…featuring
Artista: Jones, Norah
Etichetta: Blue Note Records
Uscita: 2010
Voto: 2.5/5
Quando uno arriva a un punto in cui non deve più controllare il portafoglio per capire quanto spenderà per un certo bene materiale, diventa spensierato coi principi e può “vendere” agli altri favolette su come bisogna dispensare amore e volersi bene per essere amati anche dagli altri. Di storie di successo così la civiltà dell’Europa occidentale è piena zeppa. Eppure le mosse di questi “fortunati” possono essere piene di marginalità, perché di solito gli manca quella ricchezza spirituale interiore che, agli occhi dell’Occidente “sviluppato”, oggi non conta più nulla.
Lo stesso vale per l’album “…featuring”. In parole povere: mentre ci passi in mezzo, non senti un filo rosso, una vera essenza, un vero scopo o un bisogno che nasca dalle viscere dell’artista, dall’urgenza di esprimere la propria essenza di predicatrice musicale. No. “…featuring” è un disco che si regge tutto sul prestigio e la cui uscita ha un solo scopo: vendere il nome di Norah Jones e, con poca fatica, prendere in giro la gente che, tanto, si presume ascolti la musica misurandone la qualità in base al profitto dei singoli artisti. Ecco, siamo arrivati qui. In un vicolo cieco, dove il controllo totale delle finanze condanna i talenti a marcire in cantine umide e dà modo a perfetti bluffatori dalla faccina carina di incassare milioni celestiali e infiniti. Ma non è questo lo scopo di questa recensione.
Il contenuto dell’album oscilla quindi tra interpretazioni più e meno convincenti. Forse la colpa è anche dei salti vertiginosi imposti dalla varietà di generi dei brani scelti, anche se, con una voce fortemente espressiva e dall’identità unica, tutto questo si supererebbe con la massima facilità. Il problema va quindi cercato rigorosamente nell’interpretazione vocale.
Tutti i pezzi sono suonati in rigoroso stile acustico, cioè completamente “spogliati”. I 18 brani che compongono questa raccolta sono nati nell’arco dell’ultimo decennio. In ognuno suona una combriccola diversa di musicisti. E la scaletta ondeggia per espressività e qualità.
Alcuni episodi sono già nell’originale estremamente forti per carica emotiva, come per esempio Court and Spark, della sua interprete originale Joni Mitchell. Nonostante il piano jazzy di Herbie Hancock e gli assoli improvvisati di sax soprano di Wayne Shorter, anche sette minuti sono decisamente troppi per lei. Lo stesso vale per il “colpo a vuoto” della cantante, la versione riarrangiata dell’hit dei Roxy Music More Than This. Semplicemente, entrambi i brani funzionano senza alcun effetto sentimentale, vuoti e mutilati. Perché diavolo qualcuno dovrebbe provare a “rivestire” l’originale di un pezzo così espressivo? Per sfizio, per prestigio e perché può. Virginia Moon, in collaborazione con Dave Grohl (Foo Fighters), in duetto finisce per far sparire del tutto la Jones, senza voce e senza espressione, completamente coperta da Grohl. In produzione la Jones viene di fatto relegata a voce di accompagnamento sullo sfondo. Un po’ più di concretezza nell’interpretazione vocale, in termini di immedesimazione, la offre la più frizzante Turn Them in collaborazione con Sean Bones. Riuscita senza dubbio anche la dondolante Here We Go Again, che nel 2005 ha portato a Jones e Ray Charles un Grammy nella categoria “miglior collaborazione pop con voce” (Best Pop Collaboration with Vocals) ed è uscita originariamente nell’ultimo disco di Charles, “Genious Loves Company”. Già in Little Lou, Prophet Jack, Ugly John, che sta prima del pezzo con Ray Charles, la voce di Norah Jones suona parecchio più sdolcinata, più sottile e offre meno concretezza, pur mantenendo un livello alto di accettabilità e tutta la sua credibilità. Più che riuscito anche il duetto in Take Off Your Cool.
Nonostante Norah Jones sia un’artista capace con la sua voce di fondere abissi di genere, proprio in queste versioni acustiche si sente direttamente che alla cantante calzano molto meglio i pezzi che intrecciano blues, jazz e soul rispetto a quelli basati sulla tradizione della musica country.
Per questo è una raccolta dall’espressività altalenante. Richiede nervi saldi e pazienza. Oppure né l’uno né l’altra, se riuscite a usarla come sottofondo musicale per una qualsiasi cena romantica. La voce dolce che arriva dritta al cuore della celebre cantante stavolta non raggiunge in nessun modo quella sensazione di agio, con cui la forza di quella voce sarebbe convincente come nei suoi lavori in studio da solista. Quindi questa raccolta va presa con le molle e con cautela, perché è destinata rigorosamente solo ai fan più ossessionati di Norah Jones.
Per fortuna la doppia faccia di questo disco l’ha riconosciuta anche la cantante stessa, tanto da mettersi nel suo stesso album nel ruolo di ospite, il che rafforza la credibilità dell’intera uscita “…featuring”. Stavolta tocca solo a voi giudicare come vi suona questo disco di Norah Jones. Lasciatevi quindi sorprendere.
Tracklist
1. Love Me (The Little Willies featuring Norah Jones)
2. Virginia Moon (The Foo Fighters featuring Norah Jones)
3. Turn Them (Sean Bones featuring Norah Jones)
4. Baby It’s Cold Outside (Willie Nelson featuring Norah Jones)
5. Bull Rider (Norah Jones and Sasha Dobson)
6. Ruler Of My Heart (Dirty Dozen Brass Band featuring Norah Jones)
7. The Best Part (El Madmo featuring Norah Jones)
8. Take Of Your Cool (Outkast featuring Norah Jones)
9. Life Is Better (Q-Tip featuring Norah Jones)
10. Soon The New Day (Talib Kweli featuring Norah Jones)
11. Little Lou, Prophet Jack, Ugly John (Belle & Sebastian featuring Norah Jones)
12. Here We Go Again (Ray Charles featuring Norah Jones)
13. Loretta (Norah Jones featuring Gillian Welch and David Rawlings)
14. Dear John (Ryan Adams featuring Norah Jones)
15. Creepin’ In (Norah Jones featuring Dolly Parton)
16. Court & Spark (Herbie Hancock featuring Norah Jones)
17. More Than This (Charlie Hunter featuring Norah Jones)
18. Blue Bayou (Norah Jones featuring M. Ward)