Ithyphallic
Autore: Rok Klemše
Artista: Nile
Etichetta: Nuclear Blast
Uscita: 2007
Aaaah… Due anni di riposo, tanti quanti ne sono passati dall’ultimo disco della band, Annihilation of the Wicked (2005), sono bastati! I Nile si sono risvegliati dal sonno in qualche stanza nelle profondità della piramide di Cheope e hanno preso in mano i remi. Il Nilo è in piena e è ora di salpare di nuovo! La sensazione death metal della Carolina del Sud torna quindi con il quinto album in studio, Ithyphallic, per la nuova etichetta, Nuclear Blast Records. Eeee… se mi aiuto con il titolo un po’ goffo del nuovo disco (le antiche civiltà, si sa, apprezzavano moltissimo, anzi veneravano, le raffigurazioni falliche), che significa erezione…. sì, al trio americano è tornato su.
In tredici anni di attività i Nile si sono costruiti un nome invidiabile e oggi si dividono a buon diritto il trono del death metal con alcuni altri grandi nomi della vecchia scuola. Fin dagli esordi si sono fatti notare con un death metal tecnico brutale ma estremamente raffinato, arricchito da un tema tutto loro, che portano avanti da tutti i tredici anni di carriera – la mitologia, la cultura, la religione e l’arte egizie. Vediamo allora cosa porta Ithyphallic.
Beh, si potrebbe dire che Ithyphallic sia il seguito diretto del disco precedente, Annihilation of the Wicked. Annihilation, con grande delusione di alcuni fan, aveva quasi abbandonato i passaggi e le influenze egizie/mediorientali per dedicarsi soprattutto al lato più brutale e tecnico della musica. Ithyphallic prosegue su una strada simile, ma tra riff devastanti, assoli death metal e batteria assassina infila qualche tocco egizio in più, chitarre acustiche e strumenti che rafforzano l’impronta lirica dei testi. Non c’è dubbio che i Nile siano innanzitutto death brutale, ma la musica la arricchiscono con cura con passaggi tecnici, linee di chitarra uniche e un drumming forsennato.
Purtroppo, però, Ithyphallic resta fermo a riscaldare vecchie idee, e i ragazzi si sono evidentemente un po’ spaventati per il debutto con la nuova etichetta e hanno limitato la sperimentazione. Appena finisce l’intro bombastico con corni e ululati di lupi, ecco i soliti Nile, vecchi ma ancora bravi. George Kollias dietro la sua batteria è una vera bestia, ma le pedalate ultraveloci sui doppi pedali, i blast beat brutali e i fill ripetuti all’infinito non sono tutto. Un po’ di varietà non avrebbe fatto male, visto che il drumming è praticamente identico in ogni brano. Qualche critica se la meritano anche i tipici assoli death metal a.k.a. “Kerry King”, con note suonate a caso che non portano da nessuna parte.
Ma in fondo è tutto quello che si può rimproverare al nuovo disco. I Nile sono ancora maestri nello scrivere sia pezzi brevi che lunghi. L’opener di otto minuti What May Safely Be Written, grazie ai tanti cambi di tempo, non diventa noiosa nemmeno per un secondo. Già all’inizio ci sorprende la varietà, che va dalla velocità death metal supersonica fino a riff doom metal lenti e devastanti. Ithyphallic, a differenza di Annihilation of the Wicked, nonostante due pezzi epici è un disco di brani più corti e assassini, come dimostra già As He Creater, So He Destroys. Se conosci i Nile, sai che in ogni disco ti puoi aspettare almeno un titolo che si snoda come un serpente. Stavolta è Papyrus Containing the Spell to Preserve Its Possessor Against Attacks From He Who Is In the Water (uff… sì, 17 parole), che dal punto di vista musicale non ha niente a che fare con il titolo. Tre minutini brevi e brutali come questi non li troverai da nessun’altra parte! Il duo Sanders/Wade sfoggia la sua maestria chitarristica in The Essential Salts, che sorprende con passaggi melodici e un incredibile duello di assoli. Sanders e Wade si occupano anche della parte vocale del disco. Anche se sono voci “cookie monster” abbastanza tipiche, i due vocalist portano nella musica parecchia varietà, e i loro growl brutali si capiscono pure benissimo, il che è molto diverso dai dischi più vecchi, dove Sanders grugniva come un maialino. The Infinity of Stone è un breve brano acustico-ambient che starebbe benissimo nel disco solista di Sanders, Saurian Meditation. Uno dei migliori pezzi brevi è The Language od Shadows, dove Sanders e Wade brillano di nuovo alla voce e, con chitarre fantastiche, riportano un po’ più di melodia nella musica. Ma i Nile brillano davvero nei pezzi epici come la chiusura di dieci minuti Even the Gods Must Die, che parte con i corni come il primo brano, ma prosegue con riff “doomy” ultra pesanti e sfocia in un’esplosione death metal. La vera sorpresa sono gli ultimi tre minuti, che virano su un finale acustico con tamburi tribali e la chitarra elettrica di Sanders quasi bluesy.
Il più grande difetto del nuovo disco dei Nile è che in realtà non porta niente di nuovo. Gli americani restano conservatori, forse giocano addirittura con un po’ di riserva, ma Ithyphallic è comunque un piacere da ascoltare. Quando si parla di death metal i Nile occupano un posto tutto loro e si staccano dalla massa delle band death metal. Speravo che Ithyphallic fosse un disco più audace e sperimentale, ma anche i buoni vecchi Nile restano una delle migliori band death metal in circolazione!
Formazione
Karl Sanders – voce, chitarra
Dallas Toler Wade – basso, chitarra, voce
George Kollias – batteria
Produzione
Neil Kernon
Tracklist
1. What Can Be Safely Written 08:15
2. As He Creates, So He Destroys 04:36
3. Ithyphallic 04:40
4. Papyrus Containing the Spell to Preserve Its Possessor Against Attacks From He Who Is In the Water 02:57
5. Eat of the Dead 06:29
6. Laying Fire Upon Apep 03:25
7. The Essential Salts 03:51
8. The Infinity of Stone 02:04
9. The Language of the Shadows 03:30
10. Even the Gods Must Die 10:01