Gov’t Mule incantano Trieste nella tappa finale del tour europeo di “Peace… Like A River” (2023)
Artisti: Gov’t Mule
Data: martedì, 21/11/2023
Luogo: Trieste / Politeama Rossetti / Italia
I Gov’t Mule sono semplicemente una di quelle band. Band fedeli fino al midollo a una nomenclatura sonora vecchia scuola, analogica. Oggi ne sono rimaste poche. Un suono blues rock ruvido e corposo, che affida buona parte del suo vocabolario alla potenza di jam dilatate, dove blues, jazz, rock psichedelico, funk, reggae,… si stringono la mano in modo vivido, e un concerto così ti spara garantito dritto verso sensazioni che non hanno eguali.
Il gruppo, attivo dalla metà degli anni Novanta e il cui perno resta l’inamovibile gran maestro della chitarra blues rock e cantante Warren Haynes, a metà giugno di quest’anno ha pubblicato il suo 13° album in studio «Peace… Like A River». Tra settembre e ottobre la band ha girato il Nordamerica e a novembre ha aggiunto qualche concerto europeo. Proprio l’ultimo, quello di Trieste, per i fan di questa leggendaria formazione southern rock e jam che vivono in Slovenia era decisamente più che su misura. La band avrebbe dovuto suonare in due parti, con una pausa nel mezzo, per uno spettacolo da tre ore complessive. Allettante.
I Gov’t Mule sono un quartetto. Oltre a Haynes, l’unico altro membro originale della formazione attuale è il batterista Michael Abt, il ruolo di hammondista e tastierista elettrico è affidato da più di 20 anni a Danny Louis, che ogni tanto imbraccia anche la chitarra elettrica, il trombone e la tromba, mentre quest’anno è entrato in pianta stabile il bassista Kevin Scott.
Con Haynes non si gira intorno alle cose. Quello che vedi è quello che ottieni. I Gov’t Mule sono una formazione strettamente live. E l’esecuzione del materiale che affrontano sul palco è semplicemente strabiliante. Soprattutto quando si parla di livello d’affiatamento. Quello è davvero affascinante e non smette di entusiasmare, ma soprattutto con i Gov’t Mule è chiaro che questa band deve padroneggiare un numero enorme di pezzi, visto che la scaletta dei tour la costruisce praticamente in corsa, seguendo i desideri di chi va ai suoi concerti. Così in un intero tour non ti capitano nemmeno una volta due repertori uguali. E c’è di più. Non puoi nemmeno dire che due repertori siano almeno vagamente simili. Vuol dire che, se sei un fan del gruppo, in pratica devi andare a tutte le date del tour. Ogni concerto della band è quindi un’esperienza unica e difficilmente paragonabile. Beh, a Trieste il repertorio era un po’ più ridotto. La band ha suonato un solo set con il bis d’obbligo, ma nonostante questo l’esibizione è durata due ore e venti buone. Tutta d’un fiato.
Già dopo pochi istanti dell’iniziale Mule era chiaro che anche questo concerto conclusivo del tour «Peace… Like A River» a Trieste sarebbe stato un’esperienza live potentissima, carica fino all’orlo di sensazioni intense. Il quartetto ha instaurato subito un groove ritmico eccezionale, in cui si sono inseriti Haynes col suo fraseggio e Louis con l’Hammond. Quanto alla voce, resta fedele a Haynes. Funziona sicura e imponente. Con un timbro che spesso ricorda un Joe Bonamassa, e a tratti perfino il giovane David Gilmour – quello dell’era pre-Dark Side of the Moon. Il chitarrista resta fedele al suo suono grasso e imbronciato della chitarra Gibson LP. Se con l’iniziale Mule e un altro pezzo del debutto in studio Rockin’ Horse i Gov’t Mule stavano ancora stuzzicando il pubblico, il terzo brano ha già consegnato la prima delle jam lunghissime innestate nei pezzi. Sullo sfondo è comparso il motivo della copertina del secondo album del gruppo «Dose» (1998), e la band si è lanciata in Game Face, in cui ha infilato Mountain Jam, da cui Haynes e soci non avevano nessuna fretta di staccarsi. L’atmosfera elettrizzata si è scaricata con il momento The Beatles, quando la band ha suonato prima una She Said She Said riadattata (restiamo comunque sull’album «Dose»), sfociata in Tomorrow Never Knows, dove Haynes ha ‘inseguito’ in modo straordinariamente riuscito il tono vocale psichedelico di John Lennon.
