Chinatown
Artista: Thin Lizzy
Etichetta: Warner Bros. Records
Uscita: 1980
I Thin Lizzy entrano negli anni Ottanta con un look rinnovato. Gary Moore, incorreggibile eroe della sei corde che ha contribuito non poco al successo di Black Rose, a causa della sua “ipersensibilità” verso i crescenti guai di Phil e Gorham con la droga, a metà del tour omonimo decide di mollare per l’ultima volta. Al suo posto subentra il timido Snowy White, chitarrista di scuola blues, e in termini di perizia tecnica per i Thin Lizzy non è proprio un affare. Snowy sembra ben consapevole di queste “carenze”, così, con l’aiuto di Scott, butta tutte le sue energie nella costruzione di dialoghi chitarristici armonici. Comunque sia, questi non riescono in alcun modo a ricreare l’atmosfera elettrizzante di Black Rose. Ovviamente con questo sviluppo degli eventi non era contento nemmeno il leggendario Tony Visconti, la cui uscita di scena è arrivata, guarda caso, nel momento meno opportuno per Phil Lynott.
I risultati di tutto questo pasticcio si specchiano nella mediocrità di Chinatown, che, insieme a Night Life, finisce per essere probabilmente il peggior album dei Thin Lizzy in assoluto (lo supera addirittura il successivo Renegade, altrettanto privo di idee)! I Lizzy, per la prima volta in assoluto, corrono completamente senza bussola da un’idea tiepida all’abbraccio di un’altra. Il duo Lynott – Gorham non era mai suonato così smarrito. Critiche simili vanno alla produzione fiacca, che i Thin Lizzy non avrebbero mai dovuto permettersi. Evidentemente, per i signori, già solo portare a termine l’album era un traguardo.
È davvero difficile spendere una parola di lode per Chinatown. L’album si divide in due parti: la prima più promettente, la seconda composta soprattutto da brani di serie B da far pietà, che servono più che altro a riempire spazio. In questa noiosa visita al “quartiere cinese” ci incamminiamo sulle note di We Will Be Strong, pezzo di Lynott pieno di entusiasmo ottimista. Il brano, se si trascura il mix di chitarre impostato in modo confuso, resta uno dei testamenti della forza dei Thin Lizzy. Il ritmo sale con il vivace riff di chitarra alla boogie di Chinatown, che si accompagna bene con il miglior pezzo dell’album, Killer On The Loose. Qui troviamo l’unica linea di basso tipica di Phil, fusa in modo efficace con arrangiamenti di chitarra per lo più monotoni, stavolta. Pezzo eccellente che, in condizioni ottimali, sarebbe probabilmente venuto molto meglio. Degna di nota è anche la storia autobiografica di Sugar Blues, davanti alla quale chiunque conosca anche solo un po’ i retroscena di Chinatown non potrà che sorridere amaro. Che ci crediate o no, purtroppo questo è anche tutto quello di commestibile che i Thin Lizzy hanno da offrirci stavolta. Restano solo mucchi di spazzatura, tipo la ridicola paccottiglia pop di Sweetheart, la fuorviante Having A Good Time (!) e l’abnorme Genocide (The Killing Of The Buffalo), sulla quale davvero non ho intenzione di sprecare parole. Posso solo dire che il titolo da solo dice già abbastanza! Poi ci sono anche le orribili, ma comunque più appetibili della suddetta caccia ai bisonti, Didn’t I e Hey You.
Chinatown, in generale, riflette il vero stato di Lynott e compagni a cavallo del decennio. Probabilmente molti di voi si consoleranno dicendo che, accanto alla splendida Black Rose, a Chinatown semplicemente non era destinato di brillare. Comunque sia, da musicisti di questo calibro ci saremmo decisamente aspettati di più.
Formazione
Phil Lynott: voce/basso
Snowy White: chitarra
Scott Gorham: chitarra
Brian Downey: batteria
Produzione
Kit Woolven
Tracklist
1.We Will Be Strong
2.Chinatown
3.Sweetheart
4.Sugar Blues
5.Killer On The Loose
6.Having A Good Time
7.Genocide (The Killing Of The Buffalo)
8.Didn’t I
9.Hey You.
Durata dell’album: 41.15