Gotthard fanno cadere le tessere del domino a Stoccarda! (2008)

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Data dell’intervista: 07.11.2008

Leo Leoni è il chitarrista dei Gotthard. È uno dei membri fondatori e, insieme al cantante Steve Lee, è senza dubbio l’ingranaggio principale di questa splendida macchina hard rock svizzera, che oggi, dopo quasi 20 anni di carriera, si è guadagnata uno status stimato e rispettato, soprattutto sulla scena musicale europea. I Gotthard sono al momento una delle band portanti d’Europa, di quelle che tengono viva la tradizione dell’hard rock classico e delle grandi melodie da arena, mantenendola sempre attuale.

Prima del loro show a Stoccarda si è presentata l’occasione di fare una breve intervista con la band. Ingo, il simpatico tour manager dei Gotthard, dopo avermi accolto mi ha portato al “catering”, dove c’era già un bel profumino di fritto fresco e dove le cuoche sbattevano le pentole con entusiasmo. Poco dopo Leo si è seduto al tavolo con me, con una tazzona di caffè e…

RockLine: Come mai voi Gotthard suonate prima dei Deep Purple in questo tour autunnale? Ogni band, probabilmente, vorrebbe una posizione così, no?
Leo: A dire la verità non so quale sia stato il retroscena. Un mese fa abbiamo chiuso il nostro tour da soli, e anche le date dei festival, ed eravamo liberi proprio quando i Deep Purple stavano cercando qualcuno per fare da supporto alla parte tedesca del loro tour. Ovviamente abbiamo colto l’occasione al volo.

RockLine: L’anno scorso i Deep Purple hanno suonato di nuovo a Montreux, quindi in Svizzera, dove siete di casa anche voi. Vi siete incrociati lì, per caso?
Leo: Con i Deep Purple abbiamo già fatto un sacco di concerti. Abbiamo suonato insieme nel 1994 e nel 1997, ma con una formazione diversa. L’anno scorso a Montreux ci siamo esibiti anche noi, la sera prima dei Deep Purple, e ci eravamo messi d’accordo per una “jam session” insieme, che purtroppo poi non si è fatta. Ci conosciamo con i Deep Purple da tre anni.

RockLine: E come ti senti in questo tour con i Purple?
Leo: Finora fila tutto liscio come l’olio, siamo buoni amici e il tour sta andando davvero bene per noi.

RockLine: L’anno scorso avete pubblicato il nuovo album in studio, Domino Effect. Com’è stato accolto dal pubblico?

Leo: Molto bene. In Svizzera ha vinto il prestigioso premio come album rock dell’anno. Anche in Europa questo disco continua sulla scia del successo del predecessore, “Lipservice”.

RockLine: Secondo me “Domino Effect” ha un’atmosfera un po’ più cupa rispetto al festaiolo “Lipservice”. In che circostanze è nato l’album?
Leo: È vero. Il nuovo album è parecchio più oscuro. In pratica è un disco abbastanza diverso dal precedente, anche se tra i nostri album le differenze ci sono sempre. È nato dalle esperienze di vita che abbiamo vissuto negli ultimi tempi. Nel periodo in cui lo scrivevamo, per noi non erano giorni “dei più felici”, se posso dire così, e per questo anche l’atmosfera è un po’ più cupa. Questo però non ha influito sull’accoglienza del disco. È piaciuto alla gente e ci ha permesso addirittura di sfondare in paesi che la nostra musica non aveva ancora conquistato. In particolare Russia, Spagna e Sud America, dove prima non avevamo raccolto successi di rilievo.

RockLine: Che messaggio c’è dietro le parole “effetto domino”?
Leo: L’effetto domino lo puoi incontrare praticamente in tutte le sfere della nostra vita, nella quotidianità. Pensa a piccoli stimoli, a piccole incomprensioni tra due persone che possono crescere fino a diventare abissi sempre più grandi tra la gente e che, nella forma estrema, possono portare anche a guerre tra popoli. Un sassolino che fa partire una valanga di rocce. Rinunciare al cibo, che porta all’anoressia, eccetera… Insomma, in generale può indicare il principio per cui una cosa piccola e, a prima vista, insignificante che succede provoca nel tempo grandi cambiamenti nelle nostre vite. Cambiamenti che possono essere positivi o negativi. E vale anche per la nascita degli album: scrivi un pezzo, poi un altro e un altro ancora,…. Alla fine viene fuori un album, proprio come un “effetto domino”.