Nella prima parte la band ha eseguito materiale del periodo iniziale, chiusa da un altro classico di Dose, Birth of the Mule. È seguita la parte del concerto con il materiale più recente, incentrata su tre brani del nuovo album «Peace … Like A River» e sulla title track del disco precedente «Revolution Come, Revolution Go». I Gov’t Mule sono una squadra che stuzzica con l’espressività della jam. Ci si buttano con una profondità pazzesca, sembrando a tratti così presi da essere in trance. Eppure restano sempre sul pezzo. In ogni momento sanno dove si trovano. In questi pezzi era un piacere il gioco spiritoso di tutti gli strumentisti su un dato motivo, con un intreccio eccezionale, che non faceva che confermare la straordinaria taratura, ovvero l’affiatamento, della squadra. Di cinetica funk groove, ogni tanto sostenuta da una morbidezza eccezionale, non ne è mancata, e soprattutto il bassista Kevin Scott ha messo il puntino sulla ‘i’ nell’assolo inserito dentro Revolution Come, Revolution Go. Una particolare deviazione live verso le acque del reggae l’ha portata la nuova The River Only Flows One Way, dove Louis ha usato anche il trombone.
Il culmine però è arrivato nella parte finale, quando la band ha suonato insieme, in un’unica jam, quattro brani che sfumavano l’uno nell’altro. Sono entrati con un pezzo del debutto in studio, Trane, mostrando anche il loro lato psichedelico, e hanno chiuso con un omaggio ai Grateful Dead e un inserto di St. Stephen. Poi c’è stata la malinconica ma ferocemente avvincente Time To Confess, dove Haynes ha affascinato ancora una volta nel ruolo di unico comandante di voce e chitarra. È incredibile con quanta abilità risolve le situazioni e quanto sia scaltramente ingegnoso in ogni momento. Che dosi i passaggi con inserti blues, o che suoni nei passaggi quieti una rapida serie di accordi, l’effetto è lo stesso. Ma ognuno di questi momenti è unico. Il tipo è senza dubbio rodato, scolpito, carico di esperienza e di tutto ciò che serve per poter parlare di un interprete di primo livello. E sopra tutto questo prende il sopravvento l’istinto del momento, quell’ispirazione pura che spinge Haynes sul palco – ed è quella la cosa che sorprende l’ascoltatore, lo tiene incollato e non gli dà tregua.
Quando Scott si è immerso in una linea di basso sferragliante e aggressiva e Haynes accordava la chitarra, non sembrava che la cosa potesse diventare quello che è diventata. Eppure lo sviluppo degli eventi ha dettato esattamente questo. Goin’ Out West di Tom Waits, che tra le mani dei Gov’t Mule ha acquistato un tocco burlone e una connotazione boogie corposa, ha alzato il livello di adrenalina nel locale. Per il finale, ancora un connubio di reggae e blues. Nell’adattamento di I’m A Ram di Al Green, dove ci ha messo il suo pizzico anche il wah-wah di Haynes. Bomba finale! Croce! Con quella la band ha salutato il palco.
Ma è tornata per il bis d’obbligo. Haynes ha scelto di eseguire uno dei pezzi che aveva scritto ancora per The Allman Brothers Blues Band. Era la affascinante Soulshine, che nel locale ha sciolto del tutto il cuore del pubblico. La platea conosceva benissimo il brano e la sala stracolma (solo qualche sedia era vuota durante il concerto) è esplosa di nuovo per altri dieci minuti di compagnia con il gruppo.
Cosa dire alla fine di questo incontro ipnotico con gli eccellenti Gov’t Mule? Un concerto pervaso di emozioni e di un’energia di cui è difficile trovare l’equivalente. Haynes è un asso a modo suo. Resta circondato da un’ottima squadra musicale. La band suona a tutto vapore e resta incredibilmente ben oliata e affiatata, e quindi sui palchi sorprendentemente convincente. Quando il concerto di Trieste è finito, in molti già si chiedevano (io almeno ero tra quelli) quando e dove potranno riacchiappare su un palco questa autenticità, questa sincera nudità di tutto ciò che Warren Haynes e i suoi Gov’t Mule portano nel loro carattere confessionale. Speriamo quindi che i ragazzi tornino presto in Europa!
Autori: Edita Klemen & Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik
Scaletta:
1. Mule
2. Rocking Horse
3. Game Face / Mountain Jam / Game Face
4. She Said She Said / Tomorrow Never Knows (orig. The Beatles)
5. Birth of the Mule
6. Same as It Ever Was
7. The River Only Flows One Way
8. Revolution Come, Revolution Go
9. Gone Too Long
10. Trane / Rumble / Sex Machine / St. Stephen Jam
11. Time to Confess
12. Goin’ Out West (orig. Tom Waits)
13. I’m a Ram (orig. Al Green)
—bis—
14. Soulshine (orig. The Allman Brothers Band)




















