Golliwog – I portatori della fiaccola di un domani migliore (2013)

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Autore: Sandi Sadar Šoba

Data dell’intervista: 25.09.2013

Sono poche le band con cui, oltre alla buona musica, ti nutri anche di idee profonde capaci di cambiare il mondo in meglio, e non solo mentre nel lettore gira quel ritornello da tormentone che per un attimo ti farebbe spostare le montagne. I cantori di Ribnica del punk di qualità con venature HC, gli eccellenti Golliwog, sono senza dubbio un anello importante, da sottolineare con forza, e non solo perché si tratta di una band punk rock di qualità con radici slovene. Più di ogni altra cosa, di questo collettivo di portatori di fiaccola colti e dal pensiero attivo, che sperano di cambiare il mondo in meglio, mi colpisce che sappiano leggere con lucidità i problemi e la piaga del mondo in cui viviamo e che, invece di una critica vuota e senza soluzioni, offrano ai problemi, oltre allo specchio, anche le strade per migliorare le cose. Rispetto le persone che hanno qualche grammo di saggezza in più della media, quella che si scioglie in una grigia, apatica, anonima staticità. Rispetto i costruttori attivi della rivoluzione della coscienza dei nostri tempi, di cui parliamo tutti ma che nessuno si mette a realizzare sul serio. Proprio per questo ho contattato con piacere gli intellettuali di Ribnica, alfieri della ribellione musicale e sostenitori di una rivoluzione non violenta, quasi gandhiana, che restituirebbe al mondo la luce della speranza. Questa intervista è nata in più riprese, come scambio di mail e, oltre alla musica, ci siamo naturalmente tuffati a fondo anche nelle questioni scottanti della società di oggi.


Rockline: I Golliwog sono una band che porta la fiaccola del punk rock da 15 anni. Com’è stata la strada dagli inizi a oggi e quali sono, secondo voi, i punti centrali della vostra identità musicale (alti e bassi compresi)? Come va con la band negli ultimi anni? I principi originari che hanno portato alla fondazione sono cambiati in qualche modo? Com’è stato il percorso finora?

Matej Oven: All’inizio era una fuga dalla noia di ogni giorno e per divertirci. Era solo musica, il messaggio allora non c’entrava ancora niente. In qualche modo siamo arrivati ai primi strumenti e a una sala prove per suonare e stare insieme, ed è partito tutto da lì. Veri alti e bassi particolari non ci sono, perché non suoniamo per raggiungere chissà quali vette (in questo modo ci togliamo anche la delusione delle cadute). Fin dall’inizio suoniamo perché amiamo la musica e perché ci piace farlo, quindi senza aspettative. Solo cuore e anima. Finché ci farà piacere e ci divertiremo davvero, continueremo a farlo. Altrimenti non avrebbe senso. Lo dico fin dall’inizio. Più concentri l’energia (la coscienza collettiva della band) nella stessa direzione, più possibilità di realizzazione ha il potenziale. E in questo momento posso dire che come insieme funzioniamo davvero bene. Ogni membro (con tutte le sue caratteristiche di carattere) recita bene la sua parte nella band, così tutti insieme riusciamo a tappare tutti i buchi. Non ci annoiamo. Con il nuovo batterista è arrivato anche un nuovo entusiasmo, che si è subito riattaccato anche a noialtri. Spaccheremo come non facevamo da tempo, e intanto ci divertiamo! Questo non significa che prima andasse peggio o altro – se stai con qualcuno così a lungo, attraversi con lui periodi diversi, e in mezzo ne abbiamo avuti anche di pesantissimi, quando sembra che il mondo intero ti sia crollato in testa – ovviamente è un’illusione, perché si tratta solo di una lezione di grande qualità. Certo, arrivano ancora giorni in cui manca la motivazione giusta, in cui prevale un’apatia masochista, ma sono eccezioni e, se guardiamo l’insieme e la tensione nella direzione giusta, la situazione attuale è ottima!

Rockline: E quali sono i pilastri principali che definiscono i Golliwog come entità musicale e come collettivo musicale di individui liberi?

Matej: Come ho detto, non ci sono punti particolarmente spiccati, ma se proprio dovessi indicare i momenti luminosi della band dall’inizio a oggi, sono sicuramente i due album in studio, poi l’uscita di un disco per l’etichetta giapponese In-N-Out Records (soprattutto perché sotto la sua ala ha parecchie band delle due leggendarie etichette californiane Epitaph e Fat Wreck Chords (Pulley, Strung Out, Rx Bandits…) che ascoltiamo da sempre), il suonare con le band che ci stanno più a cuore fin dall’inizio (NOFX, Propagandhi, SNFU, Snuff, Anti-Flag, Sick Of It All, The Casualties, Dead To Me e altri), il legarci ad altre band slovene e straniere, i tour Got Punk II & Resist Fashion, un sacco di nuovi amici che non avremmo mai conosciuto senza la band, e il fatto che al momento giusto sia saltato fuori un nuovo batterista dalle nostre parti, così da poter continuare a fare quello che ci rende più felici.

Rockline: In tutto questo tempo, immagino, siete cambiati parecchio?

Matej: Se da noi è cambiato qualcosa dall’inizio a oggi, sono soprattutto i nostri valori (da dionisiaci – soprattutto edonistici – ad apollinei, e con una svolta di 180 gradi). Cioè dal tipico edonismo adolescenziale all’autorealizzazione e al contributo attivo a un mondo più bello per tutti noi. Molti dicono che il mondo non sarà mai più bello e che già pensarlo è utopico (anche dentro questa scena, che dovrebbe contribuire attivamente a questo, ci sono un sacco di rassegnati), ma non si rendono conto che con questa mentalità si cementano nel ‘adesso’ e così non possono sentire i cambiamenti positivi, figuriamoci influire su qualcosa. Per me questo significa resa. Si sono arresi prima ancora di cominciare. Con la sensazione di impotenza dell’individuo chiuso nella propria prigione, in questo modo non cambiamo proprio niente. Diventiamo ostacolo a noi stessi. L’attivismo per un domani migliore consiste nel cambiare prima noi stessi (e con questo anche tutto ciò che si rispecchia all’esterno), non in un infinito blaterare e razionalizzare. Qui si tratta di integrità e coerenza. Si tratta di fare del bene, sempre e ovunque – e non solo quando qualcuno ci guarda. Con una sincera buona intenzione e non per l’applauso! Azione, non chiacchiere a vuoto! Se già noi per primi non siamo come vorremmo che fosse il mondo intorno a noi, perdiamo in un attimo ogni credibilità e allora tutto il blaterare è di troppo.

Rockline: L’ostacolo, però, può essere l’uomo stesso … – con le sue norme, con la percezione di sé come centro dell’universo, attorno a cui tutto gira e in cui non può cambiare niente, perché è com’è, perché tutto sembra già scritto …

Matej: Sì, l’ostacolo principale è l’ego umano – il falso Io e tutto ciò che gli è collegato. Dimentichiamoci del falso ego e dell’orgoglio. Quando all’ego “spuntano le ali”, in realtà si tratta solo di un processo che frena lo sviluppo spirituale! In quel momento ci allontaniamo da ciò che siamo veramente. Tagliamo quelle ali! La vanità ci porta alla rovina. Ed è proprio quel “devil in disguise” di cui si parla tanto. Viviamo in una società luciferiana dell’egoismo patologico, ma la stragrande maggioranza non se ne rende nemmeno conto. Sì, zio Lucifero è davvero un maestro del camuffamento. Si nasconde in ognuno di noi. Ma in ognuno di noi ci sono anche il libero arbitrio e un potenziale infinito. La decisione se nutrire l’ego e cedere alla tentazione della vanità del materialismo, oppure ascoltare e obbedire al nostro vero Io – cuore e anima – spetta a noi. E si tratta soprattutto di una battaglia interiore. La metafora del diavoletto su una spalla e dell’angioletto sull’altra calza a pennello, ed è proprio assurdo che qui sia la religione a meritarsi l’etichetta “epic fail” dritta in fronte. Religion, go home, you’re drunk!

