SkyEye e la nascita del dio digitale (2018)

SkyEye so pred dobrim tednom v razprodanem Orto baru splavili svoj težko pričakovani prvenec Digital God.

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data: venerdì 9/11/2018
luogo: Orto Bar, Lubiana

L’heavy metal è vivo e lotta insieme a noi! A dimostrarlo non ci sono solo i palazzetti e gli stadi pieni che sbancano giganti come Iron Maiden e Judas Priest, ma anche tantissime giovani band che portano avanti l’eredità dei padri del genere e stanno quasi tutte sotto l’etichetta N.W.O.T.H.M. Provate a dire che gruppi come Striker, Skull Fist, Evil Invaders, Elm Street, Holy Grail, Unleash the Archers, Eternal Champion, Visigoth e tanti altri non vi fanno schizzare il battito e non vi mandano il sangue a mille. Come è riuscito senza problemi ai SkyEye una settimana e rotti fa, quando all’Orto Bar sold out hanno varato il loro attesissimo debutto Digital God. Ma andiamo con ordine.

Come ospiti i SkyEye hanno invitato, da bravi colleghi, la band del loro ex chitarrista Uroš Kušar, gli Sketne, per i quali era anche il primissimo concerto in assoluto. In una mezz’oretta abbondante i cinque hanno presentato il loro mix multigenere di rock e metal e, per essere la prima volta su un palco, sono sembrati molto sicuri e padroni della situazione, soprattutto grazie alla vocalist energica Nastja. Lei ha mostrato anche una bella dose di camaleontismo vocale, suonando un po’ come Nina dei Mist e un po’ come Sandra dei Guano Apes, cosa che però non sempre ha funzionato al meglio. Dal punto di vista strumentale la formazione ha mostrato una buona intesa, ma negli arrangiamenti è mancato un po’ di mordente. Nel complesso, comunque, un primo live più che dignitoso.

Poi nell’aria ha iniziato a salire un bel profumo di cherosene e benzina, quando sul palco sono saliti gli Hangar 55, di Medvode e Kamnik, che hanno schiacciato l’acceleratore con un mix rumoroso e potente di heavy metal e hard rock. Il pubblico era già bello caldo e loro l’hanno scaldato ancora di più, salutandolo con Revelation of Sensation dal debutto First Aid, da cui hanno poi pescato la maggior parte dei pezzi, aggiungendo anche qualche novità che finirà nel nuovo disco Asylum, già in lavorazione. Il pubblico dell’Orto li ha fatti suoi in un attimo, e non ci voleva molto: i ragazzi convincono con pezzi che picchiano, ritornelli che ti si piantano subito in testa e un frontman simpatico. Sulla sua voce però c’è da fermarsi un attimo, perché è del tutto atipica per l’heavy metal. Franci non usa vocalizzi acuti né voce pulita, ma suona come un Chris Boltendahl (Grave Digger) un po’ più ruvido, ed è quindi uno di quelli che o ti piacciono tantissimo o proprio non li reggi. Comunque sia, gli Hangar 55 hanno scaldato per bene l’Orto in vista dell’arrivo del dio digitale.

L’occhio celeste si è aperto quattro anni fa e, se all’inizio ammiccava solo un po’ timidamente, quest’anno ha spalancato le palpebre mostrandosi in tutta la sua potenza, e sotto il suo sguardo è nato il dio digitale. Il debutto degli heavy metaller lubianesi SkyEye è stato senza dubbio l’uscita più attesa di tutta la scena metal di casa nostra, dopo che i ragazzi si erano fatti notare con l’ottimo EP Run For Yor Life (2017) e con una serie di concerti da urlo. Una settimana e rotti fa hanno messo la ciliegina sulla torta con il «release party» del debutto Digital God, e ci sono riusciti dove finora in pochissimi ce l’hanno fatta. La band heavy metal di casa ha fatto il tutto esaurito al piano di sopra dell’Orto Bar! I ragazzi hanno così suonato, con soddisfazione reciproca, uno dei loro concerti migliori e hanno eseguito il loro debutto per intero, dalla A alla Z. I SkyEye hanno entusiasmato con un’intesa strepitosa e uno show maledettamente bello, che ha conquistato subito il pubblico, e la sala piena ha cantato fedelmente i ritornelli contagiosi. Ancora una volta ha convinto la sezione ritmica bombastica di Jurij Nograšek e Primož Lušin, così come i riff melodici e gli assoli ben costruiti del duo di chitarre Grega Stalowsky e Marko Kavčnik, ma lo show l’ha rubato il fenomenale Jan Leščanec, che ha lasciato di nuovo a bocca aperta con una prova vocale incredibile, che in questo momento, da noi ma probabilmente anche più in là, non ha rivali. Dopo una buona ora, la conclusiva Galactic Wind, con le sue linee delicate «We are, running out of time…», ha annunciato la fine fin troppo rapida del culto del dio digitale, riuscito sotto ogni punto di vista.

Foto: Nina Grad

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