Great Is Our Sin
Autore: Primož Novak
Artista: Revocation
Etichetta: Metal Blade Records
Uscita: year_month
Durata: 45:07
Voto: 4/5
In casa Revocation ultimamente ne succedono di cose, non c’è dubbio. La band è sempre in tour, lavora di continuo a materiale nuovo e ogni tanto cambia anche qualche membro. L’anno scorso ha lasciato i Revocation lo storico batterista Phil Dubois-Coyne, che con il suo stile aveva dato al gruppo un tocco tutto suo. Anche se oggi di batteristi estremi ce n’è un mare, trovarne al volo uno nuovo che sappia suonare tecnico e veloce non è per niente scontato. Per fortuna la band ha messo le mani sull’esperto Ash Pearson, che prima suonava nei 3 Inches of Blood. A giudicare dallo stile della sua ex band, da lui c’era poco da aspettarsi. Pearson ha fatto qualche concerto con i Revocation e si è visto subito che il tipo ci sa fare, eccome. Così i Revocation hanno avuto il via libera per mettersi a scrivere e registrare nuovo materiale.
Great Is Our Sin, sesto album della formazione, è il loro primo concept album. Il concept si sente più nei testi che nella musica in sé. David Davidson ha preso di mira le assurdità che l’essere umano combina, con uno sguardo anche a Charles Darwin.
Il disco si apre con Arbitrers of the Apocalypse, un ottimo pezzo di stampo thrash, pieno di energia e aggressività. Verso la fine del brano Pearson si ritaglia il suo spazio per un assolo, dove dimostra che nemmeno a lui manca la fantasia. Così i dubbi sulla sostituzione del batterista sono spazzati via. L’album comincia a prendere più forma con Monolithic Ignorance e Crumbling Imperium, dove non c’è più solo il thrash/death metal veloce in primo piano: con l’aggiunta di altre sfumature il disco guadagna in varietà. Qui è piuttosto evidente che i Revocation vogliono mettere in mostra anche il loro lato più progressive, anche se per la band non è certo una novità. Per non esagerare con i pezzi lenti, si fanno perdonare con la brutale e tecnicissima Communion. La loro perfezione tecnica la mostrano poi con il brano strumentale The Exaltation. Profanum Vulgus, invece, ci rimostra la band in una luce più progressive. Nella parte più calma si sentono anche le voci pulite. Ogni tanto i Revocation provano pure a sperimentare: a volte aggiungono qualche strumento in più, altre volte usano le voci pulite. Dopo di che i Revocation ci servono ancora due pezzi veloci e martellanti, e chiudono con la più calma Cleaving Giants of Ice, che ha un ritornello melodico e atmosferico, con Davidson che di nuovo si prova un po’ a cantare. Come bonus, la band rende omaggio agli Slayer con una cover di Altar of Sacrifice.
Great Is Our sin accontenterà senza dubbio i fan. È abbastanza aggressivo e tecnico, pieno di assoli virtuosistici e di una batteria eccezionale. Gli inserti progressive rendono il tutto un po’ più imprevedibile.
Il sesto album dei Revocation conferma che l’ambizione della band non si è spenta. Ogni tanto tira un po’ per le lunghe, ma abbastanza presto l’ascoltatore trova ad aspettarlo una svolta con un pezzo veloce, con cui la band sottolinea la dinamica del disco. In linea di massima i Revocation hanno ancora un bel margine di manovra per andare avanti, ma probabilmente non guasterebbe prendersi un po’ più di tempo.
Formazione
David Davidson – chitarra, voce
Dan Gargiulo – chitarra, voce
Brett Bamberger – basso, voce
Ash Pearson – batteria
Produzione
Revocation, Zeuss
Tracklist
1. Arbiters of The Apocalypse
2. Theatre of Horror
3. Monolithic Ignorance
4. Crumbling Imperium
5. Communion
6. The Exaltation
7. Profanum Vulgus
8. Copernican Heresy
9. Only the Spineless Survive
10. Cleaving Giants of Ice
11. Altar Of Sacrifice (cover degli Slayer)