Rockline: Quindi l’inferno ce lo costruiamo da soli?

Matej: Più o meno. A noi stessi e agli altri. ‘Lucifero’ o ‘Satana’ è il rappresentante dell’Ego, che si basa sulla filosofia del ‘faccio per me’ ed è in guerra eterna con la ‘Fonte’, rappresentante del vero Io, dell’amore incondizionato, che si basa sulla filosofia del ‘faccio per il bene degli altri’. Il vero Io è l’epicentro dell’intero essere. È la somma di tutto ciò che siamo. Il falso Ego, invece, è l’idea e il concetto che ci creiamo di noi stessi durante la nostra vita sulla Terra e di solito esclude tutte le qualità che non vogliamo accettare di avere. Satana quindi non è una persona singola, un’entità o il male personificato, ma un concetto dualistico di divisione della coscienza, che è in ognuno di noi, ci divide, ci separa gli uni dagli altri e ci separa dalla Fonte, cioè dal vero Io. È la nostra intolleranza, rabbia, paura, presunzione, egoismo, falsità, avidità, invidia… L’anima (l’amore) quindi ci unisce, ci avvicina, alza la nostra vibrazione e permette l’evoluzione della coscienza, mentre l’Ego (la paura) ci separa e tende alla devoluzione della coscienza.

Rockline: Questa svolta quasi inaspettata verso la trasformazione dei postulati mentali ha un’aria quasi religiosa. Quali sono i principali punti d’appoggio etici che potrebbero salvarci dall’ulteriore affondare nella palude dell’assenza di vie d’uscita?

Matej: Prima di tutto dobbiamo saper riconoscere l’ego e le qualità umane che gli sono legate (nella società di oggi, ripiegata su se stessa, già questo è un grosso problema). In questo i “7 peccati capitali” sono un’ottima base di partenza (nevermind the religion), anche se oggi sono diventati quasi norme sociali e perfino valori, a tal punto siamo arrivati. In un sistema in cui il fine giustifica tutti i mezzi (come insegna la ‘filosofia’ machiavellica della società, il darwinismo: ‘Uccidi prima di essere ucciso!’) i bambini diventano sempre più insensibili: selvaggi darwiniani, rivali, egocentrici, di vedute ristrette.  Tutto questo dobbiamo saperlo distinguere dalle emozioni nobili e cominciare a lavorare attivamente su noi stessi. Dobbiamo reimparare una morale che, a causa del sistema dell’indottrinamento scolastico, del percorso competitivo di istruzione e del bombardamento a tappeto con ogni possibile meccanismo di repressione e apparato di lavaggio del cervello, abbiamo ormai quasi del tutto dimenticato. In sostanza è un processo di conoscenza di sé. E per questo non ci serve nessun tempio o santuario. Tutto è molto semplice (anche se magari sembra complesso). Siamo gentili. Non facciamo agli altri quello che non vogliamo che gli altri facciano a noi. Siamo il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo! Tutto il resto è fare finta di niente e recitazione fasulla – è l’ego che prende le redini. Il mondo sarà come ce lo faremo. Se non possiamo aiutare, almeno non facciamo danni! Sai com’è quella frase: “People who say it cannot be done should not interrupt those who are doing it!”

Rockline: Ribnica passa per un posto svantaggiato, spinto ai margini, lontano dal centro, eppure di recente mi sono imbattuto in nuovi nomi giovani, come per esempio i Chicksy Dicks. La scena musicale di Ribnica si sta risvegliando e che cosa ha da offrire agli appassionati di musica? Ci sono anche tendenze a una collaborazione più attiva (per esempio nella direzione lodevole del collettivo del Prekmurje Prekmurje Noise Conspiracy – a proposito, che ne pensate di loro)?

Matej: La scena di Ribnica praticamente non esiste. Oltre a noi ci sono i Chicksy Dicks (che provano a Lubiana), ma non abbiamo nessun club alternativo adatto dove le cose possano succedere. I nostri inizi si possono legare piuttosto alla scena di Kočevje (anche se fin dall’inizio proviamo a Ribnica), che allora, con gli spazi nella vecchia sede della banda musicale di Kočevje, era davvero una scena underground autentica – il tipo di scena che ancora oggi, personalmente, ci va più a genio. Frequentavamo soprattutto gli amici di Kočevje, perché a Ribnica (almeno tra quelli della nostra generazione) non c’era nessuno che mostrasse un minimo di iniziativa e voglia di fare qualcosa insieme in questa direzione. E ancora oggi a Kočevje ci sono molte più band e molta più gente attiva su questo fronte. Per quanto riguarda Ribnica, il movimento si limita a un festival annuale, Alternativa (il merito va tutto all’amico Žigat Lovšin, fondatore del progetto, e ai ragazzi del RŠK, a cui è passato il testimone e che da qualche anno si danno da fare (con successo) perché a Ribnica almeno qualcosa succeda). Inoltre una volta all’anno c’è anche un evento musicale completamente D.I.Y., lo Štrekafest, e qualche concerto alternativo al Gallop Pub. Proprio con questi concerti, in collaborazione con Kovat (Galop Pub) e su sua iniziativa, proveremo a rafforzare la scena aumentando l’attività dei concerti nei club. Ma tutto dipende dal sostegno, ed è questo (da noi ancora più che altrove) il problema principale. Senza sostegno la scena non può esistere.

Rockline: Ai ragazzi del Prekmurje, invece, come accennavo all’inizio, nonostante la depressione economica e lo svantaggio della regione, è riuscito quasi un miracolo …

Matej: Nel Prekmurje gli alternativi sono comunque incomparabilmente più che da noi (di band ne hanno un sacco), e a quanto pare c’è anche più iniziativa e più voglia di creare attivamente. Tutto il rispetto al collettivo P-N-C! È fantastico quando le persone uniscono le forze in questo modo e si impegnano attivamente per realizzare obiettivi comuni. Con la concentrazione collettiva della coscienza le possibilità di realizzazione sono molto maggiori. Ognuno ha le sue idee e le sue visioni e, quando tutto si intreccia, può nascere un sacco di cose buone. L’unione fa la forza!

Rockline: Non amo etichettare la musica, perché si restringe lo spazio per la crescita personale, lo sviluppo e gli esperimenti musicali, ma toccherò anche questo punto. Musicalmente rientrate nel campo del punk rock, io ci aggiungerei anche sfumature HC e, cosa essenziale, un tono socialmente proattivo. Il punk rock in sé sta perdendo questo tono sociale. Da dove viene da voi l’elemento interiore di rivolta e ribellione?

Matej: Sai com’è – quando l’ingiustizia diventa legge, la ribellione diventa un dovere! Osservando il sistema e la società di oggi, diventa presto chiaro che qui qualcosa non quadra. Siamo diventati un cancro del pianeta e la ragione principale è il dominio del nostro falso Ego e la nostra separazione dalla natura. Tutto è collegato a questo. A livello collettivo, tra tutti gli esseri umani, la vanità porta alla segregazione e alla competizione. La competizione porta a paura e avidità. L’avidità porta all’inganno e all’immoralità. E nell’immoralità c’è terreno fertile per la malattia – la guerra sulla nostra Terra. Il nostro nemico, in realtà, non sono le élite di governo nascoste né i partiti politici corrotti, ma noi stessi! Apatia, passività, indifferenza, letargia, vanità, egoismo patologico, consumismo compulsivo, ossessione per l’accumulo materiale, feticismo delle merci, narcisismo infantile, antropocentrismo, edonismo completamente svalutato, compassione selettiva e schizofrenia morale sono le malattie della società che dobbiamo curare, se vogliamo davvero un cambiamento positivo. L’intera ‘società’ è quindi questo mostro fittizio – un meccanismo autodistruttivo per cui siamo intrappolati nella nostra stessa prigione, che ci siamo costruiti da soli. Ma la società non sono ‘tutti gli altri’. La società siamo noi E tutti gli altri. La chiave di questa prigione ce l’ha ognuno di noi. Il mostro fittizio quindi non è una manifestazione esterna, ma la coscienza collettiva sociale – un organismo che è solo una ‘immagine’ ingrandita di noi stessi. E siccome siamo tutti insieme solo sfaccettature individuali – specchi e riflessi di questo organismo superiore, è ora di guardarci dentro e di correggere in noi gli errori che vediamo nella società. Così, e solo così, cambia l’intera immagine di questo organismo.

