pesanti, ma molto luminose e ottimiste, ricordano la caccia al ritmo alla Sabbath. Al ritmo dondolante, che ti travolge a ondate, segue un assolo tipicissimo da Smashing Pumpkins. Nervoso, ma nella confusione del caos si nasconde un ordine. Ai toni duri del primo pezzo segue anche ‘Siva’, che, malinconica ma rinforzata dalla distorsione, continua il sentimento di una corsa trattenuta, aperto dalle prime battute dell’intro. Nella seconda metà le passioni si placano e hai la sensazione che la voce lamentosa di Corgan, intrecciata alle armonie di chitarra, voglia calmarti. La sinusoide di eruzioni e parti più delicate si alterna in modo ponderato e meditativo. Il primo ammorbidimento di questo discorso d’impatto arriva già con ‘Rhinoceros’. Gli Smashing Pumpkins sono sentimentali e delicati, ma tra i contorni della morbidezza si nascondono spigoli ed eruzioni di pura energia distorta. ‘Rhinoceros’ è l’esempio classico del senso di Corgan per il lato malinconico della scrittura dei testi e per la logica strutturale dei brani. Chitarre sospese, un basso rinforzato e spesso e accenti di percussioni quasi jazz, che vengono sezionati dal suono dolciastro di una chitarra calda e sexy. Nervosismo e quiete, ripetitività e crescendo spingono il ritmo interiore a scivolare verso sfere sensoriali e sensuali. L’amore e uno stato personale di quasi trattenutezza. Danza. Dolci spruzzi di sangue del cuore dritti nei condotti uditivi. Segue ‘Bury Me’, che accelera il ritmo. Suona come una specie di aritmia cardiaca attesa. Dopo il feedback, una linea di basso molto concreta e chitarre sincopate, e di nuovo non mancano i dialoghi simultanei di una voce fragile che, come se si strappasse e si perdesse, riempie i vuoti nei contorni del muro di chitarre color miele e pesante. Tra le ballate più belle e più in vista c’è ‘Crash’, una meditazione acustica quasi alla R.E.M. fatta di scale pizzicate e dolce dolore, o di sognante malinconia mattutina, che darebbe volentieri la mano a ‘Snail’, che ti immagini senza fatica suonata sui grandi palchi degli stadi, davanti a una folla di migliaia di teste che cede alle tecniche manipolative dell’esoterismo corganiano. I Zeppelin hanno attinto molto dalle incisioni orientali della melodicità levantina. ‘Suffer’ riprende questo momento quasi d’istinto e senza accorgersene. Immagina il deserto, una carovana di cammelli e le tende dei tuareg che si mettono in cammino attraverso il deserto della conoscenza. “Too late to discover piece of mind… / Too late to recover…” Il basso e la batteria che strisciano alla Doors e una chitarra minimalista. La strada verso altre sfere è il brano successivo: ‘Snail’. Il nuovo risveglio di sfumature rosso fuoco è come un ritorno alla vita. Bellezza pura. Estetica all’opera. ‘Tristessa’ va su toni un po’ più ruvidi di chitarre pesanti e su una batteria più ruvida. ‘Window Paine’ frena il tempo. Ti ritrovi di nuovo nel mondo delle visioni e delle ombre opache. Di nuovo davanti agli altari dello sballo, dopo aver visitato il Kashmir in sogno. Liberazione. Qualunque cosa tu stia facendo, hai cominciato troppo tardi. ” Do what you gonna do / And say what you gonna say / You start too late…”. L’aggiunta graduale di chitarre stracciate è qui fondamentale per far salire il mantra. Il finale acustico del disco è un balsamo per un cuore lacerato e ferito. Sherazade racconta e intreccia sogni, ma stavolta, dopo il sussurro di Hypnos, entra D’Arcy con ‘Daydream’. Il duetto d’archi che completa il brano è sensuale e non lascia intuire che sia la loro prima gita in studio. I ragazzi e la ragazza vogliono dimostrare di averti in pugno. Del tutto. Dopo una pausa di qualche secondo e un po’ di silenzio, l’album ti sorprende con una traccia nascosta, ‘I’m Going Crazy’. È la risposta di Corgan alla dolcezza di D’Arcy. La follia come risposta alle emozioni. Resta non cantato l’ultimo verso. Corgan lascia poeticamente aperte le strade per il proseguimento della storia, in un modo che, se finora ti sei lasciato eccitare fino in fondo, può lasciarti lì in attesa, affamato di ancora un po’ di dolcezza, oscurità e dolore. La stranezza è del tutto prevista e naturale, e la voglia di bis potrà essere soddisfatta solo un paio d’anni dopo, quando le pianure dell’universo degli Smashing Pumpkins vengono scosse dal big bang, il disco da hit maker: Siamese Dream.
Col senno di poi, Gish era l’annuncio di quello che gli Smashing Pumpkins avevano da offrire in questa prima fase. Il disco promette orizzonti più ampi, che si sono aperti, secondo le parole del frontman, in modo del tutto programmato e pianificato, e questa pianificazione e questo scopo non si percepiscono come qualcosa di forzato o di fastidioso. Il discorso è stato fluido e sottile fin dal primo giorno. Anche grazie alla riuscita collaborazione con il mago della produzione Butch Vig, che ha ammorbidito i bordi ruvidi quanto basta. L’esordio forse suona un po’ ingenuo, ma la prova che la formula funzionava furono le truppe di fan che fecero proprie le atmosfere del goth rock, che ammicca senza pudore anche all’heavy metal. L’ego era, almeno a prima vista, represso e irrilevante. Contava il messaggio, impostato in modo più ampio e in cui era nascosta la chiave dell’universo Pumpkins. I personaggi di fotografie in bianco e nero dimenticate da tempo hanno preso la parola e la storia si è sviluppata per evoluzione in un’epopea che continua. Questo è il primo frammento. L’ultimo non è ancora arrivato.
Formazione
Billy Corgan – voce, chitarra
D’arcy – basso, voce
James Iha – chitarra, voce
Jimmy Chamberlin – batteria
Chris Wagner – Violino & Viola on “Daydream”
Mary Gaines – violoncello on “Daydream”
Produzione
Butch Vig & Billy Corgan
Tracklist
1. I Am One
2. Siva
3. Rhinoceros
4. Bury Me
5. Crush
6. Suffer
7. Snail
8. Tristessa
9. Window Paine
10. Daydream
DURATA DELL’ALBUM: 46:18