Archive – Volume 1: 1967-1975
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Genesis
Etichetta: Virgin Records
Uscita: 1998
Voto: 5/5
La maggior parte dei fan dei Genesis sarà d’accordo con me: la formazione classica della band (Gabriel, Hackett, Rutherford, Banks e Collins), attiva dal 1971 al 1975 e autrice di classici del progressive rock come “Nursery Cryme” (1971), “Foxtrot” (1972), “Selling England By the Pound” (1973) e “The Lamb Lies Down On Broadway” (1974), resta la migliore di sempre. E non faticherò nemmeno a trovare un bel po’ di gente che la pensa come me sul fatto che, sotto la guida vocale e scenica dell’indimenticabile Peter Gabriel (dal 1967 al 1975), i Genesis fossero una band molto più energica, innovativa, creativa e anche provocatoria rispetto a quella dei tempi successivi, quando il microfono passò a Phil Collins, che a poco a poco ne fece un’attrazione pop mondiale, sacrificando però gran parte delle loro altezze artistiche. Insomma, in parecchi concorderanno che dopo l’addio di Gabriel il livello creativo è sceso, piano ma inesorabilmente. Per questo, dopo il live “Genesis Live” (1973), tanti fan dei Genesis hanno rimpianto a lungo l’assenza di qualsiasi registrazione dal vivo ufficiale con la formazione classica, e hanno dovuto ripiegare su bootleg non ufficiali di scarsa qualità audio. Per fortuna l’attesa è finita: nel 1998 quasi tutti gli ex membri della band si sono riuniti e hanno scavato negli archivi, tirando fuori registrazioni preziose come l’oro che non erano mai finite su CD, e le hanno piazzate in questo box set bombastico, con quattro CD pieni di roba da leccarsi i baffi.
Sui primi due dischi trovi l’esecuzione live integrale del loro album più ambizioso, “The Lamb Lies Down on Broadway” (1974), registrata nel 1974 allo Shrine Auditorium di New York, che è senza dubbio il vertice di tutta la compilation. Il terzo disco renderà felici tutti quelli che sentivano la mancanza di una registrazione live del tour di “Selling England By the Pound” (1973), per molti il picco dal vivo della formazione con Peter Gabriel. Il quarto disco contiene le registrazioni più vecchie della band, ancora con Anthony Phillips alla chitarra e con i primi tre batteristi (Chris Stewart, John Silver e John Mayhew), che oggi non vengono quasi mai nominati. Gran parte di questo materiale è stata registrata prima dell’uscita del loro esordio “From Genesis To Revelation” (1969) ed è importantissima per chiunque ami la band. Il box set include anche un corposo libro con tanti articoli interessanti mai pubblicati prima, foto, ritagli di giornale, l’albero genealogico della band e altre curiosità, tra cui la spiegazione di Gabriel sul perché abbia deciso di lasciare il gruppo. Mi dà un po’ fastidio solo l’incoerenza cronologica dei singoli articoli, che non permette al lettore di cogliere l’intera evoluzione della band. In cuor mio speravo anche di avere più indizi sulle idee fuori dagli schemi di Gabriel, magari sul retroscena dei suoi costumi più che bizzarri. Ma sono difettucci del tutto marginali, che non rovinano per niente il piacere di ascoltare la maggior parte delle registrazioni.
Nell’interpretazione dal vivo di “The Lamb Lies Down On Broadway” i Genesis restano per lo più fedeli alla versione in studio, anche se si sente che quella sera Banks e Hackett erano particolarmente carichi. Il primo, con qualche altro colpo da maestro alle tastiere, farà impazzire in questa registrazione tutti voi che siete innamorati del mellotron, mentre Hackett era evidentemente ancora sotto l’effetto della sua dolorosa separazione, e si sente anche nelle sue parti di chitarra, particolarmente sottili. Stranamente, invece, proprio la voce di Gabriel è l’anello più debole della registrazione: non tira fuori tutto quello che questo artista straordinario sarebbe in grado di dare. Si nota che per questa uscita le sue parti vocali sono state ritoccate ulteriormente in studio. E in generale non era una delle sue serate vocali migliori, perché si sente che ormai non era più allineato al 100% con gli altri membri. Pare che anche Hackett abbia ritoccato in studio la sua chitarra in alcuni passaggi, anche se praticamente non si nota. Nonostante tutto, nel complesso è un’ottima esecuzione di un progetto ambiziosissimo e difficile, che già al primo ascolto mi ha entusiasmato non meno della versione in studio. Mi fa particolarmente piacere che non siano stati tagliati i dialoghi di Gabriel con il pubblico e le sue storie raccontate tra un pezzo e l’altro, perché contribuiscono al piacere generale dell’ascolto e a calarsi del tutto in questa grandiosa interpretazione live di un enorme progetto artistico. Se la band dovesse mai rimettersi insieme nella formazione classica, in cima alla scaletta dei concerti ci sarebbe senza dubbio l’esecuzione integrale di “The Lamb Lies Down On Broadway”.