Rockline: Quali sono le posizioni che indicate come essenziali per costruire un mondo migliore?

Matej: Le posizioni sono chiare come il cristallo: non facciamo del male. Siamo gentili. Non facciamo agli altri quello che non vogliamo che gli altri facciano a noi. Con gli altri siamo come vorremmo che gli altri fossero con noi. E che questo sia nella nostra coscienza in ogni momento della vita. La coerenza qui è fondamentale. Impegniamoci per un cambiamento positivo e non arrendiamoci! Sono cose semplici. Dobbiamo diventare il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo. Siamo noi quelli che devono cambiare. Scaricando questa responsabilità sugli altri, questo problema non lo risolviamo. L’ostacolo principale, ovviamente, è la scarsa capacità di riconoscere i propri errori (sappiamo vedere solo quelli degli altri) e il sistema di falsi valori che ci inganna in questo. Per questo abbiamo negli altri degli specchi che (consapevolmente o meno) ci mostrano quegli errori. E per questo possiamo solo essere grati.

Rockline: Capisco, ma vorrei comunque un po’ più di approfondimento e di spiegazione. Come si riflette tutto questo nelle persone stesse, dato che tutti partono innanzitutto dalla propria posizione in prima persona e dai propri rapporti con il mondo e con quel grande “Altro”?

Matej: Tutte le nostre relazioni hanno il potenziale per un’esperienza utile nel nostro viaggio, se solo decidiamo così. Tutte le nostre relazioni hanno il potenziale per essere buone. Dobbiamo solo decidere di imparare e imparare a vedere quello che una data situazione ci dice. Dobbiamo saper vedere quello che l’altra persona nella relazione vuole insegnarci. Siamo tutti maestri e siamo tutti allievi. Perché siamo tutti uno. E siamo tutti qui perché cerchiamo l’amore. Sul cammino della conoscenza di sé attiriamo nella nostra vita persone, occasioni, esperienze e relazioni per imparare qualcosa, e quel ‘qualcosa’ è diventare una persona migliore. Quello che impariamo dalle nostre relazioni è ciò su cui dobbiamo lavorare. Scopriamo dove siamo forti e dove deboli. Impariamo che dobbiamo essere pazienti e tolleranti. Impariamo come possiamo aiutare gli altri a diventare il meglio che possono essere, perché loro aiutino noi a diventare il meglio che possiamo essere. Troppo spesso vogliamo cambiare le persone. Ma dobbiamo abituarci a vedere noi stessi, a vedere ciò che dobbiamo cambiare in noi e non ciò che vogliamo che gli altri cambino in sé. Siamo qui per amare. E se amiamo davvero, impareremo ad accettare le persone così come sono e ad aiutarle e sostenerle nel cambiare le cose che devono cambiare in sé. E dobbiamo sempre tenere a mente che le persone che entrano nella nostra vita ci vengono per aiutarci a cambiare ciò che dobbiamo cambiare noi in noi stessi. In fin dei conti, l’unica persona che possiamo cambiare in una relazione siamo noi. Amore, pazienza, tolleranza, rispetto, perdono, gentilezza, onestà, empatia. Condividere senza egoismo, senza pensare a cosa riceveremo in cambio. L’amore è l’atto del dare. L’amore non è ciò che qualcuno fa per noi, ma ciò che noi possiamo fare per l’altra persona. Nell’amore non si può essere troppo radicali. Rispettiamo la diversità, a prescindere da razza, sesso, orientamento sessuale, religione o specie vivente. Amiamo ogni singolo essere. Amiamo gli animali, amiamo la natura, amiamo il pianeta, amiamo l’universo. Amiamo tutto e tutti. Senza condizioni. Allora, e solo allora, il mondo cambierà. Che il nostro cuore sconfigga il nostro ego. Conosciamo l’amore, conosciamo noi stessi!

Rockline: Quali sono state, o sono, le vostre basi musicali? Avevate già suonato in qualche altra formazione prima, o i Golliwog sono la prima band, il nucleo protonico che vi tiene uniti fin dal primo giorno?

Matej: Già prima di cominciare con la band ascoltavamo di tutto, dal metal al grunge al punk rock. Nel ’97 abbiamo iniziato a trovarci in sala prove e lì abbiamo cominciato a martellare insieme sugli strumenti. In realtà stavamo ancora imparando a suonare. Come ogni band all’inizio suonavamo pezzi semplici di band diverse, e ci siamo provati tutti su più strumenti, poi dopo un po’ ci siamo ancorati in acque punk rock. Nel ’98 abbiamo iniziato a scrivere musica nostra e allora abbiamo scelto anche il nome della band, Golliwog. La formazione originale è rimasta invariata fino alla fine del 2007, quando ci ha lasciato il batterista Jure (subito dopo aver registrato le batterie per l’album Plague Allegiance). Il suo posto allora (per due anni buoni) l’ha preso Emir (Aktivna Propaganda), amico di lunga data, che ha suonato con noi dal vivo, mentre noi dedicavamo la maggior parte del tempo alla produzione dell’album Plague Allegiance. Emir è rimasto con noi fino alla fine dell’estate 2010. Poi è arrivato il periodo in cui ci siamo presi un po’ di pausa, perché per vari motivi avevamo tutti bisogno di un po’ di tempo per noi. È capitato che nel frattempo il batterista Emir si sia trasferito in Belgio, così abbiamo cominciato piano piano a cercare un nuovo batterista. L’ultimo concerto con Emir l’abbiamo fatto nel 2011 al primo Punk Rock Holiday, dove per la prima volta abbiamo diviso il palco con le leggende NOFX. A maggio 2012, dopo una specie di reazione a catena di ‘coincidenze’, si è fatto vivo Rok e con lui ci siamo affiatati molto in fretta. Considerando che da noi è molto difficile trovare un batterista di qualità (soprattutto per un genere e una velocità del genere), che si muova in acque musicali simili e che vada d’accordo con la band anche come carattere, è un piccolo miracolo che si sia presentato proprio al momento giusto proprio dalle nostre parti, e per di più è vegetariano e tende al veganismo. C’è quasi più probabilità di vincere alla lotteria! Visto che la legge universale di attrazione funziona sempre e ovunque e che un focus abbastanza forte di energia/pensiero/coscienza simile si trova sempre, in realtà non c’è niente di strano. “Se desideri davvero qualcosa e ti impegni al massimo, l’intero universo si tende per aiutarti a realizzare quel desiderio. Sulla via della realizzazione dei desideri non ci sono ostacoli, tranne te, se non fai tutto quello che è in tuo potere per realizzarlo.” Evidentemente il desiderio da entrambe le parti era abbastanza forte da farci incrociare le strade dall’universo.

Rockline: Quali sono gli idoli musicali che indichereste come parte necessaria del vostro DNA musicale?

Matej: Idoli non ce ne sono, ci sono solo band che per noi sono davvero il massimo e ci accompagnano fin dall’inizio, quindi (in un modo o nell’altro) sono quelle che ci hanno influenzato di più. Sicuramente sono NOFX, Propagandhi, Consumed, SNFU, Good Riddance, Pulley, The Vandals, Frenzal Rhomb, Napalm Death, 7 Seconds, Dead Kennedys, Tragedy, Boney M, ma anche i primi Metallica, Slayer, Pestilence e un bel mare di altri.

