Gli Iron Maiden raccontano il lavoro su A matter of life and death (2006)

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Autore: Jernej Vene

Data dell’intervista: 25.09.2006

Dopo ventisette anni sulla scena metal, gli Iron Maiden tornano davvero trionfanti con A matter of life and death. Non c’è infatti classifica musicale importante sul pianeta in cui con il nuovo disco non abbiano lasciato il segno. Anche nella classifica slovena Slo top 30 hanno fatto il colpaccio, piazzandosi in cima già alla prima settimana. Il sestetto Iron Maiden è ancora formato dal bassista e co-produttore Steve Harris, dal cantante Bruce Dickinson, dai chitarristi Adrian Smith, Janick Gers e Dave Murray e dal batterista Nicko Mc Brain. Qualche pensiero sul loro lavoro l’hanno condiviso anche con noi.

Prima di tutto il bassista Steve Harris, su come è nata la musica del nuovo disco: 

“Quando scriviamo i pezzi, l’atmosfera è molto naturale. Non ci sediamo a tavolino a dire che scriveremo canzoni con un obiettivo preciso. Non scriviamo per i fan, cioè non scriviamo quello che vogliono sentire da noi, perché non è questo il nostro scopo. Quando lavoriamo siamo un po’ egoisti, facciamo quello che ci va. Non ci fissiamo prima su come dovrà suonare la nostra musica. È andata così e basta. Non misuriamo la durata dei pezzi, solo alla fine vediamo quanto sono lunghi. Non importa se un pezzo è troppo lungo o troppo corto.”

Il cantante Bruce Dickinson parla della varietà musicale di A matter of life and death: 

“Avevamo già cercato di ottenere varietà nei due dischi precedenti. Forse su questo nuovo album ci abbiamo pensato più che mai. L’approccio è molto istintivo, perché tutto è successo in modo naturalissimo e veloce. Il disco precedente, Dance of death, l’abbiamo registrato in tantissimo tempo, mentre questo è nato in un lampo e dal vivo. Per me è la conferma che stiamo facendo la cosa giusta. Il disco è pesantissimo a livello sonoro, ma il lavoro non è stato faticoso. È come schiacciare l’acceleratore a tavoletta in un’auto potentissima. È venuto fuori tutto da solo.” 

I chitarristi degli Iron Maiden Adrian Smith e Dave Murray su come si dividono il lavoro in tre alla chitarra: 

“Si sistema tutto da sé, per noi non è uno stress. Di solito qualcuno porta l’idea per un pezzo, e poi suona anche l’assolo o più parti. Nel disco ci sono chitarre in abbondanza, quindi tutti e tre abbiamo da fare a sufficienza. Le parti dei pezzi si incastrano in modo molto naturale. Noi chitarristi suoniamo assoli nella maggior parte dei brani, ma in alcuni punti, mentre il pezzo prende forma, restano dei vuoti che sistemiamo singolarmente. In quei punti il bassista Steve non sa cosa aggiungere, quindi li completiamo in studio. Ma non forziamo mai niente, tutto va da sé. Dopo tutti questi anni siamo così esperti che lavorare in studio è un gioco da ragazzi. Nel disco ci sono così tante chitarre che le abbiamo sognate solo nei sogni più folli. A volte Steve Harris, che non è un chitarrista solista, dice: Dave, puoi suonare questo? Adrian, prova questo”, per noi è più facile se qualcuno ti dà una piccola dritta. A volte salta fuori con delle proposte anche Bruce, perché le chitarre sono stilisticamente parecchio diverse. Ma non ci azzuffiamo certo per chi deve suonare cosa.”

Nel tour europeo autunnale del 2006 gli Iron Maiden hanno fatto il tutto esaurito in più di quattro quinti dei concerti. Il chitarrista Janick Gers sul fatto che dal vivo suoneranno quasi tutto il nuovo disco: 

“Per noi la cosa più facile sarebbe suonare i pezzi che la gente ama sentire, così torna a casa contenta. Ma così diventeremmo un gruppo da cabaret, a suonare sempre gli stessi pezzi. Se lo fanno gli altri, per me va bene. Se hai qualcosa da dire, è giusto dirla. In questo momento siamo una band rispettata e abbiamo tutti un sacco di idee. Ognuno di noi ha di sicuro un’ora intera di musica che non siamo riusciti a mettere sul disco. Siamo diversi l’uno dall’altro, quindi abbiamo parecchio di nuovo da offrire. Secondo me suonare due pezzi nuovi e una marea di vecchi non fa per noi.”

 

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