Hawkwind: Somnia

0 178

Etichetta: Cherry Red Records
Data di uscita: 10. 9. 2021
Produzione: Hawkwind
Durata dell’album: 62.53 min
Genere: Space Rock / Progressive Rock
Voto: 9.0/10


»Somnia« è il 34° album in studio degli indistruttibili space rocker inglesi Hawkwind, nonché il primo con due nuovi arrivati: il tastierista dall’insolito nome d’arte Thighpaulsandra (all’anagrafe Timothy Lewis) e il bassista Doug MacKinnon. Che Somnia segni una specie di inizio di una nuova era per i veterani dello space rock britannico guidati dal chitarrista/cantante Dave Brock, ormai ottantenne, lo dice già il logo cambiato in copertina. Quello precedente era presente fin da »Blood of the Earth« (2012), cioè per tutto il periodo in cui nella band c’era il bassista/tastierista Niall Hone. Somnia era il nome con cui gli antichi romani chiamavano i numerosi figli di Somnus, il dio del sonno. Anche se ci sono tantissimi momenti meditativi e ambient eterei, »Somnia« è tutto fuorché un disco addormentato.

Sotto molti aspetti è un lavoro eclettico e sperimentale, fatto esattamente come lo vorrebbero e se lo aspetterebbero i fan di lunga data, che mister Brock e compagni non deludono ormai da un bel pezzo. Anche stavolta il cantante principale è Dave, mentre dietro al microfono lo affiancano di tanto in tanto lo storico batterista Richard Chadwick e il chitarrista Magnus Martin, nella band dal 2016. Dopo tanto tempo »Somnia« è un album prevalentemente strumentale, se non si contano le rare sortite vocali e le parti narrate. Thighpaulsandra è un tastierista poliedrico e un veterano della musica ambient ed elettronica, quindi non sorprende che la maggior parte dei pezzi di »Somnia« si pieghi sotto il peso di effetti elettronici di ogni tipo e di texture di sintetizzatori dalle tinte futuristiche.

Il viaggio nello spazio parte con »Insomnia«, un pezzo di durata epica segnato dal timbro inconfondibile di Brock, da una marea di effetti elettronici, da divertenti combinazioni ritmiche e da una scaltra costruzione dell’atmosfera. Senza la produzione moderna, in tanti potrebbero pensare che questo brano sia nato nella prima metà dei Settanta, quando Brock era ancora un ragazzo e nella band c’era pure il leggendario Lemmy Kilmister, scomparso ormai da un po’. In »Strange Encounters« gli Hawkwind, con passaggi di chitarra incandescenti in mezzo a effetti elettronici caotici e ritmi impazziti, ricordano agli ascoltatori perché sono molto stimati anche da parecchi fan dell’hard rock e perfino del metal. Spiccano soprattutto le armonie vocali variopinte, mentre il rapporto tra caos ritmico ed effetti psichedelici è quello giusto per richiamare alla mente alcuni dei momenti migliori nella storia di questa band di culto.

»Alcyone«, che nel titolo rimanda alla stella più luminosa dell’ammasso delle Pleiadi, con il suo ambient meditativo e l’accento sulla chitarra acustica è un contrasto totale rispetto al pezzo precedente. Sotto molti aspetti è tra i picchi del disco. »Counting Sheep« contiene un riferimento al capolavoro letterario di Philip K. Dick ‘Ma gli androidi sognano pecore elettriche?’, da cui fu poi tratto anche il celebre film ‘Blade Runner’. Questo brano, che non lesina campioni elettronici eclettici e inaspettati cambi di tempo, è per molti versi un ibrido perfetto tra il lato eccentrico-caotico e quello meditativo-sereno di questa band indistruttibile. I singoli pezzi non hanno molti testi, ma dove ci sono è impossibile non notare la tematica fantascientifica che domina.

»China Blues«, incarnazione autentica della psichedelia cosmica, nell’intro è segnata da ondate sonore dalle tinte futuristiche e dall’uso del wah-wah sulla chitarra. »It’s Only a Dream« conquista con le sue armonie eteree e le texture di sintetizzatore ricche di ambient. »Meditation«, con quel suo ‘retrogusto’ ambient d’ispirazione indiana, avrebbe probabilmente fatto contento anche George Harrison, se fosse ancora vivo, anche se non c’è nemmeno un sitar. »Sweet Dreams« è un breve strumentale pieno di effetti psichedelici e con una narrazione sinistra, in cui si incontrano l’immagine ambient dell’Inghilterra vittoriana e il futurismo cyberpunk.

»I Can’t Get You Out of My Head« negli anni Settanta sarebbe probabilmente uscita come singolo, visto che è di gran lunga il pezzo più melodico di »Somnia« grazie a un ritornello ipnotico cantato da Dave. »Small Objects in Space« farà felici tutti gli amanti dei ‘trip spaziali’ ambient con un pizzico di tipica eccentricità inglese, e in tanti li sorprenderà con un finale dalle sfumature un po’ jazz. »Pulsestar« è un breve strumentale che finisce ancora prima di cominciare davvero.

»Barkus« invece è uno dei vertici ambient e sperimentali del disco, con un assolo di chitarra malinconico in primo piano che piacerà anche a molti fan dei mitici Pink Floyd. Chi proverà a cercare su internet un significato più profondo della parola barkus resterà deluso scoprendo che tra i risultati dominano nomi di cani e il nome di un personaggio di fantasia di una telenovela fantasy filippina. »Somnia« si chiude con »Cave of Phantom Dreams«, l’ultimo viaggio spaziale ‘verso l’ignoto’ e un altro pezzo che entusiasmerà sia i fan più vecchi sia quelli un po’ più giovani della musica degli Hawkwind.

A ottant’anni, l’icona del progressive rock Dave Brock nella sua ultima fatica in studio resta il capitano saldo al timone dell’astronave Hawkwind, che viaggia nello spazio con forza immutata da più di cinquant’anni. »Somnia« è un altro tassello di una serie di album pregevoli che i campioni dello space rock sfornano da dieci anni senza grossi cali di qualità. C’è la dose giusta di sperimentazione e di viaggi psichedelici per accontentare tutti i fedelissimi di sempre, mentre l’ottima produzione e la benvenuta ventata di freschezza alle tastiere garantiscono che gli Hawkwind suonino attuali anche nel XXI secolo.

Autore: Peter “Dr. ProgRock” Podbrežnik

Tracklist:
1. Unsomnia (10:20)
2. Strange Encounters (6:33)
3. Alcyone (5:28)
4. Counting Sheep (3:24)
5. China Blues (7:22)
6. It’s Only a Dream (3:17)
7. Meditation (4:19)
8. Sweet Dreams (2:19)
9. I Can’t Get You Off My Mind (3:57)
10. Small Objects in Space (5:06)
11. Pulsestar (1:43)
12. Barkus (4:45)
13. Cave of Phantom Dreams (4:12)

Formazione:
Dave Brock – voce, chitarra, tastiere, sintetizzatori
Richard Chadwick – batteria
Magnus Martin – basso, voce, tastiere
Mel Rogers – voce di accompagnamento
Trixie Smith – voce di accompagnamento


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie