Gonilna sila (Motive Force)

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Artista: Aritmija
Etichetta: Celinka
Uscita: 2007
Voto: 3.8/5

Nel 2002 in Slovenia è sbucata un’innovazione di prima categoria, nata come duo con due chitarre e finita come quintetto, una band al completo con tutti gli strumenti più vari necessari per fare musica in modo unico. Così sono nati gli Aritmija, un’avventura jazz-rock per i Balcani che guarda alle nostre radici, tanto che si può parlare di musica etnica del nostro passato slavo. Anche se band così all’estero sono la norma, da noi (purtroppo) non è così. Gli Aritmija si piazzano quindi accanto alla band più nota da noi per la fusione festaiola di elementi jazz, rock, folk ed etnici, i Terrafolk. Con il debutto uscito nel 2007 hanno dimostrato di avere la musica nel sangue.

“Gonilna sila”, ovvero “Motive Force”, è un tentativo di mettere insieme il melos del Sud-Est Europa con gli standard jazz più classici, cosa che le incursioni rock ogni tanto non fanno che rafforzare. Questa raccolta di pezzi ispirati a Macedonia, Turchia e Bulgaria si arricchisce di un sound decisamente diverso e più compatto rispetto a quello degli altri colleghi che navigano nel tempo della musica della nostra storia. Il primo brano del disco, “Ne si go prodavaj Koljo čiflikot”, è tratto dal folklore macedone. Un melos balcanico tipicissimo, che nell’originale macedone fa davvero la sua figura. Gli Aritmija lasciano la struttura com’è, ma ci aggiungono un sacco di elementi di altri generi che danno un bel colpo di vita al pezzo: così viene tirato fuori dal puro ambiente balcanico e servito in un modo tutto suo, che lo avvicina con successo sia all’ascoltatore medio sia a quello più esigente. Il pezzo successivo, “Balcanis”, mantiene le fondamenta già gettate dagli Aritmija. Di nuovo melos balcanico unito a quella calma che solo il jazz sa offrire. “Balcanis” sfocia in “Nizamski rastanak”, un adattamento di un canto tradizionale serbo. L’interpretazione degli Aritmija è interessantissima e, ancora una volta, più nelle mie corde dell’originale. Un arrangiamento etno-jazz pieno di slancio che chiama a gran voce piedi danzanti sul parquet. Segue “Beli grad”, probabilmente il pezzo più intriso di rock del disco, segnato com’è da ottimi passaggi di chitarra elettrica: ci becchiamo perfino un assolo di chitarra pazzesco. Ovviamente a sostenere il plettro ci sono abbastanza strumenti, soprattutto il violino, perché il pezzo conservi il meglio dell’etno. La fusione di generi è di nuovo al massimo, un’altra ottima creazione degli Aritmija, se non addirittura la migliore di questo disco. Nel seguito di “Beli grad”, “Katjusha’s boots”, gli Aritmija tengono ancora in vita canti popolari slavi che non devono essere dimenticati. Chiaramente è un’interpretazione tutta loro di “Katjuša”, leggendaria canzone russa su una ragazza struggente che in tempo di guerra aspetta il suo amato. Ancora una volta il risultato è eccezionale: gli Aritmija sfornano un arrangiamento ottimo, che ha avuto successo anche in terra straniera. Con “Frustracia” arriva un altro pezzo saltellante, che però non è solo questo: serve molto più di una semplice saltellante. Già l’intro è incredibilmente curata, con ottime linee di basso a cui si uniscono man mano gli altri strumenti, prima la batteria, poi la chitarra e così via. Alla fine tutti i musicisti mettono insieme un’altra prelibatezza etnica, stavolta con parecchie venature, non ci crederete, di musica country. L’impasto è di nuovo incredibilmente fluido e facile da ascoltare, ma allo stesso tempo abbastanza complesso da richiedere, per goderselo fino in fondo, non solo di ascoltare la musica ma anche di sentirla. Nel brano seguente i musicisti cercano le radici nel passato tradizionale slavo, e il risultato è “Čekerjankino oro”. Questa composizione etno-jazz atmosferica non è un picco, almeno rispetto ai pezzi precedenti, ma non va comunque ignorata. Agli adattamenti dal folklore macedone se ne aggiunge un altro, “Jovano, Jovanke”, una composizione di nuovo un po’ diversa. Resta comunque più che interessante, un arrangiamento in perfetto stile Aritmija. Stavolta la band ci serve di nuovo una dose un po’ più abbondante di rock, anche se solo all’inizio e in modo vagamente alternativo; le basi del pezzo originale restano comunque intatte. Il folklore macedone, a quanto pare, è una delle principali fonti di ispirazione degli Aritmija, visto che il penultimo pezzo di “Gonilna sila”, “Kalajdjijsko oro”, ha di nuovo le radici in Macedonia. L’arrangiamento più famoso l’ha fatto il virtuoso macedone della chitarra Vlatko Stefanovski, ma l’interpretazione degli Aritmija gli sta accanto senza fatica. L’atto conclusivo, “Gonilna sila”, che dà il nome al disco, insieme a “Beli grad” è il vertice dell’album. Il pezzo più “duro” del disco mostra il vero volto della fantasia musicale degli Aritmija, che, a quanto pare, non manca proprio. Proprio questa follia etno-rock bombastica avrebbe dovuto essere più lunga, o avere più fratelli e sorelle, perché con questo pezzo la band ha fatto davvero centro. Sicuramente il mio preferito personale del disco.

Il debutto degli Aritmija ha portato così una ventata di freschezza più che necessaria dalle nostre parti, e allo stesso tempo mi sorprende proprio che la band non sia così nota a livello commerciale. Un peccato, perché si tratta di un’interpretazione incredibile della tradizione popolare slava attraverso uno sguardo musicale unico, che si ascolta con estrema facilità. Se non altro sono una ventata d’aria fresca dalle nostre parti, perché a differenza dei colleghi che pure nuotano nelle acque dell’etno-jazz-rock hanno davvero un gran talento, un bel bagaglio di conoscenze e un’inventiva di cui la tradizione, oggi, ha un disperato bisogno.

I musicisti proseguono così diligentemente per la loro strada, visto che a “Gonilna sila” seguirà un album “live”, dove probabilmente ci aspetteremo più improvvisazione, cioè negli arrangiamenti ci sarà ancora più spazio per le idee dei musicisti stessi. Quindi non vediamo l’ora di sentire ancora i pizzicati di Tilen Stepišnik e Šemsudin Džopa, il “groove” di Janez Moder, le percussioni di Žiga Šercer e gli “scricchiolii” di Vasilij Centrih!

Formazione

Tilen Stepišnik – chitarra classica, elettrica, acustica
Šemsudin Džopa – chitarra acustica, elettrica
Janez Moder – basso elettrico e fretless
Žiga Šercer – percussioni
Vasilij Centrih – violino

Produzione

Aritmija

Tracklist

1. Ne si go prodavaj Koljo čiflikot
2. Balcanis
3. Nizamski rastanak
4. Beli grad
5. Kajusha’s boots
6. Frustracia
7. Čekerjankino oro
8. Jovano, Jovanke
9. Kalajdjijsko oro
10. Gonilna sila

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