Heads or Tales
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Saga
Etichetta: SPV Records
Uscita: 1983
Voto: 4.5/5
Dopo il grande exploit commerciale portato dall’ottimo “Worlds Apart” (1981), i Saga hanno sfruttato questo status da “star” appena conquistato e hanno continuato a sofisticare commercialmente la loro musica. Su “Heads Or Tales” hanno così voltato decisamente le spalle ai complessi arrangiamenti prog rock del passato e hanno spinto ancora di più sulla sensibilità pop rock con cui avevano già fatto breccia in alcuni dischi precedenti. Pochissime band dell’epoca possono vantare una produzione così ottima e raffinata come quella che i Saga sono riusciti a coltivare, e su questo album, con l’aiuto del navigato Rupert Hine (Anthony Phillips, Camel, Rush), hanno raggiunto un livello ancora più alto. Le trame delle tastiere sono diventate un filo più morbide e disegnate con ancora più cura di prima e, a differenza della stragrande maggioranza dei loro contemporanei, oggi non suonano per niente datate né intrappolate nel passato.
In più, il tastierista Jim Gilmour ha infilato qua e là un sassofono appena percettibile ma piacevolissimo. Il batterista Steve Negus, invece, ha iniziato a usare anche le batterie elettroniche, all’epoca popolarissime. I due marchi di fabbrica della band, cioè le spiritose divagazioni chitarristiche di Ian e la voce possente di Michael, hanno garantito da parte loro che lo spirito originario del gruppo restasse intatto e che questa nuova svolta verso il “pop progressivo” funzionasse davvero. Da qualche parte nel mezzo c’è anche il basso di Jim Crichton, brillante come sempre, a fare da collante a tutta la tavolozza sonora. Su “Heads Or Tales” non troverai quindi stucchevoli ballad AOR né pomposi singoloni radiofonici tipici di quegli anni, ma una valanga di pezzi ottimi ed energici in cui i Saga hanno confermato che esistono pochissime band art rock capaci di fondere prog e pop con tanta raffinatezza. Dimentica dunque ogni idea di svendita dell’identità di una delle migliori band art rock di sempre. L’unico nome che viene in mente sono i loro compari canadesi Rush, che proprio in quel periodo avevano iniziato a usare concetti sonori simili. D’altra parte, qui per diversi anni si sono lasciati alle spalle il complesso concept fantascientifico sul cervello rubato di Einstein e sulle chiglie cibernetiche, e hanno messo da parte per un bel pezzo la fama dei celebri “capitoli”, che per molti erano uno dei motivi per cui seguivano l’aura di mistero che quel concept faceva aleggiare intorno al gruppo. “Heads Or Tales” ha così separato, in un certo senso, i curiosi che passavano di lì, rimasti delusi dalla nuova direzione, dai veri fan.
L’immagine sonora di “Heads Or Tales” è ben rappresentata anche dalla copertina. I Saga sono riusciti a domare la belva che incarna le tendenze musicali di allora e a tirarne fuori il meglio. “The Flyer”, che fu persino un mini hit, ti serve subito la nuova direzione: gli elementi tradizionali della band (voce possente, riff di chitarra affilati e hard rock) si fondono alla perfezione con le raffinate scenografie di tastiere. Il risultato è un prog pop succosissimo, con un ritornello ultra melodico e romantiche cortine di synth, che non è nemmeno così lontano da quello che facevano gli Yes in quel periodo. Anche “Cat Walk”, senza dubbio uno dei picchi dell’album, incarna questo concetto di unire spiritosi ricami di basso e chitarra a sofisticate trame di tastiera. Ian, con le sue incursioni taglienti, è come al solito il principale motore d’urto della band, mentre Michael detta il ritornello melodico. La versione estesa di questo pezzo, qui presente come bonus, è decisamente migliore. “The Sound Of Strangers” è un brano un po’ meno appariscente, poggiato su un ritmo piuttosto basilare, puntato soprattutto sulle linee vocali stratificate e sulla buona interazione tra tastiere e chitarra, che stavolta si prende un po’ più di spazio per qualche inserto brillante. Pezzi così faranno gola un giorno anche a gruppi come gli It Bites. “The Writing” è molto più interessante ed energica: l’attacco ha un bel sapore AOR, ma poi la voce possente e l’ottima interazione tra synth, chitarra e un pizzico di sassofono nel ritornello principale la portano ben oltre il suo potenziale iniziale. Non mancano nemmeno gli assoli quasi simultanei, di gusto sopraffino, di synth e chitarra.
