Gli Scorpions sono finalmente sbarcati anche in Slovenia! (2018)
Autore: Urban Bolta
Luogo: Arena Stožice / Lubiana / Slovenia
Data del concerto: 08.06.2018
Numero di spettatori: 9000
Prezzo del biglietto: 50€
Quando sei anni fa sono andato per l’ultima volta a un concerto delle leggende del rock tedesco Scorpions (allora a Monaco di Baviera), ero convinto che ci saremmo visti per l’ultima volta. Anche loro, dopo l’uscita dell’album »Sting in the Tail« (2010), avevano annunciato un tour d’addio lungo diversi anni, al termine del quale gli strumenti sarebbero finiti per sempre in un angolo. Ma come tantissimi loro coetanei, si sono morsi la lingua e ora corrono avanti più veloci che mai. Negli ultimi anni hanno suonato più volte a un tiro di schioppo dai fan sloveni, ma ci sono voluti più di cinquant’anni di carriera perché arrivassero finalmente anche da noi! E con un pizzico di fortuna, visto che il concerto alle Stožice di Lubiana era già stato annunciato per la fine dell’anno scorso, ma la malattia del cantante Klaus Meine l’aveva mandato a monte; stavolta, invece, si sono fermati anche dalle nostre parti.
Il loro ultimo album, »Return to Forever«, è uscito tre anni fa, e da allora girano il mondo a ritmo serrato. Durante l’estate tocca all’Europa, poi seguirà il tour nel paese dei canguri. Per verificare di persona che gli ingranaggi non si siano ancora arrugginiti, il primo venerdì sera di giugno nel palazzetto delle Stožice si sono presentate migliaia di fan, per lo più di mezza età, ma anche tanti appassionati di musica delle generazioni più giovani.
La serata l’hanno aperta i beniamini di casa Stay Train, una giovane formazione di musicisti esperti che con la loro presenza sulla scena si stanno aprendo in fretta le porte di palchi sempre più prestigiosi. Solo poche settimane fa, negli stadi megalomani della Russia, hanno suonato prima dei Nickelback – un biglietto da visita che non molte band slovene possono vantare. Ma torniamo piuttosto alle Stožice! Gli Stay Train sono la risposta slovena più forte al revival del blues rock, presente ormai da quasi dieci anni sulla scena musicale più ampia. Il titolo del loro ultimo album, »Blues from Hell«, li descrive alla perfezione! In una buona mezz’ora di show, il quintetto, tutto carattere, ha messo in scena un mix irresistibile di botta hard rock e sporcizia blues, il tutto con un’esecuzione impeccabile. Con gli Stay Train non c’è niente di casuale – ogni nota è al suo posto, ogni movimento è studiato, e per approccio professionale stanno ben sopra la media slovena, quindi di questo quintetto sentiremo parlare sempre più spesso.
Poco dopo le nove si è fatto sul serio! Nel frattempo il palazzetto, che alle otto offriva ancora un’immagine desolante, si era riempito per bene, così quasi diecimila gole erano pronte a veleggiare di nuovo fino agli anni Ottanta sulle ali di hit intramontabili.
Il sipario è caduto e, con un potente supporto audiovisivo sul grande schermo del palco, i cinque sono corsi sul palco aprendo lo show con un pezzo dell’ultimo periodo, Going Out With a Bang. Gli Scorpions sono sinonimo di tantissimi classici diventati patrimonio popolare nel mondo del rock, così hanno potuto servirli a ritmo costante per tutta la durata della serata. Già in apertura i tedeschi hanno fatto alzare in piedi anche le tribune con le immortali Make It Real e The Zoo. Due membri stabili della band, peraltro, non sono di origine tedesca: il bassista Pawel Mąciwoda è polacco, mentre l’ultimo arrivato, il batterista Mikkey Dee, è di origini svedesi e greche.
