Glad

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Artista: Grad
Etichetta: Dallas Records
Uscita: 2005
Voto: 3/5

I Grad sono una band di Fiume (Croazia) con 20 anni di carriera alle spalle. “Glad” è il loro quinto album, il che suona piuttosto modesto. Il nuovo disco è nato nell’arco di ben cinque anni dall’uscita del predecessore “Nebo” (2001). Per l’occasione la band ha portato in formazione un nuovo bassista, Saša Đanić, che prima suonava in Les Brambles e Stuff, e si è rinforzata col ritorno del vecchio tastierista Danijel Benčik, uno che suonava nei Grad in una delle primissime line-up, cioè a fine anni Ottanta, e che arriva dalla formazione originale dei Laufer.

Il boom della band è passato da un pezzo. Ma quando è arrivato, nel 1991 con l’esordio “Ljudi”, è bastato a far sì che da allora il gruppo si tenga stretta una base di fan fedeli, che li supporta ancora oggi. Ci troviamo quindi davanti al nuovo album di un’altra formazione di Fiume che sviluppa un’anima alter rock, con accenti da pop rock.

“Glad” è un album dall’impostazione commerciale. Pesarne pro e contro stavolta è stato davvero difficile. È un disco dolcemente semplice. Ha un suono elementare, fatto di strimpellate basilari, voci urlate e ondeggianti che si occupano della maggior parte delle melodie, di camminate su due o tre note di una sola corda, della dose richiesta di riduzione del suono rock a pochi accordi, ma con una produzione moderna che cerca di stare dietro ai trend delle grandi band straniere più popolari e che offre un suono pulito e chiaro, ma comunque abbastanza naturale. La produzione ha colto con abilità il battito cupo dello spirito della band e ha rivestito l’immediatezza dei principi rock di un’accessibilità commerciale che, per chi ascolta, risulta semplice e seducente. Già in apertura è chiaro a cosa puntino i Grad: il brano Kreni bussa letteralmente alla porta delle frequenze radiofoniche. Che “Glad” miri a un’accessibilità per le masse più larghe l’aveva già annunciato il singolo Eni, uscito prima dell’album, che in pratica è Kreni spogliata del riff.

In quattro anni c’era tempo più che a sufficienza per limare i pezzi fino al dettaglio, così ora tutti offrono motivi ben costruiti e un alto grado di varietà reciproca, che funziona in modo compatto anche sull’album nel suo insieme, con una bella dose di saliscendi dinamici.

Un album che andrà giù alla generazione più giovane di ascoltatori, mentre quelli più esigenti saranno infastiditi soprattutto dai testi di un patetismo estremamente scemo e dall’immancabile minimalismo commerciale dosato ad arte, più vicino all’attuale stupro MTVesco del pompone alter rock, ma a cui manca il “tocco” rock vero, il che riflette ingenuità e arretratezza evolutiva, cose che una band con 20 anni di militanza non dovrebbe permettersi. Il picco del disco è il brano Dim, dove i ragazzi, con uno stacco di punk funkeggiante, mostrano le straordinarie qualità musicali che si portano dentro, ma che nella maggior parte dei casi restano volutamente tenute sotto traccia. Di questa immediatezza e di questa schiettezza rockeggiante su “Glad” si sente una gran mancanza. Un po’ di galoppata punk la riporta sull’album Sretno dijete. Che i Grad siano musicisti davvero abili lo conferma anche la chiusura del disco, con la splendida, cupa e tenebrosa Do sumraka /2005/ dall’atmosfera drammatica e avvolgente, dove troviamo un eccellente contrasto, in una combinazione ben dosata, tra l’esplosione di riff del ritornello e il semplice campione elettronico del pre-ritornello, in cui la voce, piena di delusione ma anche di struggimento, non potrebbe inserirsi meglio. E questo è tutto. Rodeo è una melensa tiritera di cui tutti potrebbero fare a meno, tranne forse le ragazzine sognanti che stanno attraversando proprio ora l’adolescenza.

Tutto bello e giusto. Commercializzare suono e idee può anche andare bene. Ma qui a farne le spese è la maturità, che a questo album manca decisamente. La band ha quindi venduto un po’ del proprio intelletto e ha risparmiato sugli assi nella manica, che solo a tratti lasciano trasparire una genuinità ribelle, quando si è avvicinata alla nuova uscita. Ha subordinato tutto al suono commercialmente zuccheroso del disco. Non è assolutamente una delusione, o forse sì, visto che per essere alter rock “Glad” è in fondo un album un filo troppo carino. La sensazione che resta ascoltando “Glad” non è né gelida né bollente, ma a metà strada: tiepida, insomma.

Formazione

Dean Škaljac – voce
Orijen Modrušan – chitarra
Igor Stevanović – chitarra, voce di accompagnamento
Danijel Bečik – tastiere
Saša Đanić – basso, voce di accompagnamento
Slobodan Grujičić – batteria, voce di accompagnamento

Produzione

Grad & Mario Juničić

Tracklist

1. Kreni
2. Glad
3. Savršen dan
4. Putna
5. Samo da te imam
6. Eni
7. Dim
8. Rodeo
9. Sretno dijete
10. Tek sad sanjam
11. Do sumraka /2005./

Durata dell’album:

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