Hadeon

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Pestilence
Etichetta: Hammerheart Records
Uscita: 2018
Durata: 39:16
Voto: 3.5/5

I Pestilence sono un’altra formazione di stampo pionieristico che a cavallo tra la fine degli anni Ottanta e i Novanta  è passata in modo del tutto naturale dal suonare thrash metal a suonare qualcosa che poi sarebbe diventato death metal. Senza volerlo, quindi, hanno co-fondato un nuovo genere, spingendo l’estremo musicale esistente verso un nuovo estremo a colpi di complessità tecnica furiosa, e dopo la sua nascita l’universo metal non è stato più lo stesso. I Pestilence si sono evoluti sempre con coraggio e con ogni nuovo album hanno portato la propria crescita a un livello qualitativo più alto, mentre il loro stile fresco e provocatorio è stato per tante altre band una grande fonte di ispirazione creativa. Quelle band hanno seguito i Pestilence, e il death metal negli anni Novanta ha vissuto un’esplosione evolutiva radicale. Con l’eccezionale »Spheres« questa rapida evoluzione dei Pestilence si è chiusa di colpo e la band è entrata in una lunga pausa creativa. Poi, nel 2009, nel 2011 e nel 2013, sono arrivati nuovi album, che potevano vantare una brutalità sinistra e puntavano con altrettanta audacia alla complessità tecnica, ma erano zavorrati anche da un linguaggio sonoro molto alla moda, con i Pestilence che all’improvviso hanno iniziato a metter mano persino a chitarre a otto corde, a un’accordatura nettamente più bassa, e da lì il suono di un riff che sa di »djent« non è poi così lontano… Insomma, a quanto pare la band che un tempo faceva da modello agli altri aveva cominciato a ispirarsi a ciò che avevano creato le band che in origine si ispiravano ai Pestilence.  Possibile che i Pestilence siano, evolutivamente, troppo “old school” per mettersi a trafficare con sonorità moderne e nuovi stili nella musica estrema? Gli conviene davvero? La riflessione ci sta tutta, visto che parliamo di una band pionieristica che non ha bisogno di imitare nessuno.

Con il nuovo album, intitolato »Hadeon«, la band ha fatto l’occhiolino alle proprie origini. Non proprio da thrasher, ma comunque »Hadeon« ti spara dritto dalle parti di »Testimony of the Ancients« e, se cerchi dei punti di contatto da lì in avanti, ti conviene scavare in direzione di »Consuming Impulse« piuttosto che, al contrario, verso »Spheres«.

»Hadeon« è death metal old school. Più di così non si può. Mameli voleva togliersi dalle spalle un album death metal di vecchia scuola, e l’ha fatto. Riff primordiali che frugano nella proto-informazione thrash metal. E per risultare convincenti nel riscaldare la vecchia minestra, è meglio avere accanto un fonico che ha praticamente attraversato tutte le ere del metal, è un perfezionista e sa esattamente come ricreare il suono della vecchia scuola in modo che nel 2018 suoni fresco e contagioso. Parliamo di Dan Swano, che si è occupato del mastering finale. Con lui non può andare storto proprio niente. »Hadeon« può vantare un riffing death metal caricato in modo smaccatamente old school, e un ruolo importantissimo nel riportare la band alle sue radici l’ha giocato anche lo stile alla batteria del nuovo membro, il musicista rumeno Septimiu Hărşan, impastato di un’altra pasta rispetto al suo predecessore »moderno« David Haley. Il growl di Mameli ti afferra in pieno! Tutti gli strumenti e la voce sono contrastati alla perfezione e il quadro della produzione sonora è di altissimo livello. »Hadeon« ti afferra alla grande. Dal primo all’ultimo secondo. Death metal old school alla vecchia maniera, senza compromessi.

Detto questo, bisogna prendere la faccenda con le pinze. Insomma, “Hadeon” è un ottimo nuovo album della band. Ma non è la mazzata di death metal old school con avventurismo tecnicamente complesso che sfoderi un nuovo lampo evolutivo della band, cioè quello che è il »sogno bagnato« di tutti gli amanti dei vecchi Pestilence. È piuttosto un passo coeso e del tutto ponderato della band verso il passato. Meglio la sacra semplicità che la stravaganza sperimentale. Nei suoi confini espressivi, i Pestilence di oggi scelgono mosse artistiche in cui si sentono più a loro agio e che padroneggiano meglio. Il che non significa che non sappiano fare altrimenti e che in quell’altro modo non sarebbero altrettanto convincenti, se non di più. Anche se l’album non porta scossoni di terremoto sul piano artistico, questo passo artistico comodo e sicuro, rivolto al passato, evidentemente in questo momento per la band ha un grande significato. Lo sapete. A volte devi fare un passo indietro per poterne fare poi due in avanti. Proprio questo salto artistico nell’età dell’oro, da qualche parte tra gli album »Testimony of The Ancients« e »Consuming Impulse«, dà alla band una piattaforma solida per fare con il prossimo album quello che fece, per dire, con l’indimenticabile »Spheres«: sfidare non solo se stessa, ma l’intero universo metal. Aprire un divario tra »Hadeon« e il suo successore, con una deviazione artistica decisamente incisiva. Il successore, però, dovrà spingersi molto di più verso una sperimentazione coraggiosa, cioè »progressiva«, diciamo meglio un avventurismo sperimentale, che al tempo stesso delizi l’ascoltatore anche con una dose più alta di sfrenatezza tecnicamente complessa.  Dopo che i Pestilence hanno trovato dentro di sé il tasto »reset«, resta una cosa sola. Sì, col successore di »Hadeon« lasciamoci sorprendere.

Ancora una riflessione. Se dopo aver consumato »Obsideo« hai messo su solo i vecchi album dei Pestilence e non ti è più passato per la testa di riascoltare »Obsideo«, dopo »Hadeon« potrai rimettere su »Hadeon«, e se continuerai a girarti i vecchi album dei Pestilence, non ti stupirà passare da quelli alla rotazione di »Hadeon«.

Un’ultima cosa. Segnaliamo che su »Hadeon« suona il basso anche il nostro asso musicale sloveno, il bassista Tilen Hudrap (Vicious Rumors, Paradox), che su »Hadeon« ha messo la sua composizione Subvisions.  Visto che l’autore di tutti gli altri pezzi è il capo della band, Mameli, la sua fiducia nelle capacità di Tilen è un’ulteriore prova di quanto sia stimata la maestria del bassista nei nuovi Pestilence.

Formazione

Patrick Mameli – chitarra, voce
Santiago Dobles – chitarra solista 
Tilen Hudrap – basso
Septimiu Hărşan – batteria

Produzione

Patrick Mameli

Tracklist

1. Unholy Transcript (01:54)
2. Non Physical Existent (03:28)
3. Multi Dimensional (03:14)
4. Oversoul (03:21)
5. Materialization (02:54)
6. Astral Projection (03:41)
7. Discarnate Entity (03:33)
8. Subvisions (01:16)
9. Manifestations (03:28)
10. Timeless (02:45)
11. Ultra Demons (03:13)
12. Layers Of Reality (02:39)
13. Electro Magnetic (03:44)

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