Rockline: Essere un attivista socialmente impegnato richiede un uomo intero. Gli attivisti vegani vengono bollati da alcuni media e organizzazioni con il nome di terrorismo vegano. Io sono vegano e a questo ha contribuito Gary Yourofsky, e ritengo che un agire più attivo e meno passivo sia necessario, perché così tutti noi che la pensiamo in modo simile possiamo essere etichettati come terroristi e minaccia. Vi considerate attivisti e, oltre alla musica, partecipate a qualche gruppo dedicato a migliorare il mondo? Come agite?

Matej: Sì, sono completamente d’accordo. Senza attività le cose semplicemente non si muovono. E hai ragione – qui l’integrità della persona è importantissima. Il presupposto per essere un attivista è vivere ogni momento della propria vita in linea con i propri principi. L’attivismo vegano, in sostanza, è uno stile di vita che tende a causare la minor sofferenza possibile (non è un tipo di dieta, non è la ricerca di ideali utopici, non è sventolare fiorellini). Si tratta di rispettare tutti gli esseri con cui condividiamo il pianeta. È una lotta per un mondo giusto, una lotta contro la discriminazione e lo sfruttamento dei più deboli, una lotta contro l’ingiustizia! A prima vista sembra che siano le posizioni della maggior parte delle persone, il problema è solo che molti non sanno essere abbastanza coerenti. Tra la gente manca quella vera integrità che garantirebbe di non fare distinzioni arbitrarie tra esseri viventi che sentono allo stesso modo e di non stabilire, su quella base, la ‘destinazione d’uso’ di un essere vivente senziente. I doppi standard qui sono più che evidenti, a un punto tale che questo fenomeno sociale possiamo definirlo, senza esagerare, schizofrenia morale di massa. Molte persone sono ormai talmente estraniate dagli animali che di fronte a questi principi se ne dimenticano semplicemente (tranne di quelli che si sono scelti arbitrariamente e hanno designato come ‘animali domestici’). Come se non fossero esseri senzienti, come se fossero oggetti inanimati, materia prima messa a nostra disposizione.

Rockline: Se riassumiamo, è importante la visione dell’essere libero dell’individuo, ma con una buona dose di responsabilità verso se stessi e il mondo intorno?

Matej: Sì! Quando diciamo “Ognuno faccia quello che vuole – finché con questo non fa del male a un altro!” tutti sono d’accordo e annuiscono saggiamente (anche se loro stessi sostengono l’uccisione di massa di esseri innocenti), perché in questo non considerano affatto il danno agli animali, tanto ci siamo intorpiditi verso i nostri simili. L’essere umano preferisce tradurselo in “Ognuno mangi quello che gli pare – non impormi la tua opinione!” e, per giunta, nel colmo dell’assurdo aggiunge: “Live and let live!” In questo modo l’attivismo vegano viene interpretato come una specie di imposizione dell’opinione personale agli altri, cioè ‘fare del male a un altro’ (anche se si tratta di uno stile di vita che mette al primo posto proprio il non causare danno) e di fatto come una minaccia (perché è una seria minaccia per gli schemi mentali radicati, una minaccia per lo status quo), mentre il tormento infinito e il massacro di esseri innocenti restano invisibili ai cuori intorpiditi (anche se non è affatto detto che si tratti solo di soddisfare interessi umani egoistici (l’appetito) e anche se oggi sul mercato esiste un’alternativa rispettosa degli animali per ogni singolo pezzo di cadavere, cioè prodotto a base di carne).

Rockline: So che per molti afferrare postulati di questo tipo è uno shock, ma la maggior parte chiude volutamente gli occhi davanti a verità simili …

Matej: Sì, quando la verità è troppo pesante, uno preferisce chiudere gli occhi per restare ‘al sicuro’ e continuare con gli schemi di sempre. Nessuno vuole uscire dalla propria zona di comfort. Qui parliamo di un conflitto mentale che compare quando le convinzioni o i presupposti di una persona sono in contrasto con le nuove informazioni con cui entra in contatto. Le ricerche hanno mostrato che la maggior parte delle persone (di fronte a nuove informazioni che mettono in discussione) cerca modi per conservare la propria attuale comprensione del mondo e per rifiutare o evitare le nuove informazioni che la contraddicono, oppure cerca in tutti i modi di convincersi che tra la vecchia comprensione e le nuove informazioni non ci sia alcun conflitto. Questo fenomeno si chiama dissonanza cognitiva ed è in sostanza il rifiuto categorico del nuovo e la conservazione dello status quo, cosa piuttosto frequente nella società di oggi. Molti storcono il naso già solo a sentire questa espressione, ma probabilmente ci si vedono solo loro. Quando uno scopre che esiste un altro modo di vivere – uno con cui non facciamo del male agli animali, in un attimo si vede come un assassino (o come il principale responsabile di un omicidio). Ed è incredibile quanto in fretta, con scuse così deboli e senza veri argomenti, cerchi di trascinare al proprio livello anche chi non mangia animali, e voglia a tutti i costi dirgli che anche loro sono assassini – ‘anche le piante sentono dolore!’ e così via. In realtà semplicemente non vogliono smettere di mangiare carne e useranno qualsiasi scusa. Diventa evidente soprattutto se vivi da vegano, perché hai a che fare con schemi simili a ogni passo (volenti o nolenti, siamo in continua interazione). Basta rifiutare con garbo un hamburger e dire che semplicemente non mangi carne, e ti piove addosso una valanga di ‘dissonanza cognitiva’ ed è davvero esilarante. Le persone si difendono consapevolmente dalla verità. Fa troppo male vedere cosa succede agli esseri innocenti, eppure continuano a sostenere direttamente quella pratica, e questo è vicino alla definizione di follia. Sanno che non va bene, ma lo fanno lo stesso. Per il proprio tornaconto, senza pensare agli altri. Per gli occhi è troppo crudele, per lo stomaco no. Questa ignoranza consapevole dell’individuo è oggi più pericolosa di qualsiasi nemico. E qui posso di nuovo evidenziare il problema dell’egoismo patologico, ormai così radicato che nella maggior parte dei casi uno non se ne rende nemmeno più conto e si offenderà perfino sentendo dire una cosa del genere su di sé. Un mondo al contrario. Il fenomeno descritto, però, è allo stesso tempo anche un segnale che le cose stanno cambiando – e sempre più in fretta, perché la nuova consapevolezza penetra (lentamente ma con costanza) in tutti i pori della società. I cambiamenti positivi nel rapporto con i nostri simili si vedono ogni giorno di più.

Rockline: Lo sfruttamento del mondo secondo la formula neoliberista ha portato anche a un nuovo olocausto, che avviene ogni giorno sotto gli occhi di tutti.

Matej: La maggior parte delle atrocità che l’uomo infligge agli animali è ancora ben nascosta dietro mura attentamente sorvegliate (di macelli, circhi, laboratori, case farmaceutiche …). Così l’uomo non si sente responsabile di quello che succede. Finché non vede la sofferenza va bene, ma quando gli si rivela la dura verità, preferisce chiudere gli occhi. Dobbiamo renderci conto che gli animali sono gli esseri più sfruttati e le più grandi vittime dell’odierno sistema capitalista. La loro sofferenza è invisibile ai nostri occhi e per di più sono completamente impotenti, perché non sono in grado di difendersi da soli. E finché la pratica dello sfruttamento e dell’abuso degli animali sarà qualcosa di socialmente accettabile e legale, non cambierà nemmeno il rapporto con il prossimo. E non andrà così, che prima cambiamo il rapporto con il prossimo, ma il cambiamento avverrà prima nel rapporto con l’anello più debole della società. Il nostro atteggiamento e ciò che siamo si mostrano sempre nel rapporto con i più deboli. I cambiamenti avverranno quando le persone cominceranno a cambiare se stesse. Quando toccamo questo tema, la cosa peggiore che possiamo fare è l’ignoranza, l’estraniazione, il ritirarsi e il non reagire – il chiudere consapevolmente gli occhi davanti alla verità. Non pensiamo solo a come i diritti vengono negati a noi stessi, pensiamo anche agli altri! Se permettiamo che a qualcuno, ovunque, vengano negati i diritti – e se addirittura lo sosteniamo noi stessi, è del tutto assurdo lamentarsi della negazione dei nostri. L’ingiustizia è ingiustizia, che accada a uno, a mille o a milioni. E noi siamo contro l’ingiustizia! Se non vogliamo la sofferenza, non creiamola! Non sosteniamo la macchina capitalista dello sfruttamento, che fa commercio di vite innocenti e di sangue versato.  Il sistema capitalista non rispetterà mai né l’uomo né l’animale, per lui conta solo il profitto. E finché lo sosterremo non cambierà niente, nemmeno negli altri ambiti. Quello che diamo è quello che riceviamo! Quanto grandi devono diventare i problemi perché ci svegliamo finalmente davvero? La sofferenza e lo sfruttamento non finiranno finché daremo ai ‘torturatori’ i soldi per uccidere al posto nostro.

Rockline: E la proattività, ovvero la vostra attività da attivisti vera e propria? Dove collaborate e come?

Matej: Noi stessi siamo attivi su più fronti. Al primo posto c’è l”azione diretta’, cioè l’aiuto diretto agli animali (salvataggi, trasporti, ricerca di una nuova casa …) ogni volta che è possibile, la partecipazione alle proteste, la sensibilizzazione delle persone attraverso tutti i canali possibili, la distribuzione di opuscoli e volantini, siamo anche membri di un’associazione vegana, fondata l’anno scorso, che in questo breve periodo ha già fatto moltissimo – organizzazione di proteste di ogni tipo, conferenze ed eventi a scopo di sensibilizzazione, creazione di un sito (http://vegan.si) con tutte le informazioni sul veganismo (dove aiuteremo presentando i prodotti vegani che si trovano da noi (cibo, bevande, cosmetici ecc.)), traduzione e pubblicazione di libri ecc. Il merito di tutto questo va ai nostri amici, volontari, che con il cuore e una forte volontà abbattono tutti i muri (you’re all our true heroes)! Collaboriamo con amici e con varie comunità che agiscono con lo stesso scopo. Le cose si diffondono molto in fretta, così da noi ormai ci sono parecchie associazioni e organizzazioni di questo tipo che collaborano tra loro (Associazione per la liberazione degli animali, Lajka – associazione per la tutela e l’aiuto degli animali in difficoltà, Associazione vegana slovena, varie altre associazioni vegane regionali, Iniziativa vegana, Veganka – iniziativa civile per i diritti degli animali ecc.). Inoltre una parte molto efficace dell’attivismo è anche la presentazione di ottimi piatti e ricette vegane (il merito va soprattutto alla bravissima cuoca Saša). Così, con semplici ricette vegane nella rubrica ‘vegecore’, diamo una mano al webzine punk rock  Giljotina (www.giljotina.org/vege-core), e lo facciamo anche sul nostro profilo Facebook. Anche trasmettere e diffondere il messaggio attraverso la musica, cioè i testi, gioca un ruolo importante. Partecipiamo sempre volentieri a vari eventi benefit e concerti per aiutare animali e/o persone. Inoltre ai concerti, oltre a magliette e CD, offriamo opuscoli, riviste e volantini gratuiti sui benefici dello stile di vita vegano per gli animali, per le persone, per l’ambiente e per tutto il pianeta.

Rockline: Puoi dare ai lettori più volenterosi qualche spunto concreto per partecipare?

Matej: Se a qualcuno interessa (informazioni, cibo, salute, ricette ecc.), siete tutti i benvenuti – è davvero una bella compagnia (senza recitazioni a vuoto e senza i bullshiter che si trovano a ogni passo):

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Rockline: Anche l’ultimo disco, The Plague Allegiance, ha raccolto critiche eccellenti. Il nome richiama il giuramento alla bandiera, solo che stavolta è un giuramento appestato, infettato dalle spore del nuovo ordine mondiale, con cui osano fare i conti in pochi. Il tono che sostenete è quello dell’attività sociale con lo spirito della rivoluzione non violenta. Quali sono le posizioni che mettete in evidenza stavolta e un regolamento di conti con il NWO è davvero possibile?

Matej: Non solo il regolamento di conti con i visionari psicopatici del nuovo ordine mondiale è possibile. Il crollo di questa visione perversa del futuro è inevitabile! Quel pugno di egomaniaci megalomani che sta dietro a tutto e tira i fili dall’ombra (governo nascosto, banchieri, megacorporazioni) è disperato, perché questa visione gli si sta sgretolando sotto gli occhi. E questo perché noi esseri umani ci stiamo piano piano svegliando dal dormiveglia. La coscienza si alza con costanza e la massa critica è già molto vicina. Uno sfruttamento e un’oppressione così di una massa enorme di persone da parte di un pugno di multimiliardari sono possibili solo con la manipolazione e il controllo mentale. In questo modo siamo manipolati in un conflitto eterno e in una lotta reciproca, sulla base di differenze banali come razza, nazionalità, sesso, orientamento sessuale, età e religione, per distoglierci dal fatto che siamo tutti sulla stessa barca – una barca che affonda in fretta e continuerà ad affondare finché non dimenticheremo le insignificanti differenze reciproche e i pregiudizi, finché non cominceremo a collaborare e ad aiutarci a vicenda, e finché non permetteremo davvero questa possibilità e non ci crederemo, riconoscendo così finalmente che siamo tutti Uno.

Rockline: E la soluzione è evidente?

Matej: Certo! Dobbiamo renderci conto che a loro questo non lo permette nessun altro se non noi stessi, perché col sistema collaboriamo ancora volontariamente e senza cervello. Ci riescono solo perché giochiamo il loro gioco. Nel momento in cui smetteremo di collaborare alla nostra stessa schiavitù e ci ribelleremo insieme in modo non violento, il sistema crollerà come un castello di carte. Ma tutto quello che si sente è solo un sterile lamentarsi di ogni possibile fattore ‘esterno’, e pochi sono disposti a fare qualcosa o a cambiare qualcosa in sé. L’autostima collettiva della società è sotto costante attacco da parte dei media, ed è questo il principale meccanismo di repressione che ci ostacola – come individui ci sentiamo piccoli e quindi impotenti. Ma ogni individuo è parte del tutto e così TUTTI INSIEME formiamo la massa, quindi OGNI individuo conta! Il sistema sta in piedi perché noi sosteniamo le sue fondamenta. Ci illudiamo e così, nello stato intorpidito del dormiveglia, sosteniamo ancora lo sfruttamento degli altri per il bene di noi stessi. Quando vediamo scene di crudeltà che avvengono in nostro nome contro i nostri simili, siamo sconvolti, ma già nel momento successivo dimentichiamo che il prodotto di quella crudeltà è nel nostro piatto. Allora non vogliamo sentire e sapere che siamo noi i ‘committenti’ di quella crudeltà. Per via del nostro appetito dimentichiamo in un attimo lo sfruttamento che avviene in nostro nome e così continuiamo con indifferenza a sostenere quella pratica. Esprimiamo il nostro malcontento solo quando il problema tocca noi – quando soffriamo noi stessi. Pretendiamo giustizia solo quando sulla nostra pelle sentiamo l’ingiustizia. Degli altri non ci preoccupiamo, gli altri non sono così importanti per noi. E questo è ancora giocare il loro gioco. Un gioco in cui nutriamo solo l’Ego.

Rockline: Dove può arrivare il momento di svolta in cui il mondo può cambiare in meglio?

