Hardline: Heart, Mind And Soul
Etichetta: Frontiers Music Srl.
Data di uscita: 9/7/2021
Produzione: Alessandro Del Vecchio
Durata dell’album: 49:39 min
Voto: 9.0/10
Genere: Hard Rock
Gli Hardline, nati nel 1991, con due album di culto negli anni Novanta alle spalle e una rinascita nel 2009, tornano a due anni da «Life» (2019, recensione di RockLine) con il suo successore, «Heart, Mind And Soul». Finalmente abbiamo due dischi degli Hardline di fila registrati con la stessa identica formazione. La line-up di oggi è parecchio diversa da quella americana nata all’inizio dei Novanta e ha iniziato a prendere i contorni attuali con «Human Nature» (2016). Oggi gli Hardline sono una band di soli musicisti italiani. O quasi. Johnny Gioeli – che ormai possiamo definire praticamente uno dei vocalist hard rock iconici – viene da Brooklyn, New York, anche se ha radici italiane. Non varrebbe nemmeno la pena menzionarlo, se non per il contesto della graduale trasformazione della band – quanto alla formazione – in una realtà ‘de facto’ italiana. Una band che da più di dieci anni sta sotto l’ala di un’etichetta altrettanto italiana, la Frontiers Music Srl.
E alla fine conta solo la musica. Guidati da un cantante irriducibile e incredibilmente appassionato, con un timbro tutto suo e subito riconoscibile, una specie di combinazione immaginaria tra Jon Bon Jovi, l’indimenticabile (purtroppo scomparso) cantante dei Gotthard Steve Lee e Sebastian Bach, gli Hardline hanno trovato la quadra a livello compositivo soprattutto con «Human Nature» (2016). Da lì in poi hanno fatto un altro scalino, sia in espressività che in creatività, con il ancora più coerente «Life», per poi entrare in questa estate con l’uscita del nuovo album, considerato il migliore da quando la band è tornata in attività.
Evidentemente l’ingresso del chitarrista Mario Percudani ha aggiunto quell’ultimo elemento fondamentale, così Gioeli e la sua combriccola possono finalmente catturare tutto il vento creativo nelle vele appena rimesse a nuovo. Com’è chiaro e giusto che sia, l’intera storia ruota di nuovo attorno a una delle voci più marcate, inconfondibili e di impatto dell’hard rock, quella di Johnny Gioeli. Che anche stavolta regala una prestazione vocale più che brillante e mozzafiato. Le emozioni vengono a galla e di trasporto e sensualità non ce n’è mai poca, a ogni passo di questo disco. Dopo tutti questi anni nel music business, Gioeli resta un cantante splendido e incredibile. E al suo fianco ha un’ottima squadra. In particolare l’eclettico Alessandro Del Vecchio, che è una garanzia: con la composizione e la produzione di ogni nuovo materiale non si può proprio sbagliare. Anche stavolta è così.
«Heart, Mind And Soul» è il risultato più compiuto, definito e rifinito della band dalla reattivazione del 2009 con «Leaving The End Open». Undici brani hard rock curati e variegati, ‘di sangue’ votati a inseguire melodie altissime e scintillanti, che soprattutto nelle linee vocali prendono con intensità e ti conquistano all’istante (al primo ascolto). Vale per ogni singolo momento del disco. Che si tratti dell’apertura d’impatto, affidata alla penetrante e ruvida Fuel To The Fire, o di una delle migliori canzoni dell’album, che negli anni Ottanta sarebbe stata un hit clamoroso, cioè la fenomenale Surrender (con la frase guida in cui sono infilati schemi jazzy – come se l’avesse suggerita alla band uno come Steve Lukather). Ci sono poi le brillanti ballad potenti Heavenly, che esplode del romanticismo di Gioeli e di un notevole finale strumentale prolungato, e Searching For Grace, dove gli Hardline tirano fuori una bombastica da teatro drammatico. Non sono gli unici momenti forti del disco. In realtà è difficile scegliere i preferiti. If I Could I Would, la Like That rinforzata dall’acustica e la già citata ballad Heavenly calmano le acque (dopo un’apertura a razzo). Fanno fratellanza con l’essenza dell’AOR anni Ottanta, e a tenerle in alto è un’ottima gradazione verso ritornelli irresistibili. Nella seconda metà il disco è comunque perfettamente bilanciato da brani demolitori come Heartless, Waiting For Your Fall e la pesante, rotolante The Curse. Quindi di vere detonazioni hard rock non si sente affatto la mancanza. La ballad acustica conclusiva We Belong va presa come brano extra. Un pezzo piacevolissimo, che starebbe meglio sul disco solista di Gioeli “One Voice” (2018, recensione di RockLine). Ecco perché è messo in coda.
