Motherland

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Pretty Maids
Etichetta: Frontiers Records
Uscita: 2013
Durata: 52:24
Voto: 4.5/5

I Pretty Maids non sono mica uno scherzo. Gli hard rocker melodici danesi, longevi e sulla scena dal 1981, sono un nome ormai cementato e rispettato nel mondo del rock. I loro album della svolta, »Future World« e »Red, Hot And Heavy«, sono considerati dagli appassionati di hard rock dei classici di culto.

Per tutta la carriera i Pretty Maids hanno continuato a spingere il suono. Con gli anni la loro immagine si è fatta sempre più dura. Sono una di quelle rock band che, con una produzione che butta i riff decisamente in primo piano, toccano ormai una soglia in cui l’occhiolino alla bibbia del metal si fa sempre più evidente. Un suono caricato in modo simile ce l’hanno, per dire, i tedeschi Pink Cream 69, che hanno pubblicato il loro nuovo album in studio un mese prima. I Pretty Maids mantengono una carica velenosa che raggiunge picchi da dramma teatrale in pezzi come »Hooligan« o la title track »Motherland«.

Con il passaggio dei Pretty Maids a Frontiers Records e l’uscita di »Wake Up The Real World« (2006) è iniziata per la band una specie di nuova primavera. Non solo l’etichetta ha riportato il gruppo davanti a un pubblico più ampio in giro per il globo, ma il motivo sta soprattutto in una semplice presa d’atto: oggi i Pretty Maids sono arrangiatori e musicisti migliori che mai. In studio e fuori hanno le idee chiarissime, niente giochetti. Creano con la grinta di ragazzini che avrebbero vent’anni appena compiuti e con la voglia di dimostrare di chi la carriera l’abbia appena iniziata.

Con »Pandemonium« i Pretty Maids hanno dimostrato che, anche in età matura, sono capaci di sfornare un altro album eccezionale. Grazie alla sua rifinitura perfetta, è stato accolto benissimo su tutti i fronti. La band era consapevole della qualità e della portata del lavoro, quindi di sicuro un po’ di ansia c’era quando è rientrata in studio per registrare il successore. Per mantenere le condizioni ideali di chimica creativa e l’ottima forma compositiva anche nel 2012 e nel 2013, ha deciso di richiamare a dar forma al suono l’esperto produttore Jacob Hansen, parte importante della storia di »Pandemonium« (2010).

Il risultato è un nuovo, straordinario centro in studio. Il nuovo album non solo mantiene il livello qualitativo del predecessore »Pandemonium«, ma, con tutta la sua marcata cupezza, offre perfino più melodia. Anche se non c’è nemmeno un brano ipnoticamente contagioso come »Little Drops of Heaven« del disco precedente (tra i pezzi di »Motherland« quello che gli si avvicina di più è »Sad To See You Suffer«), per quanto riguarda la resa melodica complessiva il nuovo album è ancora più intenso e definito. Per questo gli alti e bassi tra un brano e l’altro su questo fronte si sono ridotti, e »Motherland« può vantare una compattezza ancora un filo più curata di quella del predecessore.

Parliamo di un album con dodici pezzi nuovi (escludendo la più breve »Confession«, che fa da preludio e costruisce piano piano l’atmosfera prima dell’attacco di »The Iceman«), equipaggiato al meglio. Da cima a fondo. In tutto quello che pretendiamo dai Pretty Maids. Cioè una morsa compatta e solida, un collante a tutto sangue di melodia e botta incandescente, benedetto in modo unico dall’impronta appassionata e inconfondibile della voce di Ronnie Atkins.

L’ingresso di Morten Santager come membro fisso della band ha rafforzato ancora il legame tra riff di chitarra e tastiere, e di conseguenza la potenza di arrangiamento del gruppo. Anche se il muro di chitarre è spessissimo pure su »Motherland«, le tastiere sono altrettanto in evidenza e, negli arrangiamenti, scavano in modo efficace nella fame vorace del clima cupo che attraversa tutto il disco. Le tastiere si prendono buona parte dell’attenzione nel paesaggio sonoro soprattutto in »Fool Of The Nation«, nel già citato preludio malefico a »The Iceman« intitolato »Confession« (che potrebbe finire senza problemi in uno dei thriller horror di King Diamond), e poi nella conclusiva »Wasted« o in »I See Ghosts«.

I Pretty Maids sono maestri dell’arrangiamento. Sanno esattamente come va costruito un pezzo per esplodere a pieno regime. Nella strofa di solito »si nascondono« le frasi di chitarra, e così a quel punto in primissimo piano »si insinua« con la sua voce Ronnie Atkins, che nell’interpretazione sentita non delude in nessun momento del disco. Alle sue spalle, in questi arrangiamenti, reggono il gioco una cornice stuzzicante di tastiere e accordi piazzati con sofisticatezza. Segue una vera valanga di riff prima del ritornello, che punta dritto al culmine pomposo dei brani nelle melodie del refrain. I pezzi così »forgiati« ti entrano sotto pelle in un attimo, ed è proprio il loro scopo principale. I messaggi suonano decisamente veri, cioè i Pretty Maids sanno far sì che la poesia sia rafforzata da una vera cornice atmosferica nell’interpretazione dei singoli brani, come »I See Ghosts«, »Mother Of All Lies«, »Bullet For You«, »The Iceman« e »Sad To See You Suffer«.

»Motherland« è un altro ottimo album dei Pretty Maids. La sua intensità non cala nemmeno per un attimo. È un manifesto cupissimo. Il manifesto dello stato di buio in cui ci ha portati la fede cieca nel capitalismo liberale. Più oscuro del già oscuro predecessore, ma allo stesso tempo con più melodia. I maestri restano maestri. Mestiere, esperienza, sicurezza. Neanche una stecca. Speriamo che la storia della nuova primavera dei Pretty Maids non si fermi ancora per un bel pezzo!

 

Il nuovo album dei Pretty Maids, “Motherland”, lo trovi già su:
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Formazione

Ronnie Atkins – voce
Ken Hammer – chitarra
Morten Sandager – tastiere
Allan Tschicaja – batteria
Rene Shades – basso

Produzione

Jacob Hansen

Tracklist

1. Mother Of All Lies
2. To Fool A Nation
3. Confession
4. The Iceman
5. Sad To See You Suffer
6. Hooligan
7. Infinity
8. Why So Serious
9. Motherland
10. I See Ghosts
11. Bullet For You
12. Who What Where When Why
13. Wasted

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