Matej: Nell’interiorità. Qui si tratta di uno stato dello spirito. Tutto questo può finire in un istante, se solo noi, come insieme, lo vogliamo e lo decidiamo dentro di noi. E per questo non ci serve nessuno sforzo né violenza. Si tratta solo di una decisione consapevole. La decisione di non collaborare affatto con il sistema di sfruttamento che da secoli ruba ai poveri e dà ai ricchi – a se stesso (‘l’eterna malattia dell’Ego’). Il malcontento o il disaccordo non si esprimono con la collaborazione, si esprimono con la non collaborazione! Non collaborare affatto con tutte le forme di sfruttamento e disprezzo (che si tratti di persone o di animali). Una ribellione non violenta con un boicottaggio totale delle elezioni, dei media, delle multicorporazioni di sfruttamento e del sistema bancario, dietro cui sta l’élite nascosta che governa di fatto il mondo (ma solo perché glielo permettiamo e consentiamo noi). Tutto questo sistema possiamo distruggerlo in un istante, se smettiamo di indebitarci e ritiriamo tutti i soldi dai conti bancari. Tutta l’acqua uscirà dalla piscina e il mostro che ci nuota dentro si arenerà (finché abbiamo il denaro in forma fisica, è ancora possibile). Sembra complicato, ma potrebbe essere molto semplice. A molti queste idee sembrano utopiche, ma sono solo persone che ancora non ci hanno provato. Il punto è proprio che l’individuo (a prescindere da tutti gli altri) decida dentro di sé per un sincero cambiamento positivo. Finché funzionerà la filosofia stoica del ‘è sempre stato così, non sarà mai diversamente’, che cementa ogni follia nell’eternità e non ammette cambiamento, anche il cambiamento non ci sarà! Il pensiero positivo non significa lo schema mentale di persone passive con un falso ottimismo del ‘andrà tutto bene’, che non farebbero nulla da sole e si aspettano che lo facciano gli altri al posto loro, ma l’anelito a un cambiamento positivo di sé e dell’ambiente con un contributo attivo. Una volta che la coscienza comincia a svegliarsi non si può più fermare e quando si arriva alla massa critica di persone consapevoli, questa sincera idea positiva come un’onda del mare inonda anche tutto il resto. Così nasce un nuovo paradigma. I vecchi schemi crollano e sulle macerie del vecchio si costruisce un mondo con nuove norme e valori nobili. Questo cambiamento non lo farà nessun altro se non noi stessi! E qui le posizioni sono chiare come il sole. La più grande saggezza sta nella semplicità. Amore, rispetto, tolleranza, convivenza. Niente di complicato. La vera conoscenza è gratuita. È codificata nel nostro DNA. Guardiamoci dentro e riconosciamo la vera forza e il potenziale che ognuno di noi porta dentro. Crediamo nella forza dell’individuo. Cerchiamo il nostro cuore e troveremo la nostra strada. L’anelito è la chiave del successo.

Rockline: Puoi scrivere qualcosa in più sia sul filo rosso del disco sia sull’impianto di idee con cui è stato scritto l’ampio testo di accompagnamento, che completa uno dei dischi meglio curati in Slovenia trasformandolo in un insieme sopra lo standard?

Matej: Plague Allegiance è un disco concettuale che (con il relativo libretto) sviluppa in modo piuttosto dettagliato parecchi aspetti della più grande cospirazione dei tempi della nostra civiltà (anche se tutte queste informazioni sono comunque solo la punta dell’iceberg). Il tema è talmente vasto che è difficile dire qualcosa in breve senza imbattersi nel rifiuto categorico della maggioranza. Le nuove informazioni sono troppe e allo stesso tempo troppo pesanti perché una persona le possa elaborare in un giorno, in una settimana … Quando un individuo si trova faccia a faccia con una cospirazione così mostruosa, è completamente paralizzato e non riesce a credere che esista davvero. Ma se decidiamo consapevolmente di cercare la verità, la verità la conosceremo (o almeno ci avvicineremo). Molti alzano gli occhi al cielo, ma evidentemente semplicemente non sanno osservare abbastanza bene l’ambiente. Ormai le cose stanno diventando molto evidenti. Ed è proprio questo il filo rosso dell’album. L’intero quadro che l’album Plague Allegiance mostra è una satira politica della realtà in cui viviamo, ma in cui non sappiamo vedere più in là del nostro naso. È la storia di una prigione senza sbarre, che condividiamo tutti, ed è la storia di un tradimento e di un’infedeltà. Non sappiamo vedere la vera ‘natura’ della realtà, perché siamo stati incasellati e indottrinati di proposito in schiavi robotizzati di falsi valori e ideali, in egoisti aggressivi senza alcuna base etica, in macchine determinate di una piramide gerarchica parassitaria, che vedono solo fino al guadagno. Pieni di pregiudizi, limitati in un mondo noto, definito, noioso. Ci vengono nascoste di proposito le verità cosmiche fondamentali e le leggi universali sulla realtà in cui viviamo, perché non ci risvegliamo, dato che altrimenti perderebbero in un istante il potere su di noi. E la verità è stata girata attorno al suo asse così tante volte che uno si perde in fretta nella confusione di tutte le informazioni. Il chiodo che sporge dalla massa viene subito ribattuto giù. Se non dagli apparati repressivi del sistema, dai suoi coetanei – con la derisione. L’umanesimo – la compassione, la considerazione, l’aiuto ai più deboli – è addirittura disprezzato. Così funziona la macchina del sistema luciferiano di sfruttamento. Ma se sai collegare tutti i punti, fare un passo di lato e guardare la cosa da un’altra prospettiva, l’intero quadro ti si disegna piano piano e col tempo ti abitui a vedere oltre questa facciata che ci dipingono davanti agli occhi. Tutta la conoscenza è qui, dobbiamo solo saper arrivare a lei (osservando, collegando, filtrando le informazioni e soprattutto con l’anelito alla verità). Ogni canzone dell’album rappresenta un tassello del puzzle in questo arazzo complessivo e porta un messaggio forte, sostenuto dal testo di accompagnamento nel libretto. Ogni tanto salta fuori anche qualche elemento o brano che di proposito spezza un po’ e alleggerisce il peso dell’intero concept.

Rockline: L’aspetto grafico, con un libretto davvero corposo, fa parte del concept …

Matej: Sì, oltre al CD musicale stavolta abbiamo pubblicato anche il libretto di cui parlavo, in cui sono raccolte informazioni importanti e verificabili sulla corruzione dei governi, sul funzionamento del governo nascosto, sull’instaurazione segreta di un nuovo ordine mondiale – un quarto Reich con un unico governo mondiale e un regime totalitario – e i fatti sulla più grande cospirazione dei tempi della nostra civiltà. Per quanto riguarda la realizzazione complessiva e il concept, ci siamo messi al lavoro nel modo più serio possibile. Abbiamo contattato persone (combattenti per la libertà di fama mondiale, complottologi e autori) e ci siamo accordati con loro per la pubblicazione del libretto, in cui ognuno ha contribuito con la sua parte, il suo capitolo, mentre noi abbiamo curato il tutto, aggiunto un po’ di testo nostro e il testo di raccordo e messo tutto insieme in un insieme logico. Qui posso aggiungere che tutti gli autori erano pronti a collaborare subito, sulla base di una semplice conversazione via mail e senza alcuna richiesta o copyright.

Rockline: Vi ricollegate anche a letterati famosi e a idee che erano state date da leggere alla gente come finzione, ma che ora stanno diventando realtà.