RockLine: “Domino Effekt” è un altro grande album. In questa serie di dischi eccellenti sembrate nel pieno del vostro picco creativo.
Leo: Grazie. Ma non siamo ancora al picco.

RockLine: Meglio di così non potevi rispondere.
Leo: Non siamo al picco, ma lavoriamo da sempre per raggiungerlo.

RockLine: Se facciamo un salto indietro nel tempo, agli inizi della carriera dei Gotthard, ti saresti mai immaginato di arrivare, almeno in Europa, a un pedigree così rispettato e apprezzato?
Leo: Ah, ah… beh, quando abbiamo cominciato volevamo suonare qualcosa nello stile dei Deep Purple o dei Led Zeppelin e roba simile. Poi all’improvviso ti ritrovi in questo circo, ne diventi parte, ed è bellissimo. Nessuno di noi se lo aspettava davvero, ma ci siamo impegnati e abbiamo sgobbato duro per arrivare fin qui. E continuiamo a farlo. Cerchiamo di non rubare le idee, di creare musica a partire dalle nostre. Ogni volta che pubblichiamo un nuovo album o partiamo per un nuovo tour, lavoriamo sodo e concentrati per accontentare i nostri fan. Prenderci cura della nostra base di fan, per me è una cosa importantissima. Ci avviciniamo al ventesimo anniversario della band e, quando mi guardo indietro, sono molto soddisfatto di quello che i Gotthard hanno ottenuto in carriera.

RockLine: Visto che dall’uscita dell’ultimo album è passato quasi un anno e mezzo, in questo periodo si sono accumulate nuove idee? È nato del materiale nuovo per un prossimo album?
Leo: Sì. E in questo momento stiamo lavorando a del materiale nuovo. Abbiamo qualche pezzo, ma per ora è ancora troppo presto per mettersi a lavorare sull’album fino all’uscita. Ci aspettano ancora un paio di impegni, prima di tutto finire questo tour con i Deep Purple, poi torniamo in studio e ci metteremo a rifinire i pezzi nuovi.

RockLine: E per quanto riguarda l’assalto agli USA? Avete suonato di recente da quelle parti?
Leo: Negli USA no. In questo periodo gli americani avevano un bel da fare con l’elezione del nuovo presidente, quindi ci siamo concentrati piuttosto sul Sud America e sulla Russia, dove ovviamente abbiamo suonato. Oggi un sacco di band dagli USA vengono a suonare in Europa, perché secondo me l’Europa ha preso il primato all’America per quanto riguarda i tour. Oggi il vero mercato per questo è l’Europa.

RockLine: Leo, dimmi, che cosa ti ha fatto venire voglia, nella vita, di prendere in mano una chitarra e mettersi a suonare?
Leo: È cominciato tutto con The Beatles. Poi ho scoperto Ten Years After, ovviamente Deep Purple con Ritchie Blackmore, e gli AC/DC. Dopo di loro sono arrivati i Van Halen. E poi tutta quella pletora di eroi della chitarra esplosa negli anni Settanta e Ottanta. Anche Gary Moore è uno dei miei chitarristi preferiti.

RockLine: Stasera a Stoccarda, prima dei Deep Purple, avrete il coraggio di suonare la vostra versione di Hush?
Leo: Non ci è permesso. Ci hanno chiesto di togliere Hush dal repertorio per questo tour, perché anche i Deep Purple la suonano.

RockLine: Che effetto ti ha fatto suonare davanti a uno stadio stracolmo a Zurigo, da cui viene anche il vostro live album “Made In Switzerland”?
Leo: Per arrivare fin lì c’è voluto un sacco di lavoro. L’Hallenstadion è un posto dove si esibiscono vere grandi star e icone del rock, e riuscire ad arrivarci non è proprio una passeggiata. Ne avevamo una gran voglia. Siccome è un’esperienza irripetibile, di quelle che difficilmente tornano, abbiamo deciso di registrare quel concerto. Sul momento non pensavamo nemmeno di pubblicarlo in DVD e CD, cosa che poi è successa. Era quella sensazione pazzesca, un’atmosfera unica. Abbiamo registrato solo quel concerto, solo lo show di quella sera, per poi mostrarlo e presentarlo alla gente nel modo più autentico possibile.

RockLine: E cosa pensi della scena musicale svizzera di oggi? È più forte che in passato?
Leo: In realtà non è più forte. È solo un po’ più facile tutto, perché quando scegli la strada della musica hai più opportunità. Abbiamo un’offerta musicale ricca, non solo nel rock ma in tanti generi diversi. E anche da questo punto di vista il nostro paese si presenta al mondo, così la gente non conosce la Svizzera solo per formaggio, cioccolato e orologi. Oltre ai successi sportivi nel tennis, nello sci e nell’hockey, ora dal nostro paese arriva anche del rock n’ roll dannatamente buono. Dopo i Gotthard sono usciti gruppi più giovani come Crystal Ball o Shakra.

RockLine: In un certo senso voi Gotthard, e prima ancora i Krokus, avete aperto la porta alle band che sono venute dopo?
Leo: Prima c’erano i Krokus. Poi sono un po’ scomparsi dall’orizzonte e siamo arrivati noi. Considerando dove abbiamo suonato e la nostra continuità, che presto arriverà a 20 anni, oltre alla regolare pubblicazione di album in studio, penso che tra le rock band svizzere i Gotthard siano quelli arrivati più lontano.

RockLine: E come vi trovate con la Nuclear Blast Records? In fondo siete al momento l’unica band di hard rock melodico ad avere un contratto con questa etichetta.
Leo: Già quando varchi la porta della loro sede, l’aria è diversa. Ti guardano in modo diverso, ah, ah, ah… Il che per noi è un bene. Sanno che siamo tipi “diretti”. Entriamo negli uffici dell’etichetta con il sorriso sulle labbra, senza quegli sguardi torvi a cui sono abituati con la valanga di gruppi metal con cui lavorano.

RockLine: Ne abbiamo già accennato brevemente, ma chiedo comunque: quali sono gli obiettivi futuri della band?
Leo: Chiudere questo tour, poi ci chiudiamo in studio e registriamo un nuovo, grandioso prodotto in studio, e poi un nuovo tour. E il cerchio si chiude di nuovo. Noi cercheremo di restare in questo cerchio “album-tour” il più a lungo possibile. Nella band stiamo anche parlando di fare un tour speciale per il ventesimo anniversario dei Gotthard.

RockLine: Hai mai pensato di pubblicare un tuo album solista in studio?
Leo: Pensarci è una cosa, ma poi realizzarlo è un’altra storia. Semplicemente, per me personalmente i Gotthard sono assolutamente la priorità, sono una realtà forte, soprattutto dal punto di vista espressivo, e questo mi lascia un sacco di spazio per esprimermi come chitarrista e per dare forma liberamente a tutte le idee insieme agli altri membri della band. Di questo status sono molto contento e voglio restarci anche in futuro. In questo momento davvero non mi vedo nel ruolo di solista. Unirmi a un progetto musicale temporaneo, magari, potrebbe essere una possibilità.

RockLine: Ti sei mai spaventato, come musicista, del successo della band?
Leo: In realtà no. Per noi è andato tutto senza aspettative particolari e a piccoli passi. Per questo ci siamo arrivati lentamente, gradualmente, e non ci siamo lasciati confondere, perché ogni volta avevamo tempo a sufficienza per adattarci alla nuova situazione. Restiamo quindi realisti e con i piedi per terra. E a me sembra una cosa ottima per noi.

 

intervista di: Aleš Podbrežnik
traduzione e redazione di: Aleš Podbrežnik

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