Statika

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Artista: Zbogom, Ajda
Etichetta: Autoproduzione
Uscita: 2010
Durata: 43:01
Voto: 3.5/5

Chi sono gli Zbogom, Ajda? Perché sono con ogni probabilità l’unica band post-rock purosangue in Slovenia, eppure quello status, cioè lo status di band slovena, in qualche modo non vogliono prenderselo, farlo proprio? Della band, infatti, sui siti sloveni non riuscirete a leggere niente. Semplicemente non c’è scritto nulla su di loro. Ma anche per questo c’è una ragione: i membri della band non lo vogliono. Anche la promozione è passata solo su forum stranieri, soprattutto sulla stanza musicale di 4chan, /mu/, dove gli Zbogom, Ajda hanno incollato a tappeto il link al download gratuito del loro debutto Status.

Status è uscito nel 2010, ma pochissimi sloveni sono riusciti a mettergli le mani sopra (probabilmente solo i /mu/tanti, cioè i frequentatori della stanza di 4chan di cui sopra). Al primo ascolto il disco ricorda parecchio il sinonimo del post-rock – i Godspeed You! Black Emperor. In pratica l’intera faccenda ricorda troppo quella band, forse persino più di quanto un musicista con un minimo di amor proprio dovrebbe permettersi. Prima di tutto c’è l’atmosfera, poi le linee di chitarra ripetitive, poi un parlato quasi-opprimente (che somiglia semplicemente troppo a »The Dead Flag Blues« dei Godspeed, solo senza il »quasi«) che, in questa luce, finisce per suonare un po’ finto e ingenuo e che, a pelle, si ribella quasi del tutto alla musica malinconica che segue; parlato e musica stanno così a un bivio, non sulla stessa strada. E alla fine ti rendi conto che »Zbogom« in sostanza è la traduzione di »Godspeed« (grazie al cielo in Slovenia non esiste nessuna gang di motociclisti che si chiami Ajda). Va tutto bene, per carità – avere dei modelli, ispirarsi a loro, ma il fatto è che in tutta questa storia bisogna stare attenti.

Okay, magari sembra che gli Zbogom, Ajda siano una copia scadente dei Godspeed. Non è (del tutto) vero. La band mantiene sicuramente una parte di personalità propria. L’intero album è molto più ambient, addirittura molto più minimalista dei lavori dei Godspeed. In primo piano ci sono quasi esclusivamente chitarre, niente batteria, ogni tanto si sente un pianoforte e la parola parlata, a volte pulita, a volte sommersa da una caterva di effetti. Nella sesta traccia dell’album, intitolata »Mesečina«, compare addirittura la voce cantata, sia maschile che femminile. È senz’altro un’aggiunta gradita, ma purtroppo la voce è… fuori posto. Scarsa. Non cantabile. La voce femminile tiene ancora un certo livello, si fonde ancora con la musica, mentre quella maschile purtroppo non possiede abbastanza, ecco, voce per presentarsi con sicurezza in un ruolo così prominente. Si nota ancora di più nei passaggi in cui le due voci si sovrappongono – lì soprattutto quella maschile spicca come non dovrebbe proprio spiccare. In più c’è un accento del Litorale molto marcato, che di per sé magari non è un male. Gli Zbogom, Ajda, infatti, in un certo senso cercano di essere una specie di band popolare. Con la parola parlata di una signora anziana e di una ragazza creano una sorta di mito sul nostro territorio, visto che soprattutto la signora anziana racconta storie fantastiche, esperienze surreali che la musica della band dovrebbe poi portare a un livello superiore – in questo senso la musica funziona un po’ da scenografia, o da parte della storia. Così il disco si potrebbe definire concettuale, perché si attiene da cima a fondo a precise linee guida che formano il filo rosso dell’album, ed è proprio qui che la band forse perde il legame diretto con, mettiamo, i Godspeed You! Black Emperor.

Ciononostante è impossibile negare che gli strumentali siano curati in modo davvero bello e soprattutto interessanti. Già solo perché si allontanano dalla tendenza clichè del post-rock piano-forte-piano, e mantengono più o meno lo stesso volume restando comunque dinamici. E anche se certi schemi sono ripresi di peso dai (ancora loro) Godspeed, soprattutto in brani come »Sanje«, si trovano più che abbastanza parti sperimentali e del tutto originali che non possono deludere (soprattutto quelle più ispirate dalla classica contemporanea). Che sono diverse. Che non sono la solita bullshit post-rock che oggi si sforna a tonnellate. Il problema, infatti, è che il post-rock è diventato il genere in cui, probabilmente, è più facile creare qualcosa che soddisfi dei criteri di base. Abbastanza reverb, abbastanza delay, bei clean e distorsione per le parti forti »improvvise«, e hai il tuo post-rock. Gli Zbogom, Ajda superano questa tipicità e mantengono comunque una bella dose di ascoltabilità, sperimentazione e, non da ultimo, creatività.

Statika non è quindi per niente un debutto perfetto, ma di perfetti praticamente non ce ne sono. Statika non è nemmeno un debutto eccellente. Non è nemmeno un debutto del tutto originale. È però sicuramente il primo del suo genere da queste parti. E una band deve pur cominciare da qualche parte, anche se con un’ispirazione fin troppo marcata ai propri modelli. Eppure già il debutto ha abbastanza unicità, abbastanza di quel suono che può diventare il marchio della band, perché gli Zbogom, Ajda abbiano più che abbastanza basi per il salto decisivo verso una musica tutta loro. Statika se ne stia pure ferma, gli Zbogom, Ajda invece continuino a muoversi in avanti.

Formazione

Andi Koglot – chitarra, pianoforte, voce, registrazioni sul campo, suoni ambientali, testi
Andraž – chitarra
Eva – voce

Tracklist

1    Tukaj…     
2    Sanje        
3    Lahko vidim v neskončnost       
4    Na drugi strani ceste        
5    Samo ptice letijo v prvem razredu       
6    Mesečina       
7    Statična paranoja       
8    Vozi, išči, izgubi…       

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