Nei lunghi passaggi strumentali, come ad esempio l’intera Coast to Coast, gli Scorpions hanno sfruttato a dovere il palco allungato, il cosiddetto »cat walk«, che nella parte anteriore tagliava il parterre in due. Il duo di chitarre Rudolf Schenekr / Matthias Jabs ha macinato metri di palco, suonando ora da una parte, ora dall’altra. Nonostante l’età e i volti inevitabilmente segnati, che nascondevano con cura sotto i cappellini e dietro gli occhiali da sole, il senso dell’umorismo non l’hanno perso! Schenker ha lanciato plettri a profusione e con le smorfie cercava il contatto con il pubblico delle prime file: le mosse scherzose del chitarrista esperto e stimato hanno un ruolo importante nell’immagine scenica degli Scorpions.
Dopo una rapida carrellata di qualche pezzo degli anni Settanta – purtroppo anche gli Scorpions da qualche anno si dedicano a mettere insieme spezzoni di più brani (i cosiddetti »medley«) in un unico blocco, invece di sceglierne un paio e suonarli per intero – è arrivata la parte emotivamente più intensa del concerto. La sola presenza delle chitarre acustiche ha fatto uscire dalle tasche del pubblico, come una calamita, migliaia di cellulari, pronti a immortalare ogni secondo dell’esibizione. Durante Follow Your Heart, Eye of teh Storm e Send me an Angel, Klaus Meine ha ricevuto un forte sostegno vocale da tutta la platea, prima del momento clou del concerto (per molti): la ballata Wind of Change, segnata da un tema storico. La voce di Meine non è più limpida e acuta come una volta, ma da quello che si è visto e sentito, a quel vecchietto non daresti i suoi rispettabili settant’anni. Anzi, vista la sua storia, con i medici che decenni fa gli consigliavano di cercarsi un altro mestiere per via dei problemi alla voce, uno non può che stringergli la mano con rispetto.
Prima dell’ultima parte dello show è salito in scena anche l’»uomo dietro le quinte«, il batterista Mikkey Dee, membro di lunga data della leggendaria banda di canaglie Motörhead. Prima di Dee, negli Scorpions suonava a lungo l’egocentrico James Kottak, ma i suoi comportamenti da bizzoso non erano piaciuti al capo della band e così è stato messo alla porta; il vuoto l’ha riempito il carismatico e amatissimo Dee, la cui chioma ha volteggiato a semicerchio sopra la batteria per tutto il concerto. L’assolo si è trasformato nella heavy metal Blackout, title track dell’omonimo album del lontano 1980, prima che, in una marcia di superhit come Big City Nights, Still Loving You e Rock You Like a Hurricane, gli Scorpions portassero la cinetica dell’Arena di Stožice al punto di ebollizione. A dirla tutta, se avessero avuto davanti un pubblico tedesco, americano o britannico, sarebbero rimasti ancora un pezzo o due, ma poco male: per il primo incontro con la terra slovena, una serata egregiamente portata a casa dai vecchietti tedeschi.
Gli Scorpions, anche in età matura, restano una vera delizia: il loro rock tutto d’impatto dà il meglio proprio dal vivo. Il ritiro annunciato è finito in niente, perché quegli uomini hanno i concerti nel sangue. E anche se un buon motivo è ancora il fruscio dei soldini, come testimoniano le arene piene in tutto il mondo, nessuno può sostenere che dietro anni di esperienza non si nasconda ancora un po’ di esuberanza da ragazzini, con cui entusiasmeranno il pubblico fino all’ultimo respiro. Una cosa però è chiara: il rock’n’roll così non morirà mai…
Foto: Boštjan Gašparič
Setlist
1. Going Out With a Bang
2. Make It Real
3. Is There Anybody There?
4. The Zoo
5. Coast to Coast
6. Top of the Bill / Steamrock Fever / Speedy’s Coming / Catch Your Train
7. We Built This House
8. Delicate Dance
9. Follow Your Heart / Eye of the Storm / Send Me an Angel
10. Wind of Change
11. Tease Me Please Me
12. Rock ‘n’ Roll Band
13. assolo di batteria (Mikkey Dee)
14. Blackout
15. Big City Nights
—————
16. Still Loving You
17. Rock You Like a Hurricane
Galleria fotografica






