Grengus

0 10

Autore: Sandi Sadar Šoba

Artista: Horn Of The Rhino
Etichetta: Doomentia Records
Uscita: 2012
Durata: 45:31
Voto: 4.5/5

Tre anni fa ho fatto la conoscenza di questi strambi spagnoli, capaci di mettere nello stesso respiro tra le influenze chiave sludge, stoner, doom e pure band thrash, senza risultare nemmeno un po’ stravaganti. Beh – almeno quando li ascolti davvero per la prima volta, no. Il loro quarto disco, l’album Grengus, non si discosta da questo principio, e gli Horn Of The Rhino restano fedeli a peso, impatto, distorsioni grasse e perversioni mentali oscure. E in molti punti suonano come se li avesse scritti, sotto un brutto trip aggressivo, il già defunto Kurt Cobain, con la differenza che nelle viscere della bestia di carne, accanto alla primitività dei Nirvana (probabilmente perché si tratta di un trio), c’è molta più polpa di Alice in Chains e Soundgarden, ma una polpa marcita di brutto nei canali stagnanti del sud degli USA, così il peso di Seattle viene spostato più verso le terre sotto la bandiera di Rebbel’s Pride. Grengus è una bestia anticonformista ed è dannatamente chiaro, e in stile Mastodon in pieno bad trip la rabbia ti scuote già dal brano d’apertura Under The Hoof.

L’insieme degli otto brani serve a mostrare i muscoli, terrorizzare gli impreparati, massacrare i mollaccioni; nell’immaginario di Pile Of The Severed Heads, con le sue cataste di teste mozzate da ammirare, in questo doomismo sludge c’è più death metal che nelle ultime versioni dei cloni dei Cannibal Corpse. L’alternanza tra urla gutturali e grottesche di una bestia torturata, impersonata dal chitarrista e cantante Javier Galvez, e la melodia rock’n’roll di un Lemmy ormai logoro completa splendidamente un’atmosfera di mistica, magia e ossessione da pieni anni Settanta. Vabbè, qualche associazione con gruppi come Baroness o Orchid è possibile, ma già al primo verso della title track Grengus diventa chiaro che il corno del rinoceronte è stato metallizzato e adattato anche ai tempi nuovi del XXI secolo. E questi tempi, più che testi metafisici, bramano riff massicci.

E di riff al rinoceronte spagnolo non ne mancano! I ritmi rallentati sfondano tutto come un carro armato da dieci tonnellate, e alle distorsioni di chitarra sporchissime si aggiungono alla grande i tamburi sanguinari di Julien Gil e le dosi giuste di basso di Rambo Rombles. Lo stupro sonico procede in modo sistematico e dannatamente pedante, e dopo la lenta lavorazione i Rhino ti affogano pure in un mare d’oro. Drowned In Gold o Waste Of Ghouls – ogni momento del disco è terrificante in una dominazione sonica totale, e senza inutili orpelli della tecnologia moderna l’album suona ancora più organico, brutale e, se dovessi paragonarli ai nostrani Grrizli Madams, primitivamente autentico! Awaken Horror Of Tuul lo attribuirei senza problemi, ancora una volta, ai Mastodon dei primi due dischi, e dopo la sinistra crescita di tensione del bellissimo pezzo Brought Back non dovrebbero più esserci dubbi sulla qualità, la varietà e la forza d’urto di questo sudicio trio! Se il dubbio persiste, a portarti nell’oscurità dell’inferno ci penserà una bestia infernale. To Ride The Leviathan, con la sua stampede thrash finale, annienta ogni dubbio, e gli Horn Of The Rhino il compito di superare l’eccezionale Weight Of The Coronation lo portano a termine con lode.

Ed è qui che si condensa l’essenza dell’intero senso musicale della band – meno è davvero più, e dopo le strutture appena rinforzate della storia musicale precedente non possiamo che sperare di ricevere presto un seguito e un completamento. La grandezza è stata offerta all’ascolto di pochi devoti fedeli di sludge, doom e stoner, mentre la massa indifferente e insensibile a simili deviazioni, nel più ampio consesso, non sospetta nemmeno che nel cuore stesso della Penisola Iberica si possa cucinare e far bollire qualcosa di così cataclismicamente bello come il fragore dei Horn Of The Rhino. Proprio a loro va un avvertimento: il corno sanguinario cresce di anno in anno, e il regolamento di conti finale e l’apocalisse non sono una questione di se, ma qui si tratta solo di trovare risposta a due sottodomande: »Quando e dove?«. I tre cavalieri dell’apocalisse stanno già preparando con foga il loro arsenale per questa battaglia, e Grengus è, immagino, solo la fase preliminare di qualcosa di più grande e potente!

On Parole Shop logo

Formazione

Sergio ‘Rambo’ Rombles – basso

Julen Gil – batteria

Javier Galvez – chitarra e voce

Produzione

Xanpe & Horn Of The Rhino

Tracklist

  1. Under The Hoof
  2. Pile Of Severed Heads
  3. Grengus
  4. Drowned In Gold
  5. Waste Of Ghouls
  6. Awaken Horror Of Tuul
  7. Brought Back
  8. To Ride The Leviathan
Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie