Un mini festival prog nel cuore di Trieste (2013)

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Autore: Aleš Podbrežnik

Luogo: Trieste / Macaki klub / Italia
Data del concerto: 24.09.2013
Numero di spettatori: 170

I Circus Maximus sono una formazione norvegese che nel 2005 ci ha sorpresi piacevolmente, quasi inaspettatamente, con l’esordio in studio »The 1st Chapter«, issandosi fin da subito tra le grandi giovani speranze destinate a diventare in futuro gli ambasciatori del progressive metal moderno. Appena due anni dopo è uscito »Isolate« (2007), che ha messo a fuoco ancora meglio la strada musicale dei Circus Maxlmus, con arrangiamenti ancora più definiti e una grande forza espressiva nel fondere melodie ad alto tasso di cantabilità e complessità compositiva. Nel dicembre dello stesso anno, cioè nel lontano 2007, i Circus Maximus avevano portato il tour a Ronchi dei Legionari, cittadina di confine italiana proprio accanto all’aeroporto di Trieste. Se per caso eravate lì, vi siete beccati una performance di altissimo livello all’insegna del perfezionismo musicale scandinavo.

Da allora sono passati cinque anni. Cinque lunghi anni prima che la band si decidesse finalmente a tirare fuori il terzo album in studio. Inutile dire che l’attesa è valsa più che la pena. »Nine« consolida infatti la posizione dei Circus Maximus, che con questo disco hanno confermato di essere ancora in cima alla lista delle band progressive metal più ascoltabili. Se ci limitiamo alla scena progressive metal scandinava, possiamo dire che i Circus Maximus stanno proprio in vetta quanto a accessibilità per le orecchie dei profani, e non sbaglieremmo di molto a estendere il discorso a tutto il movimento progressive metal europeo.

Così è successo finalmente anche questo: i maestri norvegesi del filone melodico del progressive metal sono partiti per un tour europeo, breve ma intenso. La formazione: Mikael Eriksen (voce), Mats Haugen (chitarra), Lasse Finbråten (tastiere), Glen Cato Møllen (basso) e Truls Haugen (batteria). Ci è voluto un bel po’ per il nuovo album. Ma alla fine è arrivato. E ci sono voluti quasi sei anni perché tornassero dalle nostre parti. Nel 2007 avevano suonato a Ronchi dei Legionari, stavolta sono arrivati a  Trieste. Grazie a una sola persona. E per la seconda volta! Il grande Max e la squadra di Trieste is Rock, che ha organizzato un intero mini  festival nel locale triestino Macaki klub.  Un inchino a Max. Ci sono poche persone così di cuore, sincere e convinte come lui che la magia della musica porti con sé la forza universale e unica della verità. Un esempio luminoso, la prova che anche in una terra che già da tempo è stata inghiottita dalle tenebre di »Orchi« avidi vivono ancora maghi grigi e bianchi, ent, elfi e altre meravigliose creature.

Ma andiamo con ordine. A salire per primi sul palco sono stati i triestini Blue Rose, revivalisti italiani dell’heavy metal, per presentare il loro nuovo album in studio »Darkness and Light«. Riff scorrevoli, esecuzione solida, un filo statici visto che il cantante è anche il chitarrista, ma comunque entro i limiti di una qualità più che dignitosa. La presa oscura dell’occultismo c’è tutta, senza un grammo di zucchero. Suonato a tutta forza e con l’ottimo supporto di un impianto audio ben calibrato, merito dei fonici. Un’apertura davvero bella.

Gli svizzeri Appearance Of Nothing hanno pubblicato nel 2010 l’ultimo album in studio, »All Gods Are Gone«. Un disco che ha rinforzato la loro formula, che in generale resta ancora molto sciolta. Gli svizzeri si sono presentati lì sopra in una luce molto più aggressiva e cupa, addirittura vagamente gotica. Possiamo dire che la collaborazione con il leggendario e acclamato produttore Dan Swanö è stata utilissima. La formazione, con Pat Gerbe (voce, chitarra), Omar Cuna (voce, basso), Peter Berger (chitarra), Marc Petralito (tastiere) e Ronnie Wolf (batteria), ha aperto il concerto con veemenza. Composizioni lunghe, per lo più costruite su più parti, con atmosfere che si rincorrono. Soprattutto un continuo mescolarsi di colori nell’interpretazione vocale, dal growl gutturale alle voci pulite fino allo scream estremo. Purtroppo quella sera la band non ha avuto la vetrina che meritava. Il suono era una catastrofe: si sentivano solo la batteria e il doppio pedale della grancassa, a un volume agghiacciante che dava sui nervi in modo clamoroso. Chitarre indistinte, sorde, e nemmeno la »zappa a otto corde« è servita a granché. Anche se il gruppo ci ha messo tutto il cuore e ha spremuto il suo massimo serale, in quelle condizioni non è riuscito a consegnare niente di più di sensazioni post-concerto tiepide.

