Hawkwind: There Is No Space For Us
Etichetta: Cherry Red/Atomhenge Records
Data di uscita: 18/04/2025
Produzione: Hawkwind
Durata dell’album:
Genere: Space Rock / Progressive Rock
Voto: 9.0/10
Tra tutte le leggende del prog ancora in attività, gli alieni spacerocker britannici Hawkwind sono i più prolifici: dal 2016 in poi hanno sfornato quasi ogni anno almeno un nuovo album in studio. Negli ultimi nove anni hanno saltato solo il 2021, se contiamo anche i dischi usciti a nome Hawkwind Light Orchestra. Eppure sono proprio questi album, usciti negli ultimi dieci-quindici anni, a rientrare in quella fase che più di un fan ha battezzato, a ragione, il rinascimento degli Hawkwind: per qualità e ampiezza sonora la maggior parte di loro ricorda parecchio il loro periodo creativo d’oro, cioè gli anni Settanta del secolo scorso.
A differenza della maggior parte dei “vecchi gatti” del prog, gli Hawkwind, guidati dal chitarrista, cantante e produttore quasi altrettanto leggendario Dave Brock, che il 20 agosto di quest’anno compirà 84 anni, sono tutt’altro che da buttare e ogni tanto riescono ancora a sorprendere con qualche idea musicale fresca. In più, è proprio una loro caratteristica che ogni nuovo album in studio sia, più o meno, tutta un’altra storia rispetto al predecessore.
Così è anche per “There Is No Space For Us”, il loro trentasettesimo album in studio, un lavoro parecchio diverso dai due o tre che l’hanno preceduto. Stavolta gli Hawkwind si sono messi addosso un vestito un po’ più compatto e, negli arrangiamenti, un filo più semplice, il che non vuol dire che nel disco manchino i “lungometraggi” strumentali di puro space rock, con tanto di “stacchi” cosmici. Il viaggio spaziale attraverso la galassia Hawkwind parte con “There Is Still Danger There”, che contiene tutti gli elementi sonori riconoscibili di questa istituzione dello space rock, tra rock psichedelico, proto-punk, musica elettronica, folk rock e hard rock.
“Space Continues (Lifeform)”, condita con eteree trame elettroniche, suona ancora più “spaziale” del brano d’apertura. Tutti gli effetti elettronici, i occasionali arrangiamenti jazzati e le armonie sinfoniche a doppia voce sono opera del tastierista Timothy Lewis, del “capitano” Brock e del suo “copilota”, il chitarrista/cantante Magnus Martin. “The Co-Pilot” è anche il titolo della composizione successiva, su cui gli Hawkwind creano l’atmosfera più esaltante fin qui: ascoltandola non è difficile immaginarsi un pilota solitario di un’astronave mentre attraversa le immensità dello spazio. Probabilmente questo pezzo sarebbe piaciuto anche a David Bowie, soprattutto quello della sua fase “elettronica” negli anni Novanta. Peccato che una collaborazione tra loro non la vedremo mai.
“Changes (Burning Sun and Frozen Wastes)” è un brano inaspettato, almeno per gli standard degli Hawkwind, decisamente orientato alla melodia, anche se le sezioni strumentali, soprattutto le combinazioni ritmiche, anche stavolta stanno su livelli prevedibilmente, e decisamente, complessi. Nella title track colpisce soprattutto il testo di critica sociale, che contiene una presa in giro pungente di una società moderna fuori di testa, che ha trovato le sue nuove divinità e i suoi nuovi idoli nell’intelligenza artificiale, nei tecnofeudatari, nei transumanisti, nei postfascisti e negli autocrati digitali, piccoli e grandi. In “The Outer Region of the Universe” conquistano soprattutto le linee di basso corpose, abbinate a delicati passaggi di chitarra acustica e a onde elettroniche, che insieme creano una vera atmosfera “interstellare”.
“Neutron Stars (Pulsating Light)”, con il capo Brock alla voce solista, a parte la produzione suona come una reliquia degli Hawkwind appena dissotterrata dalla prima metà dei Settanta: un’altra prova affascinante di come questa band rodata riesca a saltare dal suo presente sonoro al passato e di nuovo al futuro. Ogni avventura spaziale prima o poi finisce. Lo strumentale “A Long Way From Home”, tutto acustica e pianoforte, con la sua atmosfera serena, è l’atterraggio ideale, sicuro e tranquillo, di ritorno sul pianeta di casa. La versione in vinile di “There Is No Space For Us” contiene altri due brani: “Practical Ability” e “Second Chance”.
Gli “Hawkwind”, con una verve da alcolisti, anche con “There Is No Space For Us” portano avanti una serie sbalorditiva di ottimi album con cui dimostrano che l’età non è un ostacolo per fare buona musica. Gruppi simili, ancora attivi e dell’età d’oro del rock progressivo, che sono ancora capaci di creare composizioni interessanti, avventurose e per niente riciclate, si contano forse sulle dita di una mano. Tra tutti i lavori degli Hawkwind usciti negli ultimi cinque anni, “There Is No Space For Us” è probabilmente il più accessibile, anche per qualche eventuale esploratore alle prime armi della loro musica, che di Brock e compagnia ha sentito parlare solo grazie a Lemmy e non ha la minima idea di cosa diavolo sia lo space rock.
Autore: Peter “Dr. ProgRock” Podbrežnik
Tracklist:
1. There Is Still Danger There
2. Space Continues (Lifeform)
3. The Co-Pilot
4. Changes (Burning Suns and Frozen Waste)
5. There is No Space For Us
6. The Outer Region Of The Universe
7. Neutron Stars (Pulsating Light)
8. A Long Long Way From Home
Formazione:
Dave Brock – chitarra, voce
Richard Chadwick – batteria
Magnus Martin – chitarra
Doug MacKinnon – basso
Tim “Thighpaulsandra” Lewis – tastiere