Sul terzo disco ci si gode soprattutto un’ottima registrazione del concerto al Rainbow Theatre di Londra, nel 1973. I pezzi forti sono le versioni live di capolavori come “Dancing With The Moonlit Knight”, “Firth Of Fifht” (con l’assolo di Hackett rielaborato), “I Know What I Like” (tutti da “Selling England By the Pound”, 1973) e “Supper’s Ready” (Foxtrot, 1972), che a mio parere è il loro magnum opus, se proprio dovessi scegliere la loro creazione migliore. Tutte le esecuzioni sono splendide, e anche qui sono una gioia i dialoghi di Gabriel con il pubblico, a cui racconta storie assortite dell’Inghilterra surreale che ha creato nei suoi testi e nelle sue visioni. C’è anche la ballata “More Fool Me” (Selling England By the Pound, 1973) con Collins alla voce, che Gabriel annuncia addirittura in francese, ed è una specie di assaggio del loro futuro. Anche se non mi dà fastidio, probabilmente non ne sentirei la mancanza: al suo posto si poteva scegliere un pezzo molto più interessante. Il colpo grosso è senza ombra di dubbio la versione live del leggendario super epic “Supper’s Ready” con la voce di Gabriel. È quello che la maggior parte dei fan aspettava da anni, visto che finora doveva accontentarsi della sola interpretazione di Collins dal live “Seconds Out” (1977). Adesso possono leccarsi i baffi tutti, perché questa versione non sfigura per niente di fronte a quella in studio, e in certi punti la supera pure. E la maggior parte di voi sarà d’accordo con me: nessuna interpretazione di Phil di questo capolavoro vale quella di Peter.
Per chi, come me, sente la mancanza di registrazioni live dei primi anni (soprattutto dagli album “Trespass” e “Nursery Cryme”), è una vera gioia trovare qui anche la registrazione dal vivo della splendida “Stagnation” (Trespass, 1970), incisa nel 1971 per la radio BBC e davvero preziosa come l’oro. Anche i due singoli che prima non erano mai usciti su CD, “Twilight Alehouse”, pubblicato originariamente sul lato B del singolo “Watcher Of The Skies”, e “Happy The Man”, sono finalmente qui in tutta la loro grandezza. Il misterioso e mistico “Twilight Alehouse” è un pezzo ottimo e unico, quasi un capolavoro, che avrebbe potuto finire tranquillamente anche su un album in studio, per cui non capisco davvero perché la band abbia aspettato così tanto a ripubblicarlo. L’allegro “Happy The Man”, invece, è tra i loro pezzi meno in vista, anche se è un curioso ibrido tra folk e pop. A proposito, una curiosità: da lui ha preso il nome un’iconica band art rock americana della fine dei ’70. C’è poi una versione alternativa di “Watcher Of The Skies” (Foxtrot, 1972), a cui hanno tagliato la maestosa introduzione, e ha più un valore da collezionisti che da fan, perché così viene privata di uno dei suoi momenti migliori.
Il quarto disco, che raccoglie take alternativi, demo e registrazioni BBC del periodo ’67-’69, nonostante l’audio per lo più scadente ha un valore enorme per i collezionisti, perché contiene anche le primissime registrazioni in assoluto della band. Alcune versioni sono molto simili a quelle uscite sul debutto “From Genesis To Revelation”, ma ci sono anche brani che prima era impossibile ascoltare. Tra questi, per esempio, la “Shepherd” dal sapore celtico, con ottime voci di accompagnamento di Banks, “Pacidy” e “Let Us now Make Love” (che ha un testo spassosissimo, di stampo hippy), registrate nel 1970 per la BBC. Tutte mostrano lo stile intermedio della band di allora, che cercava ancora il suo vero sound e passava dal folk e dal pop al successivo stile sinfonico dominante (quel suono di transizione si riflette bene anche in alcuni lavori solisti di Phillips). C’è anche tanta altra roba inedita niente male, che purtroppo soffre per lo più di un audio debole, come “Going Out To Get You”, “Build Me a Mountain”, “Hidden In The World Of Dawn”, “The Magic Of Time”, “The Mystery Of The Flannan Isle Lighthouse”, “Hair On The Arms and Legs” e così via. La versione primitiva di “Dusk” (Trespass, 1970) è senza dubbio il pezzo migliore tra tutte le registrazioni di questo disco.
