Gong: Shapeshifter
Data di uscita: 1992
Etichetta: Celluloid Records
Produzione: Dino Watkyn e Nigel Gilroy
Durata: 66:00
Genere: progressive rock/space rock
Voto: 8.5
»Shapeshifter« è stato il primo album ‘vero’ dei Gong con Daevid Allen al timone dell’«astronave» dai tempi di »You«, uscito nel 1974. Dopo il breve esperimento chiamato Gongmaison, l’eccentrico e geniale Allen ha rimesso in piedi i Gong insieme al sassofonista originale Didier Malherbe e al batterista Pip Pyle, tornato all’ovile, che in passato aveva suonato su »Camembert Electrique« (1971) e »Continental Circus« (1972). Nella nuova formazione che nel 1992 ha registrato »Shapeshifter« mancava a sorpresa la compagna di Daevid, Gilli Smyth, in compenso c’era l’ex violinista dei Gongmaison Graham Smith. Le due new entry erano il percussionista indiano Shjamal Maitra e Keith Bailey.
Nei testi di »Shapeshifter« Allen ha portato avanti la mitologia dei Gong con le avventure dell’antieroe Zero the Hero. Stavolta Zero the Hero, che vuole raggiungere un livello di illuminazione ancora più alto, incontra una misteriosa figura che gli propone un patto. In cambio dell’ascesa a un livello di esistenza superiore, dovrà mettersi in viaggio in aereo, a condizione di non usare soldi e di mangiare solo cibo da aereo. Zero the Hero accetta il patto e poco dopo muore in circostanze misteriose durante un viaggio nell’Australia di Allen. Il concept è tenuto insieme da brevi pezzi di meno di un minuto, fatti di monologhi, dialoghi e piccoli interludi strumentali.
Dal punto di vista musicale, i nuovi Gong su »Shapeshifter« hanno mescolato space rock, world music, jazz rock e, qua e là, anche musica elettronica e trance. La title track e »Hymalayas« sono quasi del tutto, produzione moderna a parte, nello stile dei Gong classici, mentre »Dog-O-Matic« è un ibrido tra space rock da ballare da fatti e trance. »Spirit With Me« è un breve ibrido acustico di prog folk. Il »Give Me Mother a Soul Call« dalle tinte psichedeliche è un piacevole esperimento etereo, con veli ambient ed elementi di world music, su cui Allen si è allenato a stirare le corde vocali.
»Heaven’s Gate«, parodia pungente dell’omonima setta che, convinta di potersi unire agli alieni su un piano extracorporeo, sotto la guida di un guru folle si suicidò collettivamente, è un pezzo dalle tinte più jazz, fatto di ampie distese ambient eccezionali, dove a farsi notare sono soprattutto le sottili parti di chitarra di Daevid. »Loli« ha mantra vocali psichedelici e delicati arrangiamenti di violino che costruiscono un’atmosfera misteriosa. »La Bas La Bas« è un pezzetto sgangherato dal clima pastorale e dalla melodia beffarda di impronta country. Ancora più scanzonato è venuto fuori »I Gotta Donkey«, che con gli arrangiamenti barocchi di violino e Allen nei panni di un ‘asinello scalpitante’ sembra la colonna sonora di una fiaba per bambini. Con l’epica ed eclettica avventura space rock »Can You: You Can«, che ci ricorda perché i Gong sono tra le band prog rock più importanti di sempre, le cose tornano un po’ serie. »Elephant La Tete« tira dentro, grazie a un uso appassionato delle tabla, elementi di musica popolare indiana.
»Shapeshiter« è stato un ritorno sorprendentemente riuscito dei Gong ‘veri’, quelli di Allen, che qui hanno saputo fondere il loro approccio classico da space rock con qualche elemento sonoro più moderno e una produzione al passo coi tempi. Come disco nel suo insieme era abbastanza gradevole e interessante da permettere alla combriccola di Allen, sul lungo periodo, una rinascita e la prosecuzione di una storia di successo, ed è per questo che rientra tra i traguardi più importanti dei Gong. Per il disco successivo, »Zero to Infinity« (2000), c’è voluto aspettare ben otto anni. Nel frattempo sono tornati Gilli Smyth, Mike Howlett e Pierre Moerlen, che se n’è andato di nuovo poco prima delle registrazioni di »Zero to Infinity«.
Recensione di: Peter Podbrežnik
Tracklist:
1. Gnomerique (0:07)
2. Shapeshifter (4:53)
3. Hymnalayas (7:38)
4. Dog-o-matic (3:00)
5. Spirit With Me (2:27)
6. Mr. Albert Parkin (0:17)
7. Raindrop Tablas (0:21)
8. Give My Mother A Soul Cage (4:30)
9. Heaven’s Gate (4:49)
10. Snake Tablas (0:34)
11. Loli (5:09)
12. Là Bas Là Bas (4:06)
13. I Gotta Donkey (2:12)
14. Can You : You Can (Live) (9:09) *
15. Confiture De Rhubarbier (Live) (1:18) *
16. Parkin Triumphant (0:06)
17. Longhaired Tablas (0:14)
18. Éléphant La Tête (4:41)
19. Mother’s Gone (1:12)
20. Éléphant La Cuisse (3:26)
21. White Doves (5:24)
22. Gnomoutro (0:27)
Gong:
Daevid Allen – chitarra, voce principale
Graham Clark – violino
Didier Malherbe – sassofono (basso, tenore, contralto, soprano), flauto, ottavino, tastiere
Keith Bailey – basso, voce (2,9)
Shamal Maïtra – tabla, ghatam, djembé, darbuka, programmazione delle percussioni, batteria (13)
Pip Pyle – batteria
Musicisti ospiti:
Charlélie Couture – voce (12)
Alain “Loy” Ehrlich – tastiere (8), kora (5)
Mark Robson – tastiere e voce (22)