Gone To Earth

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Barclay James Harvest
Etichetta: Polydor Records
Uscita: 1977
Durata: 39:50
Voto: 4/5

“Gone To Earth” è una pietra miliare nella carriera dei rocker britannici melodico-progressive Barclay James Harvest: con questo disco hanno raggiunto il loro più grande successo in Europa centrale, soprattutto in Germania, dove in ogni caso sono sempre stati accolti a braccia aperte, a differenza del trattamento da matrigna riservato loro in patria. L’ironia è che il loro massimo exploit commerciale è arrivato proprio mentre il loro periodo creativo migliore si avviava lentamente alla conclusione. “Gone To Earth” è sotto ogni aspetto un classico BJH purosangue, come si vede anche dalla splendida copertina dai toni pastorali, una specie di specchio del contenuto musicale.

Il duo formato dal chitarrista/cantante John Lees e dal bassista/cantante Les Holroyd ha ancora una volta sfornato in questo lavoro alcune delle più belle composizioni dei BJH, con una valanga di arrangiamenti acustici e possenti armonie vocali, mentre il tastierista/cantante Woolly Wolstenholme ha pensato a maestosi arrangiamenti orchestrali che, in modo sottile e senza pretese, regalano ai singoli brani un solido sfondo sinfonico rock. Il batterista Mel Pritchard non era di certo tra i batteristi prog rock più dotati tecnicamente, ma aveva sempre un senso eccezionale per i passaggi pieni di temperamento e per i particolari tocchi di percussioni, sempre poggiati su un’evidente componente melodica.

L’album contiene parecchi evergreen dei BJH, tra cui spicca l’iniziale power ballad “Hymn”, che insieme a “Mocking Bird” è forse addirittura il loro classico più riconoscibile. Il protagonista di questa sveglia all’insegna dell’ottimismo è il chitarrista e cantante John Lees, che con dolci accordi di chitarra acustica crea un’atmosfera maestosa. Nonostante col passare degli anni sia diventata quasi un brano natalizio tradizionale, con metafore liriche di colore cristiano, nella sua essenza è un richiamo all’abuso di droghe e alle sue terribili conseguenze. La composizione ha una storia curiosa: avevano intenzione di inserirla già nel loro terzo disco in studio “BJH And Other Short Stories” (1971), ma hanno rimandato il proposito di ben sei anni.

“Love Is Like a Violin” è la tipica ballata d’amore di John, con una bella melodia pastorale di chitarra acustica e arrangiamenti sinfonici sullo sfondo. Non c’è niente di particolarmente innovativo, ma anche dopo la prova del tempo resta abbastanza interessante per tutte le anime romantiche tra noi. Il brano successivo, “Friend Of Mine”, è la risposta di Les alla ballata d’amore, con una melodia country saltellante, atipica per gli standard BJH, un po’ fuori contesto rispetto all’album, ma che grazie all’ottimo cantato e ai bei arrangiamenti acustici regge comunque abbastanza bene da non risultare fuori posto.

Una delle trovate più perfide di certi critici musicali britannici sul sound dei BJH era che in fondo fossero “i The Moody Blues dei poveracci”. Stufi di queste insinuazioni, hanno deciso di rispondere con ironia e per “Gone To Earth” hanno registrato un pezzo dal titolo eloquente, “Poor Man’s Moody Blues”, che contiene di proposito una ricostruzione del più amato hit dei The Moody Blues, “Nights in White Satin”. John l’ha scritta in modo completamente diverso, ha tenuto apposta solo la struttura base degli accordi, creando così un brano totalmente nuovo. L’atmosfera, il messaggio lirico e lo sfondo orchestrale, però, sono simili. Questa splendida composizione nasceva quindi come una specie di parodia, ma per ironia della sorte è diventata ben presto, dopo l’uscita, uno dei classici imprescindibili dei BJH.

La creazione successiva di Les, “Hard Hearted Woman”, è una di quelle perle citate troppo poco: il barbuto bassista e cantante l’ha dedicata a una delle sue muse insensibili a ogni sorta di dolci sussurri all’anima. Qui ci si può godere di nuovo qualche idea chitarristica parecchio ingegnosa e delle splendide armonie vocali. Lo spuntino sinfonico prog rock “Sea Of Tranqulity”, che parla dell’assurdità della corsa allo spazio tra i due nemici della guerra fredda, è in assoluto una delle migliori composizioni di Woolly per i BJH. Allo stesso tempo offre al leggendario tastierista, che già pensava di lasciare la band, l’occasione di mettersi in mostra con una successione di eterei arrangiamenti orchestrali, mentre la sua voce melodrammatica è sempre stata la più malinconica dei tre cantanti dei BJH e, come tale, tagliata su misura per “raccontare” storie drammatiche.  

La ballata pastorale “Spirit On the Water” porta avanti la lunga tradizione dei BJH di sveglie ambientaliste. In questo caso si tratta di una critica acida alle storture dell’industria delle pellicce. L’atmosfera serena, fondata sull’acustica e su ipnotiche armonie vocali, evoca senza fatica immagini di natura incontaminata.  La saltellante “Leper’s Song”, che contiene alcune frasi di chitarra piene di temperamento, si basa su due novelle che si misurano con temi esistenzialisti come il fenomeno del burnout/stress e la solitudine dell’individuo nella società moderna. La conclusiva “Taking He Higher” è un’altra ballata d’amore di Les, niente di speciale, più che altro una ‘santa semplicità’ fondata sul suo falsetto protettivo, su eteree armonie a più voci e su dolci arrangiamenti orchestrali, ma comunque una chiusura più che adeguata per l’album.

“Gone To Earth” ha rappresentato per la leggendaria band il grande sfondamento nell’Europa centrale e, anche se i loro anni creativi migliori stavano ormai lentamente tramontando, di forze ne avevano ancora abbastanza per lasciarci dentro un po’ di classici dei BJH senza tempo. Gli anni d’oro del prog rock erano già passati, ma finché il quartetto è rimasto fedele a se stesso e la chimica creativa girava come un motore ben oliato, i BJH sono stati fino alla fine degli anni Settanta sinonimo di qualità e tra i più importanti costruttori di ponti tra rock progressivo e rock melodico.

Formazione

Les Holroyd – voce, basso, chitarra
John Lees – voce, chitarra
Mel Pritchard – batteria, percussioni
Woolly Wolstenholme – tastiere, mellotron, voce

Produzione

Barclay James Harvest, David Rohl

Tracklist

1. Hymn (5:06)
2. Love Is Like A Violin (4:03)
3. Friend Of Mine (3:30)
4. Poor Man’s Moody Blues (6:55)
5. Hard Hearted Woman (4:27)
6. Sea Of Tranquility (4:03)
7. Spirit On The Water (4:49)
8. Leper’s Song (3:34)
9. Taking Me Higher (3:07)

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