Un album che a chi ama l’hard rock classico intriso di pompa e bombastica, ereditate dalla tradizione AOR, non lascerà respirare nemmeno per un attimo. Ti tiene stretto, senza mollare. Il voltaggio di esplosività ad alto numero di ottani è eccezionale, ben calibrato con la natura ultra-musicale e con i momenti a medio ritmo e da ballad del disco. Ma niente di tutto questo esisterebbe senza il fatto che attorno a Johnny Gioeli ci sono musicisti di altissimo livello. Un cantante che si merita davvero una simile eccellenza al suo fianco. Sia a livello esecutivo che compositivo.
«Heart, Mind And Soul» è anche dal punto di vista della produzione uno degli album più ruvidi usciti finora dalla band. A tratti è un disco di rock decisamente chitarristico. Naturalmente confrontiamo solo i dischi usciti tra il 2009 e il 2021 (i Novanta sono ovviamente un capitolo a parte). Lo spettro sonoro è sontuoso, colorato e scoppia di vita, sfruttato e riempito in modo così scaltro e ottimale. La squadra è semplicemente di un’esperienza incredibile, e Alessandro Del Vecchio – sicuramente uno dei musicisti più citati sulla nostra amata RockLine – nelle sue finezze e nei movimenti di fino (nel ruolo di produttore) semplicemente brilla. Ha creato infatti un suono che parla in modo molto classico, da hard rock vero. «Heart, Mind And Soul» rientra nella top delle uscite di quest’anno nel campo dell’hard rock (melodico). Un disco di cui la band deve essere più che giustamente orgogliosa, un disco che merita una presentazione in grande stile sui palchi e un disco che alimenta grandi nuove aspettative per il futuro, perché è chiaro che con questo approccio gli Hardline non hanno certo detto l’ultima parola.
Autore: Aleš Podbrežnik
Tracklist:
1. Fuel To The Fire
2. Surrender
3. If I Could I Would
4. Like That
5. Heavenly
6. Waiting For Your Fall
7. The Curse
8. Heartless
9. Searching For Grace
10. ‘80s Moment
11. We Belong
Formazione:
Johnny Gioeli – voce
Alessandro Del Vecchio – tastiere, cori
Mario Percudani – chitarra
Anna Portalupi – basso
Marco Di Salvia – batteria

Hm, kaj pa vem. Produkcija je res dobra, tudi pesmi so slišati dobro. Ampak nisem prepričan, da so to Hardline. Na wikipedii piše, da so Hardline ameriški band, tale zasedba pa me bolj spominja na Johnny Gioeli solo band na evropski klubski turneji. Ko sem jih pred leti videl na Rock of Ages, je bil vsaj še Josh Ramos zraven.
Čeprav je Perugino s Frontiers naredil zares veliko za revitalizacijo hard rocka in AOR, in sem v začetku tisočletja njihove albume nabavljal kot zmešan; pa me v zadnjih letih vedno bolj moti neskončno število projektov, pa tudi vseprisotnost Alessandra Del Vecchia in Magnusa Karlssona.
Ja res je. Sej dejansko je nekako tako razdelan tudi prvi odstavek recenzije, primerjave novega albuma s starejšimi, pa se v članku “zvito” držijo samo ere delovanja skupine od leta 2009 navzgor, četudi je Ramos tudi kasneje še nekaj časa sodeloval s Hardline.
To glede Del Vecchia – mi pa bereš misli. To sem sam večkrat omenjal v recenzijah. Ponekod je dobro da je poleg, po drugi plati pa založba ‘vsiljuje’ nekatere projekte izpuhtelih ‘metalskih krp’ kot so bivši pevci recimo Crimson Glory ali Metal Church, ki niti niso peli na klasičnih albumih teh skupin, a jim je sodelovanje z Del Vecchiom prineslo mehkejši princip komponiranja. Vokali so preostri za tak stil. Ta slog Del Vecchia je na teh projektih (izdani albumi) naredil prej medvedjo uslugo, kot kaj posebej omembe vrednega. 😀
Dejansko ta stvar tud mene precej ‘živčnega’ dela. Isto je bilo z Magnusom, ki se je vseeno, vsaj dozdeva se tako, zadnja leta malo umiril, njegovo vlogo je precej zapolnil Del Vecchio.