Gli Od Franclna Možgani ci hanno fritto il cervello e spedito in un’altra dimensione
Luogo: Novo mesto / Lokalpatriot / Slovenia
Data: venerdì, 15.12.2006
La nostra banda variopinta, di età diverse ma con parecchi gusti musicali (e non solo) in comune, ha deciso che il concerto dei giovani rocker d’avanguardia di Novo mesto dal nome stranissimo ma piuttosto originale, Od Franclna Možgani, non si poteva proprio perdere. Soprattutto nel giorno in cui presentavano il loro album di debutto “Pofrancljevanje” e, per l’occasione, hanno riempito fino all’orlo lo spazio già piccolo del locale Lokal Patriot, che al massimo accoglie un centinaio di persone. Eppure sono venuti anche tanti che non seguono la band fin dagli esordi, ma che erano comunque curiosi di scoprire che cosa portassero di nuovo in una scena, quella dell’avanguardia rock slovena, piuttosto spenta e oscura. Come ho notato dopo il concerto, tra il pubblico c’era perfino un francese che non capiva una parola d’inglese ma era comunque entusiasta alle stelle, la prova che si tratta di una band con un potenziale enorme, che sarebbe interessantissima anche per il mercato estero. Già a colpo d’occhio il palco ci ha conquistati: sullo schermo campeggiava l’immagine di un cervello rosa che, per chi non conosceva nessun loro lavoro, faceva capire chiaramente che quella sera sarebbe successo qualcosa di speciale.
Dopo due chiacchiere in un’atmosfera piacevole e molto casalinga, con tanto di incontro ravvicinato con alcuni membri della band, il concerto poteva cominciare. Già prima dell’inizio avevamo notato che stavolta (per motivi che ignoro) mancava il flautista e sassofonista Tine – Tinčk. Gli Od Franclna Možgani non sono caratterizzati solo dalla superba capacità di fondere elementi di jazz, funk, world music e avanguardia in un mix unico e complesso di brani per lo più molto vari, ma anche da brevi sketch tra un pezzo e l’altro, in cui fanno ridere il pubblico con battute di spirito, di solito a spese di qualcuno della band. Dopo un breve discorso introduttivo del chitarrista Djuko, in cui non sono mancati nemmeno alcuni termini matematici, ci hanno subito sorpresi con alcuni pezzi che (ancora) non sono usciti su disco e che probabilmente stanno preparando per le prossime uscite in studio. Posso dire che quello che abbiamo sentito di queste creazioni (per lo più strumentali lunghi di stampo jazz-funk, dove secondo me sono più forti) suona estremamente promettente. Evidentemente la band è sempre più attratta dal jazz fusion.
Per scaldarsi hanno attaccato con due lunghe composizioni dal sapore jazz-funk che (ancora) non sono uscite su disco, “Solid Fill” e “Little Mouse Cum”. Era interessante anche osservare la disposizione sul palco e l’interazione tra i vari membri: il chitarrista Djuko, davanti al microfono, scivolava sulle corde alla maniera jazz, mentre il batterista Brgs e il percussionista Pimps stavano nelle retrovie, ognuno dietro la propria batteria di tamburi (nel caso di Pimps, tam tam africani, tamburi normali e qualche altro strumento fuori dal comune). Un po’ strano che il bassista Slejk, funk fino al midollo, sia rimasto quasi tutta la sera piazzato di lato, praticamente fuori dal palco. Per lo più sono sembrati molto “cool”, anche se non mi sarebbero dispiaciuti un po’ più di scatti di energia, soprattutto da parte di chitarrista e bassista. Poi è arrivato un breve sketch che ha strappato qualche risata al pubblico e ci ha portati a uno dei brani dell’album, la spassosa “Extra Bird”, che la maggior parte dei presenti, tra cui non mancavano i loro fan più sfegatati, ha riconosciuto al volo. Il percussionista Pimps, nell’intro, si è concesso anche un’entusiasmante e divertente parentesi di kazoo. Dopo “Extra Bird”, Djuko ha fatto anche un breve assolo. Poi hanno suonato “Šum”, un’altra creazione che per me era una novità. Il pubblico si è scatenato davvero per la prima volta con “Are You a Horse?”, dal sapore zappiano, uno dei loro pezzi più amati. A me ha esaltato ancora di più quella che secondo me è una delle loro composizioni migliori, lo strumentale complessissimo “Supersonic Speed”. Poi hanno ringraziato il pubblico e si sono presi una breve pausa per bere qualcosa. Tornati sul palco hanno suonato “Juhanovski”, un altro pezzo nuovo di zecca. Dopo hanno voluto chiamare sul palco due persone che a quanto pare hanno grandi meriti nell’uscita del loro debutto, ma nonostante i ripetuti richiami non si sono presentate. Allora, quasi in risposta al silenzio sordo lasciato dall’assenza dei due invitati, il batterista Brgs si è concesso un breve assolo. Poi è arrivato probabilmente il loro brano più amato, ma allo stesso tempo il meno tipico. La già famigerata “Kolaček” ha scatenato un’ondata di entusiasmo tra tutti i fan sfegatati della band. Per l’occasione