Gutbucket mostrano di avere i ‘guts’ (2008)
Luogo: Menza pri koritu / Lubiana / Slovenia
Data del concerto: 22.09.2008
Numero di spettatori: 40
Prezzo del biglietto: 5 €
I Gutbucket sono un quartetto americano (vengono da Brooklyn, New York) di musicisti jazz che nei loro pezzi infilano anche altri ingredienti, tra cui punk, hard rock e motivi orientaleggianti. Da poco i ragazzi sono passati a una nuova etichetta, quel rifugio per tutte le band sperimentali di qualità che è la Cuneiform Records. Il capo dell’etichetta, Steven Feigenbaum, ha evidentemente fatto centro ancora una volta: i Gutbucket sono un vero rinforzo e portano una ventata d’aria fresca sulla scena jazz, che spesso sa essere fin troppo rigida.
Già dai titoli dei brani si capisce che i ragazzi nella loro musica ci mettono davvero elementi punk, ma alla fine si scopre che il punk sta soprattutto nei titoli, perché per il resto la musica è troppo poco ritmica per poterla etichettare come punk. Forse l’elemento più punk è la chitarra di Ty Citerman, che spesso punta parecchio sui riff, ma altrettanto spesso è jazzistica. Quindi non direi che sia una vera combinazione di jazz e punk, piuttosto un jazz ribelle, che non si vede solo nei testi ma anche in un modo di suonare molto aggressivo (vale sia per il chitarrista sia, soprattutto, per il sassofonista Ken Thompson.
I Gutbucket sono singoli musicisti eccezionali, ma a differenza di tante altre formazioni jazz e rock non hanno bisogno di pavoneggiarsi con assoli interminabili di batteria, basso, sassofono o chitarra. Tutto il loro sapere lo mettono nelle composizioni, e così dimostrano quanto valgono: vale assolutamente la pena vederli dal vivo. Il concerto non è calato d’intensità nemmeno per un attimo, c’era sempre qualcosa che ti agganciava. In generale il loro modo di suonare è molto dinamico e veloce, ma hanno saputo anche rallentare il ritmo e creare quella giusta tensione drammatica che nella buona musica è fondamentale. Hanno inoltre saltato un sacco di tempi e cambiato metrica a raffica, eppure tutto suonava fluido e leggero. Ci riescono solo i migliori.
Come ho già detto, i Gutbucket nel loro stile jazz infilano qualche elemento punk, ma secondo me c’è quasi più hard rock (quasi alla John McLaughlin dei primi tempi con la Mahavishnu Orchestra), poi ci sono gli elementi più orientaleggianti (magari sono motivi della musica ebraica, visto che i ragazzi vengono pur sempre da Brooklyn), che portano ancora più varietà. E poi ci sono parecchi elementi anche dalla musica d’avanguardia, che si sentono soprattutto in certe sequenze “strane” di note o accordi.
Cos’altro dire dei Gutbucket? Sono arrivati, hanno suonato alla grande e si sono dimostrati una grande promessa per il futuro della buona musica sperimentale e del jazz in generale. La Menza ha di nuovo organizzato un altro ottimo concerto. Certo, non si tratta di nomi musicali giganteschi (anche se Bratko Bibič, che ha suonato qui qualche tempo fa, rientrerebbe già in quella categoria), ma la qualità è qualità, a prescindere dal nome, e i Gutbucket ne avevano in abbondanza.
Formazione:
Ty Citerman – chitarra
Adam D Gold – batteria
Eric Rockwin – basso
Ken Thomson – sassofono
Testo e foto: Rok Podgrajšek
Scaletta
1. Thud
2. Punkass Rumbledink
3. Dollar
4. Tofu Don’t Bleed
5. Money Management for a Better Life
6. The Plague of the Legions
7. Bork, Bork, Bork
8. Lucy
9. Carnivore
10. Doppelgänger’s Requiem
11. Side FX
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