“Intermission” è una solida ballad emotiva, di cui non si vergognerebbero nemmeno i Roxy Music e Bryan Ferry, anche se ha un pulsare del tutto diverso dai loro pezzi, visto che nell’atmosfera è più vicina a una mistica futuristica che a un qualche romanticismo lirico. Batterie elettroniche, profonde cortine di synth e tanti effetti sonori accompagnano la voce malinconica di Michael, mentre sul finale la chitarra ricama un sacco di assoli sottili. “Social Orphan” è di nuovo quel catalizzatore di energia carico e più nella loro tradizione, che per il ritmo e il ritornello secondo me piacerebbe anche a certi Queen anni ’80. Ritornello possente, riff hard rock incandescente e andamento semplice. Più che solido. “The Vendetta (Still Helpless)” è un altro pezzo Saga riconoscibile a chilometri di distanza, con un motivo centrale spiritoso e un ritmo ondeggiante. Il motivo centrale mi ricorda persino un po’ la musica di qualche vecchio videogioco Sega. Anche qui le tastiere sono potentissime e stratificate e, combinate con gli arpeggi di chitarra, fanno sì che il brano non diventi noioso. “Scratching The Surface” è un’ottima power ballad e un classico della band, cantata dal tastierista Jim Gilmour, che con la sua voce molto buona si era già fatto notare in precedenza (nel ritornello, ovviamente, lo aiuta Michael). Qui i Saga mostrano il loro lato più romantico, garantito dalla linea di tastiere new wave, dall’alta melodicità e dall’ottimo apporto delle singole componenti strumentali, in particolare la slide guitar. L’atmosfera splendida che risveglia la nostalgia è il pregio principale di questo meraviglioso brano.
Infine, proprio in chiusura, c’è un pezzo che starebbe benissimo su uno dei loro vecchi album classici e di cui possono andare altrettanto fieri. “Pitchman” è infatti un altro classico dei Saga in cui emerge di più anche la componente prog rock della loro musica, che si vede sia nelle spiritose divagazioni strumentali sia nell’uso di alcuni ricami fino ad allora del tutto nuovi. Ritmo deciso e voce possente, sostenuti da un’interazione succosa tra tastiere ultra melodiche e chitarra ringhiante, portano il brano attraverso i vari sfoghi strumentali, in cui batteria, chitarra e tastiere si passano a turno l’iniziativa. Nella parte centrale si concedono un inserto di batteria e percussioni spiritosissimo e succoso, a cui si aggiungono un ottimo assolo di chitarra e uno di tastiere. Per il finale, quindi, puro sfogo prog rock. Come bonus, poi, nelle edizioni più recenti si trova anche l’ottima versione integrale di “Cat Walk”, che in questa forma è un pezzo di un altro livello (soprattutto grazie agli assoli di chitarra di prima qualità), per cui è un vero peccato che non sia uscita così anche sull’album.
“Heads Or Tales” è un album molto bello e facilissimo da ascoltare che, sorprendentemente, resta appena un gradino sotto l’altissimo standard di “Worlds Apart” e che farà felici sia gli amanti del progressive sia quelli del pop, tranne ovviamente qualche purista di vedute ristrette e tutto schemi e etichette. I Saga hanno superato alla grande il passaggio verso acque pop più sofisticate, senza sacrificare la loro anima, e alla fine si sono dimostrati ancora una volta dei maestri a modo loro nel fondere melodia e complessità. Allo stesso tempo, secondo me si tratta, dal punto di vista della produzione, di uno degli album più sofisticati di quel periodo. Nei anni successivi, tantissime band neo prog e art rock avrebbero inseguito una produzione simile a quella che allora coltivavano i Saga e i loro compari, di solito molto più famosi, i Rush. Sui dischi seguenti i Saga sarebbero diventati ancora più sofisticati e commercialmente piacevoli, ma mai una band pop fino in fondo, perché la loro anima progressiva non morirà mai. Ed è anche la ragione principale per cui hanno mantenuto un livello artistico così alto pure nel “periodo pop”.
Formazione
Michael Sadler – voce, tastiere
Ian Crichton – chitarra
Jim Crichton – basso, tastiere
Jim Gilmour – tastiere, sassofono, cori, voce (8)
Steve Negus – batteria, percussioni, percussioni elettroniche
Produzione
Rupert Hine
Tracklist
1. The Flyer (3:43)
2. Cat Walk (4:24)
3. The Sound of Strangers (4:09)
4. The Writing (4:12)
5. Intermission (5:28)
6. Social Orphan (3:23)
7. The Vendetta (Still Helpless) (3:43)
8. Scratching the Surface (5:15)
9. The Pitchman (5:42)
10. Cat Walk (7:44)
Durata dell’album: 47:43