God Damn Evil
Autore: Aleš Podbrežnik
Artista: Stryper
Etichetta: Frontiers Records
Uscita: 2018
Durata: 44:43
Voto: 4/5
Gli Stryper sono una band hard rock americana di lunghissimo corso. In pratica, una specie di crociati dell’hard rock, rocker bianchi, o come li chiamano i critici musicali: fin dagli esordi suonano il cosiddetto christian rock. Hard rock zeppo di testi su prediche divine e di rivolgimenti a Dio (con tanto di consiglio del giorno). Insomma, roba di taglio biblico.
Gli Stryper, illuminati dalla fede cristiana, fin dall’inizio si sono dati da fare per costruirsi un’»immagine che piace a tutti« davanti al bigotto pubblico americano, e negli anni Ottanta questo gli ha regalato un grosso exploit commerciale. Per questo sorprende che Walmart, una delle più grandi catene americane per la vendita di dischi, abbia rifiutato qualsiasi attività legata alla promozione e alla vendita dell’album »God Damn Evil«. A detta dei »brillanti« uomini d’affari di Walmart, nel titolo di »God Damn Evil« hanno ravvisato un contenuto controverso e, con il sostegno di numerosi attivisti cristiani, concludono che stavolta gli Stryper si sono spinti decisamente troppo in là. Michael Sweet, indiscutibilmente la prima voce e il capo della band, ha già dichiarato ufficialmente che il gruppo è sconvolto, scioccato e molto deluso da questa decisione. Sweet ha aggiunto che coi suoi testi la band ha sempre cercato di spingere chi ascolta a ragionare fuori dagli schemi, dai modelli e dalle cornici della vita di tutti i giorni. Secondo Sweet, l’album »God Damn Evil« è una preghiera a Dio e una supplica perché liberi il mondo dal male che negli ultimi anni è dilagato in modo estremo. Diciamoci la verità: nonostante il boicottaggio di Walmart (e di qualcun altro), il disco arriverà senza problemi alla fedele base di fan della band, e nessuna macchina conservatrice che costringe la gente all’»obbedienza« e allo »strisciare in ginocchio« potrà impedirlo.
Comunque, a noi interessa solo la musica, e »God Damn Evil« è un disco interessante perché ha un sapore retrò e nostalgico, cosa che non si percepiva in modo così marcato nei due predecessori in studio, »Fallen« (2015) e »No Moew Hell To Pay« (2013). »God Damn Evil« infatti torna a fare l’occhiolino con più convinzione al modo di comporre della band nella seconda metà degli anni Ottanta. Soprattutto la title track, seguita da You Don’t Even Know Me e The Valley, rimanda ai dischi degli inizi di carriera, »To Hell with the Devil« e l’album d’esordio »Soldiers Under Command«. A chiudere il disco c’è la breve ma »fulminea« »The Devil Doesn’t Live Here«.
Stavolta gli Stryper suonano un po’ più retrò e nostalgici di quanto ci si potesse aspettare, visti i due predecessori in studio; c’è anche meno mescolanza tra elementi classici del metal e hard rock, e il disco, come detto, suona davvero un filo più rustico. Eppure l’apertura non dà affatto questa sensazione, visto che a dare il via è Take It To The Cross, un pezzo piuttosto atipico per gli Stryper, che sorprende per la sua secchezza e la sua grinta, soprattutto per un ritornello decisamente poco melodico che si limita a dettare il titolo del brano in una sequenza di parole cantate a velocità estrema (con una marea di ripetizioni). Poi arrivano due pezzi in totale contrasto, Sorry e Lost, con ritornelli marcatamente musicali, dove Michael Sweet, con la sua voce inconfondibile e di altissimo livello, »rimette le cose a posto« e il disco prende quel profilo al 100% da vero album degli Stryper.
Gli Stryper, ovviamente, hanno ricoperto il tutto, per pura routine, con una dose enorme di fragore »pomposo« in stile AOR, che accompagna il disco a ogni passo, ma che brilla davvero per la prima volta nel ritornello di Lost, dove Sweet lascia di sasso con una voce conservata alla perfezione, che a una certa età lo porta fino ad altezze vocali estreme. La voce principale è affiancata in molti punti, e soprattutto nei ritornelli, da cori aggiuntivi che accentuano il lato teatrale e drammatico del disco. La produzione mantiene i marchi di fabbrica fondamentali dello stile e del suono della band. Una caterva di motivi guida sfruttati con grande abilità, assoli brillanti di Oz Fox e Sweet. C’è il nuovo bassista Perry Richardson (Firehouse), con linee di basso nettamente marcate che fanno da contrasto nei vari punti. La band ha di nuovo incartato il tutto con grande maestria in crescendo atmosferici dentro i ritornelli. I 44 minuti volano in un attimo! Un disco con una varietà di idee notevole, che mantiene ben chiara l’immagine artistica e la posa degli Stryper. I fan degli Stryper, comunque, questo disco ce l’hanno in casa già da un pezzo. Talento e ispirazione, alla band, non mancano di certo nemmeno stavolta.
Formazione
Michael Sweet – voce, chitarra
Oz Fox – chitarra
Perry Richardson – chitarra
Robert Sweet – batteria
Produzione
Michael Sweet
Tracklist
1. Take It To The Cross
2. Sorry
3. Lost
4. God Damn Evil
5. You Don’t Even Know Me
6. The Valley
7. Sea Of Thieves
8. Beautiful
9. Can’t Live Without Your Love
10. Own Up
11. The Devil Doesn’t Live Here