Heathen: The Evolution of Chaos
Etichetta: Mascot Records
Data di uscita: 25/1/2010 (mercato europeo) / 31/1/2020 (ristampa per il decennale dell’album)
Produzione: Juan Urteaga & Heathen
Durata: 68.28 min
Genere: (Bay Area) Thrash metal
Voto: 9.5/10
A gennaio di quest’anno è tornato in versione ristampata il terzo album in studio degli Heathen, leggende della scena thrash metal della Bay Area. Per l’occasione il sound è stato rimasterizzato e il disco ora è disponibile, oltre che in doppio vinile e in digitale, anche in CD con DVD extra. Il DVD contiene un documentario di due ore sulla nascita dell’album e un concerto registrato in Giappone nel 2009! Aggiungiamo che il 9 maggio 2010 gli Heathen hanno suonato anche nel celebre club di Maribor MC Pekarna. Alla tracklist regolare è stato aggiunto lo strumentale finora inedito Seasons Of Purgatory, che allunga la ristampa di questo ottimo album di altri quattro minuti e mezzo di mitragliate thrash metal senza compromessi e senza fine.
Heathen – una band entrata nel club delle thrash metal band più riconoscibili all’alba della scena Bay Area a metà anni Ottanta – sono dei veri dormiglioni: i loro coetanei di allora, dopo il risveglio del movimento annunciato dal festival “Thrash Of The Titans” nel 2001, hanno già sfornato i loro album del ritorno, a cominciare dagli Exodus, poi i Death Angel e persino i Forbidden – una formazione che degli Heathen è una specie di fratello gemello thrash metal. Purtroppo però i Forbidden, in questi dieci anni volati via in un lampo dall’uscita di “Evolution of Chaos”, hanno di nuovo chiuso i battenti.
Gli album degli Heathen “Breaking The Silence” e a seguire “Victims Of Deception” sono lettura classica del thrash metal, e se il metallaro medio, uno che ci tiene a sé stesso, oggi non conosce né gli Heathen né quei due dischi, c’è di sicuro qualcosa che non va. Anche se i ragazzi si sono riuniti ufficialmente proprio a quel festival nel 2001, ci è voluto ancora un bel mucchietto di anni prima che mettessero insieme anche un nuovo album in studio. Esattamente 19 anni dopo il predecessore “Victims Of Deception”.
Senza giri di parole, è un disco che possiamo battezzare subito il “Victims Of Deception del XXI secolo”. Il che di per sé significa che “The Evolution Of Chaos” è una delle uscite più riuscite che la scena metal ci abbia regalato nel 2010. Se ti fidi di quanto scritto sopra, il resto della recensione è del tutto superfluo. Meglio procurarti subito una copia di questo ottimo album.
Nel grande giro di avvicendamenti che c’è stato dalla reunion degli Heathen fino al 2010 sono passati parecchi nomi, ma il nucleo storico del gruppo, formato dal cantante David White, dal chitarrista Lee Altus e dal batterista Darren Minter, è rimasto stabile. Eppure la stabilità necessaria per registrare l’album la band l’ha raggiunta solo con l’arrivo del bassista Jon Torres (purtroppo oggi scomparso; Angel Witch, Laaz Rockit, Ulysses Syren) nel 2004 e del chitarrista Kragen Lum (Prototype) nel 2007. Però qui non si può restare del tutto indifferenti. Nel 2005 esce un demo con tre brani completamente nuovi: Dying Season, Arrows Of Agony ed Empty Nothingness. Tutti e tre gli Heathen li hanno tenuti anche per il nuovo album, con Empty Nothingness ribattezzata, in linea con l’evoluzione del pezzo, Silent Nothingness.
Sarà anche vero che gli Heathen sono sinonimo di pigrizia pura quando si parla di album in studio, ma d’altra parte con loro vale in pieno la regola che quel poco che riescono a pubblicare raggiunge il livello del capolavoro, e “The Evolution Of Chaos” non fa eccezione.
A scrivere la maggior parte della musica è Lee Altus, e la chimica tra lui e Lum funziona alla perfezione. Per questo gli Heathen hanno mantenuto quel carattere inconfondibile di raffinatezza tecnico-progressiva, che offre una combinazione riconoscibile e unica di brani tecnicamente impegnativi, ricchi di spunti tematici, e di sfuriate sfrenate di aggressività velenosa da napalm, frutto di una rabbia thrash metal inesauribile. In pratica il meglio che il thrash metal possa offrire. Non solo ci ritroviamo con 10 nuovi pezzi dal tipico, marcato riffing della Bay Area, con una netta disgiunzione espressiva tra le parti che dà a ogni brano un carattere thrash metal scolpito: la coppia Altus/Lum è un vero motore che, con l’energia implacabile del mitragliare fraseggiato, lascia a bocca aperta soprattutto con la brillantezza delle sortite soliste. Con un’attenta guarnizione dello spazio disponibile a base di ornamenti di doppie armonie di chitarra in terze, i due chitarristi sembrano a tratti intrappolati in una macchina del tempo: l’intreccio e lo scambio di assoli a più parti tra loro non sembra finire mai. Un’atmosfera di altissimo livello la creano nella parte strumentale finale di sei minuti della mini-epopea di oltre 11 minuti No Stone Unturned. Che in questo album gli assoli pesino quanto il fraseggio e l’interpretazione vocale di David White, gli Heathen lo annunciano già con l’intro e con il motivo iniziale dell’opener Dying Season. Se sei un amante degli infiniti virtuosismi di chitarra e degli assoli da capogiro che non finiscono mai e che in un attimo ti stendono con un mix di velocità, precisione e continua inventiva, questo è un album che ti piacerà subito, senza se e senza ma. Gli Heathen appartengono al movimento della Bay Area. E restano fedeli alle proprie radici.