sul palco si è unita alla band anche la corista Tina, che ha fatto in modo che l’esecuzione fosse il più simile possibile alla versione in studio e, con i suoi movimenti di danza, ha portato anche un po’ più di energia. Peccato però che la sua voce fosse mixata un po’ troppo alta rispetto a quella di Djuko, e così il tutto è sembrato più un duetto vocale. Chi non conosce questo pezzo sarà rimasto di sicuro sorpreso dall’unica canzone “pop” di tutto il concerto. Poi Djuko e Pimps hanno cominciato una breve improvvisazione, che ha fatto da introduzione alla divertente “Butterfly”. È seguito un altro dei loro pezzi migliori del debutto, “Beach Party”, costruita su un ritmo caraibico, in cui a farla da padroni erano le percussioni di Pimps, la linea funky del basso di Slejk e le parti di chitarra jazzate di Djuko. Dopo “Neon Farting”, per me una novità ma parecchio spassosa, Djuko e Sleyk si sono regalati un siparietto in cui hanno incrociato le spade come prima di un duello tra cavalieri. Spero che in futuro si concedano ancora più “numeri teatrali” di questo tipo. Mica capita tutti i giorni di vedere un chitarrista jazz e un bassista funk che, in stile band epic metal, brandiscono spade in mezzo a un concerto. Nel resto dello show hanno tirato fuori alcuni dei loro pezzi più spassosi, come la grottesca “Kavboj Kavbojc” dal sapore country, “How To Be Happy On The Floor” e probabilmente il vertice delle loro satire, “Lesbian Show Named Herald”. Quest’ultima dal vivo è venuta molto meglio della versione in studio e stavolta ho riso di gusto anch’io alle chiacchiere sguaiate di Djuko sulle tre lesbiche. “Whale In High Heels” è stato un altro dei picchi della serata, mentre gli amanti del popolare wookiee Chewbecca hanno avuto pane per i loro denti con “Wormhole No. 9”, in cui Pimps ha simulato i suoi ringhi e borbottii. Dopo “GVARS” è arrivata la complessissima ma al tempo stesso spassosamente grottesca “Šarodoraš”, un altro dei momenti clou del concerto, che ha fatto esplodere le prime file. A quel punto, su invito della band, è salito sul palco l’autore della splendida copertina del loro debutto, con cui si sono versati un po’ di vinello rosso e hanno brindato tutti insieme. Così hanno brindato anche ufficialmente all’uscita dell’album. La parte regolare del concerto l’hanno chiusa con “Kaj Ste Tak Čudni vsi”, un’altra spassosa grottesca durante la quale hanno sparato tutti insieme anche qualche battuta da bevuti. Veri figli della Dolenjska. Il pubblico era visibilmente entusiasta e, dopo lunghe ovazioni e una breve pausa, sono tornati per il bis, intitolato “Sleyk’s On the Run”, un altro lungo strumentale pieno di improvvisazioni, che è stato una vetrina superba di tutto il loro potenziale. Durante il pezzo mi sono sentito trasportare chissà dove un paio di volte (cosa che, a dire il vero, mi è successa più volte nel corso del concerto).
A fine concerto abbiamo ringraziato di persona alcuni membri della band. In particolare, a nome di Rockline vogliamo ringraziare ancora una volta il percussionista Primož-Pimps per la collaborazione e la gentilezza. Gli Od Franclna Možgani ci hanno conquistati con le loro acrobazie strumentali e un approccio spassoso sul palco. L’esibizione, per gli standard locali e soprattutto dal punto di vista musicale, è stata di livello invidiabile e spero che avremo presto l’occasione di rivederli. D’altra parte, si è notato che i ragazzi erano sotto una pressione enorme (cosa che hanno ammesso loro stessi, visto che era un concerto importantissimo) e che sono solo all’inizio della loro carriera sul palco, quindi bisognerà ancora affinare il contatto visivo con il pubblico (soprattutto da parte dei due chitarristi). Per il resto, non ho altre critiche. Il concerto, per gli standard locali e per una band ancora agli esordi, è stato ottimo e me lo sono goduto davvero. Come ho già sottolineato più volte: per le nostre modeste condizioni logistiche questi ragazzi suonano una musica fantastica, hanno già un sound riconoscibile, un’impronta scenica personale e la chimica da palco che serve tra i vari membri. Per questo auguro loro un sacco di fortuna nel costruire la loro futura identità sonora e scenica. Che possa sbocciare in tutto il suo splendore.
testo: Peter Podbrežnik
foto: Thomas Breznik
Scaletta:
1. Solid Fill
2. Little Mouse Cum
3. Handsonic Flash Of Extra
4. Extra Bird
5. Kitara
6. Šum
7. Are You a Horse?
8. Supersonic Speed
9. Juhanovski
10. Brgs Time
11. Kolaček
12. Đuxo + Pimps intro for Butterfly
13. Butterfly
14. Beach Party
15. Neon Farting
16. Sleyk & Đuxo medival contest
17. Kavboj Kavbojc
18. How To Be Happy On the Floor
19. Lesbian Show Named Herald
20. Whale In High Heels
21. Worm Hole No. 9
22. GVARS
23. Šarodoraš
24. Kaj Ste Tak Čudni Vsi?
—bis—
25. Sleyk’s On The Rum





