Greatest hits
Artista: Dokken
Etichetta: Cleopatra Records
Uscita: 2010
Durata: 53:20
Voto: 4.2/5
Quello che il desolante, tiepidissimo Lightning strikes again aveva negato a noi fedelissimi delle eminenze hard rock Dokken, l’abbiamo ottenuto, seppur in una forma un po’ meno originale, con il loro ultimo dischetto. Visto che sia l’ispirazione musicale sia la voce di Don sono ormai solo un pallido ricordo di un passato eroico, l’album in studio di due anni fa è la logica conseguenza di una stagnazione creativa alla luce di nuove correnti e tendenze musicali. Come tornare allora ai fasti di un tempo? Rifacendo i propri più grandi successi, ovviamente. Il titolo Greatest hits può trarre in inganno, perché non si tratta dell’ennesima raccolta di super hit, ma di brani registrati da capo, con una produzione e un approccio sensibilmente diversi. Così avrebbe dovuto funzionare anche lo sfortunato Lightning strikes, ma nonostante il tanto sbandierato ritorno al sound originale delle chitarre, il disco è affogato del tutto in un mare di ritornelli aridi e nell’angosciante eredità del grunge. Però, se sembra che il vero ritorno della band sia possibile solo dentro i confini di un opus musicale già scritto, d’altro canto è venuto fuori che i Dokken, anche nelle condizioni attuali (almeno in teoria), possono dare molto di più di quanto offrano le loro ultime uscite.
La raccolta contiene quindi tutte le più grandi hit dei Dokken, da Breaking the chains fino a Dream warriors, più due pezzi nuovi intitolati Almost over e Magic man, del tutto superflui in questo dischetto. Anche perché sono con ogni probabilità materiale di scarto del già tiepido Lightning strikes again. In compenso, gli altri brani risuscitano nel miglior modo possibile il glorioso passato e alcuni sono, anche se a qualcuno potrà sembrare una blasfemia, perfino meglio delle registrazioni originali. Come detto, Don, a causa di problemi alle corde vocali (quest’anno lo aspetta un’operazione), è sceso verso registri più bassi, che funzionano alla grande soprattutto nei ritornelli di Just got lucky, Into the fire e in particolare in It’s not love, a cui purtroppo manca la botta della ritmica di Lynch. Per il resto, il chitarrista Jon Levin ha fatto egregiamente il suo lavoro. Gli assoli sono per lo più identici a quelli del maestro Lynch e si discostano dalla linea ortodossa solo nei passaggi più ostici (come la fulminea cadenza in picking a metà dell’assolo di In my dreams). Anche per il resto il “wall of sound” di chitarre è del tutto all’altezza di quello di Lynch, con l’eccezione di Dream warriors, dove in primo piano c’è l’acustica, che non fa che sottolineare il torpore di un ritornello già impoverito per i motivi descritti. Ma la colonna sonora citata, dall’omonimo film della serie Nightmare on Elm street, è, insieme ai due pezzi nuovi, l’unico punto debole di questo album per il resto più che solido.
I più grandi successi registrati ex novo purtroppo non annunciano una reunion della band: nonostante le numerose voci in tal senso, George Lynch ha spiegato di recente che, a causa della ben nota e tuttora attuale lite con Don Dokken, non tornerà nella formazione originale. Il disco però dimostra un’altra cosa, e cioè che anche con un suono moderno si può fare musica che non si piega alle mode e che non è per niente inferiore alla perfezione armonica dell’eredità del passato recente. Certo, è chiaro che i brani raccolti appartengono a tutt’altra epoca musicale, ma se questo almeno in parte è vero, il fatto vale almeno quanto una reunion dei Dokken.
Formazione
Don Dokken – voce
Jon Levin – chitarra
Sean McNabb – basso
Mick Brown – batteria
Tracklist
1. Just got lucky
2. Breaking the chains
3. Into the fire
4. The hunter
5. In my dreams
6. It’s not love
7. Alone again
8. Dream warriors
9. Unchain the night
10. Tooth and nail
11. Almost over
12. Magic man