DGM! Con questa band non si scherza. Il gruppo ha pubblicato a marzo di quest’anno il nuovo album in studio, intitolato »Momentum«. Evidentemente sia il addetto alle luci che il fonico quella sera tifavano per i padroni di casa. Primo: i DGM hanno avuto un’illuminazione del palco molto migliore degli Appearance of Nothing e persino dei Circus Maximus che sono venuti dopo. In più hanno goduto di una nuova calibrazione del suono, come già era successo per Blue Rose, la band di spalla. I DGM hanno sfornato un ottimo show. Sono una specie di versione ridotta dei Symphony X italiani. Ovviamente non possono suonare né arrangiare a un livello così alto come i Symphony X di oggi, ma le influenze si sentono eccome. Tastiere in funzione di orchestra, riff di chitarra spietatamente affilati e ruvidi, una distorsione così potente che anche una singola corda smontata con un arpeggio porta al centro del suono un vero e proprio muro sonoro massiccio. È un trucco che da anni usa anche Michael Romeao (Symphony X). A questo si aggiungono, ovviamente, le immancabili escursioni da vera scuola del neoclassicismo. Lo ha dimostrato molto bene, per esempio, la nuova Reason. I DGM sono un quintetto con l’ottimo chitarrista Simone Mularoni (chitarra),  Andrea Arcangeli (basso),  Fabio Costantino (batteria), Emanuele Casali (tastiere) e alla voce l’infiammato Mark Basile (Mind’s Key). I DGM hanno messo in piedi il pubblico e nel locale per la prima volta si è ribollito sul serio. Si sono susseguite la nuovissima Trust, l’opener Void, poi Numb, Universe, Remembrance, e ancora le più vecchie Hereafter (in chiusura) e prima di lei Brand New Blood e No Looking Back.

I norvegesi Circus Maximus, nel ruolo di star della serata, sono un capitolo a parte. Il loro perfezionismo offre una serie di tre ottimi lavori in studio. Tra l’ultimo e i primi due album c’è un divario espressivo concreto nel modo di proporre l’artismo, per come lo percepiscono attraverso il prisma musicale dei Circus Maximus. Come previsto hanno suonato quasi per intero il nuovo album »Nine (2012). Suono ottimo, esecuzione ottima e ottima interpretazione vocale del carismatico Mikael Eriksen. La sua voce ha tenuto a livelli altissimi dall’inizio alla fine del concerto. Ma soprattutto il pubblico è impazzito per i classici dell’album »Isolation« (2007)! Non li aveva dimenticati! Sono decisamente più ascoltabili dei pezzi dell’ultimo album »Nine«, dove c’è molto più »avvitamento« progressivo, pur mantenendo l’essenza di un’alta contagiosità melodica. La band ha offerto anche un’extra »zuccherino« sotto forma di sorpresa di prima classe, quando si è lanciata in Glory Of Empire. È la migliore composizione dell’esordio in studio » The 1st Chapter«, uscito nel 2005. Già solo per aver messo questo pezzo in scaletta nel concerto al Macaki klub di Trieste, i Circus Maximus sono usciti dal ring come grandi vincitori della serata. È divertente osservare, in un ambiente da club così stretto e su un palco piccolo, la comunicazione tra i membri della band, che letteralmente non hanno dove ritirarsi né dove nascondersi: tutto è sotto gli occhi di tutti. Eriksen è un comandante eccellente, il pubblico gli mangiava in mano e allo stesso tempo portava la band in trionfo sapendo a memoria i testi, soprattutto i ritornelli. Stavolta non poteva andare storto proprio niente. Il culmine dell’esibizione è arrivato in chiusura, quando i Circus Maximus hanno attaccato la parte più interessante del loro nuovo disco »Nine« e hanno suonato di fila entrambi gli ultimi brani dell’album, cioè Burn After Reading e la significativamente intitolata Last Goodbye, chiudendo così uno show affrontato con grande ardore..

Possiamo dire che il mini festival dedicato al volto e all’opera delle conquiste moderne del progressive metal, nel cuore di Trieste, è riuscito in pieno. Oggi il genere è un po’ uscito dai riflettori delle masse, ma non in Italia. Il pubblico italiano ha sempre apprezzato l’unione di buon gusto tra grandi melodie e ritornelli e il condimento complesso di idee musicali avventurose create dal regno del genere appesantito dall’aggettivo »progressive«. Sette concerti con ben quattro tappe in suolo italiano, una data in Germania e una in Slovacchia, e la chiusura nella svizzera Pratteln! Già solo questo dimostra che oggi i tempi non sono proprio dei più favorevoli al progressive metal. Ma come è già successo un’infinità di volte. Nell’underground metal esiste la regola per cui la richiesta dei generi gira in cicli di più anni. Il progressive metal prima o poi tornerà di sicuro! Morto non è, né può esserlo, neanche lontanamente. Finché i triestini avranno tra le loro fila la »doppia X«. Cioè Max, che a livello organizzativo ha ancora una volta portato a casa l’esibizione dei Circus Maximus con grande classe e dedizione totale.

Setlist

BLUE ROSE:
1. Leavin’ You
2. Reloaded
3. Rock Your Soul
4. Darkness And Light
5. rUN
6. Wasted
7. The Land Of The Light
8. Power

APPEARANCE OF NOTHING:
1. Mirror’s Eyes
2. Second God
3. Destination
4. The Seer
5. I Said Silence
6. the Call of Evil

CIRCUS MAXIMUS:
1. Forging
2. Architect of Fortune
3. Namaste
4. I Am
5. Darkened Mind
6. Abyss
7. Reach Within
8. Game of Life
9. Glory of the Empire
10. Arrival of Love
11. Burn After Reading
12. Last Goodbye

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