Matej: Esatto, la maggior parte del testo nel libretto parla di una visione perversa del futuro, di un mondo di controllo totale del ‘Grande Fratello’, quale (non a caso) è stato descritto con precisione sconvolgente nel romanzo ‘1984’ da George Orwell, membro della ‘Fabian Society’, dove lo aveva invitato l’amico Aldous Huxley, autore del romanzo ‘Brave New World’. Entrambi i romanzi sono usciti come ‘finzione’, ma contengono più verità di tanti altri romanzi, perché si basano su una visione reale del futuro, che però non era pianificata per il 1984, ma per qualche anno dopo. Inoltre il testo nel libretto svela gli aspetti più profondi della realtà e descrive in modo piuttosto dettagliato il ‘polpo’ con i tentacoli che vanno dal governo ombra, alla messinscena circense di giochini nell’arena politica apparente, fino alle corporazioni, alle banche, ai media, all’industria farmaceutica, all’esercito, al sistema dell’indottrinamento scolastico … e allo stesso tempo invita alla rivoluzione non violenta e all’evoluzione della coscienza. Alcune cose sono scritte in metafore (soprattutto il capitolo sull’arrivo della nuova consapevolezza – le navi di luce ecc.) e proprio per questo è ancora più difficile avvicinarle alle persone. Molti si voltano dall’altra parte già solo sentendo il nome David Icke, o espressioni come ‘teoria del complotto’, ‘illuminati’ ecc. Sono però espressioni rese popolari di proposito nella ‘cultura pop’ in modo che già a nominarle suscitino nella persona una risata di scherno, con la prima associazione alla paranoia. Quando qualcuno usa l’espressione ‘teoria del complotto’, nell’ascoltatore medio scatta un ‘trigger’ e temi del genere, di default, non li prende sul serio. Ed è proprio per questo che tutti i media mainstream preferiscono sempre appiccicare ai complottologi l’etichetta ‘conspiracy theorist’. Ma l’espressione non è altro che un appellativo denigratorio per rifiutare il pensiero critico. Qui non si tratta di varie ‘teorie del complotto’ o di deliri paranoici di gente che vede complotti ovunque, qui si tratta di fatti concreti e pochissime teorie. È chiaro che a molti certe cose sembreranno troppo impossibili e certi punti di vista troppo radicali, ma è una costante e qui devo sottolineare che si tratta solo di fornire informazioni, sulla base delle quali ognuno si farà la propria opinione. “Just take what resonates with you. Don’t think outside the box, think like there is no box!”

Rockline: Come vi siete messi a scrivere il disco? Prima l’idea e poi le canzoni, o le idee si sono intrecciate in un’opera musicale già costruita?

Matej: Non so nemmeno io come funziona. Viene spontaneo. Con Plague Allegiance il concetto di base era comunque già impostato prima di iniziare a scrivere. I pezzi nascono in modi diversi. A volte prendo davvero in mano la chitarra con l’intenzione di scrivere un pezzo, ma nella maggior parte dei casi è un momento di ispirazione che arriva da solo. Spesso l’ispirazione salta fuori anche suonando vari riff. Quando comincio a fare un pezzo, collegando le diverse parti che mi sembrano belle e che stanno bene insieme, l’arrangiamento di base nasce quasi da solo (a meno che non arrivi un blocco creativo, allora la cosa migliore è lasciare tutto a riposare un po’, perché con la testa contro il muro non si va da nessuna parte). Per la maggior parte dei pezzi si parte dalla base fatta con la chitarra (a secco), poi le linee vocali di massima, il testo (che di solito richiede più tempo), solo dopo le armonie (vocali e di chitarra), altre melodie, per ultimi i cambi (se il pezzo non funziona come dovrebbe) e alla fine i ritocchi. Più raramente succede che il testo sia già scritto prima e venga poi musicato e adattato al pezzo. La cosa principale, ovviamente, sono linee vocali forti, buone melodie e il messaggio. È questo che fa il pezzo. Ogni pezzo lo rifiniamo sempre insieme, in sala prove (in rari casi le ultime correzioni arrivano solo in studio), perché solo allora senti davvero come suona.

Rockline: Dove avete registrato e com’è andata la registrazione?

Matej: L’album Plague Allegiance l’abbiamo registrato allo Studio na Metelkovi con Rok Podbevšek (come il primo album), mentre il mastering l’ha fatto Janez Križaj allo Studio Metro. La registrazione di questo disco è stata davvero lunga e a tratti piuttosto faticosa, anche se per la maggior parte del tempo molto rilassata, un’esperienza ottima sotto ogni aspetto – soprattutto perché allora stavamo attraversando tutti, uno dopo l’altro, momenti molto difficili della vita, quindi durante le registrazioni abbiamo fatto anche parecchie pause piuttosto lunghe, ma alla fine eravamo tutti molto soddisfatti del risultato. In pratica prima abbiamo registrato un demo dal vivo in studio, per analizzare meglio tutto, e solo dopo qualche mese abbiamo iniziato a registrare le batterie. Tutti gli strumenti li abbiamo registrati molto in fretta. Per ogni strumento abbiamo impiegato solo qualche giorno (o meglio, notte). Molto più a lungo sono durate le registrazioni delle voci, perché volevamo che suonasse davvero come doveva e le voci sono molto importanti. Nella musica ci deve essere quella giusta energia sincera e quella botta, perché gli ascoltatori la sentano davvero. Con gli strumenti non si sente così tanto, con le voci invece l’umore conta eccome. Il tempo maggiore ce l’ha portato via il mixaggio e la produzione. Qui tutti i complimenti vanno a Rok Podbevšek, perché si è dedicato davvero al progetto e, nonostante le nostre richieste fossero molto specifiche e in molti momenti troppo pignole, è stato molto paziente con noi. In questo progetto abbiamo messo tutti davvero un sacco di impegno e un’enorme quantità di tempo, ma quando per la prima volta tieni in mano il prodotto finito, tutta la fatica è ripagata in quell’istante. E se adesso ripenso a quei giorni, ci siamo divertiti un sacco. A volte arrivavamo perfino in studio e passavamo tutto il giorno a fare cavolate, invece di registrare, perché non ci sembrava il “giorno giusto” per registrare. “Andiamo piuttosto a prenderci un falafel!”

Rockline: Forse mi è sfuggito, ma finora non ho notato nemmeno un videoclip con cui promuovere la band e le vostre idee. Qual è la vostra posizione sulla videoproduzione e su questo tipo di promozione delle band?

Matej: In qualche modo non abbiamo mai avuto un desiderio particolare di girare un videoclip. Tanto meno a scopo promozionale (al massimo come mezzo per diffondere il messaggio). Se si tratta di una videoproduzione di qualità è the best!  Soprattutto se è art (intendo arte nel vero senso della parola e con un forte messaggio) e non una produzione da milioni con coreografie insulse, mascherata e finzione di suonare le chitarre. Quella è una parodia del videoclip. A volte l’immagine visiva può davvero aggiungere molto al quadro sonoro e contribuire a capire meglio il messaggio, ma perché succeda deve essere fatto tutto in modo geniale. Nella maggior parte dei casi infatti il videoclip viene girato solo per promuovere la band e senza alcun valore artistico. Videoclip così, personalmente, mi sembrano inutili e al massimo rovinano la musica (ovviamente raggiungono comunque l’obiettivo dell’autopromozione). Penso che in questo momento non riuscirei a elencarne nemmeno 20 che mi siano piaciuti davvero e che mi abbiano lasciato un’impressione tale da ricordarmeli. Probabilmente è anche questo il motivo per cui non abbiamo ancora pensato molto al videoclip. Se mai ci mettessimo a girarne uno, vorremmo un prodotto davvero di qualità, con un’idea fantastica, un messaggio forte e un’esecuzione altrettanto di qualità, senza recitazione e senza finzione. Di videoproduzione non ne sappiamo abbastanza, e per ora non abbiamo ancora incontrato nemmeno la persona con cui metterci a farlo. Ma tutto arriva al momento giusto. Poco fa ho chiesto a Saša cosa ne pensa e se n’è uscita con questa: “Ci piacerebbe avere un video ful dober, ma non sappiamo se qualcuno riuscirebbe a centrare quello che immaginiamo noi haha”. Inoltre non sappiamo nemmeno dove lanciarlo. Con i media mainstream non siamo in qualche modo compatibili. E su internet è una cosa che dura un giorno. L’unica cosa che potrebbe ancora entrare in considerazione sarebbe forse un video ‘di scena’, cioè quella vera scena underground D.I.Y. skatepunk. La band spacca, ovviamente senza palco, la gente che pogha, rampe da skate, skateboard, cadute, follia. Tutto girato alla D.I.Y. dal vivo, senza scenografia e senza preparativi. Nello stile della scena skatepunk dell’inizio dei ’90, magari ancora un po’ di fish eye, close-up, forse perfino la tecnica in bianco e nero e basta. Molto più facile da realizzare, e il tutto può comunque venire benissimo. Qualcosa di simile l’hanno fatto gli ottimi hardcorista Joko Ono e il risultato è davvero super (a questo ha contribuito anche il fatto che hanno girato dal vivo alla Pumpa (lo skatepark di Postojna, che è davvero una location perfetta per questo) in una fantastica atmosfera da concerto e con un ottimo sostegno del pubblico. Anche se qui non si tratta tanto di messaggio, un video così è un omaggio alla scena underground e porta con sé un messaggio tutto suo – la scena non è morta! Dateci un’occhiata, lo consigliamo caldamente!

