Third

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Soft Machine
Etichetta: CBS
Uscita: 1970
Durata: 75:15
Voto: 5/5

I Soft Machine “classici” nascono con »Third«, quando al batterista/cantante Robert Wyatt, al bassista Hugh Hopper e al tastierista Mike Ratledge si unisce uno straordinario sassofonista, Elton Dean, che in precedenza aveva collaborato con la poliedrica cantante Julie Driscoll e con il pianista jazz/compositore Keith Tippett. Con il suo arrivo, la metamorfosi dei Soft Machine da scatenati sperimentatori psichedelici a scaltri improvvisatori jazz fusion strumentali era completa. Il quartetto ascoltava allora moltissimo gli esperimenti jazz fusion del leggendario Miles Davis, che proprio in quel periodo aveva pubblicato »Bitches Brew« (1970), e si sente in quasi ogni pezzo di »Third«, anche se in nessuno compare una tromba. La particolarità principale di questo classico del jazz fusion è che nel 1970 uscì come doppio LP con quattro lunghissime composizioni di una complessità fuori dal comune che, con l’eccezione di »Moon in June«, più legata alla carriera solista di Wyatt, hanno fissato per anni il suono classico dei Soft Machine.

Vuol dire che a quel punto si erano già scordati di quello che Frank Zappa gli aveva consigliato due anni prima: fare più pezzi brevi possibile, se volevano almeno provare a mettere due soldi da parte come autori. Da quando Kevin Ayers li aveva lasciati, nel 1968, avevano smesso del tutto di preoccuparsi di singoli e successo commerciale e si erano buttati a capofitto nella spontaneità compositiva e sonora. Alcuni brani contengono arrangiamenti di fiati ospiti, a cui hanno contribuito anche il flautista dei Caravan di lungo corso Jimmy Hastings e il trombonista Nick Evans, per un breve periodo membro ufficiale dei Soft Machine, ma noto soprattutto per la sua collaborazione con i King Crimson.

»Third« si apre con il classico »Facelift«, che parte con un’intro cupa, con i suoni sfacciatamente distorti delle tastiere di Ratledge e le linee di basso impazzite di Hopper. Arrangiamenti di sax selvaggi e stacchi di batteria assassini vengono interrotti ogni tanto da improvvisazioni intelligenti e allo stesso tempo oscure, tra le quali spicca un assolo di flauto, finché non prende forma un motivo davvero interessante. Succede sempre qualcosa e ogni secondo è riempito con la spontaneità incredibile e il coraggio improvvisativo di quattro grandi innovatori del suono. »Slightly All the Time« contiene numerosi arrangiamenti scatenatissimi e forme libere tipiche del free jazz, con l’uso abbondante dei piatti da parte di Wyatt, i giocosi passaggi di sax di Dean, le linee di basso turbolente di Hopper e le combinazioni di tastiere di Ratledge. Il culmine arriva nei minuti finali, quando nasce un motivo sognante costruito su sottili trame di tastiera e arrangiamenti di sax romantici. Nel complesso questo pezzo è un po’ più accessibile e melodico del più celebre »Facelift« e riflette già alcune delle tendenze sonore più sottili che nei anni successivi avrebbero preso il sopravvento nella musica dei Soft Machine.

»Moon in June«, creatura di Wyatt, è l’unica composizione dell’album non strumentale, il che significa che c’è la voce caratteristica, “borbottante” di Robert, ed è anche, stilisticamente, la più vicina al loro approccio precedente, con la differenza importante che tutto è molto più sofisticato e complesso. Questo pezzo è segnato soprattutto dal suono vellutato dell’organo Hammond, da passaggi melodici e dalla drammaticità vocale di Wyatt, tipica della sua carriera solista. Ne nascono anche alcuni momenti epici fuori dal solito, tanto che a livello di stile è una cosa davvero completamente diversa rispetto alle altre tre composizioni di »Third«. Nella parte finale prendono il sopravvento improvvisazioni strane, estremamente oscure, con l’aggiunta del violino e grotteschi “miagolii”, così che i momenti melodici durano poco. La decisione dei compagni di Wyatt di trasformare i Soft Machine in una formazione completamente strumentale non gli andava granché a genio, per cui già allora aveva deciso di intraprendere la carriera solista, e un anno dopo se ne andò del tutto per la sua strada e fondò il proprio gruppo, i Matching Mole. La corsa selvaggia tra i meandri del jazz fusion si chiude con il capolavoro dall’umore battagliero »Out-Bloody-Rageous«, dove brillano soprattutto Ratledge e Dean. La parte iniziale è segnata dalle improvvisazioni di tastiera di Ratledge, finché non irrompe uno scatenato passaggio di sax che contribuisce a plasmare un motivo giocoso e portante, sostenuto da un pianoforte tagliente, stacchi di batteria possenti e linee di basso ingrossate. Più avanti, soprattutto nella seconda parte della composizione, arriva un’atmosfera molto più rilassata e sognante, in cui a tenere viva l’inquietudine ogni tanto ci pensano soprattutto arrangiamenti di sax indomiti, che a quel punto erano ormai diventati uno degli elementi chiave della musica dei Soft Machine.

»Third«, classico del jazz fusion e della scena di Canterbury che ha definito il suono dei Soft Machine “classici”, è l’album chiave nella ricchissima discografia di questa band di culto, che negli anni successivi avrebbe attraversato ancora qualche interessante e variopinta trasformazione sonora. Allo stesso tempo, insieme all’esordio dei Nucleus, fu uno dei primi veri album jazz fusion della scena prog rock britannica, che, come già detto, era rimasta completamente stregata dalle imprese di Miles Davis di quegli anni. Ogni appassionato di prog rock di qualità e di musica sperimentale in generale, anche se non è un fan sfegatato dei Soft Machine, dovrebbe avere nella propria collezione almeno »Third«. La formazione classica dei Soft Machine resistette insieme ancora per un album, intitolato »Fourth« (1971), che ha fatto piazza pulita degli ultimi elementi psichedelici nella loro musica.

Formazione

Mike Ratledge – tastiere
Hugh Hopper – basso
Robert Wyatt – batteria, voce (3), organo Hammond (3), mellotron (3), pianoforte (3), basso (3)
Elton Dean – sax contralto, saxello

MUSICISTI OSPITI:
Lyn Dobson – sax soprano, flauto (1)
Jimmy Hastings – flauto, clarinetto basso (2,4)
Rab Spall – violino (3)
Nick Evans – trombone (2,4)

Produzione

Soft Machine

Tracklist

1. Facelift (18:45)
2. Slightly All the Time (18:12)
3. Moon in June (19:08)
4. Out-Bloody-Rageous (19:10)

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