Gli Shining norvegesi convincono anche la seconda volta (2015)
Autore: Primož Novak
Foto: Sebastijan Videc
Video: Sebastijan Videc
Luogo: Kino Šiška (sala piccola), Lubiana
Data del concerto: 07.11.2015
Prezzo del biglietto: 16€/18€
Con gli Shining all’inizio si rischia di fare un po’ di confusione, perché bisogna prima chiarire che si parla degli Shining norvegesi, che sono tutt’altra cosa rispetto agli Shining svedesi, quelli del black metal suicida. Stavolta a farci visita sono stati i norvegesi, che hanno anche un pubblico di riferimento ben diverso da quello degli svedesi. Le aspettative all’inizio erano alte: sembrava che la popolarità degli Shining fosse cresciuta, visto che era stato annunciato che avrebbero suonato al Kino Šiška. Alla fine, però, si è scoperto che il concerto si sarebbe tenuto nella sala piccola, il che di partenza non prometteva granché per una grande serata.
ad aprire sono stati i Jack Dalton, che volevano mostrare che suono ha l’hardcore alla norvegese. In una mezz’oretta scarsa la band ha presentato la sua visione dell’hardcore, che punta anche su momenti più calmi con qualche tratto da post-rock. Come riscaldamento erano discreti, ma a livello di genere forse non c’entravano granché con gli Shining. Anche se il gruppo cercava di convincere con brani piuttosto dinamici, non dava l’impressione di essere una band innovativa: si attiene piuttosto agli schemi che le band post-hardcore americane si portano dietro da sempre.
Sono poi saliti sul palco gli australiani Caligula’s Horse, che di recente hanno pubblicato il loro terzo album, Bloom (recensione QUI). Il pubblico era ancora più scarso che per la prima band. Ma, nonostante questo, i Caligula’s Horse hanno presentato più che dignitosamente il loro materiale, che flirta con il rock progressivo e alternativo e con qualche sottogenere tecnico moderno. Anche se l’audio non era proprio al top, i CH hanno dimostrato di non essere una band che si regge solo sui ritocchi in studio. A livello strumentale i musicisti erano ben affiatati, e la voce, nonostante il suono impastato, è rimasta chiara e incisiva. Si vedeva eccome che la band ci mette impegno anche nei concerti e che non sbriga tutto in modalità routine, cosa che, a giudicare dall’affluenza, ci si poteva anche aspettare.
Gli Shining norvegesi, anche con questa seconda visita, hanno dimostrato di essere pieni di sorprese. Nella loro musica mescolano generi diversi, legati fra loro in modi insoliti. Il leader della band, Jørgen Munkeby, ama sottolineare che il gruppo è partito come formazione jazz acustica, e che solo più tardi ha introdotto il metal nella sua musica. Ma il metal è ben lontano dall’essere ciò che rende unici gli Shining. In questo tour hanno presentato il loro nuovo album, International Blackjazz Society, promosso con parecchi videoclip; tra i più chiacchierati c’è Last Day, girato sulla celebre rupe di Trolltunga. Evidentemente gli Shining non vogliono spingersi agli estremi solo con la musica.
In circa un’ora gli Shining hanno servito al pubblico il loro jazz, che loro stessi hanno battezzato black jazz, proprio come l’album della svolta del 2010. L’accento era ovviamente sul nuovo disco, ma sono state suonate anche alcune canzoni più note, come The One Inside, Fisheye, The Madness and the Damage Done. Anche se la band è nata come ensemble jazz, oggi gli Shining al primo impatto sembrano avanguardia pura, pieni di inserti industrial e di noise. Per rendere la confusione totale, ci sono pure un sacco di ritmi diversi. Con una forte influenza industrial che mette in risalto l’atonalità, diventa chiaro che gli Shining si sono ispirati ai Nine Inch Nails, solo che li hanno impacchettati in modo diverso e complicato il tutto. E quando sembra che il caos abbia toccato il culmine, Munkeby posa la chitarra e parte con un assolo di sax. È il sassofono che dà agli Shining quel qualcosa capace di attirare un pubblico più ampio. Una stranezza che nel metal non è roba di tutti i giorni, e proprio per questo è ancora più affascinante. Ogni tanto il caos si è placato con qualche brano più tranquillo. Tra questi anche House of Control dal nuovo album, che Munkeby ha annunciato come una ballad, e in cui è venuta fuori meglio la sua voce pulita, mentre negli altri pezzi in primo piano c’era la voce growl, che in linea con la musica suonava caotica e anche nevrotica.
Per fortuna la band non sembrava annoiata. L’esibizione era piena di energia, e anche l’altro chitarrista voleva chiaramente prendersi la sua fetta di attenzione: un paio di volte è sceso tra il pubblico con la chitarra per innescare un moshpit. Ma, in chiusura, si può dire senza dubbio che gli Shining hanno portato a casa la serata senza intoppi evidenti, e per giunta in una sala piccola che non è certo famosa per l’acustica. E nonostante la scarsa affluenza, la band si è divertita sul palco e ha suonato il suo repertorio a un livello da professionisti. La musica degli Shining norvegesi evidentemente non è fatta per le grandi masse, ma resta la speranza che la prossima volta salgano su un palco più grande e mettano in piedi lo spettacolo di cui sono capaci sui palchi più grandi.
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