“Archive – Volume 1: 1967-75” è un’uscita preziosa come l’oro per ogni fan dei Genesis, e in particolare per chi non cambierebbe Gabriel con Collins per nessuna cifra e ancora non ha perdonato a Gabe l’addio alla band di più di 30 anni fa. La grande quantità di registrazioni live e in studio mai pubblicate prima, l’esecuzione live integrale del “Lamb” e la versione dal vivo di “Supper’s Ready” cantata da Peter sono i diamanti principali che faranno felice qualsiasi innamorato delle creazioni delle leggende del progressive rock. L’unico neo è che alcune registrazioni live sono state ritoccate in studio e hanno perso un po’ di autenticità. Questo dettaglio può far storcere il naso e far arrabbiare i puristi, che vorrebbero registrazioni originali intatte, mentre i collezionisti e i veri fan della band non ci faranno granché caso. Loro saranno al settimo cielo già solo per il fatto che tutte queste registrazioni leggendarie, alcune delle quali ormai vere e proprie reliquie, sono finalmente riunite in un unico posto. Nessun vero fan della band dovrebbe restare senza questo box set, e se per caso non ce l’ha, mentre tu ce l’hai in casa da anni e glielo fai venire l’acquolina ogni volta che passa da te, il modo migliore per renderlo felice per il compleanno o a Capodanno è comprarglielo o ordinarglielo dal tuo negoziante preferito.
Formazione
Peter Gabriel – voce, percussioni, flauto, grancassa
Steve Hackett – chitarra, chitarra a 12 corde
Mike Rutherford – basso, chitarra, chitarra a 12 corde, cori
Tony Banks – tastiere, chitarra a 12 corde, cori
Phil Collins – batteria, percussioni, cori, voce
Anthony Phillips – chitarra, chitarra a 12 corde, cori
John Mayhew – batteria, percussioni
John Silver – batteria, percussioni
Chris Stewart – batteria, percussioni
Produzione
Genesis, Nick Davis e Geoff Callingham
Tracklist
CD 1: 50:39
1. The Lamb Lies Down On Broadway (6:28)
2. Fly On A Windshield (4:38)
3. Broadway Melody of 1974 (0:34)
4. Cuckoo Cocoon (2:17)
5. In The Cage (7:56)
6. The Grand Parade of Lifeless Packaging (4:25)
7. Back In N.Y.C. (6:19)
8. Hairless Heart (2:22)
9. Counting Out Time (3:59)
10. The Carpet Crawlers (3:59)
11. The Chamber Of 32 Doors (5:52)
CD 2: 52:31
1. Lillywhite Lilith (3:04)
2. The Waiting Room (6:15)
3. Anyway (3:29)
4. The Supernatural Anesthetist (3:57)
5. The Lamia (7:12)
6. Silent Sorrow In Empty Boats (3:15)
7. The Colony Of Slippermen (8:46)
8. Ravine (1:39)
9. The Light Lies Down On Broadway (3:37)
10. Riding The Scree (4:30)
11. In The Rapids (2:25)
12. IT (4:20)
CD 3: 73:03
1. Dancing With The Moonlit Knight (7:05)
2. Firth Of Fifth (8:29)
3. More Fool Me (4:02)
4. Suppers Ready (26:31)
5. I Know What I Like (In Your Wardrobe) (5:36)
6. Stagnation (8:54)
7. Twilight Alehouse (7:48)
8. Happy The Man (2:54)
9. Watcher Of The Skies (3:42)
CD 4: 72:38
1. In The Wilderness (3:00)
2. Shepherd (4:00)
3. Pacidy (5:42)
4. Let Us Now Make Love (6:14)
5. Going Out To Get You (4:54)
6. Dusk (6:14)
7. Build Me A Mountain (4:12)
8. Image Blown Out (2:12)
9. One Day (3:08)
10. Where The Sour Turns To Sweet (3:15)
11. In The Beginning (3:31)
12. The Magic Of Time (2:01)
13. Hey! (2:28)
14. Hidden In The World Of Dawn (3:10)
15. Sea Bee (3:05)
16. The Mystery Of The Flannan Isle Lighthouse (2:36)
17. Hair On The Arms And Legs (2:41)
18. She Is Beautiful (3:47)
19. Try A Little Sadness (3:21)
20. Particia (3:05)
Durata dell’album: 248:51