Bloom

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Autore: Primož Novak

Artista: Caligula's Horse
Etichetta: Inside Out Records
Uscita: year_month
Durata: 44:55
Voto: 4/5

Le band australiane hanno sempre voluto dimostrare di avere qualcosa di speciale, che le faccia sembrare diverse dalla scena commerciale dominante. Vale ovviamente anche per i gruppi che si sono ispirati alle formazioni progressive. Finora gli australiani si sono fatti notare con band come Karnivool, Alarum, Dead Letter Circus, Ne Obliviscaris, e se ne troverebbe ancora qualcuna. Di sicuro queste band non spiccano per quegli standard che attribuiremmo in automatico ai gruppi americani.

I Caligula’s Horse non sono dei novellini, ma finora non erano mai riusciti ad attirare troppa attenzione: la loro promozione prima non era così visibile come quest’anno, da quando la band è passata sotto l’ala della Inside Out. Ne ha approfittato soprattutto l’altro gruppo del cantante Jim Grey, gli Arcane, che però sono più incisivi dei Caligula’s Horse. I Caligula’s Horse usano sì elementi metal, ma in primo piano hanno messo un rock più alternativo. La combinazione non è nuova: in questo senso gli americani avevano già offerto Rishloo e Fair to Midland.

L’inizio del terzo album di questo quintetto australiano è all’inizio tranquillo, poi si risveglia e sfodera i suoi assi nella manica, cosa che continua nel brano Marigold. Sembra l’apertura di un concept album prog rock e fa capire che nel disco succederà ancora parecchio. Nel caso dei Caligula’s Horse si può dire che è proprio così. Bloom si rivela con otto brani vari, dove trovi passaggi melodici piacevoli, parti ritmicamente più impegnative e momenti sognanti dal sapore più rilassante. I Caligula’s Horse sono capaci di scrivere un pezzo più commerciale con un bel ritornello, come Firelight, ma anche un brano più impegnativo e di impronta progressiva, come i 9 minuti di Dragonfly, dove non tutto è prevedibile. Qui emergono soprattutto le voci di Jim Grey, che nei passaggi calmi si prende campo libero e mostra un bel senso per la costruzione delle linee vocali. Oltre alla calma in stile Opeth, Riverside, i Caligula’s Horse mostrano anche un po’ di senso dell’impatto, che si vede nei riff con simpatie djent. Un buon esempio è il brano Rust. Per il resto prevalgono approcci più rock, che non puntano solo sulla complessità ma danno all’insieme un filo rosso. In chiusura la band offre l’acustica Undergrowth, con cui fa capire che nemmeno la sdolcinatezza gli è estranea, ma per fortuna ce n’è poca.

Il suono del disco è più che buono. Non c’è uno strumento relegato in secondo piano. Gli assoli dei chitarristi non sono esagerati. La sezione ritmica è piacevolmente movimentata. Jim Grey, con le sue voci melodiche, dimostra senso per la melodia, anche se a tratti ci si aspetterebbe da lui qualcosa di più aggressivo, così che le parti più incisive risaltino di più. Anche se rispetto al predecessore The Tide, The Thief & River’s End non si nota un grande passo avanti, a parte il completamento del quadro sonoro, per Bloom non ha senso dire che la band abbia ristagnato.

Con Bloom i Caligula’s Horse hanno dimostrato ancora una volta il loro potenziale e la particolarità della scena australiana. L’incrocio tra rock alternativo e progressivo funziona, per questa band ha senso ed è pure promettente, anche se di grandi innovazioni non si parla.

Formazione

Sam Vallen – chitarra
Jim Grey – voce
Zac Greensill – chitarra e voce
Dave Couper – basso e voce
Geoff Irish – batteria

Produzione

Sam Vallen

Tracklist

01. Bloom
02. Marigold
03. Firelight
04. Dragonfly
05. Rust
06. Turntail
07. Daughter Of The Mountain
08. Undergrowth

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