David White resta un cantante dall’estensione eccezionale. Suona deciso, implacabile nei versi, con una voce che ha un pizzico di disillusione, mentre la “rabbia” nei versi resta per White un secondo nome. L’impostazione “head voice” ben costruita si fonde in modo brillante con una componente gutturale. Anzi, White è molto più convincente, e persino più variegato nel dosare le emozioni, rispetto ai primi due album degli Heathen. Più maturo.
Questo album porta con sé anche qualche ospitata interessante. Non sorprende che ci siano finiti i colleghi di Altus negli Exodus: Gary Holt (assolo a due in Control By Chaos) e il cantante Rob Dukes in A Hero’s Welcome. La band non si è dimenticata nemmeno del chitarrista Terry Lauderdale: all’ex membro ha riservato un assolo in Arrows Of Agony. Il nome più interessante tra gli ospiti, però, stavolta spetta al ruolo del bassista. Si tratta di Steve DiGiorgio (Death, Sadus,…) con il basso “fretless”, che col suo stile inconfondibile approfondisce ancora di più l’intensa sfumatura di atmosfere nell’epica No Stone Unturned.
L’unico lieve passo falso su “The Evolution Of Chaos” è l’inclusione della prevedibile e banale, a livello di riff, A Hero’s Welcome. Gli Heathen sono pur sempre (solo) americani, quindi qualcuno di voi potrebbe prendere un attacco di zuccheri leggendo soprattutto i versi di questo pezzo. Patriottismo ottuso, che non eviti quando ti scontri con zio Sam. Comunque sia. Anche in questo brano la band dimostra una raffinatezza tecnica eccezionale, e il poker d’assi vincente se lo gioca di nuovo nella parte strumentale, con un nuovo, brillante inserto dell’indomabile duo di chitarre Altus/Lum.
L’album è infernalmente carico, come si richiede al thrash metal, e allo stesso tempo, grazie alla finezza tecnica, fa gola ai palati fini della musica, perché unisce l’eccezionale intesa del quintetto che l’ha creato. In produzione suona velenosamente vivo, come se gli Heathen suonassero un concerto in studio. Già 10 anni fa questo disco spiccava nel mare delle uscite metal dell’epoca, soprattutto perché ogni brano ha un carattere ben definito, che si basa sull’abilità incarnata degli Heathen nel costruire frasi di chitarra scolpite e penetranti, e che la band arricchisce con un condimento di arrangiamenti molto coerente e dal carattere tutto suo.
Si sente che le idee sono nate a distanza di anni, ed è per questo che il loro carattere è così definito e spicca così tanto. “The Evolution Of Chaos” è un album che non ti lascerà respirare e ti incanterà con la sua autenticità e unicità. Anche dopo 10 anni vale la pena sottolineare che, una volta premuto “play”, difficilmente riuscirai a tirarlo fuori dal tuo lettore CD! Valeva la pena aspettarlo ben 19 anni. E la cosa più bella è che a inizio settembre di quest’anno gli Heathen pubblicheranno finalmente anche il suo successore, che si chiamerà “Empire of the Blind”. Nel frattempo possiamo affilare i denti con questo evergreen.
Autore: Aleš Podbrežnik
Tracklist:
1. Intro (1:21)
2. Dying Season (5:41)
3. Control by Chaos (7:09)
4. No Stone Unturned (11:10)
5. Arrows of Agony (6:40)
6. Fade Away (5:45)
7. A Hero’s Welcome (6:52)
8. Undone (6:42)
9. Bloodkult (4:31)
10. Red Tears of Disgrace (5:52)
11. Silent Nothingness (6:51)
Formazione:
David White – voce
Lee Altus – chitarra
Kragen Lum – chitarra
Jon Torres – basso, cori
Darren Minter – batteria, cori
Musicisti ospiti:
Steve DiGiorgio – basso “fretless” in “No Stone Unturned”, sitar in “Intro”
Jon Allen – percussioni e campanelli in “Intro”, cori
Gary Holt – assolo di chitarra in “Control by Chaos”
Terry Lauderdale – assolo di chitarra in “Arrows of Agony” e “Silent Nothingness”, cori
Adam Harrington – voce narrante in “A Hero’s Welcome”, cori
Juan Urteaga – cori
Rob Dukes – cori
Dean Bardwell – cori
Tambre Bryant – cori
Alina “Squeak” Hernes – cori