Rockline: Il predecessore discografico di Plague Allegiance è stato l’album More Than Meets D.I.Y.. Quali cambiamenti di contenuto e di stile sono avvenuti in questo tempo?

Matej: Con il primo album More Than Meets D.I.Y. per noi era qualcosa di completamente nuovo (come per qualsiasi altra band alla registrazione del primo disco). Anche se avevamo già alle spalle parecchie esperienze in studio e registrazioni demo, stavolta era la prima volta ‘per davvero’. Allora avevamo davvero un sacco di materiale in magazzino e l’obiettivo principale era registrare un album in studio di qualità. La critica era già molto presente, ma non c’era un legame concettuale più profondo, solo la ribellione contro l’ingiustizia. Anche l’immagine visiva dell’album (copertina, libretto, custodia) è stata fatta solo dopo, quando stavamo già finendo le registrazioni, ed è molto minimalista – l’esatto opposto dell’album Plague Allegiance. Eppure l’album è venuto più che bene e meglio di come riuscissimo allora a immaginare, e subito dopo l’uscita ha ricevuto recensioni davvero ottime, così già nello stesso anno abbiamo ricevuto la proposta di pubblicare l’album con la già citata etichetta giapponese In-N-Out, che abbiamo accettato con il massimo piacere. Con il disco Plague Allegiance abbiamo deciso di fare un passo oltre e già prima di cominciare a creare avevamo pensato un concept e visualizzato l’intera immagine dell’album insieme a un libretto piuttosto ampio. Sentivamo di dover trasmettere queste informazioni e l’intero messaggio, compreso l’appello alla rivoluzione non violenta. 

Rockline: C’è già del nuovo materiale in preparazione e quando possiamo aspettarcelo (potete svelare qualche particolarità di idee, contenuti o musica del nuovo progetto)?

Matej: Se il concept dell’album Plague Allegiance era focalizzato sulla critica del mondo esterno, sulla corruzione e sui problemi – e soprattutto sulla ricerca di soluzioni a questi problemi (soprattutto nell’arena politica globale) – cioè sulle ingiustizie che avvengono fuori di noi, che ci vengono causate dagli altri e che sentiamo noi stessi, sia come individui sia come collettività dell’intera società sotto il sistema capitalista di sfruttamento, la critica del nuovo album sarà proprio opposta, rivolta completamente nell’altra direzione –  cioè verso l’interno, nell’universo interiore, perché ciò che siamo si rispecchia all’esterno. Quello che diamo è quello che riceviamo e ce lo siamo guadagnati da soli (nel bene e nel male). Su questo ho già detto molto nelle risposte precedenti. La critica sarà focalizzata sull’agire dell’individuo all’interno di questa società ‘sfruttata’ e sulle conseguenze che l’individuo con il suo agire lascia nel mondo – che cosa causiamo noi agli altri, come gli altri sentono le conseguenze del nostro agire e come ce ne freghiamo, finché sulla nostra pelle non sentiamo le conseguenze del nostro agire indifferente. Sotto la lente ci sarà anche il funzionamento della coscienza collettiva della società (ma ancora da un punto di vista completamente opposto – non come vittima dello sfruttamento, ma dal punto di vista di quelli che sfruttiamo noi stessi, dal punto di vista delle vittime impotenti della nostra indifferenza e vanità – soprattutto dal punto di vista degli animali da allevamento, che sono gli esseri più sfruttati e le più grandi vittime del sistema) dove letteralmente anneghiamo nel mare delle ‘malattie’ invisibili e di massa della società di oggi. In tutto questo l’attivismo vegano in sé quasi si perde e non c’è bisogno di metterlo in evidenza, anche se è sempre presente, ma la problematica è molto più ampia, perciò verrà trattata così – da un punto di vista socio-psicologico. L’album sarà quindi ancora molto più critico, molto più autocritico e assolutamente senza peli sulla lingua, e soprattutto l’obiettivo è stimolare le persone a riflettere e a un’attività (mentale), perché solo così possiamo aspettarci un cambiamento positivo nel mondo!

Rockline: Da ultimo avete diviso il palco con i NOFX, quali sono le collaborazioni sul palco di cui siete particolarmente orgogliosi? Quali sono quelle che vi piacerebbe ancora realizzare?

Matej: Orgoglio non è la parola giusta, ma è stato un grande onore suonare ovviamente con i già citati NOFX, con i Propagandhi, SNFU, Anti-Flag, SOIA, Snuff… sono tutte band che ascoltavamo da adolescenti e che ci hanno influenzato molto (alcune più, altre meno), quindi è una sensazione davvero speciale dividere il palco con una band così. Un grande onore anche dividere il palco con i Kud Idijoti (R.I.P. Tusta) e con molte ottime band slovene. Ripeteremmo volentieri un concerto con i Propagandhi (ancora meglio forse partire in tour con loro, perché ideologicamente ci sono in qualche modo i più vicini e sono anche ragazzi completamente ‘down-to-earth’), e anche i concerti folli del periodo dei tour Got Punk II & Resist Fashion con gli amici In-Sane, Harry, Kennybal Smith, Low Value, Backstage … e più tardi con Pigs Parlament, The Mor(r)ons, Final Approach, Growing Rats, Pankeroschi, In The Crossfire, Kreshesh Nepitash, Real Life Version, Spunk On Toast e altri. A breve (l’8. 11.) ci aspetta di nuovo un concerto nell’ambito della nuova stagione di Drunk In Public – concerti punk rock all’Orto Bar di Lubiana, che i nostri amici Dirty Skunks organizzano con costanza da anni e già solo con questo contribuiscono molto a mantenere viva la scena. I concerti di Drunk In Public sono sempre stati fantastici e ogni volta li facciamo con gioia!

Rockline: Nell’ultimo anno i Golliwog sono apparsi su palchi, concerti e festival un po’ più che in passato, ma mi interessa comunque sapere se, oltre a battere più intensamente la Slovenia, avete in programma anche qualche trasferta all’estero e, se sì, dove e quando? Quali sono i piani a breve e a lungo termine dei Golliwog per il 2014?

Matej: Al momento stiamo lavorando al nuovo materiale. Se per qualche miracolo riusciremo a metterlo insieme già nel 2014, partiremo (almeno per un breve tour promozionale) anche per l’Europa, e magari anche per qualche altro posto. Per ora non ce l’abbiamo in mente, ma tutte le opzioni sono aperte. Suoniamo innanzitutto perché ci piace e perché la musica per noi è un ottimo mezzo di espressione e comunicazione, e anche una valvola molto efficace per scaricare le frustrazioni che in tempi così turbolenti si accumulano in ognuno di noi. Per questo non facciamo piani a lungo termine. Tutto è ancora aperto. E tutto arriva al momento giusto. Prima la scheggia, poi la ciccia. E i maialini comunque! E coccole a non finire! 🙂

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