Gli algoritmi dei Beyond Creation all’Orto bar (2018)
Tehnična death metal poslastica s štirimi "za-prste-oblizat" hodi.
data: 08.11.2018
luogo: Lubiana, Orto bar
La popolarità dei generi musicali è sempre stata ciclica. Ogni genere ha i suoi alti e bassi. Se qualche anno fa a tornare all’apice è stato il thrash, e poco dopo le forme retro (stoner, doom e compagnia), sembra che il 2018 sia l’anno riservato all’ascesa del death metal tecnico. Quest’anno, infatti, hanno pubblicato album eccezionali e ben accolti (sia dai fan che dalla critica) quantomeno Inferi, Alkaloid, Obscura, Revocation, Soreption, Rivers of Nihil, Gorod, Beyond Creation, Cryptopsy, Archspire, Augury e tanti altri, e anche i concerti di queste band, almeno da noi, sono molto frequentati, il che sorprende parecchio, visto che si parla di un genere teoricamente riservato ai «palati fini». Comunque sia, ci siamo leccati i baffi, anche due settimane fa, quando all’Orto bar sono tornati i Gorod e i Beyond Creation, portandosi dietro altre due band di supporto che meritavano eccome l’ascolto.
Per primi sono saliti sul palco i concittadini dei protagonisti del tour, i Brought By Pain, che tra l’altro sono la band del chitarrista e del bassista dei Beyond Creation. Stilisticamente, quindi, tra le due band si trovano parecchi punti in comune, ma i Brought By Pain si distinguono dai loro colleghi ben più noti sotto diversi aspetti. L’hanno fatto capire chiaramente nel corso di mezz’ora di set, con cui hanno sorpreso in positivo. La band si distingue per un tech/prog death metal di altissimo livello, pieno di svolte inaspettate e idee eccellenti, arricchito dall’energico e loquace cantante Samuel Ouimet, che con i suoi movimenti sul palco e un collo un po’ più possente del normale ha ricordato, volente o nolente, nientemeno che Corpsegrinder. Il riscaldamento stavolta è stato molto, ma molto meglio del previsto, e non stupisce per niente che i Brought By Pain abbiano appena firmato con la prestigiosa etichetta Season of Mist, con cui pubblicheranno un nuovo album in studio.
Ai franco-canadesi è seguita l’unica band della serata non francofona, gli americani Entheos, fondati tre anni fa da ex membri di band come Animals As Leaders, The Faceless, Animosity e Scale the Summit. Già da questo non è difficile intuire che sul palco è salita forse la band tecnicamente più preparata della serata, che però era anche la vera «pecora nera», perché era quella che si distingueva di più per genere dagli altri tre e anche la più «djenty» nel suono. Il che non è per forza un male: tra i punti a favore va messa l’energica cantante Chaney Crabb, tra quelli a sfavore la sua voce effettata col «vocoder», che sembrava una brutta copia degli stupidi Transformers di Bay. In più, gli Entheos avevano registrato su base preregistrata parecchie parti dal suono elettronico, e quelle erano un po’ più difficili da digerire. Una performance tecnicamente sbalorditiva che, nel suo insieme, stavolta non ha convinto del tutto.
In compenso, fin dalle prime note ci hanno spazzato via i vecchi conoscenti dei palchi lubianesi, i pesi massimi del tech death francese Gorod, che poco più di un mese fa hanno pubblicato uno dei migliori album della loro carriera, Aethra. I Gorod hanno già superato i dieci anni di attività e Aethra è il loro sesto album in studio, e si sente, eccome se si sente. I francesi sul palco sono letteralmente esplosi, aiutati in modo decisivo da luci pazzesche. L’Orto non aveva mai visto un’illuminazione così bella. Eppure le luci sono state solo la ciliegina sulla torta di una band dei Gorod in forma smagliante, che stavolta ha presentato a Lubiana soprattutto la straordinaria Aethra, partendo dal tornado devastante Bekhten’s Curse.
A livello strumentale l’affiatamento della band era incredibile, e a coronare il tutto c’era il frontman scatenato Julien, che, come è sua abitudine, si è rivolto più volte al pubblico in sloveno puro e fluente. Difficile scegliere il momento migliore, perché l’insieme è stato fragoroso e spietato, ma a restarmi impressa più di tutto è stata la title track del nuovo album, soprattutto per il ritornello monumentale «An ocean of stars…»
Dopo la fine del set dei Gorod serviva proprio un attimo per riprendere fiato. Ma in realtà di tempo non ce n’è stato molto, perché sul palco sono saliti subito i canadesi Beyond Creation, che anni fa hanno scosso il mondo del death metal tecnico con l’esordio The Aura. I canadesi si prendono parecchio tempo per i loro album, e si sente eccome, perché è difficile trovare dischi lavorati con più precisione da orafi. In questo tour i Beyond Creation hanno suonato per intero il nuovo album Algorythm, e anche se non sei un fan del death metal progressivo/tecnico bisogna ammettere che è semplicemente incredibile quello che questi quattro musicisti riescono a creare. (Rok)
La band ha quindi deciso di dare di più e ha suonato tutto il nuovo lavoro, una mossa piuttosto rischiosa. Ma dall’altra parte ha senso che il gruppo mostri dove si è indirizzato con il nuovo disco.
Già dai primi due pezzi era chiaro che i Beyond Creation restano tecnici, pieni di virtuosismo e, dall’altra parte, brutali. Con la seconda canzone, Surface’s Echoes, era abbastanza evidente che la band non avrebbe mollato sul suonare veloce e tecnico. E non manca nemmeno la precisione. Si tratta infatti di un gruppo estremamente affiatato, cosa piuttosto difficile da mantenere con la musica estrema. Soprattutto si vedeva che dedicano un sacco di tempo ai loro strumenti. Con i pezzi successivi i Beyond Creation hanno mostrato anche più senso della calma e dell’atmosfera. Qui sono spiccate Algorythm e The Inversion, con cui la band ha mostrato un passo avanti nella sua evoluzione, sottolineando di puntare sempre di più sulla progressività. Un set già interessante di suo è stato ulteriormente arricchito dalle luci di scena, che hanno dato alla musica ancora più atmosfera. Ma evidentemente non bastava, perché nel pezzo conclusivo hanno inserito anche delle orchestrazioni. Ha senso chiudere il cerchio in modo più epico, ma da parte dei Beyond Creation è stato inaspettato.
Dopo aver suonato tutto il nuovo album, la band è tornata con tre pezzi dal primo e dal secondo disco, che in effetti sono stati pochi, ma al centro c’era comunque il nuovo album. Inoltre i Beyond Creation hanno mostrato tutto ciò che li caratterizza, quindi un cattivo ricordo non dovrebbe esserci. (Primož)
Quello che hanno offerto in un’ora e un quarto abbondante è stato infatti sbalorditivo e la prova schiacciante che la bellezza può nascondersi anche nella brutalità. Meraviglioso!
La prossima delizia tecnica è già in arrivo il 5.12.2018 con Revocation, Archspire, Soreption e Rivers of Nihil.
autori: Rok Klemše, Primož Novak (parte su Beyond Creation)
foto: Aleš Podbrežnik




































